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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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super 8

Restaurare film 8 mm: guida e consigli per il fai da te

Nonostante il titolo di questa guida, mi permetto di sconsigliare di restaurare i propri film di famiglia con il metodo del fai da te.

Al di là del fatto che il software di restauro è molto difficile da imparare, c’è un problema insormontabile per chi non vuole affidarsi a un laboratorio professionale:

Non esistono scanner di buona qualità a meno di 20 mila euro.

Il modello più economico da prendere in considerazione è il FilmFabriek Pictor Pro che trovate illustrato dal produttore in questa pagina. Tutti gli altri sono poco più che giocattoli.

A partire dagli scanner come il Reflecta Film Scanner Super 8 – Normal 8 che su Amazon costa intorno ai 400 euro e di cui esistono versioni pressoché identiche di altre marche (Film2Digital, Somikon, Kodak), a testimonianza che c’è un solo produttore e chi lo distribuisce appone solo l’etichetta, con buona pace di chi si ricorda di quando Kodak era un marchio serio. O il Reflecta Super 8 Scanner, che non si fatica a trovare nel mercato dell’usato, proprio perché tanti vogliono disfarsene dopo averne testato le prestazioni.

Tanti anni fa, quando ho messo in piedi il laboratorio, avevo cominciato comprando lo scanner base di Moviestuff, spendendo circa 5 mila euro. Questa qui sotto è una foto della prima versione delle mie apparecchiature:

Un sistema di telecinema super 8 e 8 mm basato sullo scanner Moviestuff retro 8 e su Final Cut Pro

Con il Moviestuff Retro 8 usavo il software FinalCut per restaurare. Quando poi sono passato allo scanner professionale che ho oggi, e allo stesso tempo ho sostituito FinalCut con Davinci Studio, ho iniziato a rifare tutti i restauri a cui avevo lavorato in precedenza. Anni di lavoro, che per altro devo ancora terminare, ma ne sta valendo la pena, considerata la differenza abissale di qualità tra i due sistemi.

So che in rete è pieno di tutorial di presunti geni che modificano un vecchio proiettore e lo fanno diventare un apparecchio che nemmeno Hollywood potrebbe aspirare ad avere. Sarebbe molto bello che le cose stessero così. Lo dice uno che, anziché indebitarsi per ripagare i macchinari che ha acquistato, avrebbe preferito di gran lunga ottenere la stessa qualità con un proiettore degli anni ’70 che si trova su Ebay a 100 euro e un po’ di lavoro per adattarlo. La realtà però è un’altra.

Lo scanner non è come un computer che 5 anni dopo essere uscito vale un quarto di quello che si è pagato. Il costo dello scanner è solo in minima parte influenzato dal processore e della componentistica di natura informatica. Il prezzo lo fanno:

  • Ottica.
  • Sensore d’immagine (CCD o CMOS).
  • Costi di progettazione dell’apparecchio.
  • Valore aggiunto che solo i pochi produttori di questo genere di apparecchi possono dare.

Quindi lo scanner non si svaluta sul mercato come i computer e gli smartphone e non è pensabile che negli anni i prezzi si abbassino con la velocità con cui questo succede in altri settori della tecnologia.

Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

Questo qui sopra è lo scanner professionale FilmFabriek HDS+ che uso oggi nel mio studio, insieme alla workstation a cui è abbinato.

Laboratori professionali di restauro e improvvisatori

Anche affidandosi a chi restaura per professione non è  facile scegliere il laboratorio giusto, perché la professionalità con cui questo lavora fa la differenza tra il:

  • buttare i propri ricordi
  • conservare (e tramandare) documenti che, se andassereo persi, non sarebbero più recuperabili.

Ecco perché tra i laboratori che effettuano la digitalizzazione delle pellicole esistono:

  • servizi a prezzi di saldo, che si limitano a riprendere con una telecamera (o con lo smartphone) il quadro sul muro illuminato dal proiettore (procedura che rischia anche di rovinare irrimediabilmente il supporto, a causa degli ingranaggi del proiettore) e lasciano agli automatismi della telecamera l’onere del restauro.
  • servizi professionali, portati avanti da laboratorori che hanno attrezzature moderne e conoscono i software di correzione dell’immagine.

La differenza tra le due opzioni la spiego in modo approfondito in questa guida che ho scritto per il sito.

Sono convinto delle mie parole, tanto che, a differenza dei miei concorrenti, non ho alcun problema a pubblicare in questo sito decine di filmati che ho restaurato, mostrando così cosa sono in grado di ottenere. Come ho fatto con questo filmato del 1958 che pubblico con l’autorizzazione scritta del proprietario:

Il restauro fai da te di film 8mm e super 8

Abbiamo detto che, per effettuare un buon lavoro, è fondamentale avere un buono scanner. Quello che uso io, il FilmFabriek HDS+, costa decine di migliaia di euro e, non solo non è proponibile a chi vuole limitarsi a digitalizzare la sua collezione personale di film 8mm e super 8 ma, proprio per il costo elevato, non è nemmeno alla portata dei laboratori che lavorano a meno di 1000 film all’anno. Io ci riesco per un semplice motivo:

Il sistema di restauro che ho messo in piedi, non è solo al servizio dei film di famiglia che i clienti mi mandano, ma anche di un archivio di filmati storici che fornisco a produzioni di documentari di tutto il mondo.

Come dimostrano, per esempio, i titoli di coda di una serie in onda sulla PBS, la televisione pubblica americana. Tra i fornitori di materiale storico è indicato anche il mio archivio, FOOTAGE FOR PRO:

Grazie a questi due progetti basati sulla stessa tecnologia mi sono potuto permettere lo scanner FilmFabriek che acquisisce film 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm, sia muti che dotati di traccia sonora ottica o magnetica.

A proposito di attrezzature professionali, vi do un consiglio. Più del 90% dei film 8mm e super8 erano muti. Se il servizio che consultate vi dice che non è in grado di acquisire l’audio anche quando questo c’è, significa che usa uno scanner molto economico. Questo, oltre a non consentire di digitalizzare il sonoro, ha anche una qualità dell’immagine pessima.

Un altro indizio per scovare chi usa attrezzature non all’altezza della situazione sono i tempi di lavorazione. Quando sono superiori a 7 giorni quasi sicuramente usano gli scanner da 400 euro che si trovano in vendita online, perché questi sono interamente in plastica e sono molto lenti ad acquisire.

Mi capita saltuariamente di guardare i siti internet che propongono servizi, sulla carta, simili al mio. Nessuno pubblica estratti dai filmati a cui ha lavorato, magari mascherando tale assenza con parole altisonanti come programmi professionali, intelligenza artificiale, massima qualità, azienda leader. A me, che un po’ me ne intendo, certi atteggiamenti fanno bollire il sangue, perché io ho le conoscenze tecniche per accorgermi se qualcuno mi prende in giro, mentre i clienti che si trovano in mano i ricordi di famiglia no.

L’unico elemento importante in una digitalizzazione è il video che si ottiene e, se non vi mostrano esempi di quelli a cui hanno già lavorato, fossi in voi non mi fiderei.

Qui sotto potete vedere un film 8mm girato a Napoli nel 1957.

Le riprese sono indicative della qualità che si può ottenere digitalizzando professionalmente le pellicole amatoriali dell’epoca. Per certi aspetti sono anche sotto la media, visto che il cameraman non è tecnicamente impeccabile e il film è più vecchio della gran parte degli altri film in pellicola, il cui periodo d’oro è rappresentato dagli anni ’70, quando cineprese e supporti di registrazione erano un po’ migliori di quelli del 1957.


Userò questo filmato per illustrare le diverse fasi del restauro. Anche in questo caso, ci tengo a dirlo, pubblico il video dopo aver ottenuto un’autorizzazione scritta dell’autore o dei suoi eredi.

La prima fase: la preparazione delle pellicole

Le pellicole 8mm e Super 8, col tempo, accumulano polvere. Questa, in fase di restauro, può essere rimossa in modo efficace, ma non totale. Per questo motivo, prima di acquisire i film mettendoli nello scanner o inserendoli nel proiettore, è necessario pulirli.

Attenzione: nel filmato digitalizzato rimarranno comunque dei puntini neri visibili.Infatti, questi non sono causati solo dalla polvere, ma anche dallo scrostamento dell’emulsione su cui sono impressionati i fotogrammi. A quel punto si interviene via software, ma lo spiego meglio nella seconda parte di questa guida.

Il prodotto più adatto per pulire le pellicole è l’isopropanolo, non tanto per la sua funzione detergente — che non è più efficace di quella di tanti altri liquidi — quanto per la sua volatilità, ovvero il fatto che evapora molto velocemente. Se le pellicole restassero bagnate, infatti, si rovinerebbero. Facendo questo lavoro, non avete idea di quante volte mi sia capitato di lavorare su film che, accidentalmente, sono rimasti sommersi nell’acqua. In quei casi, non esiste alcun restauro software in grado di riportarli allo stato originale. Un ottimo motivo per non conservare le pellicole negli scantinati.

L’isopropanolo si trova in ferramenta o nelle catene della grande distribuzione specializzate nel fai-da-te, al costo di 5-10 euro per la bottiglia da un litro. Per applicarlo, basta usare un panno morbido (vanno benissimo quelli per occhiali), versare il liquido e tenere il tessuto stretto sul film mentre lo si riavvolge velocemente con il proiettore — o con lo scanner, se quest’ultimo è professionale e ha una meccanica sufficientemente robusta da non rompersi a causa dell’attrito.

Serie di giuntatrici a colla e a nastro adesivo nei formati 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm

Rifare le giunte

I film che venivano inseriti nelle cineprese erano lunghi 15 metri (50 piedi) e avevano la forma di bobine di 7,5 cm di diametro. Duravano 3 minuti e 20 secondi nel formato Super 8 e 4 minuti nel formato 8mm. Se le vostre bobine sono più larghe, significa che durano di più, come spiegato nella tabella che ho messo in questa pagina, e che sono il risultato dell’unione di più bobine piccole. Per metterle insieme si usavano le giuntatrici:

  • a colla
  • a nastro adesivo

La premessa di base è questa. Allargo il quadro citando il messaggio di una persona che inizialmente è stata un cliente e col tempo è diventata un amico, con il quale mi diverto spesso a dialogare di film e storia. Come alcuni della sua generazione, ha il merito di aver documentato gli anni ’70 e ’80 con una cinepresa Super 8, cosa che io, per motivi generazionali, non ho avuto il privilegio di fare.

Fino agli anni Sessanta si usava la colla, che era decisamente migliore.

Lo scotch è arrivato alla fine di quel decennio e si è rivelato necessario per giuntare le pellicole Super 8 della 3M, che erano in poliestere e non in triacetato. Quelle pellicole erano praticamente indistruttibili, ma non si incollavano nemmeno con il Bostik. Su queste, anche la pista magnetica non era applicabile in modo amatoriale: bisognava rivolgersi a laboratori specializzati che usavano una speciale pasta.

Io ho usato pochissime pellicole di quel tipo, anche per questo ho comprato una bellissima incollatrice termica della Hähnel che ho utilizzato per i miei film. Le giunte fatte con questa tengono ancora dopo più di 50 anni.

Confermo che le giunte fatte con il nastro adesivo – e ne esistevano molte qualità, come ho scoperto con la pratica – in un buon 50% dei casi oggi non tengono. La percentuale migliora notevolmente con le giunte a colla, che richiedono però molto più tempo per essere rifatte, oltre a una tecnica un po’ più complicata.

Quelle che vedete nella foto qui sopra sono le giuntatrici che uso nel mio laboratorio. Ce ne sono sia a colla che a nastro adesivo, e grazie a loro riesco a riparare tutti i formati su cui lavoro:

  • 8mm
  • Super 8
  • 9,5mm
  • 16mm.

Se non ne avete una, potete trovarne usate anche di ottima qualità. Poco importa se le ultime prodotte risalgono agli anni ’80, visto che sono figlie di un’epoca in cui il mercato non aveva ancora virato pericolosamente verso l’usa e getta, come succede oggi.

A dire il vero, c’è anche un sito olandese, Van Eck Video Services, che vende giuntatrici nuove a prezzi tendenti all’assurdo, ma se ci sono, evidentemente c’è un mercato. Per quanto riguarda il nastro adesivo e la colla, se non volete fare un mutuo in banca per comprarli in Olanda, li trovate a prezzi più competitivi su eBay.

Digitalizzare i film 8mm e super 8

Preparate le pellicole pulendole e rifacendo le giunte che si sono rotte si passa alla digitalizzazione.

Alla portata degli amatori ci sono due tipi di sistema per acquisire le pellicole:

  1. Riprendere il quadro del proiettore con la telecamera o lo smartphone.
  2. Usare gli scanner 8mm e super 8 da poche centinaia di euro.

Lavorare con telecamera e proiettore ha l’inaccettabile controindicazione di mettere in pericolo la pellicola, perché i proiettori sono fuori produzione da più di 40 anni e anche all’epoca in cui erano in vendita succedeva che il film si incastrasse tra gli ingranaggi, rovinandosi in modo irrecuperabile.

Come secondo difetto, usano una lampada a incandescenza. Se questa si ferma anche solo per un secondo, fatto frequente, il fotogramma illuminato si brucia, proprio come nell’immagine qui sotto:

Bruciatura generata da un proiettore con lampada ad incandescenza in un film super 8 degli anni '80

Con queste premesse, chiunque abbia a cuore i ricordi che le sue pellicole hanno immortalato, magari relativi a persone che oramai non ci sono più, secondo me dovrebbe fermarsi a pensare se ne vale veramente la pena.

Gli scanner economici che si trovano, anche su Amazon, a poche centinaia di euro, invece non possono rovinare la pellicola, salvo difetti di fabbricazione sui quali non metto la mano sul fuoco. Dal punto di vista progettuale, però, lo scorrimento del film è esterno all’apparecchio e, quindi, non c’è pericolo che si incastri.

Unitamente a questo usano una luce fredda a led per illuminare e hanno un altro grande vantaggio: fanno l’acquisizione frame by frame (fotogramma per fotogramma).

I film 8mm e super 8 erano girati a 16 o 18 fotogrammi al secondo, mentre telecamere e smartphone odierni hanno 25 fotogrammi al secondo, o 29,97. Riprendere con 25 fotogrammi al secondo un filmato girato a 16 o 18 significa che in ciascun fotogramma moderno se accavallano due della ripresa originaria: un disastro a livello di qualità finale.

Il problema degli scanner economici è che, nonostante abbiano dei vantaggi rispetto ai proiettori, con questi si ottiene ugualmente un filmato pessimo, a causa di:

  1. Una lente di bassa qualità.
  2. Un sensore che rileva l’immagine da fotocamera giocattolo.

Ecco il confronto tra una digitalizzazione amatoriale e un lavoro professionale. Il film è stato girato in super 8 nel 1980 da un turista italiano in vacanza in Egitto. Aveva avuto la pessima idea di rivolgersi al laboratorio sbagliato, per altro uno di quelli che si trovano in cima alle liste dei motori di ricerca. Ci tengo a ringraziare questa persona perché mi ha autorizzato a diffondere le immagini per evitare che altri facciano il suo stesso errore:

Le impostazioni corrette: l’esposizione

Entrambi i sistemi di digitalizzazione amatoriali hanno il difetto di non consentire all’operatore di usare impostazioni manuali durante l’acquisizione. La modalità automatica, se la pellicola è perfetta, può essere una soluzione applicabile. Il problema è che i film di famiglia, essendo girati da registi amatoriali e avendo decenni di vita, presentano spesso dei problemi che solo:

  1. Attrezzature professionali.
  2. Un operatore esperto,

possono risolvere fin dalla fase di acquisizione.

Le pellicole vanno infatti digitalizzate con una leggera sottoesposizione. Per ottenerla e permettere al software di restauro di gestirla nel migliore dei modi, lo scanner deve avere una quantità elevata di bit colore. I bit colore sono un valore che indica la quantità di gradazioni che ciascun colore ha. Solo se ne ha a sufficienza, in fase di restauro si può aumentare la luminosità delle immagini scure senza controindicazioni.

Se invece si acquisisse sovraesponendo, per poi diminuire la luminosità al computer, la qualità delle immagini sarebbe inferiore. Anche a parità di bit colore.

Ovviamente se l’apparecchio che si usa per acquisire, sia esso uno scanner economico o la telecamera che si usa per riprendere il proiettore, non consente all’operatore di agire manualmente sull’esposizione, si fa quello che si è accettato di fare volendo procedere con il fai da te: ci si accontenta. Magari pensando alla tipica scusa che usano anche i laboratori amatoriali quando i clienti si lamentano:

Il film è vecchio ed è normale che la qualità sia scarsa.

Questo non è assolutamente vero.

Software per restaurare i film di famiglia

Per restaurare film 8mm e super 8, ma anche 9,5 mm e 16mm, io uso Davinci Studio, abbinato al plug Neat Video, specializzato nel togliere i puntini neri e i graffi, oltre che la grana.

Esiste la versione gratuita di Davinci Studio: Davinci Resolve. Differisce per poche cose, quindi se si devono effetuare lavorazioni una tantum forse la versione a pagamento non vale la pena.

Gli altri software di montaggio video, come FinalCut, Adobe Premiere e Avid sono altrettanto strutturati per fare correzione dell’immagine e quindi restauro. Io che, da montatore professionista, li ho usati tutti li ritengo meno pratici di Davinci Studio. E’ però una questione molto soggettiva, perché esistono montatori professionisti, o anche colorist – che sono quelle figure professionali che si specializzano nel solo trattamento dell’immagine, che hanno opinioni diverse dalla mia.

Quello che senz’altro sconsiglio di fare è usare software amatoriali come Pinnacle Studio, Movie Maker, Moravi Video Editor, che vanno benissimo per montare se non si hanno particolari esigenze, ma hanno funzioni basilari di correzione dell’immagine, quando non anche quasi completamente automatiche. Di conseguenza, su immagini complicate come quelle dei film storici, vanno in crisi.

Tornando ai tutorial miracolosi che si trovano in rete, esiste anche un programma open source chiamato VirtualDubMod. Lo conosco bene perché, prima di aprire il laboratorio, l’ho testato in modo approfondito. Premettendo che è molto difficile da usare, posso affermare con cognizione di causa che alla prova dei fatti, come sempre, le cose cambiano rispetto a quanto si vede su YouTube. Il problema è che per fare uno di quei tutorial si lavora a 100 film diversi, ma si fa vedere solo il migliore, omettendo di dire che gli altri 99 non sono venuti bene.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale applicata al restauro, ci sono due opzioni che vanno per la maggiore:

  • Topaz Video AI
  • Runway

Io li monitoro in continuazione, perché per fare bene il mio lavoro bisogna rimanere costantemente aggiornati. Tutte le prove che ho fatto, fin dal loro lancio, sono state deludenti, perché gli artefatti che generano sono inaccettabili.

Mi spiace deludere quelli che credono che la tecnologia nel settore del restauro stia già facendo miracoli, consentendo all’operatore di non fare fatica e di rimanere ignorante perché tanto fa tutto l’intelligenza arfiticiale:

Ad oggi, per restaurare bene film 8mm e super 8 sono ancora necessari anni di esperienza e tanto lavoro su ogni pellicola.

Dopo anni di fatiche, sia sul mio archivio personale (lo potete vedere anche in uno dei miei Canali YouTube), sia sui film dei clienti che si rivolgono a me, solo adesso sono perfettamente in grado di togliere la gran parte dei segni del tempo che si accumulano sulle pellicole. All’inizio, pur venendo da un’esperienza di montatore televisivo professionista, non ero all’altezza della situazione e ho dovuto impiegare il mio tempo per imparare. Figuriamoci se fossi stato un improvvisato senza nessuna esperienza importante alle spalle.

Il restauro di film 8mm e super 8 in Davinci Studio

Come abbiamo detto, l’ideale sarebbe acquisire la pellicola con attrezzature professionali perché, tra le tante cose, hanno il vantaggio di permettere di usare impostazioni manuali, a partire dalla possibilità di sottoesporre leggermente l’immagine.

Fotogramma originale scansionato da un film 8mm del 1957 girato a Napoli

Il ridimensionamento del fotogramma

Dopo essere uscito dallo scanner, il filmato di Napoli del 1957 appariva così come lo si vede qui sopra. Il fotogramma principale comprendeva porzioni dei fotogrammi precedente e successivo, e anche i bordi laterali includevano aree esterne, come il foro su cui all’epoca si innestavano gli ingranaggi del proiettore e della cinepresa.

E’ necessario fare così perché, in determinate situazioni, l’immagine oscilla, e solo se la prozione che si acquisisce è ampia si riesce a compensare lo spostamento.

Per arrivare al video finale, la prima cosa da fare è quindi:

  1. Ingrandire il fotogramma per portarlo a tutto schermo.
  2. Tagliare i lati.
  3. Centrare l’immagine.

Fatto questo si passa alla fase successiva: la color correction.

Il video che pubblico qui sotto confronta il filmato di Napoli in queste due fasi:

  • a sinistra dopo il solo ridimensionamento
  • a destra dopo il ridimensionamento e la correzione dei colori e della luminosità

La color correction

Per parlare della correzione dei colori e della luminosità, indicata come color correction nella gran parte dei software, c’è da fare una premessa importante:

Gli scanner professionali hanno una funzione che permette di regolare le lampade in automatico, aumentando l’intensità nelle scene scure e diminuendola in quelle chiare.

La luce che illumina lavora però in modo lineare, ovvero non può essere regolata distinguendo gli scuri dai chiari. Questo non va bene, perché i film 8mm e super 8 negli anni decadono soprattutto nelle parti in ombra o in controluce. Quindi, per riportare le pellicole alla qualità iniziale bisogna lavorare con le curve, che invece permettono di distinguere dove applicare la regolazione della luminosità.

Nella funzione Curves di Davinci Studio e Davinci Resolve si deve agire sul grafico di sinistra, la cui linea parte dritta:

Curve senza modifiche di Davinci Studio

e, dopo la correzione, diventa così:

Curve modificate di Davinci Studio

La linea bianca è stata modificata inserendo e spostando verso l’alto un punto nella parte sinistra. Questo significa che solo i colori scuri sono stati alzati, come si vede negli Scopes, il grafico con i tre colori di base, rosso, verde e blu, che c’è a destra.

Come ulteriore regolazione è stato rinforzato il colore rosso, perché i film 8mm e super 8 negli anni prendono una leggera dominante fredda.

Come ben visibile nel fotogramma di anteprima del video sopra, lavorare in questo modo, magari in un’inquadratura difficile dove sono presenti zone di luce diverse tra di loro, fa riapparire i soggetti in ombra che altrimenti si sarebbero persi.

La correzione della grana

Ridimensionato il fotogramma e corretti i colori, cosa da fare possibilmente spezzone per spezzone, anche se questo porta via un sacco di tempo, si passa al contenimento della grana e dei puntini neri e graffi.

La grana è una sorta di marchio di fabbrica delle pellicole e nell’aumentare la luminosità con le curve viene ulteriormente accentuata.

I programmi di montaggio professionale, Davinci Studio incluso, hanno tutti una funzione specifica per fare questo tipo di correzione. Nessuno di questi però, allo stato delle cose, ha l’efficacia di Neat Video. Apportare queste correzioni non è infatti privo di controindicaizoni e Neat Video ne ha molte meno delle funzioni integrate nei software. Non entro troppo nei dettagli tecnici, ma mi riferisco soprattutto al comando che permette di togliere i puntini neri, perché a volte questo è impreciso e toglie anche altri elementi dell’inquadratura.

Sulla sinistra potete verdere il video dopo il ridimensionamento e la color correction. Sulla destra lo stesso video a cui è stata applicata anche la correzione della grana e dei puntini neri:

Come è evidente fin dal fotogramma di anteprima, Neat Video fa il suo lavoro egregiamente. In alcuni passaggi molto problematici magari non è perfetto, ma si può accettare il margine di errore con cui lavora.

La stabilizzazione elettronica delle immagini

Le cineprese non avevano né lo stabilizzatore ottico né, tanto più, quello elettronico, che invece sono presenti in tutte le telecamere moderne e negli smartphone. In più, lo dico a beneficio di coloro che non hanno mai ripreso prima degli anni ’80, la pellicola che scorreva all’interno favoriva ulteriormente le vibrazioni.

Quindi, se oggi che la tecnologia è andata avanti si vuole fare un buon lavoro di restauro, bisogna stabilizzare il filmato. Ci si riesce con pressoché tutti i software di montaggio. Questi hanno integrato un sistema per analizzare le immagini e applicare un contromovimento alle oscillazioni generate dalla mano del regista. La precisione della stabilizzazione cambia da software a software e io, anche in questo caso, considero lo stabilizzatore di Davinci il migliore in circolazione.

Le impostazioni che uso dipendono da diversi fattori, non ultimo la risoluzione della timeline e del file acquisito. Le riporto, graficamente, qui sotto, perché se si sbagliano si possono fare molti danni al filmato:

Grafico dello stabilizzatore di Davinci Studio

Grazie al mio archivio personale mi capita molto stesso di parlare con produttori esecutivi o archivisti, ovvero quelle figure professionali che si occupano di cercare i filmati storici per i documentari.

Tra le tante cose di cui si stupiscono quando dico loro che i miei video sono generati da pellicole 8mm e super8 amatoriali, c’è la grande qualità di ripresa, che non è tipica delle immagini girate da non professionisti.

Questa qualità che meraviglia gli addetti ai lavori è dovuta, almeno in parte, al grande miglioramento degli stabilizzatori software che c’è stato negli ultimi anni. Quindi attenzione a non sottovalutare questo passaggio che vedete dimostrato nel video qui sotto.

Sulla sinistra il filmato dopo il ridimensionamento, la color correction e la correzione della grana e dei puntini neri, sulla destra lo stesso filmato dopo la stabilizzazione:

La correzione del numero dei fotogrammi al secondo

Introduco l’ultimo video che illustra le diverse fasi del restauro facendo una premessa di carattere tecnico.

La diversità estetica che subito salta agli occhi tra un film amatoriale dello scorso secolo e un video moderno è il formato dello schermo. Una volta era 4/3, mentre oggi è 16/9. I primi quindi, su un televisore di oggi, si vedono con le bande nere verticali.

C’è però un’ulteriore differenza che i non professionisti non conoscono e, purtroppo, è ben più complicata da gestire: il numero di fotogrammi al secondo. Una volta erano 16 (film 8 mm) o 18 (film super 8) e oggi sono 25, o 29,97.

Come ho accennato prima, questo problema si inizia a risolvere in fase di acquisizione usando apparecchiatura che fa la digitalizzazione frame by frame. La questione però persiste nelle fasi successive e fino all’esportazione del video finale.

Per quanto gran parte dei televisori e monitor da computer siano in grado di riprodurre filmati a 16 o 18 fotogrammi al secondo, convertendoli in tempo reale a 25 o 29,97, il modo in cui questo avviene non è preciso come quello che si può ottenere lavorando bene al computer in fase di restauro.

Ecco perché il mio laboratorio non consegna mai video a 16 o 18 fotogrammi al secondo, cosa che per altro mi risparmierebbe del tempo, ma li converte tutti a 25: farlo durante l’esportazione genera dei risultati migliori di quelli che i televisori e i monitor ottenengono con la conversione durante la riproduzione.

Adattare con un software di restauro il numero di fotogrammi al secondo è possibile in 3 modi:

  1. Aggiungere i fotogrammi ripetendo quelli che ci sono.
  2. Aggiungere i fotogrammi creando una dissolvenza incrociata tra alcuni fotogrammi adiacenti.
  3. Usare l’intelligenza artificiale per ricalcolare le scene e ricreare da zero i 25 fotogrammi al secondo.

Quest’ultima tecnologia è avveneristica, ma ha delle controindicazioni. La prima è un problema del laboratorio e per questo è gestibile, ovvero è molto dispendiosa a livello di tempo. La seconda è che richiede un controllo costante da parte di un’operatore esperto e, pur con questo, in alcune scene non è ancora in grado di calcolare perfettamente i fotogrammi e genera degli artefatti che rendono inaccettabile il video.

Per questo motivo, con i film che mi mandano i clienti, il mio laboratorio non usa l’intelligenza artificiale per adattare il numero di fotogrammi al secondo. Usa il metodo della ripetizione dei fotogrammi.

Tutti i software di montaggio professionale hanno una funzione simile e, avendoli provati tutti, sono convinto che Davinci Studio sia il più preciso. A puro scopo illustrativo vi mostro qui sotto i risultati dell’adattamento del numero dei fotogrammi con l’intelligenza artificiale:

Conclusioni sui metodi fai da te

Dopo aver condiviso il mio metodo di lavoro, mi riallaccio a quanto detto all’inizio:

Se si vuole ottenere un buon restauro bisogna avere attrezzature molto costose e anni di esperienza con i software di correzione dell’immagine.

So bene che tanti, dopo aver visto i diversi passaggi del lavoro, stanno già pensando che alcuni sono superflui e si possono evitare, perché i risultati sul video non sono così evidenti. E’ un meccanismo umano quello di autoconvincersi che la realtà sia come la si vorrebbe, ma su qualsiasi argomento bisognerebbe avere l’umiltà di affidarsi a chi ha più esperienza, non perché sia una persona migliore, ma perché ha una maggiore teoria e pratica in quello che spiega.

Io ricevo centinaia di mail all’anno e la mia casella di posta elettronica è piena di persone che mi deridono, dicendo che risparmieranno e otterranno i miei stessi risultati riprendendo con lo smartphone il quadro del proiettore. Contenti loro…

I metodi fai da te hanno il loro fascino. Sono il primo che li usa per essere più veloce e per il piacere di risolvermi i problemi. Lo faccio però solo quando si tratta di operazioni semplici e che, nell’ipotesi che il lavoro non sia svolto correttamente, non provochino gravi conseguenze. Un conto è montarsi la scarpiera dell’Ikea, ma se l’impianto elettrico di casa ha dei problemi è meglio chiamare un tecnico per evitare che la casa prenda fuoco se si sbaglia qualcosa.

Il restauro dei film 8mm e super 8 è una lavorazione complessa. Se non viene svolta in modo adeguato non valorizza i ricordi della propria storia familiare, rovinandoli quindi per sempre – come nel video dell’Egitto che ho pubblicato a inizio pagina: per una persona che si è rivolta a un laboratorio professionale per rifare il lavoro ce ne sono 10 che hanno accettato la spiegazione che si vede male perché il film è vecchio. Quindi per loro il ricordo rimarrà sempre:

  1. Sfuocato.
  2. Mosso.
  3. Con i colori sfasati.

E comunque: che senso ha fare tutta questa fatica per imparare e poi lavorare solo ai film della propria collezione?

Non c’è motivo di perdere mesi a studiare e investire tanti soldi, perché una volta finito il lavoro dovrete mettere lo scanner in soffitta e vanificare tutta la fatica che avete fatto. Io il mio  investimento e il tempo impiegato li metto a frutto con i film che mi arrivano ogni giorno, ma mai mi sarei sognato di fare lo stesso con 10 o 20 bobine soltanto.

Adesso che sapete tutto, fate le vostre scelte.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, muti o sonori, con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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    I miei film amatoriali come le fotografie di Vivian Maier

    Se l’uomo che comprò quasi per caso le foto di Vivian Maier non avesse messo in piedi un business su queste, l’Umanità non avrebbe mai conosciuto la storia immortalata in quelle immagini.

    Se non avesse trovato degli investitori che gli hanno permesso di produrre un documentario costato centinaia di migliaia di dollari, oggi Vivan Maier sarebbe un titoletto sulla rubrica culturale di qualche giornalino di Paese, e non una delle fotografe più famose della storia, come testimoniano le 60 mila persone che ogni mese la cercano su Google (tante quante cercano Henry Cartier-Bresson ed Helmut Newton).

    Come Vivian Maier, ma con i film amatoriali

    Nel 2013 ho iniziato ad acquistare su Ebay film amatoriali 8 mm, super 8 e 16 mm, i formati che furono utilizzati dagli anni 30 agli anni 90 del 900 per le riprese in ambito famigliare.

    Quei supporti, a differenza di quelli che li hanno sostituiti, VHS  e video 8, non sono soggetti a forte deperimento, ma hanno il grosso difetto di essere fruibili solo grazie a dei proiettori che sono fuori produzione da decenni. Anche nel caso se ne trovasse uno questo è parecchio scomodo perché è rumoroso, necessita di un telo ingombrante per la visualizzazione e funziona con lampade che vanno sostituite dopo poche ore.

    In questo contesto, il dramma è che quando l’autore che li aveva creati muore, quei film finiscono in discarica, perché gli eredi, non sapendo come guardarli, pensano che non esistano più apparecchiature in grado di riprodurli. Così facendo va persa per sempre anche la storia che racchiudono.

    Il filmato qui sopra, per esempio, è stato girato a Milano nel 1971 e ritrae il laghetto del Parco Lambro poco prima che sparisse (ho trovato anche riprese dello stesso luogo l’anno successivo, quando oramai il laghetto non c’era più).

    Il punto di vista del regista amatoriale che ha fatto le riprese, che in questo caso si chiama Carlo Casu e con il quale mi sono accordato per distribuire una parte dei suoi film, è quello del frequentatore di quei luoghi in quell’epoca, che è ben diverso da quello del documentarista professionale che necessariamente ritraeva invece una realtà costruita.

    Sapere che questi pezzi di storia film finiscono molto spesso nella spazzatura mi fa venire i brividi, ma purtroppo accade nel 90% dei casi, soprattutto in Italia dove il lavoro dello svuota-cantine non è particolarmente comune come in altri Paesi.

    Negli USA, per esempio, esiste la tradizione delle estate sale, grazie alle quali è stata salvata anche la collezione di Vivian Maier, acquistata per 380 dollari da John Maloof (la storia la trovate su Wikipedia). Si tratta di aste che vengono organizzate con il patrimonio di alcune persone, perché queste sono appena decedute o per altri motivi (Vivian Maier non pagava l’affitto).

    In Germania e in Francia si ottengono buoni risultati di salvataggio di materiale di valore storico grazie agli svuotacantine che, anche da noi ci sono, ma non hanno la stessa sensibilità dei loro colleghi d’oltralpe, vista la scarsa quantità di film amatoriali che, lo certifico, si riescono a trovare su Ebay Italia.

    Anche per questi motivi la mia collezione proviene soprattutto dall’estero.

    Una storia che può andare persa per sempre

    Se si considera che fino al 1975 da noi c’erano solo due canali televisivi, è facile capire che tutto ciò che non è Roma, Milano e poche altre città, è stato immortalato nei 40 anni precedenti a quella data solo dalle pellicole amatoriali, che raccontano una storia che, se finisce nella spazzatura, sparisce per sempre.

    In questo presupposto sono intervenuto io con un progetto che, oltre alla salvaguardia delle pellicole, prevede anche la pubblicazione di queste su YouTube che, ricordo, non è più un progetto per pochi, ma è visto ogni mese dalla metà degli Italiani (molto più della gran parte dei Canali televisivi).

    Questi sono i numeri raggiunti dal mio canale YouTube dopo anni di lavoro:

    Statistiche di visualizzazione di filmati storici 8mm e super 8 su YouTube

    Nel presupposto che i video esistono solo se la gente li vede, perché rinchiuderli in un caveau a temperatura controllata è sicuramente meglio di portarli in discarica, ma se questi non vengono resi pubblici la storia che custodiscono non contribuisce al benessere culturale del mondo, ho lavorato perché questi potessero essere accessibili al pubblico più grande possibile.

    Oggi sono visti 600 mila volte al mese. Vale a dire che la collezione costruita solo con le forze di un Cittadino che non ha chiesto un euro di contributi pubblici ha un audience superiore a quella di una prima serata di La7 o Rete 4 e, a differenza di queste (non me ne vogliano), i valori culturali messi in campo sono decisamente più nobili.

    Il business che ho dovuto mettere in piedi

    Non essendo ricco di famiglia avevo due possibilità per portare avanti il mio progetto: pellegrinare per gli assessorati alla cultura di mezza Italia perdendo mesi tra complimenti di facciata e tanti le faremo sapere, o fare da solo e monetizzare la collezione, reinvestendo tutto quello che ricavavo.

    Per mia fortuna, dal 2006 sono diventato un discreto produttore di stock footage, ovvero di spezzoni di video che alcune agenzie online vendono a pubblicitari e documentaristi (lo spiego molto più approfonditamente in questa pagina in un altro mio sito). Il passaggio dai contenuti contemporanei a quelli storici è stato quindi naturale per me.

    Quello che ho fatto non è alla portata di tutti. Ogni tanto qualche ricercatore universitario mi contatta dopo aver visitato il mio canale Youtube, con la speranza di poter lanciare un progetto simile al mio. La mia risposta, senza giri di parole, è che non può riuscirci, perché anche se trovasse un milione di euro di finanziamenti, in un contesto controllato dallo Stato, sarebbe come sperare che in qualche eccellenza accademica nasca un motore di ricerca che faccia concorrenza a Google.

    Il vero ostacolo, cioè creare delle procedure di lavoro efficienti, non è superabile in un contesto dove le decisioni, essendo condivise, non possono essere prese velocemente. Trasformare quelle che su Ebay sono delle inserzioni anonime, dove al massimo si vede la bobina ma non il contenuto di questa, in dei filmati utilizzabili dalle produzioni televisive e documentaristiche di tutto il mondo non è un’impresa per tutti, perché richiede cultura storica, conoscenza del supporto di registrazione, capacità tecnica di montaggio, esperienza nel settore dello stock footage e decisionismo, caratteristiche che difficilmente risiedono in una sola persona.

    Creare una macchina produttiva che funziona significa, oltre che evitare di perdere tempo elemosinando soldi pubblici, dover fare quello che uno storico non farebbe mai, ovvero buttare quello che non serve. In molti anni di lavoro come montatore professionista, ho ottimizzato questa mia caratteristica: saper tirar fuori la parte più interessante delle cose. Dando, attraverso questa selezione, maggiore forza a quello che rimane, ad un prezzo intollerabile per un uomo di cultura: condannare all’oblio eterno quello che resta fuori.

    I film si acquistano sempre nella speranza che in questi siano immortalate le Torri Gemelle, il ritiro della Nazionale Italiana nel 1970 dopo il 4 a 3 con la Germania (come nel filmato qui sopra) o i Beatles che suonano ad Amburgo nel 1961 (quest’ultima è l’unica delle tre cose non mi è ancora riuscita). In realtà questi sono pieni di cene di Natale, compleanni o picnic in mezzo alla natura, eventi che hanno un valore storico, ma dai quali è molto difficile trarne un vantaggio commerciale, senza il quale la mia collezione imploderebbe domani.

    In quei casi il modo migliore per agire è guardarli in un minuto e, anche nella consapevolezza che senza il mio intervento quel pezzo di storia non esisterà più, avere la forza di volontà di fermarsi e rimettere in vendita quello stesso film su Ebay, consci che a quel punto il destino migliore che gli possa capitare è entrare a far parte dei trofei di qualche collezionista che se lo guarderà in solitaria una volta e poi lo riporrà su uno scaffale.

    Mettere in piedi un sito che vende film storici

    Mentre guardavo Alla ricerca di Vivian Maier, da ex uomo di televisione ero colpito, oltre che dalla magnifica storia della fotografa, anche dallo sforzo produttivo messo in piedi.

    Uno dei problemi che più mi spaventa dell’Italia è il rapporto che c’è tra politica e cultura. Questo dà per scontato che la prima finanzi la seconda, cosa che è sempre vincolata all’interesse di chi quella politica la porta avanti di ricevere un tornaconto carrieristico derivante dall’assegnazione dei fondi pubblici. Tale interesse non coincide quasi mai con la ricerca del benessere culturale della collettività.

    Grazie alla pubblicazione delle foto di Vivian Maier il mondo è un posto migliore. In maniera minore, è migliore anche grazie ai film storici che ho salvato dalla discarica, perché le persone che li guardano sono messe nelle condizioni di osservare la vita reale di tanti anni fa senza i filtri dei documentari istituzionali di quel periodo, avendo così un elemento in più per maturare un’opinione sulle differenze con quello che accade oggi.

    Tutto questo nè stato ottenuto dando al mio progetto una dimensione di business, come ha fatto il proprietario della collezione di Vivian Maier. Alla fine questo modo di operare ha permesso a tutti di guadagnare: a chi guarda, che così può osservare con i suoi occhi un pezzo di storia e a noi produttori, che con i guadagni che stiamo ottenendo non siamo stati costretti a relegare i nostri progetti al girone dell’inferno dei passatempo, che nel mio caso avrebbe significato salvare 5 film all’anno anziché 400.

    In Italia, in certi ambienti, il denaro è lo sterco del diavolo. Questo presupposto ha portato lo Stato a diventare il protagonista finanziario del mondo della cultura. Il problema è che la selezione dei soggetti su cui investire non può essere affrontata accontentando tutti. L’obiettività nel valutare se sia opportuno finanziare quella sceneggiatura, fare una certa mostra o rifare l’Ara Pacis esiste solo in quelli che pretendono di essere i depositari della conoscenza, categoria che dalle nostre parti per altro non manca.

    Nel momento in cui agli spin doctor dei partiti si sostituisce il business, la quantità di problemi che si risolvono è di gran lunga superiore a quella che si crea che, sono il primo ad ammetterlo, purtroppo è un dato di fatto, ma è il male minore visto il modo approssimativo in cui si muove lo Stato.

    In questo presupposto, dall’esperienza del mio canale Youtube, ho creato un sito, il cui unico scopo, non me ne vergognerò mai a dirlo, è fare più soldi possibili. Quel denaro finanzierà i prossimi film che acquisterò, uno scanner di qualità ancora maggiore o il tempo che mi serve per imparare tecniche di restauro più efficaci per consegnare al mondo ancora più storia.

    Nel mettere in piedi un progetto in questo modo, il proprietario della collezione di Vivian Maier mi ha insegnato un sacco di cose.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di bobine 8 o 16 mm, o a digitalizzare i suoi film (8 mm, super 8 e 16 mm – muti o sonori) con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

      Nome (obbligatorio)

      Indirizzo email (obbligatorio)

      Messaggio (obbligatorio)

      Come trasformare home movies 8 mm in filmati per documentari

      Con il mio archivio ho salvato centinaia di film dall’oblio.

      Ho dato il giusto riconoscimento a registi amatoriali che, in epoche in cui nessuno usava la cinepresa, hanno immortalato l’Italia e il mondo e ho permesso alle persone che vedono su YouTube i video che ho restaurato di capire meglio come era la vita un tempo.

      Se le cose funzionassero a dovere, un progetto come quello che ho messo in piedi dovrebbe essere portato avanti dallo Stato che, come giustamente spende molti soldi per conservare le opere d’arte e insegnare la storia nella scuole, dovrebbe salvaguardare le immagini del suo passato. Nella consapevolezza che questo non succede, almeno non con l’efficacia che serve, mi sono rimboccato le maniche e ho fatto da solo.

      Chi sono: cinema, televisione e internet

      Nonostante quello che televisioni e social network dicono, oggi le opportunità sono molte più che in passato. L’abilità per ottenerle consiste nel prendere il meglio della tecnologia e avere la disciplina di stare lontani dai trabocchetti che questa usa, a partire dalla cultura del lamento e dalla predisposizione ad incolpare gli altri dei propri errori.

      Applicando questi principi, ho salvato migliaia di film storici che altrimenti sarebbero andati persi, diffondendoli grazie ai progressi che ci sono stati nel campo del restauro e alle possibilità che internet dà nel campo della distribuzione.

      Tra le passioni che ho, ci sono sempre stati:

      • film
      • storia contemporanea.

      Per quanto riguarda i primi, fin dai miei 18 anni ho provato a diventare un regista cinematografico, iniziando dai cortometraggi amatoriali. Quel momento della mia storia è coinciso con il 1995, ma presto mi sono accorto che per riuscirci serviva farsi tutta la trafila di scuole di cinema e amicizie giuste.

      Poi ho lavorato per la televisione ma, anche se nel frattempo erano arrivati gli anni ’10 di questo secolo, si trattava di un ambiente altrettanto autoreferenziale.

      Daniele Carrer di fronte alla sua collezione di film 8 mm amatoriali

      Fondare un archivio di film storici

      Nel 2013 (foto qui sopra) ho capito che, per arrivare dove volevo, dovevo semplicemente guardare al mondo che stava arrivando. Ho iniziato quindi ad acquisire film di famiglia, home movies in inglese, nel formato 8mm, super 8, 9,5 mm e 16mm e creare un’Attività intorno a questi per diffondere il più possibile la storia che contenevano.

      Per farlo, non era più necessario indebitarsi con le banche o bussare alle porte della politica per ottenere finanziamenti. Bastava usare internet, imparare ad usare i software di restauro e replicare quello che avevano fatto le persone che avevano avuto successo in questo secolo.

      La rete non è solo lo strumento magico con cui uomini senza arte né parte diventano milionari da un giorno all’altro, come dicono i titoli della timeline di Facebook. E’ un luogo con tante regole da conoscere e rispettare per arrivare al successo.

      Usare i film amatoriali a livello commerciale, non è compatibile con l’andare su Ebay e comprare bobine amatoriali 8mm e super 8, come fanno tanti che hanno provato a clonare il mio progetto, perché questo aprirebbe la strada a gravi problemi di natura giudiziaria.

      Applicando tale rigore, ho costruito un archivio di film con il quale fornisco produzioni di tutto il mondo, dai grandi documentari in onda sui principali OTT (Nefflix, Prime Video, Disney+, Apple TV, Sky) ai film di laurea degli studenti delle scuole di cinema.

      Metto a disposizione degli autori i miei contenuti sia sui microstock, ovvero agenzie come Pond5 che vendono video sotto forma di spezzoni di pochi secondi, sia nei siti di mia proprietà:

      • footageforpro.com
      • thearchivefootage.com

      Trovo cleinti grazie al mio Canale YouTube che ha più di 100 mila iscritti e dove chiunque può vedere ore di materiale registrato dagli anni ’30 agli anni ’90 dello scorso secolo, celebrando i registi amatoriali che, eroicamente, si sono cimentati dietro alla cinepresa 8mm in tempi in cui era estremamente complicato farlo.

      La tecnologia è anche questa: permettere a una persona totalmente al di fuori degli schemi tradizionali di lavorare con programmi TV e documentari di tutto il mondo, senza di fatto uscire di casa. Interfacciarsi giornalmente con persone che vivono a New York, Los Angeles, Parigi e farlo non da Italiano pizza, spaghetti e mandolino, magari simpatico, ma che gioca una partita in una serie inferiore.

      Così facendo, si finisce nei titoli di coda, per esempio, dello splendito documentario di Neflix sugli Wham!, che cita il nome del mio archivio Footage For Pro:

      Titoli di coda del documentario di Netflix sugli Wham!

      e di decine di altri prodotti audiovisivi più o meno famosi dove, quando possibile, chiedo di citare anche il nome dell’autore che all’epoca ha fatto le riprese.

      Cosa fare se si trova una collezione di film 8mm e super 8

      Chiunque si trovi tra le mani una collezione di film storici, girata in gioventù o ereditata, può dare un palcoscenico a quei lavori salvaguardando la storia unica che racchiudono e avendo la concreta possibilità di vederli inseriti in produzioni dirette dai più grandi registi del mondo.

      O può tenere tutto in soffitta, delegando ad altri in futuro la decisione di buttarli, perché quello è il triste finale a cui sono destinati se non si fa subito qualcosa.

      Altrimenti può donarli ad altri progetti simili al mio, che però non hanno un Canale YouTube altrettanto popolare e quindi nemmeno un pubblico a cui farli vedere, ad eccezione di qualche produzione nazionale che ogni tanto li contatta. Con il dubbio che questi non siano rigorosi e diffondano, oltre alle riprese dei luoghi, anche immagini personali che sarebbe bene rimanessero accessibili solo alla stretta cerchia dei parenti di chi ha fatto le riprese.

      Cosa sono gli home movies

      Con il termine home movies si possono intendere più cose, a partire da quei film che escono al cinema e poi vengono registrati su DVD o Blue Ray, e in passato su nastri VHS e pellicole Super 8, per essere guardati in ambito casalingo.

      Relativamente al mio progetto, gli home movies sono film storici amatoriali che hanno immortalato luoghi, sia dell’Italia meno nervosa e più educata del ‘900 sia oltre confine:

      • le strade della California ai tempi di Stursky e Hutch o dei CHiPs
      • la Germania quando era divisa in due
      • Pechino quando era molto lontana dall’essere una metropoli piena di grattacieli in vetro e acciaio.

      Ogni immagine racchiude la storia di Città e Paesi che, vista la velocità con cui cambia il mondo, oggi non esistono più.

      Contenuti come questi non sono facili da trovare, perché la classica pellicola 8mm e super 8 rappresenta solitamente eventi e cerimonie private che non hanno un grande valore storico per chi non appartiene alla famiglia delle persone riprese e sono  difficili da gestire dal punto di vista legale.

      L’immagine di Milano che c’è qui sotto, tratta da un film super 8 del 1981, la si può diffondere ottenendo la firma di chi ha girato o dei suoi eredi, come faccio regolarmente io. Anche se nella ripresa si vedono dei nomi commerciali, come le insegne dei negozi, in un contesto del genere la pubblicazione non prevede l’obbligo di autorizzazione dei proprietari dei marchi, se il video viene diffuso a scopo documentaristico. Come non è necessaria la firma delle persone riconoscibili, perché il diritto di cronaca prevale sul diritto alla privacy.

      Se si vuole mettere in piedi un archivio di film amatoriali non si può prescindere da queste considerazioni, altrimenti si prendono dei rischi a livello legale e si manca di rispetto a chi è stato ripreso.

      Piazza Duomo di Milano nel 1981, tratta dal fotogramma di un film amatoriale super 8

      Poco dopo aver iniziato a creare l’archivio, ho iniziato ad allargarlo cercando contenuti registrati all’estero, sia da registi amatoriali italiani che stranieri.

      Chiunque ami Berlino apprezza il profumo di storia che ad ogni angolo di strada si respira, ancora oggi quando il suo recente passato non è solo rappresentato da quello che rimane della città ai tempi del muro, ma è vivo nella memoria di molte persone che l’hanno abitata all’epoca o anche di chi, pur vivendo in altre parti del mondo, mantiene tra i suoi vivi ricordi di gioventù il mondo diviso in due uscito dalla seconda guerra mondiale.

      Tra i luoghi simbolo della guerra fredda c’è Teufelsberg, una collina artificale su cui prima sono confluite tutte le macerie della città distrutta dai bombardamenti e, successivamente, è stata la sede di una stazione radio che gli Stati Uniti usavano per spiare la Germania Est.

      Gli appassionati di storia contemporanea che oggi vogliono arrivare all’ex base della CIA e alla sua iconica torre dentro cui si celavano scene degne di un film di James Bond, possono farlo salendo una collina dove c’è una lingua di prato in mezzo a un bosco. Negli anni ’70 e ’80, infatti, in quel luogo i Berlinesi dell’Ovest andavano a sciare, come testimonia uno dei film che sono riuscito a salvare e di cui pubblico un paio di fotogrammi qui sotto.

      Persone che sciano nella collina di Teufelsberg sotto la stazione d'ascolto dell'esercito americano a Berlino Ovest nel febbraio 1972

      Persone che risalgono la collina innevata di Teufelsberg a Berlino Ovest nel 1972

      Berlino è stata al centro del mondo per più di 40 anni, quindi esistono molti altri filmati analoghi. Il problema è che le riprese professionali non sono accessibili, perché i proprietari, solitamente le televisioni e gli archivi tradizionali, non rendono pubblici i filmati che possiedono.

      Le riprese amatoriali dell’epoca invece, sperando che non si perdano, da una parte non possono contare su un lavoro di digitalizzazione e restauro professionale come quello che sono in grado di fare io con il mio laboratorio e dall’altro non vengono quasi mai pubblicate.

      Ecco perché, per me, salvare film storici è una sorta di missione di salvaguardia che compensa quello che le Istituzioni pubbliche non sono in grado di fare.

      Riprese amatoriali contro riprese professionali (e intelligenza artificiale)

      Fino al 1975 in Italia c’erano solo due canali televisivi. Dei luoghi diversi dalle principali città non c’è quindi nessuna documentazioni in video che non siano i film di famiglia, ma questi non sono solo un ripiego dovuto all’assenza di riprese “serie”.

      Il grande valore film amatoriali è legato anche al fatto mostrano il mondo reale così com’era all’epoca, a differenza dei film professionali su cui sono basati altri archivi. Sembra una distinzione marginale, ma in realtà è la base di tutto.

      Oggi siamo abituati ad avere in tasca un telefono che in un secondo si tira fuori e registra un video, senza che la gente ci faccia più caso. Le troupe televisive invece, ai tempi delle registrazioni su pellicola, erano composte da diverse persone (cameraman, aiutante, microfonista, produttore, giornalista) e non passavano inosservate. La gente quindi, alla vista di una telecamera professionale, non si comportava come se niente fosse quindi, quando veniva ripresa, recitava una parte.

      Una cinepresa super 8, invece, era grande poco più di una macchina fotografica e chi la usava non aveva le fattezze del regista di Hollywood. Quindi, come è evidente nel filmato qui sotto donatomi da un turista Italiano andato in vacanza a New York nel 1970, gli home movies sono girati con una discrezione che si perde nel caos della vita e riprendono luoghi e persone così com’erano tutti i giorni.

      A differenza dei servizi del telegiornale e, tanto più, dell’intelligenza artificiale che oggi fa miracoli quando prova a ricreare scene storiche, ma è solo finzione.

      La tecnologia di restauro risolve i problemi

      I film amatoriali, purtroppo, hanno anche dei difetti. Chi girava, non essendo un professionista, non era sempre in grado di produrre delle riprese impeccabili. Il tipico filmato amatoriale è quindi:

      • mosso
      • ricco di inquadrature sbagliate
      • con un’illuminazione che lascia a desiderare.

      Uno dei lavori più complicati per chi vuole mettere in piedi un archivio diventa quindi:

      1. Selezionare film al di sopra della media, cosa faticosa considerato che quasi sempre lo si fa a scatola chiusa.
      2. Compensare i limiti del regista attraverso un lavoro di restauro basato sulle ultime tecnologie.

      Spiego in modo approfondito cosa questo secondo punto richiede in una guida che trovate in questa pagina ma, riassumendo, c’è bisogno innanzitutto di uno scanner professionale, il cui costo non è mai inferiore a 40 mila euro. Il mio è questo:

      Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

      La correzione dell’immagine

      Oltre al grosso investimento, servono anni di esperienza nel campo del restauro software e continui aggiornamenti, perché la tecnologia avanza ogni giorno.

      Per quanto riguarda la correzione dei colori e della luminosità, grazie al miglioramento degli algoritmi di compressione combinato ai plug in che riducono la grana, si può riportare l’illuminazione allo stato originario anche se le riprese hanno molti decenni di vita. Con la stessa tecnica si riescono anche a correggere i problemi tipici delle scene scure o in controluce di cui i film amatoriali sono pieni.

      Per riuscirci non si usano gli automatismi del software, ma bisogna avere un’esperienza basata su migliaia di film a cui si è già lavorato, perché in condizioni difficili si può intervenire solo manualmente.

      La stabilizzazione

      Un altro problema tipico degli home movies è la mano poco ferma del regista. Le riprese ai tempi delle cineprese 8mm e super 8 avvenivano in una situazione difficile, perché la pellicola, scorrendo all’interno, accentuava le vibrazioni.

      Software come Davinci Studio oggi hanno implentato al loro interno una funzionalità che compensa tutti i movimenti indesiderati, trasformando le riprese amatoriali in qualcosa di molto vicino ai lavori dei professionisti.

      Lo si vede nel video qui sotto, girato a Rovigno nel 1973. Sulla sinistra c’è il riquadro senza la stabilizzazione e sulla destra lo stesso filmato dopo essere stato stabilizzato.

      La collezione di film amatoriali di Otto Wolf

      Una delle collezioni più interessanti alla quale ho avuto il piacere di lavorare è quella girata da Otto Wolf (il signore con la camicia blu, nel fotogramma di anteprima del video qui sotto), un regista amatoriale svizzero classe 1909 che, in tempi in cui le persone faticavano a uscire dal loro Paese, ha girato 4 continenti in luoghi che oggi, grazie al suo impegno, ognuno di noi può vedere attraverso le immagini della sua cinepresa, molto più realistiche di quelle dei rari documentari che li raccontano nella stessa epoca.

      Si parte da un viaggio in auto del 1960 che, partendo dalla Svizzera, tocca Venezia, Trieste, Zara, Dubrovnik, Spalato, Pec in Kosovo, Sofia, Istanbul, Ankara, il Libano (Byblos, Beirut, Baalbek), la Siria (Damasco, Homs, Latakia), l’Egitto (Alessandria, Giza, Il Cairo, Sakkara, Luxor, El Alamein), la Libia (Tobruk, Derna, Tripoli), la Tunisia (Sfax, Cartagine, Tunisi), per poi risalire attraverso l’Italia (Palermo, Taormina, Messina, Napoli, Cassino, Roma, Firenze, Pisa).

      Fermo restando che il solo leggere le mete scelte nell’itinerario dà delle informazioni interessanti sul contesto storico (perché non Milano? perché non Israele?), chiunque veda i filmati, come può fare nel mio canale YouTube, non può che rammaricarsi di come tanti luoghi visitati al tempo erano pacifici e tranquillamente visitabili da un padre di famiglia europeo con le sue figlie che gira in libertà con un’auto con targa svizzera, accampadosi dove capita senza temere per sé e per la sua famiglia.

      Sono tutte informazioni che si possono cogliere dalle immagini, che io metto a disposizione di chiunque ama la storia.

      Come accade per il viaggio dell’anno successivo del Sig. Wolf, questa volta nell’est Europa afflitto dalla dittatura. Un itinerario che parte da Monaco di Baviera e Norimberga, prosegue passando il confine con la Germania Est per puntare a Berlino, Poznan e a molte altre città oltre cortina: Varsavia, Terespol, Minsk, Smolensk, Mosca, Zagorsk, Novgorod, Leningrado, Vyborg. Viaggio che poi prevede il ritorno nel mondo libero in Finlandia (Helsinki, Jyväskylä, Kuopio, Oulu, Kemi, Rovaniemi), Svezia (Luleå, Umeå, Sundsvall, Gavle, Uppsala, Stoccolma), Norvegia (Oslo), Danimarca per arrivare di nuovo Germania Ovest (Amburgo, Brema, Hannover).

      Otto Wolf ha girato in pellicola fino a oltre il suo ottantesimo compleanno, per l’esattezza l’ultima ripresa è stata all’Expo di Siviglia del 1992 (ho dato le immagini a un documentario su Maradona, che in quel periodo giocava in città) e il suo impegno merita una gratitudine che solo il rendere pubblici i lavori che ha fatto può parzialmente dargli.

      Senza di lui e senza la volontà dei suoi eredi di condividere il suo lavoro, oggi la storia di quell’epoca e di quei luoghi sarebbe meno completa e, se quelle pellicole fossero finite in un altro archivio, probabilmente nessuno le avrebbe viste, cosa che equivale a perderle per sempre.

      Ci sono tante collezioni simili stipate in cantine, sgabuzzini e soffitte. Abbiamo tutti il dovere di salvarle e di donarle al mondo.

      Daniele Carrer

      Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

      Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di home movies in pellicola 8mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, o a digitalizzarli a pagamento con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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