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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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DaVinci Studio

Restaurare film 8 mm: guida e consigli per il fai da te

Nonostante il titolo di questa guida, mi permetto di sconsigliare di restaurare i propri film di famiglia con il metodo del fai da te.

Al di là del fatto che il software di restauro è molto difficile da imparare, c’è un problema insormontabile per chi non vuole affidarsi a un laboratorio professionale:

Non esistono scanner di buona qualità a meno di 20 mila euro.

Il modello più economico da prendere in considerazione è il FilmFabriek Pictor Pro che trovate illustrato dal produttore in questa pagina. Tutti gli altri sono poco più che giocattoli.

A partire dagli scanner come il Reflecta Film Scanner Super 8 – Normal 8 che su Amazon costa intorno ai 400 euro e di cui esistono versioni pressoché identiche di altre marche (Film2Digital, Somikon, Kodak), a testimonianza che c’è un solo produttore e chi lo distribuisce appone solo l’etichetta, con buona pace di chi si ricorda di quando Kodak era un marchio serio. O il Reflecta Super 8 Scanner, che non si fatica a trovare nel mercato dell’usato, proprio perché tanti vogliono disfarsene dopo averne testato le prestazioni.

Tanti anni fa, quando ho messo in piedi il laboratorio, avevo cominciato comprando lo scanner base di Moviestuff, spendendo circa 5 mila euro. Questa qui sotto è una foto della prima versione delle mie apparecchiature:

Un sistema di telecinema super 8 e 8 mm basato sullo scanner Moviestuff retro 8 e su Final Cut Pro

Con il Moviestuff Retro 8 usavo il software FinalCut per restaurare. Quando poi sono passato allo scanner professionale che ho oggi, e allo stesso tempo ho sostituito FinalCut con Davinci Studio, ho iniziato a rifare tutti i restauri a cui avevo lavorato in precedenza. Anni di lavoro, che per altro devo ancora terminare, ma ne sta valendo la pena, considerata la differenza abissale di qualità tra i due sistemi.

So che in rete è pieno di tutorial di presunti geni che modificano un vecchio proiettore e lo fanno diventare un apparecchio che nemmeno Hollywood potrebbe aspirare ad avere. Sarebbe molto bello che le cose stessero così. Lo dice uno che, anziché indebitarsi per ripagare i macchinari che ha acquistato, avrebbe preferito di gran lunga ottenere la stessa qualità con un proiettore degli anni ’70 che si trova su Ebay a 100 euro e un po’ di lavoro per adattarlo. La realtà però è un’altra.

Lo scanner non è come un computer che 5 anni dopo essere uscito vale un quarto di quello che si è pagato. Il costo dello scanner è solo in minima parte influenzato dal processore e della componentistica di natura informatica. Il prezzo lo fanno:

  • Ottica.
  • Sensore d’immagine (CCD o CMOS).
  • Costi di progettazione dell’apparecchio.
  • Valore aggiunto che solo i pochi produttori di questo genere di apparecchi possono dare.

Quindi lo scanner non si svaluta sul mercato come i computer e gli smartphone e non è pensabile che negli anni i prezzi si abbassino con la velocità con cui questo succede in altri settori della tecnologia.

Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

Questo qui sopra è lo scanner professionale FilmFabriek HDS+ che uso oggi nel mio studio, insieme alla workstation a cui è abbinato.

Laboratori professionali di restauro e improvvisatori

Anche affidandosi a chi restaura per professione non è  facile scegliere il laboratorio giusto, perché la professionalità con cui questo lavora fa la differenza tra il:

  • buttare i propri ricordi
  • conservare (e tramandare) documenti che, se andassereo persi, non sarebbero più recuperabili.

Ecco perché tra i laboratori che effettuano la digitalizzazione delle pellicole esistono:

  • servizi a prezzi di saldo, che si limitano a riprendere con una telecamera (o con lo smartphone) il quadro sul muro illuminato dal proiettore (procedura che rischia anche di rovinare irrimediabilmente il supporto, a causa degli ingranaggi del proiettore) e lasciano agli automatismi della telecamera l’onere del restauro.
  • servizi professionali, portati avanti da laboratorori che hanno attrezzature moderne e conoscono i software di correzione dell’immagine.

La differenza tra le due opzioni la spiego in modo approfondito in questa guida che ho scritto per il sito.

Sono convinto delle mie parole, tanto che, a differenza dei miei concorrenti, non ho alcun problema a pubblicare in questo sito decine di filmati che ho restaurato, mostrando così cosa sono in grado di ottenere. Come ho fatto con questo filmato del 1958 che pubblico con l’autorizzazione scritta del proprietario:

Il restauro fai da te di film 8mm e super 8

Abbiamo detto che, per effettuare un buon lavoro, è fondamentale avere un buono scanner. Quello che uso io, il FilmFabriek HDS+, costa decine di migliaia di euro e, non solo non è proponibile a chi vuole limitarsi a digitalizzare la sua collezione personale di film 8mm e super 8 ma, proprio per il costo elevato, non è nemmeno alla portata dei laboratori che lavorano a meno di 1000 film all’anno. Io ci riesco per un semplice motivo:

Il sistema di restauro che ho messo in piedi, non è solo al servizio dei film di famiglia che i clienti mi mandano, ma anche di un archivio di filmati storici che fornisco a produzioni di documentari di tutto il mondo.

Come dimostrano, per esempio, i titoli di coda di una serie in onda sulla PBS, la televisione pubblica americana. Tra i fornitori di materiale storico è indicato anche il mio archivio, FOOTAGE FOR PRO:

Grazie a questi due progetti basati sulla stessa tecnologia mi sono potuto permettere lo scanner FilmFabriek che acquisisce film 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm, sia muti che dotati di traccia sonora ottica o magnetica.

A proposito di attrezzature professionali, vi do un consiglio. Più del 90% dei film 8mm e super8 erano muti. Se il servizio che consultate vi dice che non è in grado di acquisire l’audio anche quando questo c’è, significa che usa uno scanner molto economico. Questo, oltre a non consentire di digitalizzare il sonoro, ha anche una qualità dell’immagine pessima.

Un altro indizio per scovare chi usa attrezzature non all’altezza della situazione sono i tempi di lavorazione. Quando sono superiori a 7 giorni quasi sicuramente usano gli scanner da 400 euro che si trovano in vendita online, perché questi sono interamente in plastica e sono molto lenti ad acquisire.

Mi capita saltuariamente di guardare i siti internet che propongono servizi, sulla carta, simili al mio. Nessuno pubblica estratti dai filmati a cui ha lavorato, magari mascherando tale assenza con parole altisonanti come programmi professionali, intelligenza artificiale, massima qualità, azienda leader. A me, che un po’ me ne intendo, certi atteggiamenti fanno bollire il sangue, perché io ho le conoscenze tecniche per accorgermi se qualcuno mi prende in giro, mentre i clienti che si trovano in mano i ricordi di famiglia no.

L’unico elemento importante in una digitalizzazione è il video che si ottiene e, se non vi mostrano esempi di quelli a cui hanno già lavorato, fossi in voi non mi fiderei.

Qui sotto potete vedere un film 8mm girato a Napoli nel 1957.

Le riprese sono indicative della qualità che si può ottenere digitalizzando professionalmente le pellicole amatoriali dell’epoca. Per certi aspetti sono anche sotto la media, visto che il cameraman non è tecnicamente impeccabile e il film è più vecchio della gran parte degli altri film in pellicola, il cui periodo d’oro è rappresentato dagli anni ’70, quando cineprese e supporti di registrazione erano un po’ migliori di quelli del 1957.


Userò questo filmato per illustrare le diverse fasi del restauro. Anche in questo caso, ci tengo a dirlo, pubblico il video dopo aver ottenuto un’autorizzazione scritta dell’autore o dei suoi eredi.

La prima fase: la preparazione delle pellicole

Le pellicole 8mm e Super 8, col tempo, accumulano polvere. Questa, in fase di restauro, può essere rimossa in modo efficace, ma non totale. Per questo motivo, prima di acquisire i film mettendoli nello scanner o inserendoli nel proiettore, è necessario pulirli.

Attenzione: nel filmato digitalizzato rimarranno comunque dei puntini neri visibili.Infatti, questi non sono causati solo dalla polvere, ma anche dallo scrostamento dell’emulsione su cui sono impressionati i fotogrammi. A quel punto si interviene via software, ma lo spiego meglio nella seconda parte di questa guida.

Il prodotto più adatto per pulire le pellicole è l’isopropanolo, non tanto per la sua funzione detergente — che non è più efficace di quella di tanti altri liquidi — quanto per la sua volatilità, ovvero il fatto che evapora molto velocemente. Se le pellicole restassero bagnate, infatti, si rovinerebbero. Facendo questo lavoro, non avete idea di quante volte mi sia capitato di lavorare su film che, accidentalmente, sono rimasti sommersi nell’acqua. In quei casi, non esiste alcun restauro software in grado di riportarli allo stato originale. Un ottimo motivo per non conservare le pellicole negli scantinati.

L’isopropanolo si trova in ferramenta o nelle catene della grande distribuzione specializzate nel fai-da-te, al costo di 5-10 euro per la bottiglia da un litro. Per applicarlo, basta usare un panno morbido (vanno benissimo quelli per occhiali), versare il liquido e tenere il tessuto stretto sul film mentre lo si riavvolge velocemente con il proiettore — o con lo scanner, se quest’ultimo è professionale e ha una meccanica sufficientemente robusta da non rompersi a causa dell’attrito.

Serie di giuntatrici a colla e a nastro adesivo nei formati 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm

Rifare le giunte

I film che venivano inseriti nelle cineprese erano lunghi 15 metri (50 piedi) e avevano la forma di bobine di 7,5 cm di diametro. Duravano 3 minuti e 20 secondi nel formato Super 8 e 4 minuti nel formato 8mm. Se le vostre bobine sono più larghe, significa che durano di più, come spiegato nella tabella che ho messo in questa pagina, e che sono il risultato dell’unione di più bobine piccole. Per metterle insieme si usavano le giuntatrici:

  • a colla
  • a nastro adesivo

La premessa di base è questa. Allargo il quadro citando il messaggio di una persona che inizialmente è stata un cliente e col tempo è diventata un amico, con il quale mi diverto spesso a dialogare di film e storia. Come alcuni della sua generazione, ha il merito di aver documentato gli anni ’70 e ’80 con una cinepresa Super 8, cosa che io, per motivi generazionali, non ho avuto il privilegio di fare.

Fino agli anni Sessanta si usava la colla, che era decisamente migliore.

Lo scotch è arrivato alla fine di quel decennio e si è rivelato necessario per giuntare le pellicole Super 8 della 3M, che erano in poliestere e non in triacetato. Quelle pellicole erano praticamente indistruttibili, ma non si incollavano nemmeno con il Bostik. Su queste, anche la pista magnetica non era applicabile in modo amatoriale: bisognava rivolgersi a laboratori specializzati che usavano una speciale pasta.

Io ho usato pochissime pellicole di quel tipo, anche per questo ho comprato una bellissima incollatrice termica della Hähnel che ho utilizzato per i miei film. Le giunte fatte con questa tengono ancora dopo più di 50 anni.

Confermo che le giunte fatte con il nastro adesivo – e ne esistevano molte qualità, come ho scoperto con la pratica – in un buon 50% dei casi oggi non tengono. La percentuale migliora notevolmente con le giunte a colla, che richiedono però molto più tempo per essere rifatte, oltre a una tecnica un po’ più complicata.

Quelle che vedete nella foto qui sopra sono le giuntatrici che uso nel mio laboratorio. Ce ne sono sia a colla che a nastro adesivo, e grazie a loro riesco a riparare tutti i formati su cui lavoro:

  • 8mm
  • Super 8
  • 9,5mm
  • 16mm.

Se non ne avete una, potete trovarne usate anche di ottima qualità. Poco importa se le ultime prodotte risalgono agli anni ’80, visto che sono figlie di un’epoca in cui il mercato non aveva ancora virato pericolosamente verso l’usa e getta, come succede oggi.

A dire il vero, c’è anche un sito olandese, Van Eck Video Services, che vende giuntatrici nuove a prezzi tendenti all’assurdo, ma se ci sono, evidentemente c’è un mercato. Per quanto riguarda il nastro adesivo e la colla, se non volete fare un mutuo in banca per comprarli in Olanda, li trovate a prezzi più competitivi su eBay.

Digitalizzare i film 8mm e super 8

Preparate le pellicole pulendole e rifacendo le giunte che si sono rotte si passa alla digitalizzazione.

Alla portata degli amatori ci sono due tipi di sistema per acquisire le pellicole:

  1. Riprendere il quadro del proiettore con la telecamera o lo smartphone.
  2. Usare gli scanner 8mm e super 8 da poche centinaia di euro.

Lavorare con telecamera e proiettore ha l’inaccettabile controindicazione di mettere in pericolo la pellicola, perché i proiettori sono fuori produzione da più di 40 anni e anche all’epoca in cui erano in vendita succedeva che il film si incastrasse tra gli ingranaggi, rovinandosi in modo irrecuperabile.

Come secondo difetto, usano una lampada a incandescenza. Se questa si ferma anche solo per un secondo, fatto frequente, il fotogramma illuminato si brucia, proprio come nell’immagine qui sotto:

Bruciatura generata da un proiettore con lampada ad incandescenza in un film super 8 degli anni '80

Con queste premesse, chiunque abbia a cuore i ricordi che le sue pellicole hanno immortalato, magari relativi a persone che oramai non ci sono più, secondo me dovrebbe fermarsi a pensare se ne vale veramente la pena.

Gli scanner economici che si trovano, anche su Amazon, a poche centinaia di euro, invece non possono rovinare la pellicola, salvo difetti di fabbricazione sui quali non metto la mano sul fuoco. Dal punto di vista progettuale, però, lo scorrimento del film è esterno all’apparecchio e, quindi, non c’è pericolo che si incastri.

Unitamente a questo usano una luce fredda a led per illuminare e hanno un altro grande vantaggio: fanno l’acquisizione frame by frame (fotogramma per fotogramma).

I film 8mm e super 8 erano girati a 16 o 18 fotogrammi al secondo, mentre telecamere e smartphone odierni hanno 25 fotogrammi al secondo, o 29,97. Riprendere con 25 fotogrammi al secondo un filmato girato a 16 o 18 significa che in ciascun fotogramma moderno se accavallano due della ripresa originaria: un disastro a livello di qualità finale.

Il problema degli scanner economici è che, nonostante abbiano dei vantaggi rispetto ai proiettori, con questi si ottiene ugualmente un filmato pessimo, a causa di:

  1. Una lente di bassa qualità.
  2. Un sensore che rileva l’immagine da fotocamera giocattolo.

Ecco il confronto tra una digitalizzazione amatoriale e un lavoro professionale. Il film è stato girato in super 8 nel 1980 da un turista italiano in vacanza in Egitto. Aveva avuto la pessima idea di rivolgersi al laboratorio sbagliato, per altro uno di quelli che si trovano in cima alle liste dei motori di ricerca. Ci tengo a ringraziare questa persona perché mi ha autorizzato a diffondere le immagini per evitare che altri facciano il suo stesso errore:

Le impostazioni corrette: l’esposizione

Entrambi i sistemi di digitalizzazione amatoriali hanno il difetto di non consentire all’operatore di usare impostazioni manuali durante l’acquisizione. La modalità automatica, se la pellicola è perfetta, può essere una soluzione applicabile. Il problema è che i film di famiglia, essendo girati da registi amatoriali e avendo decenni di vita, presentano spesso dei problemi che solo:

  1. Attrezzature professionali.
  2. Un operatore esperto,

possono risolvere fin dalla fase di acquisizione.

Le pellicole vanno infatti digitalizzate con una leggera sottoesposizione. Per ottenerla e permettere al software di restauro di gestirla nel migliore dei modi, lo scanner deve avere una quantità elevata di bit colore. I bit colore sono un valore che indica la quantità di gradazioni che ciascun colore ha. Solo se ne ha a sufficienza, in fase di restauro si può aumentare la luminosità delle immagini scure senza controindicazioni.

Se invece si acquisisse sovraesponendo, per poi diminuire la luminosità al computer, la qualità delle immagini sarebbe inferiore. Anche a parità di bit colore.

Ovviamente se l’apparecchio che si usa per acquisire, sia esso uno scanner economico o la telecamera che si usa per riprendere il proiettore, non consente all’operatore di agire manualmente sull’esposizione, si fa quello che si è accettato di fare volendo procedere con il fai da te: ci si accontenta. Magari pensando alla tipica scusa che usano anche i laboratori amatoriali quando i clienti si lamentano:

Il film è vecchio ed è normale che la qualità sia scarsa.

Questo non è assolutamente vero.

Software per restaurare i film di famiglia

Per restaurare film 8mm e super 8, ma anche 9,5 mm e 16mm, io uso Davinci Studio, abbinato al plug Neat Video, specializzato nel togliere i puntini neri e i graffi, oltre che la grana.

Esiste la versione gratuita di Davinci Studio: Davinci Resolve. Differisce per poche cose, quindi se si devono effetuare lavorazioni una tantum forse la versione a pagamento non vale la pena.

Gli altri software di montaggio video, come FinalCut, Adobe Premiere e Avid sono altrettanto strutturati per fare correzione dell’immagine e quindi restauro. Io che, da montatore professionista, li ho usati tutti li ritengo meno pratici di Davinci Studio. E’ però una questione molto soggettiva, perché esistono montatori professionisti, o anche colorist – che sono quelle figure professionali che si specializzano nel solo trattamento dell’immagine, che hanno opinioni diverse dalla mia.

Quello che senz’altro sconsiglio di fare è usare software amatoriali come Pinnacle Studio, Movie Maker, Moravi Video Editor, che vanno benissimo per montare se non si hanno particolari esigenze, ma hanno funzioni basilari di correzione dell’immagine, quando non anche quasi completamente automatiche. Di conseguenza, su immagini complicate come quelle dei film storici, vanno in crisi.

Tornando ai tutorial miracolosi che si trovano in rete, esiste anche un programma open source chiamato VirtualDubMod. Lo conosco bene perché, prima di aprire il laboratorio, l’ho testato in modo approfondito. Premettendo che è molto difficile da usare, posso affermare con cognizione di causa che alla prova dei fatti, come sempre, le cose cambiano rispetto a quanto si vede su YouTube. Il problema è che per fare uno di quei tutorial si lavora a 100 film diversi, ma si fa vedere solo il migliore, omettendo di dire che gli altri 99 non sono venuti bene.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale applicata al restauro, ci sono due opzioni che vanno per la maggiore:

  • Topaz Video AI
  • Runway

Io li monitoro in continuazione, perché per fare bene il mio lavoro bisogna rimanere costantemente aggiornati. Tutte le prove che ho fatto, fin dal loro lancio, sono state deludenti, perché gli artefatti che generano sono inaccettabili.

Mi spiace deludere quelli che credono che la tecnologia nel settore del restauro stia già facendo miracoli, consentendo all’operatore di non fare fatica e di rimanere ignorante perché tanto fa tutto l’intelligenza arfiticiale:

Ad oggi, per restaurare bene film 8mm e super 8 sono ancora necessari anni di esperienza e tanto lavoro su ogni pellicola.

Dopo anni di fatiche, sia sul mio archivio personale (lo potete vedere anche in uno dei miei Canali YouTube), sia sui film dei clienti che si rivolgono a me, solo adesso sono perfettamente in grado di togliere la gran parte dei segni del tempo che si accumulano sulle pellicole. All’inizio, pur venendo da un’esperienza di montatore televisivo professionista, non ero all’altezza della situazione e ho dovuto impiegare il mio tempo per imparare. Figuriamoci se fossi stato un improvvisato senza nessuna esperienza importante alle spalle.

Il restauro di film 8mm e super 8 in Davinci Studio

Come abbiamo detto, l’ideale sarebbe acquisire la pellicola con attrezzature professionali perché, tra le tante cose, hanno il vantaggio di permettere di usare impostazioni manuali, a partire dalla possibilità di sottoesporre leggermente l’immagine.

Fotogramma originale scansionato da un film 8mm del 1957 girato a Napoli

Il ridimensionamento del fotogramma

Dopo essere uscito dallo scanner, il filmato di Napoli del 1957 appariva così come lo si vede qui sopra. Il fotogramma principale comprendeva porzioni dei fotogrammi precedente e successivo, e anche i bordi laterali includevano aree esterne, come il foro su cui all’epoca si innestavano gli ingranaggi del proiettore e della cinepresa.

E’ necessario fare così perché, in determinate situazioni, l’immagine oscilla, e solo se la prozione che si acquisisce è ampia si riesce a compensare lo spostamento.

Per arrivare al video finale, la prima cosa da fare è quindi:

  1. Ingrandire il fotogramma per portarlo a tutto schermo.
  2. Tagliare i lati.
  3. Centrare l’immagine.

Fatto questo si passa alla fase successiva: la color correction.

Il video che pubblico qui sotto confronta il filmato di Napoli in queste due fasi:

  • a sinistra dopo il solo ridimensionamento
  • a destra dopo il ridimensionamento e la correzione dei colori e della luminosità

La color correction

Per parlare della correzione dei colori e della luminosità, indicata come color correction nella gran parte dei software, c’è da fare una premessa importante:

Gli scanner professionali hanno una funzione che permette di regolare le lampade in automatico, aumentando l’intensità nelle scene scure e diminuendola in quelle chiare.

La luce che illumina lavora però in modo lineare, ovvero non può essere regolata distinguendo gli scuri dai chiari. Questo non va bene, perché i film 8mm e super 8 negli anni decadono soprattutto nelle parti in ombra o in controluce. Quindi, per riportare le pellicole alla qualità iniziale bisogna lavorare con le curve, che invece permettono di distinguere dove applicare la regolazione della luminosità.

Nella funzione Curves di Davinci Studio e Davinci Resolve si deve agire sul grafico di sinistra, la cui linea parte dritta:

Curve senza modifiche di Davinci Studio

e, dopo la correzione, diventa così:

Curve modificate di Davinci Studio

La linea bianca è stata modificata inserendo e spostando verso l’alto un punto nella parte sinistra. Questo significa che solo i colori scuri sono stati alzati, come si vede negli Scopes, il grafico con i tre colori di base, rosso, verde e blu, che c’è a destra.

Come ulteriore regolazione è stato rinforzato il colore rosso, perché i film 8mm e super 8 negli anni prendono una leggera dominante fredda.

Come ben visibile nel fotogramma di anteprima del video sopra, lavorare in questo modo, magari in un’inquadratura difficile dove sono presenti zone di luce diverse tra di loro, fa riapparire i soggetti in ombra che altrimenti si sarebbero persi.

La correzione della grana

Ridimensionato il fotogramma e corretti i colori, cosa da fare possibilmente spezzone per spezzone, anche se questo porta via un sacco di tempo, si passa al contenimento della grana e dei puntini neri e graffi.

La grana è una sorta di marchio di fabbrica delle pellicole e nell’aumentare la luminosità con le curve viene ulteriormente accentuata.

I programmi di montaggio professionale, Davinci Studio incluso, hanno tutti una funzione specifica per fare questo tipo di correzione. Nessuno di questi però, allo stato delle cose, ha l’efficacia di Neat Video. Apportare queste correzioni non è infatti privo di controindicaizoni e Neat Video ne ha molte meno delle funzioni integrate nei software. Non entro troppo nei dettagli tecnici, ma mi riferisco soprattutto al comando che permette di togliere i puntini neri, perché a volte questo è impreciso e toglie anche altri elementi dell’inquadratura.

Sulla sinistra potete verdere il video dopo il ridimensionamento e la color correction. Sulla destra lo stesso video a cui è stata applicata anche la correzione della grana e dei puntini neri:

Come è evidente fin dal fotogramma di anteprima, Neat Video fa il suo lavoro egregiamente. In alcuni passaggi molto problematici magari non è perfetto, ma si può accettare il margine di errore con cui lavora.

La stabilizzazione elettronica delle immagini

Le cineprese non avevano né lo stabilizzatore ottico né, tanto più, quello elettronico, che invece sono presenti in tutte le telecamere moderne e negli smartphone. In più, lo dico a beneficio di coloro che non hanno mai ripreso prima degli anni ’80, la pellicola che scorreva all’interno favoriva ulteriormente le vibrazioni.

Quindi, se oggi che la tecnologia è andata avanti si vuole fare un buon lavoro di restauro, bisogna stabilizzare il filmato. Ci si riesce con pressoché tutti i software di montaggio. Questi hanno integrato un sistema per analizzare le immagini e applicare un contromovimento alle oscillazioni generate dalla mano del regista. La precisione della stabilizzazione cambia da software a software e io, anche in questo caso, considero lo stabilizzatore di Davinci il migliore in circolazione.

Le impostazioni che uso dipendono da diversi fattori, non ultimo la risoluzione della timeline e del file acquisito. Le riporto, graficamente, qui sotto, perché se si sbagliano si possono fare molti danni al filmato:

Grafico dello stabilizzatore di Davinci Studio

Grazie al mio archivio personale mi capita molto stesso di parlare con produttori esecutivi o archivisti, ovvero quelle figure professionali che si occupano di cercare i filmati storici per i documentari.

Tra le tante cose di cui si stupiscono quando dico loro che i miei video sono generati da pellicole 8mm e super8 amatoriali, c’è la grande qualità di ripresa, che non è tipica delle immagini girate da non professionisti.

Questa qualità che meraviglia gli addetti ai lavori è dovuta, almeno in parte, al grande miglioramento degli stabilizzatori software che c’è stato negli ultimi anni. Quindi attenzione a non sottovalutare questo passaggio che vedete dimostrato nel video qui sotto.

Sulla sinistra il filmato dopo il ridimensionamento, la color correction e la correzione della grana e dei puntini neri, sulla destra lo stesso filmato dopo la stabilizzazione:

La correzione del numero dei fotogrammi al secondo

Introduco l’ultimo video che illustra le diverse fasi del restauro facendo una premessa di carattere tecnico.

La diversità estetica che subito salta agli occhi tra un film amatoriale dello scorso secolo e un video moderno è il formato dello schermo. Una volta era 4/3, mentre oggi è 16/9. I primi quindi, su un televisore di oggi, si vedono con le bande nere verticali.

C’è però un’ulteriore differenza che i non professionisti non conoscono e, purtroppo, è ben più complicata da gestire: il numero di fotogrammi al secondo. Una volta erano 16 (film 8 mm) o 18 (film super 8) e oggi sono 25, o 29,97.

Come ho accennato prima, questo problema si inizia a risolvere in fase di acquisizione usando apparecchiatura che fa la digitalizzazione frame by frame. La questione però persiste nelle fasi successive e fino all’esportazione del video finale.

Per quanto gran parte dei televisori e monitor da computer siano in grado di riprodurre filmati a 16 o 18 fotogrammi al secondo, convertendoli in tempo reale a 25 o 29,97, il modo in cui questo avviene non è preciso come quello che si può ottenere lavorando bene al computer in fase di restauro.

Ecco perché il mio laboratorio non consegna mai video a 16 o 18 fotogrammi al secondo, cosa che per altro mi risparmierebbe del tempo, ma li converte tutti a 25: farlo durante l’esportazione genera dei risultati migliori di quelli che i televisori e i monitor ottenengono con la conversione durante la riproduzione.

Adattare con un software di restauro il numero di fotogrammi al secondo è possibile in 3 modi:

  1. Aggiungere i fotogrammi ripetendo quelli che ci sono.
  2. Aggiungere i fotogrammi creando una dissolvenza incrociata tra alcuni fotogrammi adiacenti.
  3. Usare l’intelligenza artificiale per ricalcolare le scene e ricreare da zero i 25 fotogrammi al secondo.

Quest’ultima tecnologia è avveneristica, ma ha delle controindicazioni. La prima è un problema del laboratorio e per questo è gestibile, ovvero è molto dispendiosa a livello di tempo. La seconda è che richiede un controllo costante da parte di un’operatore esperto e, pur con questo, in alcune scene non è ancora in grado di calcolare perfettamente i fotogrammi e genera degli artefatti che rendono inaccettabile il video.

Per questo motivo, con i film che mi mandano i clienti, il mio laboratorio non usa l’intelligenza artificiale per adattare il numero di fotogrammi al secondo. Usa il metodo della ripetizione dei fotogrammi.

Tutti i software di montaggio professionale hanno una funzione simile e, avendoli provati tutti, sono convinto che Davinci Studio sia il più preciso. A puro scopo illustrativo vi mostro qui sotto i risultati dell’adattamento del numero dei fotogrammi con l’intelligenza artificiale:

Conclusioni sui metodi fai da te

Dopo aver condiviso il mio metodo di lavoro, mi riallaccio a quanto detto all’inizio:

Se si vuole ottenere un buon restauro bisogna avere attrezzature molto costose e anni di esperienza con i software di correzione dell’immagine.

So bene che tanti, dopo aver visto i diversi passaggi del lavoro, stanno già pensando che alcuni sono superflui e si possono evitare, perché i risultati sul video non sono così evidenti. E’ un meccanismo umano quello di autoconvincersi che la realtà sia come la si vorrebbe, ma su qualsiasi argomento bisognerebbe avere l’umiltà di affidarsi a chi ha più esperienza, non perché sia una persona migliore, ma perché ha una maggiore teoria e pratica in quello che spiega.

Io ricevo centinaia di mail all’anno e la mia casella di posta elettronica è piena di persone che mi deridono, dicendo che risparmieranno e otterranno i miei stessi risultati riprendendo con lo smartphone il quadro del proiettore. Contenti loro…

I metodi fai da te hanno il loro fascino. Sono il primo che li usa per essere più veloce e per il piacere di risolvermi i problemi. Lo faccio però solo quando si tratta di operazioni semplici e che, nell’ipotesi che il lavoro non sia svolto correttamente, non provochino gravi conseguenze. Un conto è montarsi la scarpiera dell’Ikea, ma se l’impianto elettrico di casa ha dei problemi è meglio chiamare un tecnico per evitare che la casa prenda fuoco se si sbaglia qualcosa.

Il restauro dei film 8mm e super 8 è una lavorazione complessa. Se non viene svolta in modo adeguato non valorizza i ricordi della propria storia familiare, rovinandoli quindi per sempre – come nel video dell’Egitto che ho pubblicato a inizio pagina: per una persona che si è rivolta a un laboratorio professionale per rifare il lavoro ce ne sono 10 che hanno accettato la spiegazione che si vede male perché il film è vecchio. Quindi per loro il ricordo rimarrà sempre:

  1. Sfuocato.
  2. Mosso.
  3. Con i colori sfasati.

E comunque: che senso ha fare tutta questa fatica per imparare e poi lavorare solo ai film della propria collezione?

Non c’è motivo di perdere mesi a studiare e investire tanti soldi, perché una volta finito il lavoro dovrete mettere lo scanner in soffitta e vanificare tutta la fatica che avete fatto. Io il mio  investimento e il tempo impiegato li metto a frutto con i film che mi arrivano ogni giorno, ma mai mi sarei sognato di fare lo stesso con 10 o 20 bobine soltanto.

Adesso che sapete tutto, fate le vostre scelte.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, muti o sonori, con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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    Telecinema: ecco perché fidarsi solo di quelli professionali

    Dietro la parola telecinema si nascondono diversi sistemi. Quello usato dalla gran parte dei laboratori prevede di riprendere il quadro del proiettore con la telecamera o con lo smartphone e di consegnare il filmato così com’è, senza nessun restauro. È il metodo più conveniente per chi fa il lavoro, perché si riesce a fare tutto in fretta e con attrezzature da poche centinaia di euro.

    Lavorare in questo modo è legittimo, ma solo se lo si dice chiaramente ai propri clienti.

    La sfortuna di chi si rivolge a laboratori che usano un sistema così concepito è che il risultato finale non può essere un video di buona qualità. E c’è anche un problema di sicurezza: la pellicola viene infatti inserita in un proiettore fuori produzione da almeno 40 anni che può “macinare” il film incastrandolo tra i suoi ingranaggi.

    I telecinema a proiettore riversati su VHS

    Il metodo che ho appena descritto si usava già negli anni ’80. All’epoca si sacrificava la qualità di visione trasferendo le pellicole su nastri VHS. Quest’ultimi sono dei pessimi supporti, perché da subito degradano la qualità originaria e, cosa ancor peggiore, sono molto più soggetti all’usura del tempo.

    Il vantaggio immediato è che i video in VHS sono più comodi da riprodurre, perché non richiedono proiettori e teli da appendere al muro, ma un semplicie videoregistratore collegato al televisore.

    A riprova di questo, diffondo con il permesso di un cliente che recentemente ha mandato al mio studio le sue bobine di famiglia, un fotogramma di un film super 8 di un matrimonio degli anni ’70. Sulla sinistra c’è l’ìmmagine dopo il restauro che ho effettuato io e sulla destra l’immagine ottenuta da un riversamento VHS di un altro studio:

    Confronto tra la digitalizzazione in VHS di un film super 8 e una moderna digitalizzazione con scanner professionale

    Queste le parole del cliente:

    Vedere il sorriso accennato di mia mamma e addirittura il motivo della cravatta di mio nonno è impagabile!

    Lo stesso cliente, su altre bobine di famiglia, negli anni ’90 provò a fare una conversione proiettando la pellicola sul telo bianco, riprendendola in video8 e riversandola in VHS, per poi digitalizzarla in epoca più recente.

    Qui sotto pubblico, sempre con il permesso del cliente, i confronti tra quel lavoro e la digitalizzazione e il restauro (immagini sulla sinistra) fatti dal mio studio 30 anni dopo:

    Confronto tra dei fotogrammi super 8 ricavati da una digitalizzazione in VHS e una digitalizzazione professionale.

    Confronto tra dei fotogrammi super 8 che ritraggono un bambino negli anni '70 ricavati da una digitalizzazione in VHS e una digitalizzazione professionale.

    Ho dovuto ricontrollare più volte che fossi nello stesso punto nei due file, per assicurarmi che il frame fosse lo stesso. La differenza è abissale. Oltre al crop esagerato, probabilmente dovuto alla non perfetta centratura sul telo di proiezione, tutto il resto è sballato: definizione, colori. Sembra veramente un altro filmato.

    Ovviamente è più accettabile questa differenza rispetto a quella della prima bobina, essendo stata fatta da un ragazzino negli anni ’90 in modo amatoriale. L’altra è stata ottenuto, a pagamento, da uno studio fotografico che, pur con i limiti dell’epoca, non ha fatto un buon lavoro.

    Chi negli anni ’80, ’90 e 2000 ha trasferito i propri film di famiglia 8mm e super8 in VHS, o in DVD, dovrebbe quindi seriamente riflettere sulla possibilità di rifare il lavoro oggi, perché la tecnologia di digitalizzazione e restauro, se ci si affida a laboratori seri, è andata molto avanti e le pellicole nel tempo decadono poco di qualità.

    Gli scanner economici che si trovano su Amazon

    La variante del telecinema fatto con il proiettore si ottiene con gli scanner da poche centinaia di euro che si trovano su Amazon, la tipica apparecchiatura che usano gli studi low cost (si capisce che li usano dal fatto che consegnano i lavori dopo settimane, perché quegli scanner, oltre ad essere pessimi a livello qualitativo, sono anche lentissimi ad acquisire i film).

    In quel caso non c’è una meccanica “tritapellicola”, ma si vede ugualmente male:

    Non si può accettare di scadere a un livello così basso con immagini che raccontano i momenti più importanti della propria storia famigliare.

    La mia casella di posta elettronica è piena di messaggi di persone che hanno usato servizi del genere e sono rimasti delusi.

    Un cliente una volta mi ha contattato mostrandomi un video ottenuto con un sistema artigianale a basso costo e, una volta rifatto il lavoro, mi ha autorizzato a mostrare il confronto tra i due filmati per evitare che altri compiano il suo stesso errore:

    Le immagini ritraggono una vacanza del 1980 in Egitto ripresa su una pellicola super 8.

    Alle sue rimostranza per la scarsa qualità ottenuta, si è sentito rispondere che con un film così vecchio non si poteva fare di meglio, senza poter ribattere, visto che il cliente non era un esperto del settore e non conosceva il mio sito.

    Per una persona così, che poi ha avuto l’accortezza di contattare un professionista ottenendo alla fine un video di qualità adeguata, ce ne sono almeno dieci che si accontentano della spiegazione comoda data da altri laboratori:

    Si vede male perché il filmato è vecchio

    Chi accetta questa giustificazione è costretto a guardare i suoi ricordi tra facce sfuocate, fotogrammi ritagliati, immagini traballanti e colori sfasati convinto, erroneamente, che quanto è andato perso a livello di qualità sia colpa del tempo che passa e non del lavoro amatoriale che gli è stato venduto.

    Daniele Carrer mentre riprende in VHS nel 1998

    Perché film 8mm e super 8 sono in HD

    Mi occupo di filmati da sempre. Ero un’adolescente degli anni ’90 che videoregistrava film in bianco e nero nella notte per guardarli, senza pubblicità, durante il giorno. Nel 1995, a 18 anni, ho comprato la mia prima telecamera (quella VHS che si vede nella foto qui sopra, perché all’epoca i film super 8 erano già andati in pensione), in un momento in cui nella mia scuola nessun’altro ne aveva una.

    Da quel momento in poi non ho mai abbandonato la passione per i video. Sono stato un autore di cortometraggi, un montatore televisivo e, in quest’ultima fase, il fondatore di un archivio di film storici con il quale fornisco produzioni di documentari di tutto il mondo.

    Di questo settore un po’ ne capisco e vi spiego perché tante persone, non esperte, cadono in un equivoco che poi genera situazioni come quelle di cui ho parlato all’inizio.

    La televisione dello scorso secolo, che non è l’800 ma il ‘900, anche se molti di noi ancora faticano a rendersene conto, aveva una qualità di immagine bassissima, sia perché i televisori che avevamo in casa erano scarsi, sia perché i programmi venivano registrati su nastro, quanto meno a partire dagli anni ’80. Il nastro è un supporto molto più facile da gestire della pellicola, ma per sua natura non può andare oltre un certo limite di qualità, soprattutto a livello di risoluzione.

    Quindi, se negli anni ’60, ’70 o ’80 un cineamatore guardava una pellicola 8mm o super 8 da lui girata nel proiettore e poi accendeva la televisione, il fatto paradossale era che il suo filmino amatoriale aveva una qualità nettamente più alta delle immagini della RAI o delle televisioni private. Questo in termini di definizione e colori. Se poi si considera che le riprese televisive erano fatte da professionisti e i film di famiglia da amatori, quella differenza dovuta alle diverse tipologie di supporto un po’ si appiattiva.

    La notiza ancora più bella, e qui veniamo ai giorni nostri, è che le pellicole decadono poco di qualità negli anni. Quanto meno se conservate in luoghi senza umidità e non troppo caldi (a tal proposito ho scritto questa guida sulla conservazione dei film).

    Eccovi spiegato perché se avete la fortuna di ritrovarvi in mano delle bobine 8mm o super 8, fossero anche girate 60 anni fa, la qualità di immagine che si riesce ad ottenere da queste digitalizzandole, se ci si affida al laboratorio giusto, non è diversa da quella dei filmati odierni.

    Se prendete un film di Venezia, che è la città che è rimasta più identica a sé stessa nel tempo, e lo guardate a tutto schermo, non sembra diverso dal video che potete girare oggi negli stessi luoghi, eccezion fatta per le persone molto che all’epoca erano molto più tranquille ed educate di oggi.

    Qui sotto siamo nel 1964 e non c’è nessun motivo di pensare che il vostro filmino di famiglia non possa venire altrettanto bene:

    E’ un filmato del mio archivio personale, diffuso solo dopo aver ottenuto una liberatoria firmata dall’autore o dai suoi eredi.

    Se il vostro film degli anni ’60 fosse invece un video degli anni ’80 o ’90 girato con un nastro video8 o VHS, il livello di qualità sarebbe decisamente più basso, per i limiti qualitativi dei nastri analogici rispetto alle pellicole. Vi consiglio di leggere questa mia guida per capire su che tipo di supporto sono registrati i vostri ricordi.

    Lo scanner del mio telecinema professionale

    Il primo passo per creare un telecinema professionale è comprare uno scanner come il mio, il FilmFabriek HDS+ che trovate spiegato nel dettaglio nel sito del produttore in questa pagina.

    Nel parlare di quello che fanno gli altri studi, ho citato gli ingranaggi rovina-pellicola. I costruttori del mio scanner, da esperti ben consapevoli del rischio, l’hanno progettato senza ingranaggi interni, ma con rulli esterni nei quali il film non si può incastrare.

    La luce che illumina la pellicola è un led freddo. I proiettori invece hanno lampade ad incandescenza e se la pellicola si blocca anche solo per un secondo si brucia.

    Vi ricordate quella scena di Nuovo Cinema Paradiso?

    Il risultato è lo stesso:

    Bruciatura generata da un proiettore con lampada ad incandescenza in un film super 8 degli anni '80

    Una volta che i fotogrammi si rovinano non c’è nessun modo di recuperarli. E con loro l’immagine delle persone che hanno immortalato.

    Nel presupposto, quindi, che la meccanica del mio scanner è gentile e il massimo che può succedere alla pellicola, ma questo ancor prima che venga messa sullo scanner, è che le giunte fatte all’epoca si rompano (niente paura: siamo ovviamente attrezzati per rifarle), il passo successivo è valutare la qualità del filmato che acquisisce.

    Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

    Acquisizione frame by frame (fotogramma per fotogramma)

    Quello che contraddistingue la categoria degli scanner professionali dagli altri è il fatto che le apparecchiature migliori non girano un video, ma fanno una sequenza di foto. Mi spiego, perché anche questo è un passaggio molto tecnico, ma fondamentale.

    I film 8mm e super 8 erano girati rispettivamente a 16 e 18 fotogrammi al secondo. Vale a dire che quella che noi percepiamo come un’immagine in movimento, in realtà è un susseguirsi di fotografie:

    • 16 al secondo nei film 8mm
    • 18 al secondo nei film super 8
    • 25 al secondo nei video moderni

    Riprendere il proiettore che sta riproducendo un film 8mm o super 8 con una telecamera che registra 25 fotogrammi al secondo comporta che molti fotogrammi registrati dalla stessa telecamera contengano contemporaneamente due fotogrammi del proiettore, perché quest’ultimi sono 7 o 9 in meno ogni secondo. Quando quei fotogrammi vengono convertiti in video, l’immagine che ne deriva è sfocata e confusa. Come quella del quadro a sinistra nel filmato a inizio pagina.

    Se invece si usa uno scanner professionale come il mio, il trascinamento della pellicola è sincronizzato alla velocità di acquisizione che l’operatore dello scanner seleziona e che può andare, nel mio caso, da 1 a 50 fotogrammi al secondo. Questo meccanismo fa in modo che ogni fotogramma sia fotografato singolarmente, senza le sovrapposizioni dei sistemi economici. Quindi il video che si ottiene alla fine è nitido.

    Non solo risoluzione HD o 4K

    Molti basano il loro concetto di qualità essenzialmente sulla risoluzione che, l’ho spiegato all’inizio, è fondamentale che sia HD. Attenzione però: ci sono telefoni da meno di 100 euro che hanno risoluzione 4K, la stessa delle telecamere professionali da centinaia di migliaia di euro con cui girano le serie TV e i film.

    La risoluzione quindi non è l’unico parametro che misura la qualità finale di un video. Ad influenzare quest’ultima ci sono altri elementi. Principalmente:

    1. L’ottica che riprende la pellicola.
    2. Le prestazioni del sensore che acquisisce l’immagine.

    Ecco perché i già citati scanner per pellicole 8mm e super 8 economici, a volte, hanno risoluzione Full HD o addirittura 4K: pur con quella caratteristica, a causa del sensore di scarso livello e di un’ottica da fotocamera giocattolo la qualità dell’immagine è inaccettabile.

    Anche il mio scanner arriva a risoluzione 4K, ma questa è utile solo per le pellicole 16mm, che hanno una superficie del fotogramma 4 volte maggiore rispetto a quelle 8mm. Per i classici film di famiglia basta la risoluzione Full HD (1920×1080), perché la definizione di fotogrammi così piccoli non permette di apprezzare la differenza con la scansione 4K.

    A questo punto, qualcuno per analogia potrebbe obiettare:

    un panorama fotografato con un iPhone non è molto diverso dalla stessa scena fotografata con una reflex o una mirrorless equipaggiata con lenti professionali.

    L’osservazione è giusta, se a guardare la foto è un non esperto. E il non esperto è una persona del tutto simile a quella che poi guarda i film 8mm e super 8, quindi… ragioniamoci.

    Il punto è che un conto è una scena facile, come appunto un panorama in ottime condizione di luce. E un conto è una situazione critica.

    Purtroppo l’acquisizione di pellicole amatoriali rientra nelle situazioni critiche, perché l’immagine è scura e chi all’epoca ha girato, essendo un amatore, non aveva grandi capacità tecniche, quindi capitano frequentemente situazioni complicate da gestire come immagini in controluce, inquadrature sbagliate, riprese traballanti. In queste condizioni, per ottenere buoni risultati con il restauro, c’è bisogno di:

    1. Digitalizzare il film usando un’ottica e un sensore professionali.
    2. Illuminare la pellicola con delle lampade che facciano una quantità enorme di luce, per catturare ogni dettaglio presente sui fotogrammi.

    Un computer attrezzato con Davinci Studio per il restauro di film 8mm e super 8

    La II fase del restauro: la post produzione delle immagini

    Tornando brevemente al lavoro dello scanner, gli operatori esperti sanno che bisogna acquisire le pellicole con una leggera sottoesposizione perché, semplifico, le immagini scure possono essere riportate alla luminosità corretta, cosa non sempre possibile con quelle troppo chiare. Per lavorare al meglio, considerato questo presupposto, lo scanner deve essere di tipo professionale, ovvero dell’unica tipologia che consente di acquisire ed esportare i file video con una quanità di bit colore molto elevata, altrimenti quando li si schiarisce in post-produzione la differenza si nota.

    Mi rendo conto che questo è un aspetto molto tecnico, ma per lavorare bene serve essere esperti e per diventare esperti c’è bisogno di anni di studio e di pratica, nonché di continui aggiornamenti. Se ci si prende la responsabilità di lavorare sui ricordi degli altri, che considerato che appartengono a decenni fa hanno immortalato anche persone che oggi non ci sono più, bisogna mettere in conto di impiegare molto più tempo nella fase di restauro che nella fase di acquisizione. Il fatto che alcuni laboratori il restauro lo saltino per fare tutto più in fretta non è accettabile.

    Lo dico perché quando ero bambino non ero tra i fortunati che aveva in casa una cinepresa, quindi ci sono solo fotografie della mia infanzia e sarei ben felice di pagare di più di quello che chiede un laboratorio di digitalizzazione professionale per avere filmati di alcuni miei familiari. Io purtroppo questa possibilità non ce l’ho, ma mi auguro che chi si ritrova film 8mm o super 8 in casa valuti bene a chi affidarli.

    Davinci Studio per il restauro

    Dopo aver digitalizzato le pellicole con lo scanner, bisogna importare la sequenza di immagini, o il video della sequenza di immagini che il software nel frattempo ha esportato, in un programma di post-produzione.

    Ce ne sono tanti, perché quasi tutti i programmi di montaggio hanno la possibilità di compiere operazioni su colori, luminosità, stabilizzazione e via dicendo. Quello che uso io è Davinci Studio, che esiste anche in una versione gratuita chiamata Davinci Resolve, più che sufficiente per gran parte degli utilizzi.

    Davinci Studio ha tutte le funzioni per il montaggio video ma, fin dalle sue prime versioni, è stato concepito per lavorare sull’immagine, quindi è la soluzione ideale per il restauro dei film storici.

    Il video acquisito dallo scanner ha queste sembianze:

    Fotogramma originale digitalizzato da uno scanner super 8

    Come in parte anticipato, l’immagine è:

    • scura
    • con una dominante blu
    • con molta grana e qualche puntino nero
    • da ridimensionare

    Ridimensionare il fotogramma

    La prima operazione da fare è portare il fotogramma a tutto schermo.

    Gli scanner professionali danno la possibilità all’operatore di acquisire la pellicola includendo nell’inquadratura non solo il fotogramma principale, ma anche porzioni di quello precedente e del successivo, nonché le parti laterali. E’ necessario lavorare così, perché le pellicole 8mm e super 8 vibrano durante la riproduzione, quindi servono dei margini per poi rendere le inquadrature stabili in post-produzione attraverso l’uso di uno stabilizzatore software.

    Una volta importato il video in Davinci Studio, o in un altro programma di restauro, bisogna quindi:

    1. Zoomare.
    2. Centrare il fotogramma in modo tale che le bande verticali laterali siano della stessa dimensione.
    3. Ritagliare il quadro.

    Visto che la risoluzione del sensore è molto maggiore della definizione delle pellicole 8mm e super 8, l’operazione di zoom non comporta perdite di qualità e, lavorando su un’ampia superficie della pellicola, permette all’operatore di scegliere il livello di zoom, tenendosi a filo del fotogramma originario. A differenza di quanto accade negli scanner amatoriali che ridimensionano automaticamente il fotogramma ritagliando ampie parti di questo.

    Le curve

    Fatto questo, vanno elaborati colori, luminosità, contrasto, saturazione e via dicendo.

    Lo strumento principale per farlo sono le curve. Il grafico delle curve appare inizialmente così:

    Curver RGB elaborate da Davinci Studio

    La linea bianca sulla sinistra è dritta, perché per il momento non è stata fatta nessuna regolazione.

    I tre colori sulla destra sono i colori di base: rosso, verde, blu (in inglese Red, Green, Blu – da qui il temine RGB). Nella parte bassa del grafico sulla destra è visibile la presenza di ciascun colore nelle parti più scure dell’inquadratura. Mano mano che si va verso l’alto, quella stessa presenza è rappresentata nelle parti più chiare.

    L’operatore deve ora decidere che tipo di immagine vuole, e qui faccio una premessa. Le lampade degli scanner professionali si regolano d’intensità in base a quanto è luminosa la scena: in un interno scuro l’aumentano, in un esterno soleggiato la diminuiscono. Per la natura dei led e di qualsiasi fonte luminosa, però, questa regolazione di intensità avviene solo in modo lineare, vale a dire che si applica a tutta l’immagine, senza distinguere i chiari dagli scuri. Quindi si crea un problema, che però un operatore esperto può risolvere in post-produzione.

    Il difetto delle pellicole 8mm e super 8, dovuto all’usura del tempo, è infatti decadere di luminosità nelle parti scure. Contemporaneamente, le parti chiare rimangono sostanzialmente inalterate. Agendo nel modo giusto sulle curve si riesce a riportare tutto alla normalità:

    Curve RGB elaborate all'interno di Davinci Studio

    Come visibile nell’immagine qui sopra, guardando la parte sinistra, quella che era una linea bianca dritta ora è una linea curva nella parte bassa, ma che arriva nello stesso punto in alto a destra dell’originaria, perché viene aumentata solo la luminosità delle parti scure.

    Unitamente a questo, alle tre linee che rappresentano i colori di base: rosso, verde e blu, sono state applicate regolazioni diverse, potenziando il rosso e diminuendo la presenza del blu. In tal modo, come visibile dal grafico sulla destra (Scopes), i colori di base, e quindi anche tutti gli altri colori, ora sono più bilanciati.

    Immagini problematiche da correggere

    Attenzione ad una cosa però. Il filmato dell’esempio è relativamente semplice da correggere, perché segue uno schema di decadimento dell’immagine ricorrente nel restauro dei film 8mm e super 8:

    • le parti scure perdono di luminosità
    • le parti chiare rimangono inalterate
    • l’immagine prende una dominate fredda.

    Succede però che non sempre si abbia questa fortuna. Allora entra in gioco un operatore esperto e il fatto che, qualsiasi sia il problema, con migliaia di bobine lavorate alle spalle non è mai la prima volta che questo capita e quindi sa già come intervenire.

    Qui sotto ci sono le curve e gli scopes di Davinci Studio relativamente a un film amatoriale girato in Birmania nel 1970 di cui ho acquisito i diritti per il mio archivio e che quindi posso pubblicare:

    Le curve e gli scopes di Davinci di un'immagine con una dominante blu non corretta

    Noterete dal grafico a destra, confrontandolo con l’analogo grafico pubblicato in precedenza, che c’è qualcosa che non va, perché il rosso è particolarmente intenso nelle tonalità scure (parte bassa), mentre il blu e il verde lo sono nelle tonalità chiare (parte alta).

    Il regista, infatti, a metà viaggio finisce la pellicola che si è portato da casa ed è costretto a comprarne di nuova nel luogo in cui si trova dove, da Paese non esattamente governato da logiche di mercato, non ci sono prodotti di qualità occidentale.

    Il risultato è che nella prima parte del film va tutto bene, perché le immagini giungono ai giorni nostri senza particolari problemi, mentre nella successiva, quella registrata su pellicola acquistata in loco, i colori sono completamente sfasati.

    Per affrontare il restauro allora non ci si può limitare a una regolazione standard, altrimenti le immagini rimagono un disastro, ma si procede agendo sulle curve in questo modo, completamente diverso da quello mostrato in precedenza:

    Le curve e gli scopes di Davinci dopo una modifica per correggere immagini con una dominante blu

    Tale modifica genera gli scopes più bilanciati che si vedono sulla destra, dove i tre colori di base adesso hanno più o meno la stessa intensità.

    Il filmato che si ottiene mantiene un’immagine non priva di difetti, ma la differenza tra la versione iniziale e quella ottenuta lavorando in questo modo è percepibile anche da un non esperto.

    Situazioni del genere, al di là che i film della vostra collezione non hanno nulla a che vedere con la Birmania, capitano non solo per la scarsa qualità della pellicola usata, ma anche per le più frequenti cattive condizioni con cui le bobine sono state conservate.

    Nel video qui sotto, il quadro sulla sinistra mostra il girato così com’è stato acquisito dallo scanner. Sulla destra lo stesso girato dopo il restauro:

    Oltre alla correzione dei colori e della luminosità, è stato applicato anche il contenimento della grana e dei puntini neri, insieme alla stabilizzazione, anticipando le fasi del lavoro che spiego nei paragrafi successivi.

    La correzione di grana e puntini neri

    Le pellicole 8mm e super 8 hanno una grana ben visibile. Se, in fase di post produzione si deve aumentare parecchio la luminosità, perché è normale che in riprese amatoriali si siano compiuti degli errori, la grana viene accentuata ulteriormente. Per correggerla esistono diversi software.

    A volte gli stessi programmi di post-produzione hanno una funzione dedicata, ma quasi mai questa è efficace. La migliore soluzione sul mercato si chiama Neat Video, un plug-in (vale a dire una sorta di programma che funziona all’interno di un altro programma) compatibile con Davinci Studio, Adobe Premiere e Final Cut.

    La finestra delle impostazioni è questa:

    Finestra di Neat Video per correggere un fotogramma super 8

    Ci sono diverse regolazioni da applicare per correggere la grana e bisogna avere una certa esperienza per muoversi nel modo giusto, altrimenti si fanno danni.

    C’è poi una funzione per correggere i puntini neri, che nei film 8mm e super 8 sono dovuti alla polvere e al fatto che l’emulsione su cui sono impressionate le immagini col tempo si scrosta.

    Per quanto le pellicole in un laboratorio serio vengano pulite con un liquido apposito che si chiama isopropanolo e gli scanner professionali come il mio abbiano il wet gate, ovvero un accessorio che diminuisce graffi e puntini neri, quest’ultimi non vengono tolti del tutto nel video che si importa nel programma di post produzione. Neat Video lo fa con un’efficacia del 95%.

    L’immagine che si ottiene alla fine di questi passaggi è quella che vedete qui sotto:

    Fotogramma elaborato con Davinci Studio dopo essere stato digitalizzato da uno scanner super 8

    Il fotogramma è perfettamente centrato, la luminosità è quella che si otterrebbe con una ripresa con la tecnologia odierna, i colori sono bilanciati e non ci sono puntini neri o graffi visibili.

    Ora che l’immagine è apposto, all’interno di Davinci bisogna stabilizzare il video. Farlo è necessario per una serie di motivi:

    1. Le cineprese non avevano lo stabilizzatore.
    2. Lo scorrimento interno della pellicola amplificava le vibrazioni.
    3. I cameraman amatoriali spesso non avevano una mano molto ferma.

    Quindi se non si interviene nel modo giusto il video ne risente.

    Qui sotto pubblico un filmato 8mm girato nel 1964 in Spagna e da me restaurato. L’immagine in entrambi i riquadri è quella già corretta: chiunque può capire che è impossibile ottenere una simile qualità con sistemi di telecinema a basso costo e senza l’esperienza di un operatore con migliaia di pellicole elaborate alle spalle.

    Nel filmato qui sotto, si passa alla fase successiva e confronto il video non stabilizzato con il video stabilizzato da Davinci Studio:

    Grazie alle regolazioni applicate, il filmato sulla destra è più piacevole da vedere.

    Conclusioni sul telecinema

    Io vengo contattato giornalmente da moltissime persone che, dopo aver letto quanto spiego nel sito, mi chiedono informazioni sul mio telecinema prima di affidarmi i loro film di famiglia.

    Accanto a loro, mi scrive anche chi si attrezza per lavori fai da te e cerca aiuto. Io, nel limite del fatto che il laboratorio mi porta via molta parte delle mie giornate, rispondo sempre anche a quest’ultimi. Lo faccio perché ognuno è libero di fare le sue scelte, se gli si spiega onestamente come funzionano i diversi sistemi di acquisizione e restauro.

    Poco tempo fa mi contatta un signore che io avevo inizialmente scambiato per una persona che negli anni ’70 e ’80 aveva girato dei film super 8 e che era interessata ad acquisirli con un sistema auto-costruito. Dopo i primi scambi di messaggi, comprendo che invece si tratta di un uomo che arrotondava lo stipendio digitalizzando a pagamento film 8mm e super 8 di altri. Lo faceva usando il classico sistema proiettore-telecamera e affidando il “restauro” al fatto che, a suo avviso, lasciando la telecamera in automatico questa avrebbe corretto tutti i difetti.

    A quel punto il mio atteggiamento cambia, perché so bene la scarsità dei risultati che si ottengono in quel modo. Gli dico che i suoi clienti non dovrebbero essere ingannati in quel modo.

    Lui mi risponde che non è vero che ha attrezzatura scarsa, perché ha speso ben 80 euro per l’adattatore che serve per riprendere frontalmente il quadro del proiettore con la telecamera.

    Detto a chi come me ha uno scanner pagato decine di migliaia di euro, spesi non perché ama buttare i soldi ma perché sa che è necessario per ottenere buona qualità, da quella frase in poi, “ben 80 euro”, penso che il modo più gentile di continuare la conversazione sia smettere di rispondergli.

    In questa guida vi ho spiegato in cosa consiste un telecinema professionale. Adesso che lo sapete sta a voi decidere se salvare i vostri ricordi per sempre, vedendoli nel migliore dei modi possibili, o buttare i vostri soldi con i laboratori che usano sistemi amatoriali, perché se vi affidate a questi, dopo aver visto cosa si può ottenere lavorando professionalmente, una volta capita la differenza contatterete qualcuno di bravo per rifare il lavoro.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm, 16mm con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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