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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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Digitalizzazione film 8 mm e super 8: perché conviene farlo oggi

La digitalizzazione dei film 8mm e super 8 è una tecnica che consente di trasformare la pellicola, ovvero un supporto analogico, in formato digitale. I laboratori seri la fanno con degli scanner che acquisiscono i fotogrammi uno ad uno (frame by frame), importando poi i fotogrammi, nel frattempo trasformati in video, in un software di restauro che corregge i segni del tempo.

Spiego questa procedura in modo approfondito in una guida che ho scritto per il sito, con esempi delle diverse fasi della lavorazione:

  1. Correzione dei colori e della luminosità.
  2. Contenimento della grana e dei puntini neri.
  3. Stabilizzazione.
  4. Correzione del numero dei fotogrammi al secondo.

Si può fare tutto da soli, se ci si accontenta di un risultato pessimo.

Ottenere buona qualità richiede infatti attrezzature molto costose e conoscenze tecniche che si apprendono in anni di studio e di pratica. Per questo stesso motivo, se si decide di affidarsi a un laboratorio, bisogna stare attenti a chi si sceglie, perché scanner ed esperienza fanno tutta la differenza del mondo nella qualità finale del video che vi consegnano.

Il procedimento di digitalizzazione di pellicole analogiche, anche chiamato telecinema, oltre a consentire una fruizione più facile del filmato, che oggi viene consegnato su chiavetta USB o tramite link, fissa per sempre la qualità che, in nastri e pellicole, è invece soggetta a deterioramento continuo.

Nastri e pellicole sono due supporti completamente diversi tra di loro. I nastri sono stati usati a partire dagli anni ’80 e sono i sostituti tecnologici delle pellicole. Pur con questo presupposto, la triste realtà è che i nastri si rovinano prima e, già in partenza, hanno una qualità più bassa.

Cassette VHS-c

Digitalizzare filmati su nastro

Chi ha dei nastri VHS registrati negli anni ’80 e ’90, provenienti da videoregistratori o telecamere, se riesce ancora a vederli, noterà che sia l’audio che le immagini sono fortemente rovinati.

Anche gli altri tipi di nastri amatoriali:

  • Video 8
  • Betamax
  • Video 2000

hanno gli stessi difetti legati al deterioramento e alla scarsa qualità in partenza.

Per evitare il disastro di perderli per sempre conviene sbrigarsi e trasferirli in digitale prima possibile, perché i file digitali non sono invece soggetti a deterioramento e, se si ha l’accortezza di conservarli in più luoghi (hard disk, chiavette, cloud) così da non perderli, sono un sistema perfetto per fissarne per sempre la qualità, aspettando magari che l’intelligenza artificiale riesca a fare i miracoli che oggi sono all’orizzonte.

Purtroppo il mio laboratorio non digitalizza nastri, visto che è già un grande impegno rimanere aggiornati sulla tecnologia di trattamento della pellicola. Esistono però dei servizi seri che lo fanno, magari non limitandosi alla semplice acquisizione, ovvero collegare la telecamera al computer, ma facendo anche il restauro che, se gestito da un operatore esperto, consente di ottenere già oggi un buon miglioramento della qualità dell’immagine.

Daniele Carrer nel 1998 mentre lavora con una moviola

Digitalizzare filmati su pellicola 8mm e super 8

A proposito, mi presento. Io mi chiamo Daniele Carrer.

Come testimonia la foto qui sopra, datata 1998, da autore di cortometraggi ho fatto a tempo a lavorare con la pellicola super 8, anche se all’epoca ero già un po’ fuori tempo massimo. Era più un vezzo da artista quello di usarla, perché il mercato era già ampiamente dominato dai nastri. Amatoriali, come quelli che usavo io che erano nel formato VHS-c, o più professionali, dedicati a chi mirava a fare il salto di qualità, come l’U-matic e il Betacam.

Le pellicole, nel formato 8mm dal 1932 e in quello super 8 dal 1965, si sono infatti usate fino agli anni ’80, con il culmine nel decennio prima.

Perché le pellicole sono morte

Poi si è passati un po’ alla volta ai nastri perché erano:

  1. Più comodi da usare durante la registrazione e la riproduzione.
  2. Costavano meno.

Giusto per fare un esempio andando a pescare tra le mie memorie di regista amatoriale ventunenne del 1998:

  • una pellicola super 8 da 3 minuti e 20 secondi costava 35 mila lire.
  • una cassetta VHS-c da 30 minuti costava 6 mila lire, ovvero 100 volte di meno.

Magari qualche anno prima, quando ancora i film erano diffusi, la differenza era meno ampia, però i nastri, per la loro natura di supporti analogici magnetici, sono sempre stati più economici. E non serviva nemmeno svilupparli, come bisognava fare con le pellicole che, per venire viste, dovevano essere spedite a un laboratorio e quindi, nella migliore delle ipotesi, si potevano guardare una settimana dopo essere state girate. A differenza dei nastri, riproducibili subito direttamente dalla telecamera che li aveva registrati.

Da artista quale mi sarebbe piaciuto essere all’epoca, solo per una volta provai a sentirmi grande optando per il super 8, ma fu un piccolo disastro. Non solo per i soldi, ma anche per la difficoltà di gestire ripresa e, soprattutto, montaggio, in un’epoca in cui l’editing digitale già si affacciava nel mondo della tecnologia.

Il telecinema amatoriale che ancora oggi si usa

Io già lavoravo, salturiamente, in uno studio che faceva produzioni video. Da ultimo arrivato mi toccavano sempre i lavori più umili, come il telecinema. Passavo le ore a trasferire pellicole su nastro, ovvero a fare quello che nelle premesse era assurdo: trasformare un supporto di buona qualità (i film 8 mm e super 8) in un supporto scarso (il VHS). Lo studio si era infatti adeguato alla voglia di comodità dei possessori di videoregistratore.

La procedura con cui si faceva il telecinema e che alcuni laboratori poco professionali, purtroppo, utilizzano tuttora, prevedeva di riprendere con una telecamera il quadro illuminato dal proiettore. Questo comportava delle perdite enormi di qualità, legate (tra le tante cose) a:

  • Deformazione del quadro.
  • Taglio dei bordi dell’inquadratura.
  • Perdita di risoluzione.
  • Sfasamento dei colori.
  • Sovrapposizione dei fotogrammi.

Tolte Hollywood, Cinecittà e simili, la tecnologia degli anni ’90 non consentiva di fare di meglio, quindi non ho sensi di colpa per aver partecipato a quella specie di scempio.

Un proiettore Mirage Sound 8000 e Elmo ST-1200

E non biasimo la gente che era felice di convertire le magnifiche pellicole Kodak, Agfa, Fuji o Ferrania (quest’ultima un po’ meno magnifica) in nastri deperibili: chi non ha mai usato i proiettori super 8 fatica a rendersi conto di quanto scomodi fossero (quelli nella foto qui sotto sono gli ultimi due che ho venduto, su Ebay, più di 10 anni fa e non mi mancano per niente).

Bisognava infatti:

  1. Tirarli fuori dall’armadio, perché erano brutti, pesanti e ingombranti.
  2. Stendere uno schermo bianco con un cavalletto.
  3. Inserire il film nell’apparecchio, rischiando spesso che rimanesse incastrato.
  4. Sopportare il forte rumore della riproduzione.
  5. Cambiare la lampada ogni 10 ore.

Per evitare questo, si accettava di degradare la qualità dei propri film.

Il filmato qui sotto è stato girato più di mezzo secolo fa e lo pubblico con l’autorizzazione del proprietario, il Sig. Casini, che ringrazio, perché mi permette di confrontare il lavoro che la sua famiglia fece svolgere una ventina di anni fa con quello che ho effettuato io recentemente.

Oltre ai limiti della tecnologia dell’epoca e al fatto che il “restauro” era demandato al semplice uso gli automatismi della telecamera che riprendeva il quadro del proiettore, c’è anche il problema che i nastri VHS deperiscono velocemente. Quindi chi negli anni ’90 o 2000 ha optato per quella soluzione, adesso si ritrova con delle videocassette che a malapena riesce a vedere.

E poco cambia se il trasferimento è stato fatto nel periodo successivo usando i DVD, come spiego in questa guida.

Quando sono usciti i DVD sembravano infatti il futuro della tecnologia. In realtà, visti con gli occhi odierni, hanno degli enormi limiti, a partire dalla risoluzione.

Ma niente è perso, se si ha avuto la lungimiranza di conservare le bobine originali 8 mm e super 8, come mi auguro di cuore che sia stato fatto. La tecnologia di oggi, se la si usa nel modo giusto, fa grandi cose e il dato di fatto è che le pellicole 8mm deperiscono, ma molto meno dei nastri. Lo dice chi come me ha lavorato molte volte a film degli anni ’30 che, se non fosse stato per gli abiti, le capigliature e, magari, le rare auto che all’epoca si vedevano per strada, guardando la qualità ottenuta alla fine del restauro sembravano girati ieri.

Digitalizzare: perché conviene farlo oggi

Se le pellicole si acquisiscono con uno scanner professionale come il mio, il FilmFabriek HDS+, e l’operatore che le restaura ha molta esperienza, si riescono a riportare allo stato originario, e per certi aspetti addirittura a migliorarle rispetto a quando erano state appena girate.

Ne sono un esempio i tanti filmati che pubblico nel sito. Questo qui sotto è un film super 8 di Cattolica nel 1970 e ritrae la tipica vacanza estiva al mare di quegli anni. Lo pubblico con il consenso scritto di chi l’ha girato.

Il motivo per cui conviene digitalizzare oggi, senza aspettare ulteriormente, è che le prestazioni degli scanner professionali non sono superabili dalla prossima tecnologia che verrà inventata, perché la loro risoluzione è superiore rispetto a quella del supporto originario e le ottiche professionali che usano gli apparecchi migliori non sono soggette ad avanzamento tecnologico come i componenti di natura informatica.

Quindi, digitalizzare oggi, a differenza di quanto accadeva negli anni ’90, 2000 e 2010, non dà svantaggi rispetto a farlo in futuro. Anzi, può contare su un livello di qualità di pellicola che è senz’altro migliore di quello che ci sarà fra qualche anno.

Le prestazioni dei programmi di restauro aumenteranno ancora, permettendo un domani di migliorare anche i filmati che i laboratori seri oggi forniscono ai loro clienti, ma l’acquisizione, ovvero quel procedimento che fotografa tutti i fotogrammi che compongono la pellicola, è già giunta ad un livello di qualità non superabile. Se un domani l’intelligenza articiale farà miracoli, si potrà facilmente applicarli ai file video che un laboratorio serio come il mio vi dà, senza bisogno di acquisire le pellicole un’altra volta.

Ecco perché oggi conviene tirare fuori dalle cantine i propri ricordi registrati su film 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm: digitalizzarli, condividerli con un clic con chi con voi li può apprezzare e salvare la vostra storia familiare.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm, 16mm con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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    Pellicola super 8 e pellicola 8 mm: come riconoscere di quale si tratta

    Pellicole super 8 e 8 mm sono state utilizzate per decenni per registrare i film di famiglia. Non sono le uniche esistite, ma nel 99% dei casi erano quelli che si usavano per le riprese amatoriali. Le altre, molto meno diffuse, erano le pellicole 9,5 mm e 16mm.

    La bobina 8mm e quella super 8

    Sia la pellicola super 8 che la pellicola 8 mm sono larghe, non occorre quasi dirlo, 8 mm e sono solitamente avvolte in due diversi tipi di bobina, molto simili tra di loro, ma con qualche piccola differenza. In particolar modo il foro centrale di queste è 13mm nella pellicola super 8 e 8mm nella pellicola 8mm.

    Le bobine sono però intercambiabili, ovvero la pellicola 8mm può essere avvolta in una bobina super 8 e viceversa. Quindi riconoscere la bobina non dà la sicurezza di sapere se si ha un film 8mm o uno super 8.

    Grafico che mostra la differenza fisica tra la pellicola super e la pellicola 8 mm

    L’anno di registrazione del film

    I film 8mm nascono nel 1932, mentre i film super 8, che gradualmente li hanno sostituiti, nel 1965. Se sapete l’anno di registrazione dei vostri film e siete sicuri al 100% che questi siano precedenti al 1965, di sicuro sono 8mm (salvo le rare eccezioni dei film 9,5mm e 16mm). Se sono datati dalla seconda metà degli anni ’60 agli anni ’70, potrebbero essere sia di un formato che del’altro, perché in quel periodo erano diffusi entrambi.

    Se fossero invece degli anni ’80, con ragionevole certezza sono film super 8, perché all’epoca il formato 8mm era già irreperibile.

    Il motivo per cui il formato super 8 è di qualità migliore  lo si intuisce guardando questa immagine di due fotogrammi acquisiti con lo scanner del mio laboratorio.

    Fotogramma 8mm e fotogramma super 8

    Il foro su cui si innesta l’igranaggio è, nei film super 8, di dimensioni minori. Quindi la superficie del fotogramma è maggiore e la definizione è più alta. La posizione del foro super 8 è a metà del fotogramma, mentre il foro 8mm è a cavallo di due diversi fotogrammi.

    Ovviamente, sia nel formato 8mm che nel super 8 esistevano pellicole di diverse qualità, in base alla marca (Kodak, Agfa, Fuji o Ferrania) e al modello. Storicamente, le pellicole Kodak Ektachrome erano conosciute per avere dei colori molto saturi e caratteristici, quindi una Kodak Ektachrome 8mm degli anni ’50 ha un’immagine migliore di una Ferrania super 8 degli anni ’70.

    Il formato super 8, pur essendo durato di meno sul mercato, è quello di gran lunga più diffuso nelle case degli Italiani, non solo perché più recente. Dopo la sua introduzione e per i successivi 15 anni ci fu il periodo d’oro della ripresa amatoriale, complice anche il fatto che era più economico e più semplice da inserire nella cinepresa e nel proiettore, quindi più comodo per chi lo usava.

    Comodità e bassi costi, in modo ancora più accentuato, furono anche i motivi per cui a un certo punto le pellicole vennero abbandonate.

    Gli anni ’80 e il triste addio alle pellicole

    Film 8mm e super 8, per essere guardati, venivano inseriti in un proiettore. Questo era molto rumoroso, richiedeva continua manutenzione (perché la lampada si bruciava dopo 10/15 ore di riproduzione e la cinghia si usurava velocemente) e doveva essere accompagnato da un telo, per quanto molti si accontentassero di proiettare le immagini sul muro.

    Cassetta Sony Hi8 da 90 minuti

    Il sistema, pur migliorato nel tempo, era molto scomodo, quindi dagli anni ’80 in poi il mercato abbandonò le pellicole, sostituendole con i nastri VHS e video8. Attenzione ai nomi, perché tanti sbagliano:

    il video8, nonostante l’assonanza, dal punto di vista tecnico non ha nulla a che vedere con le pellicole 8mm.

    Video8 e VHS furono adottati per motivi commerciali: erano 10 volte più economici, non richiedevano lo sviluppo di cui invece le pellicole avevano bisogno ed erano più facili da riprodurre, perché per farlo bastava collegare le telecamera al televisore o, nel caso del VHS-c, si poteva togliere la cassetta dalla videocamera, metterla in un adattatore e inserire quest’ultimo nel videoregistratore.

    Dal punto di vista qualitativo i nastri sono stati però un notevole passo indietro. Vi dirò una cosa che può sembrare strana a un non esperto, ma che è un presupposto con cui noi professionisti del telecinema conviviamo da sempre (non senza rammarico):

    Un film 8mm degli anni ’30 ha una qualità molto più alta di un nastro video8 registrato 60 anni dopo.

    Se poi pensate che i nastri sono anche molto più soggetti al decadimento dovuto al tempo che passa, capite la follia di passare da uno standard di registazione ottimo a uno pessimo, con il solo vantaggio della comodità d’uso.

    Tra le più grandi soddisfazioni che ho avuto con il mio servizio di digitalizzazione e restauro di film di famiglia c’è stata quella di lavorare a un film del 1937 che ritraeva una neonata. La stessa persona che, più di 80 anni dopo, si è rivista con una qualità che i suoi nipoti, nati negli anni ’90 quando già si usavano le telecamere a nastro, possono solo sognare.

    Esempi di filmati digitalizzati da pellicola super 8 e 8 mm

    Se volete apprezzare la differenza qualitativa tra i due formati, qui sotto ci sono due esempi di film amatoriali 8 mm e super 8 restaurati dal mio laboratorio.

    Li diffondo solo dopo aver ottenuto una liberatoria scritta dell’autore o dei suoi eredi, senza la quale mai mi permetterei di pubblicare un video.

    Appartengono entrambi al mio archivio con il quale fornisco filmati storici a documentari internazionali. Potete guardare gli oltre 2000 video che la compongono in questo canale Youtube.

    Consentitemelo: sono pezzi di storia che se non li avessi resi disponibili alla collettività sarebbero andati persi per sempre. Anche per questo sono felice di aver fatto i sacrifici che mi hanno permesso di mettere in piedi un laboratorio fatto di attrezzature professionali e che può contare sull’esperienza che ho maturato con i software di restauro.

    Il primo ritrae il dietro le quinte di una trasferta di Coppa dei Campioni del 1967 dell’Inter di Angelo Moratti e di Helenio Herrera.

    Il secondo la nazionale italiana di calcio a Città del Messico nel 1970, nel ritiro appena prima della finale con il Brasile. Si vedono, tra gli altri, Roberto Rosato, Dino Zoff, Roberto Boninsegna, Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola e Ugo Ferrante.

    Entrambi sono stati acquisiti con il mio scanner professionale, il FilmFabriek HDS+, e restaurati con il software Davinci Studio. Se il video del 1970 è superiore a livello di qualità non è solo per il fatto che, essendo stato registrato 3 anni dopo, è deperito di meno, anche perché il deperimento nelle pellicole è minimo se il restauro viene fatto da chi sa come intervenire. La differenza è legata al fatto che la pellicola super 8 è mediamente superiore a quella 8mm a livello di qualità.

    Ora che sapete se il vostro film è 8mm o super 8, mi permetto di consigliarvi di leggere questa mia guida per capire quanto dura.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8 e 16 mm, muti o sonori, con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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      Conversione filmati super 8 in digitale: perché la chiavetta è meglio del DVD

      La conversione di filmati super 8, 8mm, 9,5mm e 16mm in digitale ha raggiunto un livello di qualità altissima al giorno d’oggi. Quindi:

      le immagini sono molto migliori di quelle che si ottenevano anche solo qualche anno fa, almeno se ci si affida a un laboratorio con attrezzature professionali ed esperienza nel campo del restauro.

      Chiunque si sia fatto trasferire su DVD i propri film di famiglia, ha trovato un modo più comodo per vederli, ma dal punto di vista della qualità ha buttato i suoi soldi. Per 2 motivi:

      1. La scarsa qualità del DVD come supporto, soprattutto a livello di risoluzione.
      2. Il fatto che se vi hanno proposto un DVD, anziché un file registrato su chiavetta, significa che non hanno la conoscenza tecnica e i macchinari per fare un lavoro all’altezza della tecnologia odierna.

      Il film super 8 di un Matrimonio del 1974

      Quanto dico lo dimostra il filmato che pubblico qui sotto, che confronta due tipi di lavorazione fatte sullo stesso film super 8 girato a un Matrimonio del 1974.

      Sulla sinistra c’è il video di uno studio che:

      1. ha usato un sistema tradizionale
      2. non ha effettuato nessun genere di restauro
      3. ha riversato tutto su DVD.

      Il lavoro è stato fatto nel 2008, con la tecnolgoia che si usava all’epoca e che purtroppo tantissimi usano tutt’ora. L’immagine è sfuocata, ritagliata, traballante, i colori sono irreali e la definizione è scarsa.

      Confrontando quel risultato con il video restaurato da me che si vede sulla destra, per il quale ho usato invece:

      1. uno scanner professionale da decine di migliaia di euro
      2. tecniche di restauro moderne
      3. l’esportazione su file (che poi si può inserire in una chiavetta USB)

      è facile capire la differenza tra chi investe ed è aggiornato sulla tecnologia e chi invece si approfitta dei clienti sostenendo che il video viene male solo perché la pellicola è vecchia.

      Non dovete credere ciecamente alle mie parole, ma confrontare con i vostri occhi la qualità delle immagini ottenute con i due diversi sistemi:

      Ringrazio di cuore il cliente che mi ha esplicitamente autorizzato a pubblicare il suo film di matrimonio per evitare che altri facessero il suo stesso errore scegliendo il laboratorio sbagliato e rovinando per questo i propri ricordi più cari.

      La mia casella di posta elettronica è piena di persone che, dopo essersi affidate a studi poco seri, mi scrivono per capire se è vero che non si può fare meglio. La risposta è sempre:

      Oggi si può ottenere una qualità perfino migliore di quella che si vedeva con il proiettore subito dopo che la pellicola era stata girata, ma con la comodità di riprodurre il filmato nel proprio televisore, computer o smartphone.

      Quindi sia che siate tra quelli che hanno fatto il lavoro ai tempi dei DVD, sia che l’abbiate fatto da poco, se siete rimasti poco soddisfatti e, come mi auguro, avete ancora il film originale, oggi la tecnologia consente di fare grandi cose.

      A proposito: io mi chiamo Daniele Carrer e ho lavorato a migliaia di film storici. Molti appartengono al mio archivio personale con il quale fornisco video a documentari di tutto il mondo. Da qualche anno a questa parte ho messo a disposizione lo stesso sistema di restauro di chi vuole salvare i suoi film di famiglia alla qualità massima possibile al giorno d’oggi.

      Perché non bisogna salvare film 8mm e super 8 su DVD

      Un aspetto fondamentale da considerare in un lavoro di digitalizzazione è il tipo di supporto su cui si riversano le pellicole. Salvare un file video di buona qualità su DVD è quanto di più sbagliato esista e se ve lo propongono vi consiglio caldamente di pensarci due volte prima di affidare i vostri ricordi a chi lo fa, perché può voler dire solo due cose:

      1. Non ha la conoscenza necessaria per svolgere un lavoro così importante.
      2. Vi sta prendendo in giro.

      La tecnologia ha fatto passi da gigante e non sfruttarla è un grave errore.

      Negli anni ’90 e 2000, i fotografi e gli studi di produzione video trasferivano i filmini di famiglia con metodi artigianali che poco avevano a che vedere con la qualità perché, purtroppo, all’epoca non si poteva fare meglio. Il grande rammarico è che quei sistemi sono tutt’oggi molto diffusi e l’unico modo per evitare di affidarsi inconsapevolmente a chi li sfrutta è trovare persone:

      • serie
      • appassionate

      che abbiano investito in attrezzature tecnologicamente avanzate e abbiamo maturato un esperienza importante con il software di restauro.

      Io ho molto rispetto per chi ha ancora un negozio di fotografia, ma è un dato di fatto che oggi non può avere una quantità di clienti che gli permette di acquistare macchinari professionali, anche se si trova in una grande città. A differenza mia che, tramite internet, posso avere clienti da tutta Italia e anche dall’estero.

      Tra gli studi che lavorano in modo amatoriale/artigianale, c’è addirittura chi usa ancora proiettore e telecamera per digitalizzare i filmati 8mm e super 8. Questo è grave non solo per la qualità che alla fine si ottiene, ma anche per il fatto che i proiettori sono fuori produzione da almeno 40 anni: inserire una pellicola al loro interno, tra ingranaggi che si inceppano e lampada a incandescenza, è un rischio che può rovinare per sempre i vostri film.

      Storia del telecinema dei film di famiglia

      All’alba del telecinema, negli anni ‘80 e ‘90, per vedere i film di famiglia senza la scocciatura di usare proiettori e teli, questi si trasferivano su nastri VHS, che erano sicuramente un sistema più comodo di riproduzione, ma anche molto più scarso dal punto di vista qualitativo.

      In seguito la tecnologia ha permesso di passare dal VHS al DVD. Il supporto era più avanzato, perché era:

      1. Migliore come qualità.
      2. Meno soggetto all’usura legata al tempo.

      Ma i DVD, pur rappresentando un innovazione quando sono usciti alla fine degli anni ’90, sono molto limitati rispetto alla tecnologia che si può usare oggi.

      Da vent’anni a questa parte infatti:

      la soluzione migliore non è più riversare i video restaurati su DVD. E’ usare file: da inserire in una chiavetta o, meglio ancora, da spedire tramite link.

      Esempi di filmati 8mm e super 8 restaurati a regola d’arte

      Abbiamo capito che, anche nel mondo del telecinema, la tecnologia ha cambiato tutto. Lo si capisce dalla qualità dei filmati qui sotto, girati in super 8 più di 50 anni fa:

      Il primo è girato alla Fiera di Milano nel 1969. Il secondo nel 1973, sempre a Milano, a quelli che oggi si chiamano Giardini Indro Montanelli e all’epoca erano semplicemente i Giardini di Porta Venezia.

      Il periodo che va dalla fine degli anni ’60 a tutti gli anni ’70 è l’epoca d’oro dei filmati di famiglia girati in pellicola, perché il costo dei supporti vergini erano diventato più accessibile e sul mercato non erano ancora arrivati i nastri VHS e video8, come successe poi negli anni ’80.

      Questi due filmati che, in qualche modo, raccontano la storia di Milano e dell’Italia intera con un punto di vista più realistico di quello dei servizi televisivi dell’epoca, li ho personalmente elaborati:

      1. Acquisendoli con lo scanner professionale FilmFabriek HDS+ (in questa pagina potete leggere le specifiche nel sito del produttore).
      2. Restaurandoli con il software Davinci Studio e il plug in Neat Video.

      Come tutti i filmati della mia collezione privata, sono pubblicati solo dopo aver ottenuto il consenso scritto di chi li ha girati o dei suoi eredi.

      Il motivo per cui spendo così tanto per collezionare film di altre epoche, quasi sempre girati prima che io nascessi, è che sono un appassionato sia di cinema che di storia contemporanea, e penso che la memoria vada salavaguardata. Ma questo è un altro discorso e se lo volete approfondire lo faccio in quest’altra pagina del sito.

      Perché il DVD da anni non è il supporto migliore

      Molte persone che si apprestano a digitalizzare i loro film di famiglia sono portate a credere che il DVD sia tuttora il supporto migliore su cui riversarli. Non è vero per una serie di motivi tecnici oggettivi.

      Il primo è la definizione, che nel caso del DVD è quella standard, vale a dire 720×576, circa 400 mila pixel, mentre sulla chiavetta è almeno 1920×1080, ovvero due milioni di pixel: 5 volte tanto.

      Quindi, nel presupposto che:

      • i televisori sono sempre più grandi
      • la grana dei film 8mm e super 8 è perfettamente compatibile con la differenza qualitativa che si può ottenere con un riversamento in alta definizione

      è un peccato non sfruttare le possibilità che la tecnologia dà.

      Il secondo ottimo motivo per cui è sconsigliabile riversare i film 8mm e super 8 su DVD è che:

      i lettori DVD da tavolo già oggi sono quasi spariti dal mercato e, quando l’apparecchio che avete in casa si romperà, è facile che non ne troviate un altro per sostituirlo.

      Se ci pensate, la stessa cosa è successa qualche anno fa con i videoregistratori VHS e, anche considerando che il Blue Ray, ovvero la tecnologia che ha sostituito i DVD, è compatibile con i vecchi dischi, il quadro non cambia perché il Blue Ray non ha ottenuto un successo commerciale così ampio da avere il futuro assicurato.

      Salvare i video restaurati su file

      Pen drive e hard disk sono invece supporti universali non solo per i filmati, ma per qualsiasi tipo di file. Quindi non verranno abbandonati.

      In più:

      1. Possono essere duplicati senza alcuna difficoltà.
      2. Sono più facili da consultare perché oramai tutti i televisori hanno un ingresso USB a cui collegare le chiavette.

      I link internet sono anche meglio delle chiavette

      C’è poi un modo ancora più pratico della chiavetta per rendere disponibili i filmati digitalizzati e restaurati: la consegna tramite link internet. Anziché dover aspettare che le bobine fisiche vengano riconsegnate, se vi affiadate a uno studio serio succede questo:

      1. Vi mandano un messaggio email all’interno del quale ci sono dei link.
      2. Li cliccate e scaricate i filmati restaurati il giorno stesso della fine della lavorazione.
      3. Guardate subito i video nel vostro computer e nel vostro televisore.

      La praticità di questo sistema non è solo legata all’avere tutto con qualche giorno di anticipo, ma anche al:

      • Poter controllare che la lavorazione sia corretta prima di ricevere indietro le bobine.
      • Permettervi di condividere con i vostri familiari il risultato del lavoro inoltrando il messaggio con il link, senza aspettare di andarli a trovare portando la chiavetta USB.

      Quindi, se posso darvi un consiglio:

      lasciate perdere i DVD e tutti i laboratori che ve li propongono o non vi dicono che ci sono soluzioni migliori.

      Daniele Carrer

      Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film
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