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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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Digitalizzazione film 8 mm e super 8: perché conviene farlo oggi

La digitalizzazione dei film 8mm e super 8 è una tecnica che consente di trasformare la pellicola, ovvero un supporto analogico, in formato digitale. I laboratori seri la fanno con degli scanner che acquisiscono i fotogrammi uno ad uno (frame by frame), importando poi i fotogrammi, nel frattempo trasformati in video, in un software di restauro che corregge i segni del tempo.

Spiego questa procedura in modo approfondito in una guida che ho scritto per il sito, con esempi delle diverse fasi della lavorazione:

  1. Correzione dei colori e della luminosità.
  2. Contenimento della grana e dei puntini neri.
  3. Stabilizzazione.
  4. Correzione del numero dei fotogrammi al secondo.

Si può fare tutto da soli, se ci si accontenta di un risultato pessimo.

Ottenere buona qualità richiede infatti attrezzature molto costose e conoscenze tecniche che si apprendono in anni di studio e di pratica. Per questo stesso motivo, se si decide di affidarsi a un laboratorio, bisogna stare attenti a chi si sceglie, perché scanner ed esperienza fanno tutta la differenza del mondo nella qualità finale del video che vi consegnano.

Il procedimento di digitalizzazione di pellicole analogiche, anche chiamato telecinema, oltre a consentire una fruizione più facile del filmato, che oggi viene consegnato su chiavetta USB o tramite link, fissa per sempre la qualità che, in nastri e pellicole, è invece soggetta a deterioramento continuo.

Nastri e pellicole sono due supporti completamente diversi tra di loro. I nastri sono stati usati a partire dagli anni ’80 e sono i sostituti tecnologici delle pellicole. Pur con questo presupposto, la triste realtà è che i nastri si rovinano prima e, già in partenza, hanno una qualità più bassa.

Cassette VHS-c

Digitalizzare filmati su nastro

Chi ha dei nastri VHS registrati negli anni ’80 e ’90, provenienti da videoregistratori o telecamere, se riesce ancora a vederli, noterà che sia l’audio che le immagini sono fortemente rovinati.

Anche gli altri tipi di nastri amatoriali:

  • Video 8
  • Betamax
  • Video 2000

hanno gli stessi difetti legati al deterioramento e alla scarsa qualità in partenza.

Per evitare il disastro di perderli per sempre conviene sbrigarsi e trasferirli in digitale prima possibile, perché i file digitali non sono invece soggetti a deterioramento e, se si ha l’accortezza di conservarli in più luoghi (hard disk, chiavette, cloud) così da non perderli, sono un sistema perfetto per fissarne per sempre la qualità, aspettando magari che l’intelligenza artificiale riesca a fare i miracoli che oggi sono all’orizzonte.

Purtroppo il mio laboratorio non digitalizza nastri, visto che è già un grande impegno rimanere aggiornati sulla tecnologia di trattamento della pellicola. Esistono però dei servizi seri che lo fanno, magari non limitandosi alla semplice acquisizione, ovvero collegare la telecamera al computer, ma facendo anche il restauro che, se gestito da un operatore esperto, consente di ottenere già oggi un buon miglioramento della qualità dell’immagine.

Daniele Carrer nel 1998 mentre lavora con una moviola

Digitalizzare filmati su pellicola 8mm e super 8

A proposito, mi presento. Io mi chiamo Daniele Carrer.

Come testimonia la foto qui sopra, datata 1998, da autore di cortometraggi ho fatto a tempo a lavorare con la pellicola super 8, anche se all’epoca ero già un po’ fuori tempo massimo. Era più un vezzo da artista quello di usarla, perché il mercato era già ampiamente dominato dai nastri. Amatoriali, come quelli che usavo io che erano nel formato VHS-c, o più professionali, dedicati a chi mirava a fare il salto di qualità, come l’U-matic e il Betacam.

Le pellicole, nel formato 8mm dal 1932 e in quello super 8 dal 1965, si sono infatti usate fino agli anni ’80, con il culmine nel decennio prima.

Perché le pellicole sono morte

Poi si è passati un po’ alla volta ai nastri perché erano:

  1. Più comodi da usare durante la registrazione e la riproduzione.
  2. Costavano meno.

Giusto per fare un esempio andando a pescare tra le mie memorie di regista amatoriale ventunenne del 1998:

  • una pellicola super 8 da 3 minuti e 20 secondi costava 35 mila lire.
  • una cassetta VHS-c da 30 minuti costava 6 mila lire, ovvero 100 volte di meno.

Magari qualche anno prima, quando ancora i film erano diffusi, la differenza era meno ampia, però i nastri, per la loro natura di supporti analogici magnetici, sono sempre stati più economici. E non serviva nemmeno svilupparli, come bisognava fare con le pellicole che, per venire viste, dovevano essere spedite a un laboratorio e quindi, nella migliore delle ipotesi, si potevano guardare una settimana dopo essere state girate. A differenza dei nastri, riproducibili subito direttamente dalla telecamera che li aveva registrati.

Da artista quale mi sarebbe piaciuto essere all’epoca, solo per una volta provai a sentirmi grande optando per il super 8, ma fu un piccolo disastro. Non solo per i soldi, ma anche per la difficoltà di gestire ripresa e, soprattutto, montaggio, in un’epoca in cui l’editing digitale già si affacciava nel mondo della tecnologia.

Il telecinema amatoriale che ancora oggi si usa

Io già lavoravo, salturiamente, in uno studio che faceva produzioni video. Da ultimo arrivato mi toccavano sempre i lavori più umili, come il telecinema. Passavo le ore a trasferire pellicole su nastro, ovvero a fare quello che nelle premesse era assurdo: trasformare un supporto di buona qualità (i film 8 mm e super 8) in un supporto scarso (il VHS). Lo studio si era infatti adeguato alla voglia di comodità dei possessori di videoregistratore.

La procedura con cui si faceva il telecinema e che alcuni laboratori poco professionali, purtroppo, utilizzano tuttora, prevedeva di riprendere con una telecamera il quadro illuminato dal proiettore. Questo comportava delle perdite enormi di qualità, legate (tra le tante cose) a:

  • Deformazione del quadro.
  • Taglio dei bordi dell’inquadratura.
  • Perdita di risoluzione.
  • Sfasamento dei colori.
  • Sovrapposizione dei fotogrammi.

Tolte Hollywood, Cinecittà e simili, la tecnologia degli anni ’90 non consentiva di fare di meglio, quindi non ho sensi di colpa per aver partecipato a quella specie di scempio.

Un proiettore Mirage Sound 8000 e Elmo ST-1200

E non biasimo la gente che era felice di convertire le magnifiche pellicole Kodak, Agfa, Fuji o Ferrania (quest’ultima un po’ meno magnifica) in nastri deperibili: chi non ha mai usato i proiettori super 8 fatica a rendersi conto di quanto scomodi fossero (quelli nella foto qui sotto sono gli ultimi due che ho venduto, su Ebay, più di 10 anni fa e non mi mancano per niente).

Bisognava infatti:

  1. Tirarli fuori dall’armadio, perché erano brutti, pesanti e ingombranti.
  2. Stendere uno schermo bianco con un cavalletto.
  3. Inserire il film nell’apparecchio, rischiando spesso che rimanesse incastrato.
  4. Sopportare il forte rumore della riproduzione.
  5. Cambiare la lampada ogni 10 ore.

Per evitare questo, si accettava di degradare la qualità dei propri film.

Il filmato qui sotto è stato girato più di mezzo secolo fa e lo pubblico con l’autorizzazione del proprietario, il Sig. Casini, che ringrazio, perché mi permette di confrontare il lavoro che la sua famiglia fece svolgere una ventina di anni fa con quello che ho effettuato io recentemente.

Oltre ai limiti della tecnologia dell’epoca e al fatto che il “restauro” era demandato al semplice uso gli automatismi della telecamera che riprendeva il quadro del proiettore, c’è anche il problema che i nastri VHS deperiscono velocemente. Quindi chi negli anni ’90 o 2000 ha optato per quella soluzione, adesso si ritrova con delle videocassette che a malapena riesce a vedere.

E poco cambia se il trasferimento è stato fatto nel periodo successivo usando i DVD, come spiego in questa guida.

Quando sono usciti i DVD sembravano infatti il futuro della tecnologia. In realtà, visti con gli occhi odierni, hanno degli enormi limiti, a partire dalla risoluzione.

Ma niente è perso, se si ha avuto la lungimiranza di conservare le bobine originali 8 mm e super 8, come mi auguro di cuore che sia stato fatto. La tecnologia di oggi, se la si usa nel modo giusto, fa grandi cose e il dato di fatto è che le pellicole 8mm deperiscono, ma molto meno dei nastri. Lo dice chi come me ha lavorato molte volte a film degli anni ’30 che, se non fosse stato per gli abiti, le capigliature e, magari, le rare auto che all’epoca si vedevano per strada, guardando la qualità ottenuta alla fine del restauro sembravano girati ieri.

Digitalizzare: perché conviene farlo oggi

Se le pellicole si acquisiscono con uno scanner professionale come il mio, il FilmFabriek HDS+, e l’operatore che le restaura ha molta esperienza, si riescono a riportare allo stato originario, e per certi aspetti addirittura a migliorarle rispetto a quando erano state appena girate.

Ne sono un esempio i tanti filmati che pubblico nel sito. Questo qui sotto è un film super 8 di Cattolica nel 1970 e ritrae la tipica vacanza estiva al mare di quegli anni. Lo pubblico con il consenso scritto di chi l’ha girato.

Il motivo per cui conviene digitalizzare oggi, senza aspettare ulteriormente, è che le prestazioni degli scanner professionali non sono superabili dalla prossima tecnologia che verrà inventata, perché la loro risoluzione è superiore rispetto a quella del supporto originario e le ottiche professionali che usano gli apparecchi migliori non sono soggette ad avanzamento tecnologico come i componenti di natura informatica.

Quindi, digitalizzare oggi, a differenza di quanto accadeva negli anni ’90, 2000 e 2010, non dà svantaggi rispetto a farlo in futuro. Anzi, può contare su un livello di qualità di pellicola che è senz’altro migliore di quello che ci sarà fra qualche anno.

Le prestazioni dei programmi di restauro aumenteranno ancora, permettendo un domani di migliorare anche i filmati che i laboratori seri oggi forniscono ai loro clienti, ma l’acquisizione, ovvero quel procedimento che fotografa tutti i fotogrammi che compongono la pellicola, è già giunta ad un livello di qualità non superabile. Se un domani l’intelligenza articiale farà miracoli, si potrà facilmente applicarli ai file video che un laboratorio serio come il mio vi dà, senza bisogno di acquisire le pellicole un’altra volta.

Ecco perché oggi conviene tirare fuori dalle cantine i propri ricordi registrati su film 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm: digitalizzarli, condividerli con un clic con chi con voi li può apprezzare e salvare la vostra storia familiare.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm, 16mm con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

    Nome (obbligatorio)

    Indirizzo email (obbligatorio)

    Messaggio (obbligatorio)

    Telecinema: ecco perché fidarsi solo di quelli professionali

    Dietro la parola telecinema si nascondono diversi sistemi. Quello usato dalla gran parte dei laboratori prevede di riprendere il quadro del proiettore con la telecamera o con lo smartphone e di consegnare il filmato così com’è, senza nessun restauro. È il metodo più conveniente per chi fa il lavoro, perché si riesce a fare tutto in fretta e con attrezzature da poche centinaia di euro.

    Lavorare in questo modo è legittimo, ma solo se lo si dice chiaramente ai propri clienti.

    La sfortuna di chi si rivolge a laboratori che usano un sistema così concepito è che il risultato finale non può essere un video di buona qualità. E c’è anche un problema di sicurezza: la pellicola viene infatti inserita in un proiettore fuori produzione da almeno 40 anni che può “macinare” il film incastrandolo tra i suoi ingranaggi.

    I telecinema a proiettore riversati su VHS

    Il metodo che ho appena descritto si usava già negli anni ’80. All’epoca si sacrificava la qualità di visione trasferendo le pellicole su nastri VHS. Quest’ultimi sono dei pessimi supporti, perché da subito degradano la qualità originaria e, cosa ancor peggiore, sono molto più soggetti all’usura del tempo.

    Il vantaggio immediato è che i video in VHS sono più comodi da riprodurre, perché non richiedono proiettori e teli da appendere al muro, ma un semplicie videoregistratore collegato al televisore.

    A riprova di questo, diffondo con il permesso di un cliente che recentemente ha mandato al mio studio le sue bobine di famiglia, un fotogramma di un film super 8 di un matrimonio degli anni ’70. Sulla sinistra c’è l’ìmmagine dopo il restauro che ho effettuato io e sulla destra l’immagine ottenuta da un riversamento VHS di un altro studio:

    Confronto tra la digitalizzazione in VHS di un film super 8 e una moderna digitalizzazione con scanner professionale

    Queste le parole del cliente:

    Vedere il sorriso accennato di mia mamma e addirittura il motivo della cravatta di mio nonno è impagabile!

    Lo stesso cliente, su altre bobine di famiglia, negli anni ’90 provò a fare una conversione proiettando la pellicola sul telo bianco, riprendendola in video8 e riversandola in VHS, per poi digitalizzarla in epoca più recente.

    Qui sotto pubblico, sempre con il permesso del cliente, i confronti tra quel lavoro e la digitalizzazione e il restauro (immagini sulla sinistra) fatti dal mio studio 30 anni dopo:

    Confronto tra dei fotogrammi super 8 ricavati da una digitalizzazione in VHS e una digitalizzazione professionale.

    Confronto tra dei fotogrammi super 8 che ritraggono un bambino negli anni '70 ricavati da una digitalizzazione in VHS e una digitalizzazione professionale.

    Ho dovuto ricontrollare più volte che fossi nello stesso punto nei due file, per assicurarmi che il frame fosse lo stesso. La differenza è abissale. Oltre al crop esagerato, probabilmente dovuto alla non perfetta centratura sul telo di proiezione, tutto il resto è sballato: definizione, colori. Sembra veramente un altro filmato.

    Ovviamente è più accettabile questa differenza rispetto a quella della prima bobina, essendo stata fatta da un ragazzino negli anni ’90 in modo amatoriale. L’altra è stata ottenuto, a pagamento, da uno studio fotografico che, pur con i limiti dell’epoca, non ha fatto un buon lavoro.

    Chi negli anni ’80, ’90 e 2000 ha trasferito i propri film di famiglia 8mm e super8 in VHS, o in DVD, dovrebbe quindi seriamente riflettere sulla possibilità di rifare il lavoro oggi, perché la tecnologia di digitalizzazione e restauro, se ci si affida a laboratori seri, è andata molto avanti e le pellicole nel tempo decadono poco di qualità.

    Gli scanner economici che si trovano su Amazon

    La variante del telecinema fatto con il proiettore si ottiene con gli scanner da poche centinaia di euro che si trovano su Amazon, la tipica apparecchiatura che usano gli studi low cost (si capisce che li usano dal fatto che consegnano i lavori dopo settimane, perché quegli scanner, oltre ad essere pessimi a livello qualitativo, sono anche lentissimi ad acquisire i film).

    In quel caso non c’è una meccanica “tritapellicola”, ma si vede ugualmente male:

    Non si può accettare di scadere a un livello così basso con immagini che raccontano i momenti più importanti della propria storia famigliare.

    La mia casella di posta elettronica è piena di messaggi di persone che hanno usato servizi del genere e sono rimasti delusi.

    Un cliente una volta mi ha contattato mostrandomi un video ottenuto con un sistema artigianale a basso costo e, una volta rifatto il lavoro, mi ha autorizzato a mostrare il confronto tra i due filmati per evitare che altri compiano il suo stesso errore:

    Le immagini ritraggono una vacanza del 1980 in Egitto ripresa su una pellicola super 8.

    Alle sue rimostranza per la scarsa qualità ottenuta, si è sentito rispondere che con un film così vecchio non si poteva fare di meglio, senza poter ribattere, visto che il cliente non era un esperto del settore e non conosceva il mio sito.

    Per una persona così, che poi ha avuto l’accortezza di contattare un professionista ottenendo alla fine un video di qualità adeguata, ce ne sono almeno dieci che si accontentano della spiegazione comoda data da altri laboratori:

    Si vede male perché il filmato è vecchio

    Chi accetta questa giustificazione è costretto a guardare i suoi ricordi tra facce sfuocate, fotogrammi ritagliati, immagini traballanti e colori sfasati convinto, erroneamente, che quanto è andato perso a livello di qualità sia colpa del tempo che passa e non del lavoro amatoriale che gli è stato venduto.

    Daniele Carrer mentre riprende in VHS nel 1998

    Perché film 8mm e super 8 sono in HD

    Mi occupo di filmati da sempre. Ero un’adolescente degli anni ’90 che videoregistrava film in bianco e nero nella notte per guardarli, senza pubblicità, durante il giorno. Nel 1995, a 18 anni, ho comprato la mia prima telecamera (quella VHS che si vede nella foto qui sopra, perché all’epoca i film super 8 erano già andati in pensione), in un momento in cui nella mia scuola nessun’altro ne aveva una.

    Da quel momento in poi non ho mai abbandonato la passione per i video. Sono stato un autore di cortometraggi, un montatore televisivo e, in quest’ultima fase, il fondatore di un archivio di film storici con il quale fornisco produzioni di documentari di tutto il mondo.

    Di questo settore un po’ ne capisco e vi spiego perché tante persone, non esperte, cadono in un equivoco che poi genera situazioni come quelle di cui ho parlato all’inizio.

    La televisione dello scorso secolo, che non è l’800 ma il ‘900, anche se molti di noi ancora faticano a rendersene conto, aveva una qualità di immagine bassissima, sia perché i televisori che avevamo in casa erano scarsi, sia perché i programmi venivano registrati su nastro, quanto meno a partire dagli anni ’80. Il nastro è un supporto molto più facile da gestire della pellicola, ma per sua natura non può andare oltre un certo limite di qualità, soprattutto a livello di risoluzione.

    Quindi, se negli anni ’60, ’70 o ’80 un cineamatore guardava una pellicola 8mm o super 8 da lui girata nel proiettore e poi accendeva la televisione, il fatto paradossale era che il suo filmino amatoriale aveva una qualità nettamente più alta delle immagini della RAI o delle televisioni private. Questo in termini di definizione e colori. Se poi si considera che le riprese televisive erano fatte da professionisti e i film di famiglia da amatori, quella differenza dovuta alle diverse tipologie di supporto un po’ si appiattiva.

    La notiza ancora più bella, e qui veniamo ai giorni nostri, è che le pellicole decadono poco di qualità negli anni. Quanto meno se conservate in luoghi senza umidità e non troppo caldi (a tal proposito ho scritto questa guida sulla conservazione dei film).

    Eccovi spiegato perché se avete la fortuna di ritrovarvi in mano delle bobine 8mm o super 8, fossero anche girate 60 anni fa, la qualità di immagine che si riesce ad ottenere da queste digitalizzandole, se ci si affida al laboratorio giusto, non è diversa da quella dei filmati odierni.

    Se prendete un film di Venezia, che è la città che è rimasta più identica a sé stessa nel tempo, e lo guardate a tutto schermo, non sembra diverso dal video che potete girare oggi negli stessi luoghi, eccezion fatta per le persone molto che all’epoca erano molto più tranquille ed educate di oggi.

    Qui sotto siamo nel 1964 e non c’è nessun motivo di pensare che il vostro filmino di famiglia non possa venire altrettanto bene:

    E’ un filmato del mio archivio personale, diffuso solo dopo aver ottenuto una liberatoria firmata dall’autore o dai suoi eredi.

    Se il vostro film degli anni ’60 fosse invece un video degli anni ’80 o ’90 girato con un nastro video8 o VHS, il livello di qualità sarebbe decisamente più basso, per i limiti qualitativi dei nastri analogici rispetto alle pellicole. Vi consiglio di leggere questa mia guida per capire su che tipo di supporto sono registrati i vostri ricordi.

    Lo scanner del mio telecinema professionale

    Il primo passo per creare un telecinema professionale è comprare uno scanner come il mio, il FilmFabriek HDS+ che trovate spiegato nel dettaglio nel sito del produttore in questa pagina.

    Nel parlare di quello che fanno gli altri studi, ho citato gli ingranaggi rovina-pellicola. I costruttori del mio scanner, da esperti ben consapevoli del rischio, l’hanno progettato senza ingranaggi interni, ma con rulli esterni nei quali il film non si può incastrare.

    La luce che illumina la pellicola è un led freddo. I proiettori invece hanno lampade ad incandescenza e se la pellicola si blocca anche solo per un secondo si brucia.

    Vi ricordate quella scena di Nuovo Cinema Paradiso?

    Il risultato è lo stesso:

    Bruciatura generata da un proiettore con lampada ad incandescenza in un film super 8 degli anni '80

    Una volta che i fotogrammi si rovinano non c’è nessun modo di recuperarli. E con loro l’immagine delle persone che hanno immortalato.

    Nel presupposto, quindi, che la meccanica del mio scanner è gentile e il massimo che può succedere alla pellicola, ma questo ancor prima che venga messa sullo scanner, è che le giunte fatte all’epoca si rompano (niente paura: siamo ovviamente attrezzati per rifarle), il passo successivo è valutare la qualità del filmato che acquisisce.

    Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

    Acquisizione frame by frame (fotogramma per fotogramma)

    Quello che contraddistingue la categoria degli scanner professionali dagli altri è il fatto che le apparecchiature migliori non girano un video, ma fanno una sequenza di foto. Mi spiego, perché anche questo è un passaggio molto tecnico, ma fondamentale.

    I film 8mm e super 8 erano girati rispettivamente a 16 e 18 fotogrammi al secondo. Vale a dire che quella che noi percepiamo come un’immagine in movimento, in realtà è un susseguirsi di fotografie:

    • 16 al secondo nei film 8mm
    • 18 al secondo nei film super 8
    • 25 al secondo nei video moderni

    Riprendere il proiettore che sta riproducendo un film 8mm o super 8 con una telecamera che registra 25 fotogrammi al secondo comporta che molti fotogrammi registrati dalla stessa telecamera contengano contemporaneamente due fotogrammi del proiettore, perché quest’ultimi sono 7 o 9 in meno ogni secondo. Quando quei fotogrammi vengono convertiti in video, l’immagine che ne deriva è sfocata e confusa. Come quella del quadro a sinistra nel filmato a inizio pagina.

    Se invece si usa uno scanner professionale come il mio, il trascinamento della pellicola è sincronizzato alla velocità di acquisizione che l’operatore dello scanner seleziona e che può andare, nel mio caso, da 1 a 50 fotogrammi al secondo. Questo meccanismo fa in modo che ogni fotogramma sia fotografato singolarmente, senza le sovrapposizioni dei sistemi economici. Quindi il video che si ottiene alla fine è nitido.

    Non solo risoluzione HD o 4K

    Molti basano il loro concetto di qualità essenzialmente sulla risoluzione che, l’ho spiegato all’inizio, è fondamentale che sia HD. Attenzione però: ci sono telefoni da meno di 100 euro che hanno risoluzione 4K, la stessa delle telecamere professionali da centinaia di migliaia di euro con cui girano le serie TV e i film.

    La risoluzione quindi non è l’unico parametro che misura la qualità finale di un video. Ad influenzare quest’ultima ci sono altri elementi. Principalmente:

    1. L’ottica che riprende la pellicola.
    2. Le prestazioni del sensore che acquisisce l’immagine.

    Ecco perché i già citati scanner per pellicole 8mm e super 8 economici, a volte, hanno risoluzione Full HD o addirittura 4K: pur con quella caratteristica, a causa del sensore di scarso livello e di un’ottica da fotocamera giocattolo la qualità dell’immagine è inaccettabile.

    Anche il mio scanner arriva a risoluzione 4K, ma questa è utile solo per le pellicole 16mm, che hanno una superficie del fotogramma 4 volte maggiore rispetto a quelle 8mm. Per i classici film di famiglia basta la risoluzione Full HD (1920×1080), perché la definizione di fotogrammi così piccoli non permette di apprezzare la differenza con la scansione 4K.

    A questo punto, qualcuno per analogia potrebbe obiettare:

    un panorama fotografato con un iPhone non è molto diverso dalla stessa scena fotografata con una reflex o una mirrorless equipaggiata con lenti professionali.

    L’osservazione è giusta, se a guardare la foto è un non esperto. E il non esperto è una persona del tutto simile a quella che poi guarda i film 8mm e super 8, quindi… ragioniamoci.

    Il punto è che un conto è una scena facile, come appunto un panorama in ottime condizione di luce. E un conto è una situazione critica.

    Purtroppo l’acquisizione di pellicole amatoriali rientra nelle situazioni critiche, perché l’immagine è scura e chi all’epoca ha girato, essendo un amatore, non aveva grandi capacità tecniche, quindi capitano frequentemente situazioni complicate da gestire come immagini in controluce, inquadrature sbagliate, riprese traballanti. In queste condizioni, per ottenere buoni risultati con il restauro, c’è bisogno di:

    1. Digitalizzare il film usando un’ottica e un sensore professionali.
    2. Illuminare la pellicola con delle lampade che facciano una quantità enorme di luce, per catturare ogni dettaglio presente sui fotogrammi.

    Un computer attrezzato con Davinci Studio per il restauro di film 8mm e super 8

    La II fase del restauro: la post produzione delle immagini

    Tornando brevemente al lavoro dello scanner, gli operatori esperti sanno che bisogna acquisire le pellicole con una leggera sottoesposizione perché, semplifico, le immagini scure possono essere riportate alla luminosità corretta, cosa non sempre possibile con quelle troppo chiare. Per lavorare al meglio, considerato questo presupposto, lo scanner deve essere di tipo professionale, ovvero dell’unica tipologia che consente di acquisire ed esportare i file video con una quanità di bit colore molto elevata, altrimenti quando li si schiarisce in post-produzione la differenza si nota.

    Mi rendo conto che questo è un aspetto molto tecnico, ma per lavorare bene serve essere esperti e per diventare esperti c’è bisogno di anni di studio e di pratica, nonché di continui aggiornamenti. Se ci si prende la responsabilità di lavorare sui ricordi degli altri, che considerato che appartengono a decenni fa hanno immortalato anche persone che oggi non ci sono più, bisogna mettere in conto di impiegare molto più tempo nella fase di restauro che nella fase di acquisizione. Il fatto che alcuni laboratori il restauro lo saltino per fare tutto più in fretta non è accettabile.

    Lo dico perché quando ero bambino non ero tra i fortunati che aveva in casa una cinepresa, quindi ci sono solo fotografie della mia infanzia e sarei ben felice di pagare di più di quello che chiede un laboratorio di digitalizzazione professionale per avere filmati di alcuni miei familiari. Io purtroppo questa possibilità non ce l’ho, ma mi auguro che chi si ritrova film 8mm o super 8 in casa valuti bene a chi affidarli.

    Davinci Studio per il restauro

    Dopo aver digitalizzato le pellicole con lo scanner, bisogna importare la sequenza di immagini, o il video della sequenza di immagini che il software nel frattempo ha esportato, in un programma di post-produzione.

    Ce ne sono tanti, perché quasi tutti i programmi di montaggio hanno la possibilità di compiere operazioni su colori, luminosità, stabilizzazione e via dicendo. Quello che uso io è Davinci Studio, che esiste anche in una versione gratuita chiamata Davinci Resolve, più che sufficiente per gran parte degli utilizzi.

    Davinci Studio ha tutte le funzioni per il montaggio video ma, fin dalle sue prime versioni, è stato concepito per lavorare sull’immagine, quindi è la soluzione ideale per il restauro dei film storici.

    Il video acquisito dallo scanner ha queste sembianze:

    Fotogramma originale digitalizzato da uno scanner super 8

    Come in parte anticipato, l’immagine è:

    • scura
    • con una dominante blu
    • con molta grana e qualche puntino nero
    • da ridimensionare

    Ridimensionare il fotogramma

    La prima operazione da fare è portare il fotogramma a tutto schermo.

    Gli scanner professionali danno la possibilità all’operatore di acquisire la pellicola includendo nell’inquadratura non solo il fotogramma principale, ma anche porzioni di quello precedente e del successivo, nonché le parti laterali. E’ necessario lavorare così, perché le pellicole 8mm e super 8 vibrano durante la riproduzione, quindi servono dei margini per poi rendere le inquadrature stabili in post-produzione attraverso l’uso di uno stabilizzatore software.

    Una volta importato il video in Davinci Studio, o in un altro programma di restauro, bisogna quindi:

    1. Zoomare.
    2. Centrare il fotogramma in modo tale che le bande verticali laterali siano della stessa dimensione.
    3. Ritagliare il quadro.

    Visto che la risoluzione del sensore è molto maggiore della definizione delle pellicole 8mm e super 8, l’operazione di zoom non comporta perdite di qualità e, lavorando su un’ampia superficie della pellicola, permette all’operatore di scegliere il livello di zoom, tenendosi a filo del fotogramma originario. A differenza di quanto accade negli scanner amatoriali che ridimensionano automaticamente il fotogramma ritagliando ampie parti di questo.

    Le curve

    Fatto questo, vanno elaborati colori, luminosità, contrasto, saturazione e via dicendo.

    Lo strumento principale per farlo sono le curve. Il grafico delle curve appare inizialmente così:

    Curver RGB elaborate da Davinci Studio

    La linea bianca sulla sinistra è dritta, perché per il momento non è stata fatta nessuna regolazione.

    I tre colori sulla destra sono i colori di base: rosso, verde, blu (in inglese Red, Green, Blu – da qui il temine RGB). Nella parte bassa del grafico sulla destra è visibile la presenza di ciascun colore nelle parti più scure dell’inquadratura. Mano mano che si va verso l’alto, quella stessa presenza è rappresentata nelle parti più chiare.

    L’operatore deve ora decidere che tipo di immagine vuole, e qui faccio una premessa. Le lampade degli scanner professionali si regolano d’intensità in base a quanto è luminosa la scena: in un interno scuro l’aumentano, in un esterno soleggiato la diminuiscono. Per la natura dei led e di qualsiasi fonte luminosa, però, questa regolazione di intensità avviene solo in modo lineare, vale a dire che si applica a tutta l’immagine, senza distinguere i chiari dagli scuri. Quindi si crea un problema, che però un operatore esperto può risolvere in post-produzione.

    Il difetto delle pellicole 8mm e super 8, dovuto all’usura del tempo, è infatti decadere di luminosità nelle parti scure. Contemporaneamente, le parti chiare rimangono sostanzialmente inalterate. Agendo nel modo giusto sulle curve si riesce a riportare tutto alla normalità:

    Curve RGB elaborate all'interno di Davinci Studio

    Come visibile nell’immagine qui sopra, guardando la parte sinistra, quella che era una linea bianca dritta ora è una linea curva nella parte bassa, ma che arriva nello stesso punto in alto a destra dell’originaria, perché viene aumentata solo la luminosità delle parti scure.

    Unitamente a questo, alle tre linee che rappresentano i colori di base: rosso, verde e blu, sono state applicate regolazioni diverse, potenziando il rosso e diminuendo la presenza del blu. In tal modo, come visibile dal grafico sulla destra (Scopes), i colori di base, e quindi anche tutti gli altri colori, ora sono più bilanciati.

    Immagini problematiche da correggere

    Attenzione ad una cosa però. Il filmato dell’esempio è relativamente semplice da correggere, perché segue uno schema di decadimento dell’immagine ricorrente nel restauro dei film 8mm e super 8:

    • le parti scure perdono di luminosità
    • le parti chiare rimangono inalterate
    • l’immagine prende una dominate fredda.

    Succede però che non sempre si abbia questa fortuna. Allora entra in gioco un operatore esperto e il fatto che, qualsiasi sia il problema, con migliaia di bobine lavorate alle spalle non è mai la prima volta che questo capita e quindi sa già come intervenire.

    Qui sotto ci sono le curve e gli scopes di Davinci Studio relativamente a un film amatoriale girato in Birmania nel 1970 di cui ho acquisito i diritti per il mio archivio e che quindi posso pubblicare:

    Le curve e gli scopes di Davinci di un'immagine con una dominante blu non corretta

    Noterete dal grafico a destra, confrontandolo con l’analogo grafico pubblicato in precedenza, che c’è qualcosa che non va, perché il rosso è particolarmente intenso nelle tonalità scure (parte bassa), mentre il blu e il verde lo sono nelle tonalità chiare (parte alta).

    Il regista, infatti, a metà viaggio finisce la pellicola che si è portato da casa ed è costretto a comprarne di nuova nel luogo in cui si trova dove, da Paese non esattamente governato da logiche di mercato, non ci sono prodotti di qualità occidentale.

    Il risultato è che nella prima parte del film va tutto bene, perché le immagini giungono ai giorni nostri senza particolari problemi, mentre nella successiva, quella registrata su pellicola acquistata in loco, i colori sono completamente sfasati.

    Per affrontare il restauro allora non ci si può limitare a una regolazione standard, altrimenti le immagini rimagono un disastro, ma si procede agendo sulle curve in questo modo, completamente diverso da quello mostrato in precedenza:

    Le curve e gli scopes di Davinci dopo una modifica per correggere immagini con una dominante blu

    Tale modifica genera gli scopes più bilanciati che si vedono sulla destra, dove i tre colori di base adesso hanno più o meno la stessa intensità.

    Il filmato che si ottiene mantiene un’immagine non priva di difetti, ma la differenza tra la versione iniziale e quella ottenuta lavorando in questo modo è percepibile anche da un non esperto.

    Situazioni del genere, al di là che i film della vostra collezione non hanno nulla a che vedere con la Birmania, capitano non solo per la scarsa qualità della pellicola usata, ma anche per le più frequenti cattive condizioni con cui le bobine sono state conservate.

    Nel video qui sotto, il quadro sulla sinistra mostra il girato così com’è stato acquisito dallo scanner. Sulla destra lo stesso girato dopo il restauro:

    Oltre alla correzione dei colori e della luminosità, è stato applicato anche il contenimento della grana e dei puntini neri, insieme alla stabilizzazione, anticipando le fasi del lavoro che spiego nei paragrafi successivi.

    La correzione di grana e puntini neri

    Le pellicole 8mm e super 8 hanno una grana ben visibile. Se, in fase di post produzione si deve aumentare parecchio la luminosità, perché è normale che in riprese amatoriali si siano compiuti degli errori, la grana viene accentuata ulteriormente. Per correggerla esistono diversi software.

    A volte gli stessi programmi di post-produzione hanno una funzione dedicata, ma quasi mai questa è efficace. La migliore soluzione sul mercato si chiama Neat Video, un plug-in (vale a dire una sorta di programma che funziona all’interno di un altro programma) compatibile con Davinci Studio, Adobe Premiere e Final Cut.

    La finestra delle impostazioni è questa:

    Finestra di Neat Video per correggere un fotogramma super 8

    Ci sono diverse regolazioni da applicare per correggere la grana e bisogna avere una certa esperienza per muoversi nel modo giusto, altrimenti si fanno danni.

    C’è poi una funzione per correggere i puntini neri, che nei film 8mm e super 8 sono dovuti alla polvere e al fatto che l’emulsione su cui sono impressionate le immagini col tempo si scrosta.

    Per quanto le pellicole in un laboratorio serio vengano pulite con un liquido apposito che si chiama isopropanolo e gli scanner professionali come il mio abbiano il wet gate, ovvero un accessorio che diminuisce graffi e puntini neri, quest’ultimi non vengono tolti del tutto nel video che si importa nel programma di post produzione. Neat Video lo fa con un’efficacia del 95%.

    L’immagine che si ottiene alla fine di questi passaggi è quella che vedete qui sotto:

    Fotogramma elaborato con Davinci Studio dopo essere stato digitalizzato da uno scanner super 8

    Il fotogramma è perfettamente centrato, la luminosità è quella che si otterrebbe con una ripresa con la tecnologia odierna, i colori sono bilanciati e non ci sono puntini neri o graffi visibili.

    Ora che l’immagine è apposto, all’interno di Davinci bisogna stabilizzare il video. Farlo è necessario per una serie di motivi:

    1. Le cineprese non avevano lo stabilizzatore.
    2. Lo scorrimento interno della pellicola amplificava le vibrazioni.
    3. I cameraman amatoriali spesso non avevano una mano molto ferma.

    Quindi se non si interviene nel modo giusto il video ne risente.

    Qui sotto pubblico un filmato 8mm girato nel 1964 in Spagna e da me restaurato. L’immagine in entrambi i riquadri è quella già corretta: chiunque può capire che è impossibile ottenere una simile qualità con sistemi di telecinema a basso costo e senza l’esperienza di un operatore con migliaia di pellicole elaborate alle spalle.

    Nel filmato qui sotto, si passa alla fase successiva e confronto il video non stabilizzato con il video stabilizzato da Davinci Studio:

    Grazie alle regolazioni applicate, il filmato sulla destra è più piacevole da vedere.

    Conclusioni sul telecinema

    Io vengo contattato giornalmente da moltissime persone che, dopo aver letto quanto spiego nel sito, mi chiedono informazioni sul mio telecinema prima di affidarmi i loro film di famiglia.

    Accanto a loro, mi scrive anche chi si attrezza per lavori fai da te e cerca aiuto. Io, nel limite del fatto che il laboratorio mi porta via molta parte delle mie giornate, rispondo sempre anche a quest’ultimi. Lo faccio perché ognuno è libero di fare le sue scelte, se gli si spiega onestamente come funzionano i diversi sistemi di acquisizione e restauro.

    Poco tempo fa mi contatta un signore che io avevo inizialmente scambiato per una persona che negli anni ’70 e ’80 aveva girato dei film super 8 e che era interessata ad acquisirli con un sistema auto-costruito. Dopo i primi scambi di messaggi, comprendo che invece si tratta di un uomo che arrotondava lo stipendio digitalizzando a pagamento film 8mm e super 8 di altri. Lo faceva usando il classico sistema proiettore-telecamera e affidando il “restauro” al fatto che, a suo avviso, lasciando la telecamera in automatico questa avrebbe corretto tutti i difetti.

    A quel punto il mio atteggiamento cambia, perché so bene la scarsità dei risultati che si ottengono in quel modo. Gli dico che i suoi clienti non dovrebbero essere ingannati in quel modo.

    Lui mi risponde che non è vero che ha attrezzatura scarsa, perché ha speso ben 80 euro per l’adattatore che serve per riprendere frontalmente il quadro del proiettore con la telecamera.

    Detto a chi come me ha uno scanner pagato decine di migliaia di euro, spesi non perché ama buttare i soldi ma perché sa che è necessario per ottenere buona qualità, da quella frase in poi, “ben 80 euro”, penso che il modo più gentile di continuare la conversazione sia smettere di rispondergli.

    In questa guida vi ho spiegato in cosa consiste un telecinema professionale. Adesso che lo sapete sta a voi decidere se salvare i vostri ricordi per sempre, vedendoli nel migliore dei modi possibili, o buttare i vostri soldi con i laboratori che usano sistemi amatoriali, perché se vi affidate a questi, dopo aver visto cosa si può ottenere lavorando professionalmente, una volta capita la differenza contatterete qualcuno di bravo per rifare il lavoro.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm, 16mm con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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      New York 1972

      Ascolta “New York 1972” su Spreaker.

      La gente che vive la vita normale, tanti anni fa. Sembra quasi che tu possa uscire dalla macchina del tempo e iniziare una conversazione con ognuno di loro:  Hey, cosa leggi? Sai dov’è il bar più vicino?

      Queste non sono parole mie, ma sono quelle di un Americano che ha commentato su Youtube un film che ho restaurato e che è stato girato a New York nel 1972. Per quanto io non abbia al momento rilasciato nessun contenuto in lingua inglese per spiegare quello che sto facendo, quell’utente ha colto in pieno l’essenza del mio progetto. Quindi questo contribuisce a dimostrare che dalla più profonda provincia italiana dalla quale provengo, quella stessa che uno di quegli intellettuali capoccioni che sono talmente intelligenti che sono rimasti al mondo di vent’anni fa denigrerebbe, grazie al web, che evidentemente non è solo:

      • notizie false
      • giovani che perdono i loro anni migliori nel nulla

      sto aggiungendo un piccolo tassello di storia alla città più importante del mondo, dandone con le sole mie forze una visione reale che si affianca a quella, senz’altro più celebre ma non più degna di rispetto, della finzione, neorealistica, della Mean Streets di Martin Scorsese o delle cronache un po’ schierate che sono arrivate ai giorni nostri direttamente da quell’America dell’anno della rielezione di Nixon.

      Il 1972 è importante per l’architettura Newyorkese. Il mio progetto si basa sul business, perché se cosi non fosse anziché essere qui a registrare un podcast ascoltato da centinaia di persone butterei il mio tempo a vagabondare per le sedi di partito in cerca di finanziamenti a quello che sulla carta rimarrebbe un ottimo progetto, visto che senza le spalle sufficientemente larghe che servono per farsi spazio nel mondo scarsamente meritocratico delle pubbliche relazioni non si va da nessuna parte. L’architettura di una città è importante perché sulla sagoma dei suoi palazzi è costruito l’immaginario collettivo della città stessa e quindi, più concretamente, ad un documentarista che sta parlando di New York nei primi anni 70 servono degli spezzoni di film che la identifichino in quell’epoca, in cui iniziano ad inalzarsi nel suo skyline quelle che, nella memoria che verrà tramandata ai posteri, rimarranno per sempre il simbolo più evocativo della città, non solo in quegli anni.

      Il mio progetto rimane in equilibrio su un presupposto poco legato alla storia, ma molto legato al business. lo, per prima cosa, devo trovare un metodo per comprare altri film, quindi il discorso economico viene prima di quello antropologico della gente che, come suggerisce il commentatore di cui ho parlato all’inizio, si comporta in un modo per nulla influenzato dalla cinepresa che sta riprendendo, visto che nel caso di quelle che hanno girato la mia collezione parliamo di un apparecchio poco più grande di una macchina fotografica reflex, con la quale ai tempi veniva spesso scambiato dai passanti. Un collezionista come me deve saperne di tante cose:

      • di mercato, perché c’è una bella differenza tra vendere la ripresa di un gruppo di broker di Wall Street che cammina per Manhattan negli anni 80 con atmosfere che sembrano uscite direttamente dal film di Oliver Stone, ma che a differenza di quelle di quest’ultimo sono scene reali, e vendere il filmato dì un gruppo di turisti che in quello stesso momento cammina per Venezia che, ve lo confermo se ce n’è bisogno, è esattamente identica ad oggi, tranne che per il ponte di Calatrava di cui esteticamente se non poteva fare a meno, ma quello è un altro discorso.

      Deve saperne:

      • di pellicole, che nel caso dell’8 mm sono talmente perfette dal punto di vista della qualità dell’immagine che solo all’inizio dell’attuale secolo sono state superate a livello amatoriale dall’avvento delle prime telecamere HD. Provate a pensarci: dal 1932 ai primi anni 2000 non c’è stato nessun miglioramento qualitativo, ma semmai una regressione con l’avvento dei nastri negli anni 80,

      e ne deve sapere

      • di storia, se non attingendo solo al suo bagaglio culturale, consultando i mezzi che la tecnologia gli mette a disposizione e che, di informazione in informazione, contribuiscono a renderlo una persona più competente e per questo migliore.

      Quindi, capita spesso che, nei siti dove metto a disposizione di documentaristi e televisionari vari gli spezzoni di film che restauro, io debba risalire al luogo dove quelle riprese sono state fatte, partendo magari dallo zoom su un cartello stradale o da uno stile architettonico che, incrociato su Google immagini con la città, e restituito dal motore dì ricerca in un colpo d’occhio che, pur con centinaia di risultati, si consulta in 10 secondi, permette di ottenere una ricostruzione precisa, oltre che del tempo, anche del luogo esatto in cui si stava svolgendo la scena.

      Nonostante io non abbia mai avuto il piacere di visitare New York, quando mi capita di assistere ad un dialogo di un film di Hollywood o, più probabilmente, di una serie TV alla Sex and The City, succede sempre più spesso che io riesca a riconoscere delle ambientazioni che avevo visto in una qualche pellicola amatoriale di decenni prima. Luoghi che non sono necessariamente quelli che anche le casalinghe avanti negli anni hanno in mente, come:

      • la Statua della Libertà
      • Times Square
      • Central Park

      ma, giusto per citare concretamente icone un po’ meno alla portata di tutti che mi sono già capitate, possono essere anche:

      • Washington Square
      • la Chiesa di Saint Thomas
      • il Radio City Music Hall.

      Tutti posti che il turista medio Italiano difficilmente visita, nonostante i 1000 euro che spende per il volo e la quantità esorbitante di selfie di fronte all’Apple Store della quinta strada che si trovano in rete, e che evidentemente non sono sinonimo di tanto tempo a disposizione, ma del semplice desiderio di farsi forza fingendosi una persona migliore, comunicando ai propri contatti che si trova in quel posto.

      Il punto di forza di un filmato ambientato a New York nel 1972 è che quelle che furono le icone più importanti della città per i successivi 3 decenni, in quell’anno erano ancora in costruzione, per quanto l’unico segnale di cantiere visibile nel film che ho restaurato io fosse oramai solo una gru in cima ad una delle due torri. In virtù di questa fotografia temporale, durata per l’esattezza dal 1966, anno della posa della prima pietra, all’inaugurazione avvenuta nell’anno successivo a quello del mio filmato, la pellicola super 8 che ho comprato da uno svuotacantine austriaco e poi ho reso disponibile alla collettività dopo un restauro passato attraverso uno scanner in alta definizione ed un software open source, diventa ancora più preziosa nel momento in cui cerco di venderla.

      Non l’ho detto ma credo che l’abbiate capito: le ho definite icone al plurale e non esistono a memoria altri esempi al mondo di simboli doppi, scervellatevi pure e non considerate i cloni che ci sono a Malesia. lo sto parlando del World Trade Center e più in particolare degli edifici più alti di quel complesso, ovvero le Torri Gemelle.

      Provate a pensarci:

      • il mio scopo è vendere a dei clienti, tendenzialmente dei documentaristi, uno spezzone di filmato storico di pochi secondi.

      Il primo elemento importante è la città immortalata e New York, su questo non c’è nessuno spazio per la discussione, è la Capitale del mondo e quindi il posto che è in grado di generare i migliori guadagni per uno come me.

      In secondo luogo c’è il lasso temporale, che nel caso in questione è diviso in tre tempi: fino all’inizio del cantiere e dopo il 2001 quando non ci sono, nei 7 anni di costruzione e dal 1973 fino ai successivi 28 anni.

      Qual è l’immagine più preziosa?

      Nonostante si tratti di quella che identifica il minor numero di anni è proprio quella in mio possesso che è ambientata durante la costruzione.

      Sono sicuro che ogni tanto incappate su una di quelle rubriche tipiche del sito dei giornali importanti e dove si mostrano cose del tipo:

      • Le 20 foto che di sicuro non avete mai visto

      e a quel punto appare il cantiere della Torre Eiffel, che essendo relativo al biennio 1887-1889 è documentato solo con immagini statiche, essendo il cinema un’invenzione successiva, per altro successiva di pochissimi anni. Esistono milioni di foto in bianco e nero della Torre Eiffel, magari contestualizzate in epoche lontanissime rispetto alle nostre, fatte di carrozze e uomini con cilindro e i baffi alla Re Vittorio Emanuele, ma quelle sono fotografie che raccontano un momento di cui esistono tante prospettive che sono giunte ai giorni nostri. Il cantiere invece è un’immagine rara, una di quelle immagini che per la negligenza di una singola persona magari poteva anche togliere all’intera Umanità la fotografia di un attimo di storia che nessuna tecnologia sarà mai in grado di ricreare con la stessa realisticità della vita vera. Ai film 8 mm può toccare la stessa sorte, perché in questo formato amatoriale spesso non trovano in chi li eredita sufficienti motivazioni per essere conservati e in quanto, non ridete ma questa è proprio la triste realtà,

      • filmato, quindi supporto più complesso da fruire rispetto ad un’immagine statica

      diventa spesso un tondino di metallo, all’apparenza senza contenuto, da relegare nella spazzatura.

      Mi permetto di ringraziare un ascoltatore, che si firma Thor ODT e che conosco anche per l’altro mio podcast che, vi ricordo, si chiama:

      Vendere foto e video online

      Ha scritto:

      Finalmente tornano questi episodi, che ascoltavo volentieri ogni settimana.

      Grazie amico mio del sostegno. Sapete che la diffusione di un contenuto nel web è una questione di algoritmi e per determinare il successo di un podcast i commenti contano, in più sono fondamentali per farmi sapere che ci siete. Di solito registro in una stanza un po’ buia e solitaria, non perché io sia un eremita, ma perché è il luogo migliore della casa per evitare i rumori di fondo, quindi in un contesto del genere vedere le statistiche degli ascolti e ancor di più le vostre parole mi conforta. Il progetto è ancora del genere

      • fatto in casa, per quanto 700 pellicole oramai occupino più spazio di un’utilitaria

      quindi io ci credo molto visto lo sforzo che mi comporta portarlo avanti da solo. Che dire: grazie di avermi ascoltato, spargete la voce, commentate, moltiplicatevi. Ricordatevi che il mondo può migliorare anche per i gesti delle singole persone. Ci sentiamo il prossimo episodio.

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