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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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telecinema

I telecinema di Milano: com’era la città ai tempi dei film 8 mm e super 8

Milano è, con Roma, la città italiana che nel ‘900 ha avuto la più alta concentrazione di registi amatoriali.

Come spiego in questa guida, in Italia fino al 1975 c’erano solo due televisioni, Raiuno e Raidue. Solo in seguito sono arrivate le televisioni private e gli altri canali RAI. Questo significa che, fino a quella data, i filmati istituzionali che raccontavano il Paese erano concentrati quasi esclusivamente nelle grandi città che, per loro natura, avevano una maggiore copertura mediatica.

Nonostante Milano fosse tra queste, i film amatoriali l’hanno immortalata nel modo più realistico, avvicinandosi alla vita delle persone senza i filtri delle produzioni professionali. Proprio per questo motivo sono importanti da salvare, ma prima faccio una premessa.

Dagli anni ’30 agli ’80, i film di famiglia venivano registrati principalmente su due tipi di pellicola:

  • 8 mm (dal 1932 ai primi anni ’70)
  • super 8 (dal 1965 alla metà degli anni ’80).

Più raramente, dagli anni ’20 in poi, in 9,5mm e 16 mm.

Per lavoro io mi occupo di telecinema, ovvero trasferisco filmati registrati su supporti analogici in digitale. Anni fa ho messo in piedi un progetto con il quale, dopo aver acquisito i diritti di filmati amatoriali girati in tutto il mondo, ho costruito un archivio storico visibile in questo sito  con il quale fornisco documentari e programmi televisivi internazionali. Tra i miei clienti ho avuto BBC, Netflix, Prime Video e, in tema di Milano, la produzione SKY intitolata La Mala. Banditi a Milano.

Forte di questi risconoscimenti ho deciso di mettere a disposizione le mie attrezzature e l’esperienza che ho maturato nel campo del restauro professionale di tutti coloro che vogliono salvare i loro ricordi privati su pellicola.

In omaggio alla città di Milano e a chi l’ha abitata, in questa pagina sono felice di mostrare i migliori video del mio archivio che la rappresentano nell’arco di 50 anni del ‘900. Nel vederli sarete assaliti dalla nostralgia, quanto meno questo è quello che mi riferiscono le persone che mi scrivono. In alcuni casi proverete una certa tristezza, visto il modo in cui la città è cambiata, come pressoché ogni cliente Milanese con il quale ho il piacere di parlare non manca di dirmi. La storia però non si giudica con il desiderio impossibile che il mondo ritorni all’epoca della propria gioventù, ma la si analizza con i documenti, e i film amatoriali di Milano dagli anni ’40 agli anni ’80 che ci sono in questa pagina, proprio perché sono girati da non professionisti, sono fondamentali in questo senso.

Il mio archivio di film storici: la Milano dei telecinema

Fino all’avvento del digitale, la ripresa video era un hobby per pochi.

Le cose hanno cominciato a cambiare solo negli anni ’80, quando si passò dal registrare su pellicola al registrare su nastro. In quel momento, sacrificando la purezza dell’immagine, si ridussero i costi e si entrò, piano piano, nell’era della ripresa di massa. Questo passaggio, però, non fu privo di controindicazioni, perché quel cambiamento oggi si paga in termini di conservazione. Paradossalmente, infatti, i nastri degli anni ’90 sono arrivati ai giorni nostri in condizioni molto peggiori delle pellicole girate molti decenni prima, essendo quest’ultime meno soggette ad usura.

Ne è un esempio il primo film che condivido qui sotto, girato in 16mm a Milano nel 1941, ma perfettamente conservato.

Il film inedito di Milano durante la guerra

Il 16mm era il formato semi-professionale dell’epoca e oggi, digitalizzato con attrezzature professionali e restaurato da un tecnico esperto, può essere visto in tutto il suo splendore anche in formato 4K.

Il contesto delle riprese, come è facile capire fin da quando ho nominato l’anno in cui sono state fatte, è tragico.

L’Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, l’anno successivo, però, fu l’unico in cui Milano non venne bombardata e questo senz’altro influisce sulla serenità, almeno apparente, delle persone che appaiono nel video. Mi è stato impossibile determinare chi siano, ma ci sono degli indizi che mi fanno credere che si trattasse di un soldato tedesco e della sua famiglia, o addirittura di un membro del Governo di quello Stato. Lo posso dire con una buona sicurezza non tanto perché ho acquistato i diritti del film da una persona che vive in Germania, ma perché la bobina reca la scritta Mailand (Milano in tedesco) ed è parte di una coppia di film 16 mm, il secondo dei quali è girato a Venezia (con l’indicazione Venedig), tipica abbinata turistica dell’epoca per chi arrivava in Italia via terra, considerato che i viaggi commerciali in aereo ancora non esistevano.

Colpisce vedere una Milano inaspettatamente normale che traspare dalle immagini di Piazza Duomo e della Stazione Centrale, ma non sono qui per dare una visione alternativa della storia, per quanto i film amatoriali, essendo girati in piena libertà, riescono sempre a mostrare una prospettiva delle cose diversa da quella dei film istituzionali.

Come ho fatto a sapere di che anno è?

In questo caso ammetto di essere stato fortunato, perché all’inizio delle riprese, in una parte che ho tagliato, c’era un titolo con scritto 1941 e se non ci fosse stato, vista la tranquillità che traspare dalle riprese, avrei pensato che fosse ambientato nei tardi anni ’40, di sicuro difficili da vivere in Italia, visti i danni e le conseguenze della guerra, ma nei quali le persone almeno potevano girare per strada senza la paura che piovessero bombe.

Visto però che, anche in presenza di un titolo, non sarebbe stata la prima volta che un’indicazione del genere si riveli errata, a ulteriore conferma che il periodo è quello giusto ho fatto un controllo incrociato sul modello di autobus che si vede all’inizio e ho avuto la conferma che è coerente. Come lo è il grigiore della facciata del Duomo, tipico di quell’epoca in cui i monumenti non venivano restaurati frequente quanto oggi.

I filmati degli aeroporti di Milano: Linate e Malpensa

Da quando ho fondato la mia Attività ho digitalizzato migliaia di pellicole.

Una cosa che colpisce chi come me è nato nella seconda metà degli anni ’70 e quindi ha vissuto da ventenne desideroso di scoprire il mondo l’inizio dell’epoca delle compagnie low cost che hanno reso il viaggiare in aereo qualcosa di molto simile al prendere un autobus, è quanto gli aeroporti fossero considerati dei luoghi avveneristici, e come tali andassero obbligatoriamente ripresi da chi portava in viaggio la sua cinepresa 8 mm. Un po’ come, forse, accadrà a breve con i viaggi turistici spaziali, e magari gli uomini del XXII secolo si stupiranno del perché eravamo così esageratamente interessati a riprendere le stazioni di lancio.

Milano-Malpensa

L’aerporto di Milano-Malpensa, che i Milanesi sanno non essere a Milano ma in Provincia di Varese, anche in epoche lontane dal turismo di massa odierno ospitava voli nazionali e internazionali. Il filmato qui sotto è stato registrato in 8mm da un turista inglese proveniente da quello che si chiamava ancora London Airport e che qualche anno dopo verrà ribattezzato London Heathrow. In quell’occasione Malpensa era lo scalo che permetteva di arrivare a Ciampino, come testimoniano le immagini successive, che però non ho inserito nel filmato qui sotto.

La data che ho stabilito essere la più plausibile è il 1958 per due motivi. Il primo è perché nella parte di bobina girata nella città di Roma si vedono poche FIAT 500, auto uscita l’anno prima e che nel giro di poco, anche grazie al successivo boom economico, invase il panorama urbano italiano. Il secondo è che dalla finestra di San Pietro si vede, pur in lontananza ma disinguibile nella sagoma, quello che quasi sicuramente è Papa Pio XII, all’epoca all’ultimo anno di Pontificato.

Linate

Il film qui sotto è invece ambientato a Linate qualche anno dopo, quando la pellicola amatoriale non era più 8mm, ma super8, cosa anche evidente nella qualità delle immagini. È stato girato da un regista amatoriale che citerò ancora, ovvero Carlo Casu, che con la sua cinepresa ha ripreso la città negli anni ’60 e ’70 con una qualità difficile da trovare in un non professionista e, grazie al suo impegno e alla disponibilità a convidere i suoi lavori, ci ha regalato uno sguardo inedito su una splendida e irripetibile Milano.

Come è visibile dalle riprese, i nonni la domenica mattina accompagnavano i nipoti ad ammirare la pista di atterraggio dal terrazzo posto sul terminal.

Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II

Quando si parla di film turistici amatoriali in pellicola, i soggetti più comuni sono gli stessi che oggi sono i protagonisti dei social degli influencer che magari vengono a visitare Milano per lo slancio che dà il far vedere che ci sono stati, ma di fatto capiscono meno della città di quelli che la visitavano nello scorso secolo quando l’unica forma di conoscenza accessibile era l’Enciclopedia Conoscere.

Quando ho la fortuna di scovare un film che immortala Milano, salvandolo dall’oblio o, più probabilmente, dalla discarica, so quindi che è probabile che ci siano riprese del Duomo o di Galleria Vittorio Emanuele II.

Siamo in un’epoca in cui le pellicole erano molto costose. Il ricordo personale che ho sul tema risale al 1998, quando 3 minuti e 20 secondi di film super 8 costavano 35 mila lire. Con questo presupposto, è difficile trovare riprese storiche amatoriali dell’Arco della Pace, dello Stadio di San Siro o dei Navigli, perché i Milanesi faticavano a riprenderli, in quanto luoghi normali per loro, e i pochi turisti con la cinepresa che c’erano, per consumare le loro preziose bobine 8mm e super 8, sceglievano i due o tre posti più iconici.

Nei due telecinema di Milano che potete vedere qui sotto, datati 1958 e 1981, i luoghi simbolo della città sono i protagonisti assoluti, dando l’idea di quello che vedeva e cercava chi veniva a visitare la città:

Nel primo caso, a dire il vero, ci sono anche il Cimitero Monumentale, Parco Sempione e il Castello Sforzesco, per quanto molto di sfuggita. Nel secondo, girato da un turista francese nel 1981 (in primavera-estate a giudicare dall’abbigliamento) c’è solo Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II.

Un’annotazione per chi guarda questo e gli altri filmati: la scritta che c’è al centro dell’inquadratura, tecnicamente chiamata watermark, è fastidiosa ma serve a prevenire l’uso non autorizzato del filmato.

La grande Inter del Mago Herrera

Gli anni ’60 sono stati una grande decade per la Milano del calcio, con 4 Coppe dei Campioni vinte, 2 dal Milan (1963 e 1969) e 2 dall’Inter (1964 e 1965), e 6 scudetti.

Il filmato inedito qui sotto è stato girato con una pellicola 8mm nell’aprile 1967 e ritrae il dietro le quinte della trasferta dell’Inter a Sofia per la semifinale di Coppa dei Campioni contro il CSKA.

Si vedono chi ha fatto grande la squadra in quell’epoca e ancora oggi è ricordato con affetto e nostalgia: il Presidente Angelo Moratti e il figlio Gian Marco, l’Avvocato Peppino Prisco, Mister Helenio Herrera, giocatori come Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Luis Suárez, Tarcisio Burgnich, Mario Corso, Armando Picchi e Jair, e una schiera di giornalisti al seguito dove si riconoscono, tra i tanti, Gianni Brera e Aldo Biscardi.

Nell’immagine qui sopra, al centro il Presidente Angelo Moratti, con Helenio Herrera a destra e a sinistra, di spalle, l’Avvocato Peppino Prisco. Al centro, sullo sfondo, Mariolino Corso, bandiera dell’Inter di quell’epoca e, negli anni ’80, anche allenatore della prima squadra.

Tre anni prima l’Inter, da Campione uscente d’Europa, il 3 dicembre 1964 volava a Bucarest per affrontare la Dinamo negli Ottavi di ritorno di Coppa dei Campioni, forte del 6-0 di San Siro all’andata. La formazione di quella partita era: Sarti, Burgnich, Guarneri, Malatrasi, Picchi, Bedin, Tagnin, Corso, Domenghini, Gori, Joaquín Peiró
. Finirà 0-1 con gol di Domenghini.

Qui sotto il video del dietro le quinte della trasferta con protagonisti il Vicepresidente Prisco, la Signora Erminia Cremonesi (moglie del Presidente Angelo Moratti e, a detta di molti, la persona che gli trasmise la passione per l’Inter), il capitano Armando Picchi e Mario Corso.

Lo zoo di Milano nei film 8mm e super 8

I film 8 mm e super 8 descrivono aspetti di un’epoca che oggi spesso ci sfuggono. Lo scorso secolo c’era una cultura del rispetto degli animali molto diversa da quella odierna. Nelle pellicole che valuto per il mio archivio, quando il viaggio è ambientato in Spagna, è quasi d’obbligo trovare le immagini di una corrida. Quando ho la possibilità di dialogare con chi l’ha girato, questa persona quasi si scusa di aver assistito a quello che il comune sentire odierno giudica uno spettacolo crudele.

Con gli zoo dell’epoca il discorso è poco diverso, considerato il modo in cui venivano tenuti gli animali, anche a Milano dove furono stipati 500 animali in un’aera di meno di due ettari.

In un’epoca in cui i documentari ambientati nella Savana erano difficili da vedere, gli zoo erano un altro luogo delle meraviglie, e che come tale venivano ripresi. Lo zoo dei Giardini Pubblici di Porta Venezia, chiuso nel 1992, a giudicare dalla quantità di telecinema che ho effettuato per i miei clienti, è paradossalmente il posto più ripreso della città.

I 4 filmati che pubblico qui sotto sono di Carlo Casu, che lo ha documentato dal 1969 e al 1973, periodo d’oro per le riprese super 8. L’elefante con gli occhiali che si vede nell’anteprima del terzo e quarto filmato, in realtà era una elefentessa e si chiamava Bombay e per più di 50 anni ha fatto sorridere i bambini milanesi:

I giardini di Porta Venezia

Lo zoo di Milano, come detto, era situato in quelli che all’epoca si chiamavano Giardini Pubblici di Porta Venezia e dal 2002 hanno cambiato nome in Giardini Pubblici Indro Montanelli, perché il giornalista ci amava andare proprio nello stesso periodo in cui molti dei filmati di questa pagina sono ambientati, nonostante, tragicamente, le Brigate Rosse lo gambizzarono proprio lì nel 1977.

A tal proposito, senza addentrarmi in argomenti che meritano approfondimenti che non posso fare io in questa pagina, fa sempre riflettere la serenità che si percepisce nelle persone che si vedono nei film amatoriali girati in anni che oggi sono descritti unicamente come tumultuosi e violenti, tanto più se paragonati al nervosismo odierno. Lo si vede soprattutto nelle pellicole che mostrano eventi privati e che io ho il privilegio di restaurare ma che, considerati i soggetti, non posso in nessun modo mostrare. La semplicità di vita che da queste traspare mi fa sorgere di continuo il quesito:

Ma al tempo si stava veramente così male come dicono oggi?

Io in quegli anni ero un bambino e il primo ricordo mediatico importante che ho è la vittoria ai Mondiali del 1982, quindi una risposta basata sull’esperienza personale non me la darò mai. Chiedere a chi è più grande di me non vale la pena, perché si rischia di subire lo stesso effetto distortsivo di tutti quelli che parlano bene dell’anno del militare perché confondono la naja con l’essere ventenni. Io in caserma ci sono stato e non c’era nessuno dei miei commilitoni che, se avesse potuto, non avesse salutato l’Esercito con la stessa fretta del Vittorio Gassman rilasciato con la condizionale nei Soliti Ignoti e che esce dal carcere non prima di essersi fatto dire i dettagli del colpo milionario dall’ignaro compagno di prigione destinato invece a una lunga detenzione.

In un’epoca declinata giornalisticamente in modo del tutto negativo, i Milanesi, serenamente (almeno se si guarda il film qui sotto), portavano i loro figli a fare un giro sul trenino dei Giardini, lo stesso nel quale intere generazioni di bambini sono saliti, come quelli del 1969 che si vedono qui sotto.

O, e questo lo si vede nel secondo filmato girato nel 1973, passano la classica domenica soleggiata di inverno a passeggiare senza pensieri, tra le fontane e gli alberi spogli di Porta Venezia, con un eleganza che oggi si è completamente persa.

Luoghi di Milano che non esistono più

Le città cambiano sempre. La linea dell’orizzonte, che anche a New York cento anni fa era quasi piatta, col tempo si infittisce, e luoghi che prima esistevano spariscono. Alcuni lasciando i rimpianti della propria fanciullezza, come lo ha fatto il già citato Zoo di Milano, altri nel silenzio quasi totale, anche della Rete dove, in genere, si trova di tutto.

Forse non tutti sanno che il Parco Lambro aveva un lago, dove i ragazzini nell’età in cui oggi passano le giornate a scrollare il feed di Tik Tok, ci pescavano, ma di questo si fa fatica a scovarne le immagini anche solo sotto forma di foto.

A giudicare dai due film super 8 qui sotto, che lo ritraggono prima rigoglioso e poi desolatamente asciutto, deve essere sparito tra il 1971 e il 1972, ma i Milanesi che c’erano all’epoca sapranno sicuramente essere più precisi di me.

Purtroppo non spariscono solo i luoghi fisici, spariscono anche i luoghi temporanei, che magari esistono ancora nella loro versione moderna, come la fiera degli Oh bej! Oh bej!, ma che sono talmente diversi da essere irriconoscibili. Questa era l’edizione del 1972:

La Stramilano

Dal 1972, ogni anno, nei giorni in cui si passa dall’inverno alla primavera, i Milanesi che amano correre, o anche solo camminare veloci, trovano nella Stramilano un evento collettivo che unisce migliaia di persone che una domenica mattina vivono la città percorrendone le strade.

Da un balcone di Corso Buenos Aires, non lontano da Piazzale Loreto, Carlo Casu ha ripreso l’edizione 1978. Tornando al discorso fatto prima: forse l’anno più tragico della storia democratica italiana, ma non lo si percepisce per niente dalle riprese.

La Fiera campionaria

Milano è sempre stata la Capitale economica d’Italia e, in quanto tale, ha ospitato le più importanti manifestazioni fieristiche del nostro Paese. Oggi la Fiera di Milano è a Rho perché, seguendo una tendenza in atto dappertutto, i padiglioni fieristici s0no stati spostati verso la periferia, come in qualche modo era già successo negli anni ’30, quando la Fiera traslocò dai Bastioni di Porta Venezia al Portello.

Successivamente, fino al 2006, la Fiera Campionaria si è svolta nei luoghi dove oggi c’è City Life. Erano gli anni in cui le aziende avevano il nome del loro fondatore e tra i padiglioni fieristici giravano solo uomini in giacca a cravatta che, rapportati ai canoni estetici odierni, dimostravano molti anni più di quelli che effettivamente avevano.

Questi due filmati 8 mm e super 8 sono stati girati il primo, probabilmente, nel 1953 e il secondo nel 1969, quindi prima e dopo il boom economico dei primi anni ’60.

Gli scioperi degli anni ’60

La seconda parte degli anni ’60 è stata caratterizzata da conflitti, a volte pacifici e a volte violenti. A testimonianza che si tratta di un periodo fondamentale, da fornitore di video storici alle produzioni di documentari, una delle richieste più comuni che mi vengono fatte è quella di immagini delle manifestazioni degli studenti a Parigi nel ’68 o dei vari movimenti per i diritti civili negli USA nello stesso periodo. Purtroppo non ho né le une né le altre, per quanto la buona diffusione dei film 8mm all’epoca implica che da qualche parte ci siano, anche se non è facile trovarle per chi non abita in quei Paesi.

Il filmato qui sotto è ambientato a Milano, nella zona di Piazza della Scala dove aveva sede all’epoca la Banca Commerciale Italiana (nel palazzo che oggi ospita le Gallerie di piazza della Scala). Le immagini ritraggono uno sciopero di bancari che, da ricerche che ho effettuato, dovrebbe essere avvenuto il 7 novembre 1969.

Circa un mese dopo una bomba scoppierà presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, non lontana dai luoghi dove si svolge la manifestazione. Mette i brividi pensare che tra le persone che si vedono nel video è probabile che qualcuno abbia poi perso la vita nell’attentato.

Lo stesso giorno, proprio nella Banca Commerciale che si vede nel filmato, fu piazzato un ordigno altrettanto potente che per fortuna non esplose, evitando decine di morti.

I film di Monza e dell’autodromo negli anni ’60

La Provincia era più raramente il soggetto dei film 8 mm e super 8, anche quella milanese. C’era una discreta quantità di registi amatoriali anche nei centri più piccoli, dove per altro non era raro che sorgessero cineclub di appassionati che condividevano l’amore per la ripresa, prima che Sky, Netflix e i social network estinguessero anche quelli. La diversa diffusione dei film 8mm e super 8 nei piccoli Comuni non è però solo una questione legata al numero di abitanti, ma anche al maggiore attecchimento nei grandi centri di quel tipo di cultura da cui nasce il desiderio di fare riprese. A scanso di equivoci: lo dice un figlio non pentito della Provincia italiana.

Accanto a questo, e qui vengo ai giorni nostri, c’è il problema che non tutti hanno voglia di usare internet e i motori di ricerca per cercare uno studio serio che li digitalizza, quindi quando avviene il lascito generazionale, per la scomodità di trovare uno di quei rari fotografti che non ha ancora chiuso il negozio che li salvi su file, magari anche con mezzi artigianali di dubbia qualità (come spiego in questa pagina), quei tesori di storia vanno persi.

Il telecinema che ho fatto qui sotto è relativo a un filmato girato a Monza il 15 settembre 1963. Contrariamente agli altri film a cui, nella maggior parte dei casi, si riesce a malapena a dare una data a livello di anno, qui c’è anche un mese e un giorno, perché documenta un evento sportivo, ovvero il Gran Premio di motociclismo. A quanto ne so, si tratta dell’unico video di quel giorno.

La prospettiva da cui si vede la corsa è la stessa che aveva chi stava lì in mezzo a meccanici e piloti, perché i cameraman amatoriali, considerate le dimensioni contenute delle cineprese, erano quasi invisibili, a differenza delle troupe professionali.

Perché è importante digitalizzare i film 8 mm e super 8 oggi

L’attuale tecnologia, a differenza di quella di anche solo 10 anni fa, ha raggiunto il massimo della qualità che i supporti 8 mm e super 8 possono consentire. Chi ha trasferito le sue pellicole negli anni 90 e 2000 su nastri VHS o DVD, ha perso la qualità originaria a favore della comodità di riproduzione, visto che da quel momento in poi per guardare i film non gli sono più serviti scomodi e rumorosi proiettori.

Nei film 8 e super 8, oltre a ricordi di famiglia c’è un patrimonio storico di valore inestimabile. In quelle pellicole amatoriali c’è la vita reale degli Italiani e, da creatore di un archivio, so perfettamente quanto alto sia il rischio che tale tesoro vada perso a causa del tramonto tecnologico di quella tecnologia.

Ecco perché ho messo in piedi un telecinema professionale dove la qualità di visione è all’altezza della storia che nei film 8 mm e super 8 è conservata, perché non tutti gli studi di digitalizzazione sono seri. Non sono io a dirlo, ma lo dice il filmato qui sotto degli anni ’70 che diffondo con l’autorizzazione del suo proprietario.

A confronto ci sono un telecinema su DVD effettuato dal classico studio fotografico che usava e purtroppo, come quasi tutti, usa tutt’ora mezzi artigianali e il mio telecinema su file effettuato con uno scanner professionale e con un restauro con software moderni:

Se volete ulteriormente approfondire il discorso sulla qualità, vi invito a visitare questa pagina dove spiego tutto.

Le mie sono sicuramente le parole di un appassionato che sulla sua passione ha costruito un’Attività. Ma al di là del mio giudizio interessato, rivolgersi a un laboratorio professionale per salvare i propri ricordi di famiglia è l’investimento migliore che si possa fare.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm e super 8 con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto.

Il laboratorio non è a Milano, ma in Veneto. Se mi scrivete usando il modulo qui sotto vi spiego come potete farmi arrivare i film in tutta sicurezza.

    Nome (obbligatorio)

    Indirizzo email (obbligatorio)

    Messaggio (obbligatorio)

    Digitalizzazione film 8 mm e super 8: perché conviene farlo oggi

    La digitalizzazione dei film 8mm e super 8 è una tecnica che consente di trasformare la pellicola, ovvero un supporto analogico, in formato digitale. I laboratori seri la fanno con degli scanner che acquisiscono i fotogrammi uno ad uno (frame by frame), importando poi i fotogrammi, nel frattempo trasformati in video, in un software di restauro che corregge i segni del tempo.

    Spiego questa procedura in modo approfondito in una guida che ho scritto per il sito, con esempi delle diverse fasi della lavorazione:

    1. Correzione dei colori e della luminosità.
    2. Contenimento della grana e dei puntini neri.
    3. Stabilizzazione.
    4. Correzione del numero dei fotogrammi al secondo.

    Si può fare tutto da soli, se ci si accontenta di un risultato pessimo.

    Ottenere buona qualità richiede infatti attrezzature molto costose e conoscenze tecniche che si apprendono in anni di studio e di pratica. Per questo stesso motivo, se si decide di affidarsi a un laboratorio, bisogna stare attenti a chi si sceglie, perché scanner ed esperienza fanno tutta la differenza del mondo nella qualità finale del video che vi consegnano.

    Il procedimento di digitalizzazione di pellicole analogiche, anche chiamato telecinema, oltre a consentire una fruizione più facile del filmato, che oggi viene consegnato su chiavetta USB o tramite link, fissa per sempre la qualità che, in nastri e pellicole, è invece soggetta a deterioramento continuo.

    Nastri e pellicole sono due supporti completamente diversi tra di loro. I nastri sono stati usati a partire dagli anni ’80 e sono i sostituti tecnologici delle pellicole. Pur con questo presupposto, la triste realtà è che i nastri si rovinano prima e, già in partenza, hanno una qualità più bassa.

    Cassette VHS-c

    Digitalizzare filmati su nastro

    Chi ha dei nastri VHS registrati negli anni ’80 e ’90, provenienti da videoregistratori o telecamere, se riesce ancora a vederli, noterà che sia l’audio che le immagini sono fortemente rovinati.

    Anche gli altri tipi di nastri amatoriali:

    • Video 8
    • Betamax
    • Video 2000

    hanno gli stessi difetti legati al deterioramento e alla scarsa qualità in partenza.

    Per evitare il disastro di perderli per sempre conviene sbrigarsi e trasferirli in digitale prima possibile, perché i file digitali non sono invece soggetti a deterioramento e, se si ha l’accortezza di conservarli in più luoghi (hard disk, chiavette, cloud) così da non perderli, sono un sistema perfetto per fissarne per sempre la qualità, aspettando magari che l’intelligenza artificiale riesca a fare i miracoli che oggi sono all’orizzonte.

    Purtroppo il mio laboratorio non digitalizza nastri, visto che è già un grande impegno rimanere aggiornati sulla tecnologia di trattamento della pellicola. Esistono però dei servizi seri che lo fanno, magari non limitandosi alla semplice acquisizione, ovvero collegare la telecamera al computer, ma facendo anche il restauro che, se gestito da un operatore esperto, consente di ottenere già oggi un buon miglioramento della qualità dell’immagine.

    Daniele Carrer nel 1998 mentre lavora con una moviola

    Digitalizzare filmati su pellicola 8mm e super 8

    A proposito, mi presento. Io mi chiamo Daniele Carrer.

    Come testimonia la foto qui sopra, datata 1998, da autore di cortometraggi ho fatto a tempo a lavorare con la pellicola super 8, anche se all’epoca ero già un po’ fuori tempo massimo. Era più un vezzo da artista quello di usarla, perché il mercato era già ampiamente dominato dai nastri. Amatoriali, come quelli che usavo io che erano nel formato VHS-c, o più professionali, dedicati a chi mirava a fare il salto di qualità, come l’U-matic e il Betacam.

    Le pellicole, nel formato 8mm dal 1932 e in quello super 8 dal 1965, si sono infatti usate fino agli anni ’80, con il culmine nel decennio prima.

    Perché le pellicole sono morte

    Poi si è passati un po’ alla volta ai nastri perché erano:

    1. Più comodi da usare durante la registrazione e la riproduzione.
    2. Costavano meno.

    Giusto per fare un esempio andando a pescare tra le mie memorie di regista amatoriale ventunenne del 1998:

    • una pellicola super 8 da 3 minuti e 20 secondi costava 35 mila lire.
    • una cassetta VHS-c da 30 minuti costava 6 mila lire, ovvero 100 volte di meno.

    Magari qualche anno prima, quando ancora i film erano diffusi, la differenza era meno ampia, però i nastri, per la loro natura di supporti analogici magnetici, sono sempre stati più economici. E non serviva nemmeno svilupparli, come bisognava fare con le pellicole che, per venire viste, dovevano essere spedite a un laboratorio e quindi, nella migliore delle ipotesi, si potevano guardare una settimana dopo essere state girate. A differenza dei nastri, riproducibili subito direttamente dalla telecamera che li aveva registrati.

    Da artista quale mi sarebbe piaciuto essere all’epoca, solo per una volta provai a sentirmi grande optando per il super 8, ma fu un piccolo disastro. Non solo per i soldi, ma anche per la difficoltà di gestire ripresa e, soprattutto, montaggio, in un’epoca in cui l’editing digitale già si affacciava nel mondo della tecnologia.

    Il telecinema amatoriale che ancora oggi si usa

    Io già lavoravo, salturiamente, in uno studio che faceva produzioni video. Da ultimo arrivato mi toccavano sempre i lavori più umili, come il telecinema. Passavo le ore a trasferire pellicole su nastro, ovvero a fare quello che nelle premesse era assurdo: trasformare un supporto di buona qualità (i film 8 mm e super 8) in un supporto scarso (il VHS). Lo studio si era infatti adeguato alla voglia di comodità dei possessori di videoregistratore.

    La procedura con cui si faceva il telecinema e che alcuni laboratori poco professionali, purtroppo, utilizzano tuttora, prevedeva di riprendere con una telecamera il quadro illuminato dal proiettore. Questo comportava delle perdite enormi di qualità, legate (tra le tante cose) a:

    • Deformazione del quadro.
    • Taglio dei bordi dell’inquadratura.
    • Perdita di risoluzione.
    • Sfasamento dei colori.
    • Sovrapposizione dei fotogrammi.

    Tolte Hollywood, Cinecittà e simili, la tecnologia degli anni ’90 non consentiva di fare di meglio, quindi non ho sensi di colpa per aver partecipato a quella specie di scempio.

    Un proiettore Mirage Sound 8000 e Elmo ST-1200

    E non biasimo la gente che era felice di convertire le magnifiche pellicole Kodak, Agfa, Fuji o Ferrania (quest’ultima un po’ meno magnifica) in nastri deperibili: chi non ha mai usato i proiettori super 8 fatica a rendersi conto di quanto scomodi fossero (quelli nella foto qui sotto sono gli ultimi due che ho venduto, su Ebay, più di 10 anni fa e non mi mancano per niente).

    Bisognava infatti:

    1. Tirarli fuori dall’armadio, perché erano brutti, pesanti e ingombranti.
    2. Stendere uno schermo bianco con un cavalletto.
    3. Inserire il film nell’apparecchio, rischiando spesso che rimanesse incastrato.
    4. Sopportare il forte rumore della riproduzione.
    5. Cambiare la lampada ogni 10 ore.

    Per evitare questo, si accettava di degradare la qualità dei propri film.

    Il filmato qui sotto è stato girato più di mezzo secolo fa e lo pubblico con l’autorizzazione del proprietario, il Sig. Casini, che ringrazio, perché mi permette di confrontare il lavoro che la sua famiglia fece svolgere una ventina di anni fa con quello che ho effettuato io recentemente.

    Oltre ai limiti della tecnologia dell’epoca e al fatto che il “restauro” era demandato al semplice uso gli automatismi della telecamera che riprendeva il quadro del proiettore, c’è anche il problema che i nastri VHS deperiscono velocemente. Quindi chi negli anni ’90 o 2000 ha optato per quella soluzione, adesso si ritrova con delle videocassette che a malapena riesce a vedere.

    E poco cambia se il trasferimento è stato fatto nel periodo successivo usando i DVD, come spiego in questa guida.

    Quando sono usciti i DVD sembravano infatti il futuro della tecnologia. In realtà, visti con gli occhi odierni, hanno degli enormi limiti, a partire dalla risoluzione.

    Ma niente è perso, se si ha avuto la lungimiranza di conservare le bobine originali 8 mm e super 8, come mi auguro di cuore che sia stato fatto. La tecnologia di oggi, se la si usa nel modo giusto, fa grandi cose e il dato di fatto è che le pellicole 8mm deperiscono, ma molto meno dei nastri. Lo dice chi come me ha lavorato molte volte a film degli anni ’30 che, se non fosse stato per gli abiti, le capigliature e, magari, le rare auto che all’epoca si vedevano per strada, guardando la qualità ottenuta alla fine del restauro sembravano girati ieri.

    Digitalizzare: perché conviene farlo oggi

    Se le pellicole si acquisiscono con uno scanner professionale come il mio, il FilmFabriek HDS+, e l’operatore che le restaura ha molta esperienza, si riescono a riportare allo stato originario, e per certi aspetti addirittura a migliorarle rispetto a quando erano state appena girate.

    Ne sono un esempio i tanti filmati che pubblico nel sito. Questo qui sotto è un film super 8 di Cattolica nel 1970 e ritrae la tipica vacanza estiva al mare di quegli anni. Lo pubblico con il consenso scritto di chi l’ha girato.

    Il motivo per cui conviene digitalizzare oggi, senza aspettare ulteriormente, è che le prestazioni degli scanner professionali non sono superabili dalla prossima tecnologia che verrà inventata, perché la loro risoluzione è superiore rispetto a quella del supporto originario e le ottiche professionali che usano gli apparecchi migliori non sono soggette ad avanzamento tecnologico come i componenti di natura informatica.

    Quindi, digitalizzare oggi, a differenza di quanto accadeva negli anni ’90, 2000 e 2010, non dà svantaggi rispetto a farlo in futuro. Anzi, può contare su un livello di qualità di pellicola che è senz’altro migliore di quello che ci sarà fra qualche anno.

    Le prestazioni dei programmi di restauro aumenteranno ancora, permettendo un domani di migliorare anche i filmati che i laboratori seri oggi forniscono ai loro clienti, ma l’acquisizione, ovvero quel procedimento che fotografa tutti i fotogrammi che compongono la pellicola, è già giunta ad un livello di qualità non superabile. Se un domani l’intelligenza articiale farà miracoli, si potrà facilmente applicarli ai file video che un laboratorio serio come il mio vi dà, senza bisogno di acquisire le pellicole un’altra volta.

    Ecco perché oggi conviene tirare fuori dalle cantine i propri ricordi registrati su film 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm: digitalizzarli, condividerli con un clic con chi con voi li può apprezzare e salvare la vostra storia familiare.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm, 16mm con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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      Come trasformare home movies 8 mm in filmati per documentari

      Con il mio archivio ho salvato centinaia di film dall’oblio.

      Ho dato il giusto riconoscimento a registi amatoriali che, in epoche in cui nessuno usava la cinepresa, hanno immortalato l’Italia e il mondo e ho permesso alle persone che vedono su YouTube i video che ho restaurato di capire meglio come era la vita un tempo.

      Se le cose funzionassero a dovere, un progetto come quello che ho messo in piedi dovrebbe essere portato avanti dallo Stato che, come giustamente spende molti soldi per conservare le opere d’arte e insegnare la storia nella scuole, dovrebbe salvaguardare le immagini del suo passato. Nella consapevolezza che questo non succede, almeno non con l’efficacia che serve, mi sono rimboccato le maniche e ho fatto da solo.

      Chi sono: cinema, televisione e internet

      Nonostante quello che televisioni e social network dicono, oggi le opportunità sono molte più che in passato. L’abilità per ottenerle consiste nel prendere il meglio della tecnologia e avere la disciplina di stare lontani dai trabocchetti che questa usa, a partire dalla cultura del lamento e dalla predisposizione ad incolpare gli altri dei propri errori.

      Applicando questi principi, ho salvato migliaia di film storici che altrimenti sarebbero andati persi, diffondendoli grazie ai progressi che ci sono stati nel campo del restauro e alle possibilità che internet dà nel campo della distribuzione.

      Tra le passioni che ho, ci sono sempre stati:

      • film
      • storia contemporanea.

      Per quanto riguarda i primi, fin dai miei 18 anni ho provato a diventare un regista cinematografico, iniziando dai cortometraggi amatoriali. Quel momento della mia storia è coinciso con il 1995, ma presto mi sono accorto che per riuscirci serviva farsi tutta la trafila di scuole di cinema e amicizie giuste.

      Poi ho lavorato per la televisione ma, anche se nel frattempo erano arrivati gli anni ’10 di questo secolo, si trattava di un ambiente altrettanto autoreferenziale.

      Daniele Carrer di fronte alla sua collezione di film 8 mm amatoriali

      Fondare un archivio di film storici

      Nel 2013 (foto qui sopra) ho capito che, per arrivare dove volevo, dovevo semplicemente guardare al mondo che stava arrivando. Ho iniziato quindi ad acquisire film di famiglia, home movies in inglese, nel formato 8mm, super 8, 9,5 mm e 16mm e creare un’Attività intorno a questi per diffondere il più possibile la storia che contenevano.

      Per farlo, non era più necessario indebitarsi con le banche o bussare alle porte della politica per ottenere finanziamenti. Bastava usare internet, imparare ad usare i software di restauro e replicare quello che avevano fatto le persone che avevano avuto successo in questo secolo.

      La rete non è solo lo strumento magico con cui uomini senza arte né parte diventano milionari da un giorno all’altro, come dicono i titoli della timeline di Facebook. E’ un luogo con tante regole da conoscere e rispettare per arrivare al successo.

      Usare i film amatoriali a livello commerciale, non è compatibile con l’andare su Ebay e comprare bobine amatoriali 8mm e super 8, come fanno tanti che hanno provato a clonare il mio progetto, perché questo aprirebbe la strada a gravi problemi di natura giudiziaria.

      Applicando tale rigore, ho costruito un archivio di film con il quale fornisco produzioni di tutto il mondo, dai grandi documentari in onda sui principali OTT (Nefflix, Prime Video, Disney+, Apple TV, Sky) ai film di laurea degli studenti delle scuole di cinema.

      Metto a disposizione degli autori i miei contenuti sia sui microstock, ovvero agenzie come Pond5 che vendono video sotto forma di spezzoni di pochi secondi, sia nei siti di mia proprietà:

      • footageforpro.com
      • thearchivefootage.com

      Trovo cleinti grazie al mio Canale YouTube che ha più di 100 mila iscritti e dove chiunque può vedere ore di materiale registrato dagli anni ’30 agli anni ’90 dello scorso secolo, celebrando i registi amatoriali che, eroicamente, si sono cimentati dietro alla cinepresa 8mm in tempi in cui era estremamente complicato farlo.

      La tecnologia è anche questa: permettere a una persona totalmente al di fuori degli schemi tradizionali di lavorare con programmi TV e documentari di tutto il mondo, senza di fatto uscire di casa. Interfacciarsi giornalmente con persone che vivono a New York, Los Angeles, Parigi e farlo non da Italiano pizza, spaghetti e mandolino, magari simpatico, ma che gioca una partita in una serie inferiore.

      Così facendo, si finisce nei titoli di coda, per esempio, dello splendito documentario di Neflix sugli Wham!, che cita il nome del mio archivio Footage For Pro:

      Titoli di coda del documentario di Netflix sugli Wham!

      e di decine di altri prodotti audiovisivi più o meno famosi dove, quando possibile, chiedo di citare anche il nome dell’autore che all’epoca ha fatto le riprese.

      Cosa fare se si trova una collezione di film 8mm e super 8

      Chiunque si trovi tra le mani una collezione di film storici, girata in gioventù o ereditata, può dare un palcoscenico a quei lavori salvaguardando la storia unica che racchiudono e avendo la concreta possibilità di vederli inseriti in produzioni dirette dai più grandi registi del mondo.

      O può tenere tutto in soffitta, delegando ad altri in futuro la decisione di buttarli, perché quello è il triste finale a cui sono destinati se non si fa subito qualcosa.

      Altrimenti può donarli ad altri progetti simili al mio, che però non hanno un Canale YouTube altrettanto popolare e quindi nemmeno un pubblico a cui farli vedere, ad eccezione di qualche produzione nazionale che ogni tanto li contatta. Con il dubbio che questi non siano rigorosi e diffondano, oltre alle riprese dei luoghi, anche immagini personali che sarebbe bene rimanessero accessibili solo alla stretta cerchia dei parenti di chi ha fatto le riprese.

      Cosa sono gli home movies

      Con il termine home movies si possono intendere più cose, a partire da quei film che escono al cinema e poi vengono registrati su DVD o Blue Ray, e in passato su nastri VHS e pellicole Super 8, per essere guardati in ambito casalingo.

      Relativamente al mio progetto, gli home movies sono film storici amatoriali che hanno immortalato luoghi, sia dell’Italia meno nervosa e più educata del ‘900 sia oltre confine:

      • le strade della California ai tempi di Stursky e Hutch o dei CHiPs
      • la Germania quando era divisa in due
      • Pechino quando era molto lontana dall’essere una metropoli piena di grattacieli in vetro e acciaio.

      Ogni immagine racchiude la storia di Città e Paesi che, vista la velocità con cui cambia il mondo, oggi non esistono più.

      Contenuti come questi non sono facili da trovare, perché la classica pellicola 8mm e super 8 rappresenta solitamente eventi e cerimonie private che non hanno un grande valore storico per chi non appartiene alla famiglia delle persone riprese e sono  difficili da gestire dal punto di vista legale.

      L’immagine di Milano che c’è qui sotto, tratta da un film super 8 del 1981, la si può diffondere ottenendo la firma di chi ha girato o dei suoi eredi, come faccio regolarmente io. Anche se nella ripresa si vedono dei nomi commerciali, come le insegne dei negozi, in un contesto del genere la pubblicazione non prevede l’obbligo di autorizzazione dei proprietari dei marchi, se il video viene diffuso a scopo documentaristico. Come non è necessaria la firma delle persone riconoscibili, perché il diritto di cronaca prevale sul diritto alla privacy.

      Se si vuole mettere in piedi un archivio di film amatoriali non si può prescindere da queste considerazioni, altrimenti si prendono dei rischi a livello legale e si manca di rispetto a chi è stato ripreso.

      Piazza Duomo di Milano nel 1981, tratta dal fotogramma di un film amatoriale super 8

      Poco dopo aver iniziato a creare l’archivio, ho iniziato ad allargarlo cercando contenuti registrati all’estero, sia da registi amatoriali italiani che stranieri.

      Chiunque ami Berlino apprezza il profumo di storia che ad ogni angolo di strada si respira, ancora oggi quando il suo recente passato non è solo rappresentato da quello che rimane della città ai tempi del muro, ma è vivo nella memoria di molte persone che l’hanno abitata all’epoca o anche di chi, pur vivendo in altre parti del mondo, mantiene tra i suoi vivi ricordi di gioventù il mondo diviso in due uscito dalla seconda guerra mondiale.

      Tra i luoghi simbolo della guerra fredda c’è Teufelsberg, una collina artificale su cui prima sono confluite tutte le macerie della città distrutta dai bombardamenti e, successivamente, è stata la sede di una stazione radio che gli Stati Uniti usavano per spiare la Germania Est.

      Gli appassionati di storia contemporanea che oggi vogliono arrivare all’ex base della CIA e alla sua iconica torre dentro cui si celavano scene degne di un film di James Bond, possono farlo salendo una collina dove c’è una lingua di prato in mezzo a un bosco. Negli anni ’70 e ’80, infatti, in quel luogo i Berlinesi dell’Ovest andavano a sciare, come testimonia uno dei film che sono riuscito a salvare e di cui pubblico un paio di fotogrammi qui sotto.

      Persone che sciano nella collina di Teufelsberg sotto la stazione d'ascolto dell'esercito americano a Berlino Ovest nel febbraio 1972

      Persone che risalgono la collina innevata di Teufelsberg a Berlino Ovest nel 1972

      Berlino è stata al centro del mondo per più di 40 anni, quindi esistono molti altri filmati analoghi. Il problema è che le riprese professionali non sono accessibili, perché i proprietari, solitamente le televisioni e gli archivi tradizionali, non rendono pubblici i filmati che possiedono.

      Le riprese amatoriali dell’epoca invece, sperando che non si perdano, da una parte non possono contare su un lavoro di digitalizzazione e restauro professionale come quello che sono in grado di fare io con il mio laboratorio e dall’altro non vengono quasi mai pubblicate.

      Ecco perché, per me, salvare film storici è una sorta di missione di salvaguardia che compensa quello che le Istituzioni pubbliche non sono in grado di fare.

      Riprese amatoriali contro riprese professionali (e intelligenza artificiale)

      Fino al 1975 in Italia c’erano solo due canali televisivi. Dei luoghi diversi dalle principali città non c’è quindi nessuna documentazioni in video che non siano i film di famiglia, ma questi non sono solo un ripiego dovuto all’assenza di riprese “serie”.

      Il grande valore film amatoriali è legato anche al fatto mostrano il mondo reale così com’era all’epoca, a differenza dei film professionali su cui sono basati altri archivi. Sembra una distinzione marginale, ma in realtà è la base di tutto.

      Oggi siamo abituati ad avere in tasca un telefono che in un secondo si tira fuori e registra un video, senza che la gente ci faccia più caso. Le troupe televisive invece, ai tempi delle registrazioni su pellicola, erano composte da diverse persone (cameraman, aiutante, microfonista, produttore, giornalista) e non passavano inosservate. La gente quindi, alla vista di una telecamera professionale, non si comportava come se niente fosse quindi, quando veniva ripresa, recitava una parte.

      Una cinepresa super 8, invece, era grande poco più di una macchina fotografica e chi la usava non aveva le fattezze del regista di Hollywood. Quindi, come è evidente nel filmato qui sotto donatomi da un turista Italiano andato in vacanza a New York nel 1970, gli home movies sono girati con una discrezione che si perde nel caos della vita e riprendono luoghi e persone così com’erano tutti i giorni.

      A differenza dei servizi del telegiornale e, tanto più, dell’intelligenza artificiale che oggi fa miracoli quando prova a ricreare scene storiche, ma è solo finzione.

      La tecnologia di restauro risolve i problemi

      I film amatoriali, purtroppo, hanno anche dei difetti. Chi girava, non essendo un professionista, non era sempre in grado di produrre delle riprese impeccabili. Il tipico filmato amatoriale è quindi:

      • mosso
      • ricco di inquadrature sbagliate
      • con un’illuminazione che lascia a desiderare.

      Uno dei lavori più complicati per chi vuole mettere in piedi un archivio diventa quindi:

      1. Selezionare film al di sopra della media, cosa faticosa considerato che quasi sempre lo si fa a scatola chiusa.
      2. Compensare i limiti del regista attraverso un lavoro di restauro basato sulle ultime tecnologie.

      Spiego in modo approfondito cosa questo secondo punto richiede in una guida che trovate in questa pagina ma, riassumendo, c’è bisogno innanzitutto di uno scanner professionale, il cui costo non è mai inferiore a 40 mila euro. Il mio è questo:

      Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

      La correzione dell’immagine

      Oltre al grosso investimento, servono anni di esperienza nel campo del restauro software e continui aggiornamenti, perché la tecnologia avanza ogni giorno.

      Per quanto riguarda la correzione dei colori e della luminosità, grazie al miglioramento degli algoritmi di compressione combinato ai plug in che riducono la grana, si può riportare l’illuminazione allo stato originario anche se le riprese hanno molti decenni di vita. Con la stessa tecnica si riescono anche a correggere i problemi tipici delle scene scure o in controluce di cui i film amatoriali sono pieni.

      Per riuscirci non si usano gli automatismi del software, ma bisogna avere un’esperienza basata su migliaia di film a cui si è già lavorato, perché in condizioni difficili si può intervenire solo manualmente.

      La stabilizzazione

      Un altro problema tipico degli home movies è la mano poco ferma del regista. Le riprese ai tempi delle cineprese 8mm e super 8 avvenivano in una situazione difficile, perché la pellicola, scorrendo all’interno, accentuava le vibrazioni.

      Software come Davinci Studio oggi hanno implentato al loro interno una funzionalità che compensa tutti i movimenti indesiderati, trasformando le riprese amatoriali in qualcosa di molto vicino ai lavori dei professionisti.

      Lo si vede nel video qui sotto, girato a Rovigno nel 1973. Sulla sinistra c’è il riquadro senza la stabilizzazione e sulla destra lo stesso filmato dopo essere stato stabilizzato.

      La collezione di film amatoriali di Otto Wolf

      Una delle collezioni più interessanti alla quale ho avuto il piacere di lavorare è quella girata da Otto Wolf (il signore con la camicia blu, nel fotogramma di anteprima del video qui sotto), un regista amatoriale svizzero classe 1909 che, in tempi in cui le persone faticavano a uscire dal loro Paese, ha girato 4 continenti in luoghi che oggi, grazie al suo impegno, ognuno di noi può vedere attraverso le immagini della sua cinepresa, molto più realistiche di quelle dei rari documentari che li raccontano nella stessa epoca.

      Si parte da un viaggio in auto del 1960 che, partendo dalla Svizzera, tocca Venezia, Trieste, Zara, Dubrovnik, Spalato, Pec in Kosovo, Sofia, Istanbul, Ankara, il Libano (Byblos, Beirut, Baalbek), la Siria (Damasco, Homs, Latakia), l’Egitto (Alessandria, Giza, Il Cairo, Sakkara, Luxor, El Alamein), la Libia (Tobruk, Derna, Tripoli), la Tunisia (Sfax, Cartagine, Tunisi), per poi risalire attraverso l’Italia (Palermo, Taormina, Messina, Napoli, Cassino, Roma, Firenze, Pisa).

      Fermo restando che il solo leggere le mete scelte nell’itinerario dà delle informazioni interessanti sul contesto storico (perché non Milano? perché non Israele?), chiunque veda i filmati, come può fare nel mio canale YouTube, non può che rammaricarsi di come tanti luoghi visitati al tempo erano pacifici e tranquillamente visitabili da un padre di famiglia europeo con le sue figlie che gira in libertà con un’auto con targa svizzera, accampadosi dove capita senza temere per sé e per la sua famiglia.

      Sono tutte informazioni che si possono cogliere dalle immagini, che io metto a disposizione di chiunque ama la storia.

      Come accade per il viaggio dell’anno successivo del Sig. Wolf, questa volta nell’est Europa afflitto dalla dittatura. Un itinerario che parte da Monaco di Baviera e Norimberga, prosegue passando il confine con la Germania Est per puntare a Berlino, Poznan e a molte altre città oltre cortina: Varsavia, Terespol, Minsk, Smolensk, Mosca, Zagorsk, Novgorod, Leningrado, Vyborg. Viaggio che poi prevede il ritorno nel mondo libero in Finlandia (Helsinki, Jyväskylä, Kuopio, Oulu, Kemi, Rovaniemi), Svezia (Luleå, Umeå, Sundsvall, Gavle, Uppsala, Stoccolma), Norvegia (Oslo), Danimarca per arrivare di nuovo Germania Ovest (Amburgo, Brema, Hannover).

      Otto Wolf ha girato in pellicola fino a oltre il suo ottantesimo compleanno, per l’esattezza l’ultima ripresa è stata all’Expo di Siviglia del 1992 (ho dato le immagini a un documentario su Maradona, che in quel periodo giocava in città) e il suo impegno merita una gratitudine che solo il rendere pubblici i lavori che ha fatto può parzialmente dargli.

      Senza di lui e senza la volontà dei suoi eredi di condividere il suo lavoro, oggi la storia di quell’epoca e di quei luoghi sarebbe meno completa e, se quelle pellicole fossero finite in un altro archivio, probabilmente nessuno le avrebbe viste, cosa che equivale a perderle per sempre.

      Ci sono tante collezioni simili stipate in cantine, sgabuzzini e soffitte. Abbiamo tutti il dovere di salvarle e di donarle al mondo.

      Daniele Carrer

      Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

      Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di home movies in pellicola 8mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, o a digitalizzarli a pagamento con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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