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Il telecinema

Fare telecinema di film 8 mm e super 8

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collezione

I miei film amatoriali come le fotografie di Vivian Maier

Se l’uomo che comprò quasi per caso le foto di Vivian Maier non avesse messo in piedi un business su queste, l’Umanità non avrebbe mai conosciuto la storia immortalata in quelle immagini.

Se non avesse trovato degli investitori che gli hanno permesso di produrre un documentario costato centinaia di migliaia di dollari, oggi Vivan Maier sarebbe un titoletto sulla rubrica culturale di qualche giornalino di Paese, e non una delle fotografe più famose della storia, come testimoniano le 60 mila persone che ogni mese la cercano su Google (tante quante cercano Henry Cartier-Bresson ed Helmut Newton).

Come Vivian Maier, ma con i film amatoriali

Nel 2013 ho iniziato ad acquistare su Ebay film amatoriali 8 mm, super 8 e 16 mm, i formati che furono utilizzati dagli anni 30 agli anni 90 del 900 per le riprese in ambito famigliare.

Quei supporti, a differenza di quelli che li hanno sostituiti, VHS  e video 8, non sono soggetti a forte deperimento, ma hanno il grosso difetto di essere fruibili solo grazie a dei proiettori che sono fuori produzione da decenni. Anche nel caso se ne trovasse uno questo è parecchio scomodo perché è rumoroso, necessita di un telo ingombrante per la visualizzazione e funziona con lampade che vanno sostituite dopo poche ore.

In questo contesto, il dramma è che quando l’autore che li aveva creati muore, quei film finiscono in discarica, perché gli eredi, non sapendo come guardarli, pensano che non esistano più apparecchiature in grado di riprodurli. Così facendo va persa per sempre anche la storia che racchiudono.

Il filmato qui sopra, per esempio, è stato girato a Milano nel 1971 e ritrae il laghetto del Parco Lambro poco prima che sparisse (ho trovato anche riprese dello stesso luogo l’anno successivo, quando oramai il laghetto non c’era più).

Il punto di vista del regista amatoriale che ha fatto le riprese, che in questo caso si chiama Carlo Casu e con il quale mi sono accordato per distribuire una parte dei suoi film, è quello del frequentatore di quei luoghi in quell’epoca, che è ben diverso da quello del documentarista professionale che necessariamente ritraeva invece una realtà costruita.

Sapere che questi pezzi di storia film finiscono molto spesso nella spazzatura mi fa venire i brividi, ma purtroppo accade nel 90% dei casi, soprattutto in Italia dove il lavoro dello svuota-cantine non è particolarmente comune come in altri Paesi.

Negli USA, per esempio, esiste la tradizione delle estate sale, grazie alle quali è stata salvata anche la collezione di Vivian Maier, acquistata per 380 dollari da John Maloof (la storia la trovate su Wikipedia). Si tratta di aste che vengono organizzate con il patrimonio di alcune persone, perché queste sono appena decedute o per altri motivi (Vivian Maier non pagava l’affitto).

In Germania e in Francia si ottengono buoni risultati di salvataggio di materiale di valore storico grazie agli svuotacantine che, anche da noi ci sono, ma non hanno la stessa sensibilità dei loro colleghi d’oltralpe, vista la scarsa quantità di film amatoriali che, lo certifico, si riescono a trovare su Ebay Italia.

Anche per questi motivi la mia collezione proviene soprattutto dall’estero.

Una storia che può andare persa per sempre

Se si considera che fino al 1975 da noi c’erano solo due canali televisivi, è facile capire che tutto ciò che non è Roma, Milano e poche altre città, è stato immortalato nei 40 anni precedenti a quella data solo dalle pellicole amatoriali, che raccontano una storia che, se finisce nella spazzatura, sparisce per sempre.

In questo presupposto sono intervenuto io con un progetto che, oltre alla salvaguardia delle pellicole, prevede anche la pubblicazione di queste su YouTube che, ricordo, non è più un progetto per pochi, ma è visto ogni mese dalla metà degli Italiani (molto più della gran parte dei Canali televisivi).

Questi sono i numeri raggiunti dal mio canale YouTube dopo anni di lavoro:

Statistiche di visualizzazione di filmati storici 8mm e super 8 su YouTube

Nel presupposto che i video esistono solo se la gente li vede, perché rinchiuderli in un caveau a temperatura controllata è sicuramente meglio di portarli in discarica, ma se questi non vengono resi pubblici la storia che custodiscono non contribuisce al benessere culturale del mondo, ho lavorato perché questi potessero essere accessibili al pubblico più grande possibile.

Oggi sono visti 600 mila volte al mese. Vale a dire che la collezione costruita solo con le forze di un Cittadino che non ha chiesto un euro di contributi pubblici ha un audience superiore a quella di una prima serata di La7 o Rete 4 e, a differenza di queste (non me ne vogliano), i valori culturali messi in campo sono decisamente più nobili.

Il business che ho dovuto mettere in piedi

Non essendo ricco di famiglia avevo due possibilità per portare avanti il mio progetto: pellegrinare per gli assessorati alla cultura di mezza Italia perdendo mesi tra complimenti di facciata e tanti le faremo sapere, o fare da solo e monetizzare la collezione, reinvestendo tutto quello che ricavavo.

Per mia fortuna, dal 2006 sono diventato un discreto produttore di stock footage, ovvero di spezzoni di video che alcune agenzie online vendono a pubblicitari e documentaristi (lo spiego molto più approfonditamente in questa pagina in un altro mio sito). Il passaggio dai contenuti contemporanei a quelli storici è stato quindi naturale per me.

Quello che ho fatto non è alla portata di tutti. Ogni tanto qualche ricercatore universitario mi contatta dopo aver visitato il mio canale Youtube, con la speranza di poter lanciare un progetto simile al mio. La mia risposta, senza giri di parole, è che non può riuscirci, perché anche se trovasse un milione di euro di finanziamenti, in un contesto controllato dallo Stato, sarebbe come sperare che in qualche eccellenza accademica nasca un motore di ricerca che faccia concorrenza a Google.

Il vero ostacolo, cioè creare delle procedure di lavoro efficienti, non è superabile in un contesto dove le decisioni, essendo condivise, non possono essere prese velocemente. Trasformare quelle che su Ebay sono delle inserzioni anonime, dove al massimo si vede la bobina ma non il contenuto di questa, in dei filmati utilizzabili dalle produzioni televisive e documentaristiche di tutto il mondo non è un’impresa per tutti, perché richiede cultura storica, conoscenza del supporto di registrazione, capacità tecnica di montaggio, esperienza nel settore dello stock footage e decisionismo, caratteristiche che difficilmente risiedono in una sola persona.

Creare una macchina produttiva che funziona significa, oltre che evitare di perdere tempo elemosinando soldi pubblici, dover fare quello che uno storico non farebbe mai, ovvero buttare quello che non serve. In molti anni di lavoro come montatore professionista, ho ottimizzato questa mia caratteristica: saper tirar fuori la parte più interessante delle cose. Dando, attraverso questa selezione, maggiore forza a quello che rimane, ad un prezzo intollerabile per un uomo di cultura: condannare all’oblio eterno quello che resta fuori.

I film si acquistano sempre nella speranza che in questi siano immortalate le Torri Gemelle, il ritiro della Nazionale Italiana nel 1970 dopo il 4 a 3 con la Germania (come nel filmato qui sopra) o i Beatles che suonano ad Amburgo nel 1961 (quest’ultima è l’unica delle tre cose non mi è ancora riuscita). In realtà questi sono pieni di cene di Natale, compleanni o picnic in mezzo alla natura, eventi che hanno un valore storico, ma dai quali è molto difficile trarne un vantaggio commerciale, senza il quale la mia collezione imploderebbe domani.

In quei casi il modo migliore per agire è guardarli in un minuto e, anche nella consapevolezza che senza il mio intervento quel pezzo di storia non esisterà più, avere la forza di volontà di fermarsi e rimettere in vendita quello stesso film su Ebay, consci che a quel punto il destino migliore che gli possa capitare è entrare a far parte dei trofei di qualche collezionista che se lo guarderà in solitaria una volta e poi lo riporrà su uno scaffale.

Mettere in piedi un sito che vende film storici

Mentre guardavo Alla ricerca di Vivian Maier, da ex uomo di televisione ero colpito, oltre che dalla magnifica storia della fotografa, anche dallo sforzo produttivo messo in piedi.

Uno dei problemi che più mi spaventa dell’Italia è il rapporto che c’è tra politica e cultura. Questo dà per scontato che la prima finanzi la seconda, cosa che è sempre vincolata all’interesse di chi quella politica la porta avanti di ricevere un tornaconto carrieristico derivante dall’assegnazione dei fondi pubblici. Tale interesse non coincide quasi mai con la ricerca del benessere culturale della collettività.

Grazie alla pubblicazione delle foto di Vivian Maier il mondo è un posto migliore. In maniera minore, è migliore anche grazie ai film storici che ho salvato dalla discarica, perché le persone che li guardano sono messe nelle condizioni di osservare la vita reale di tanti anni fa senza i filtri dei documentari istituzionali di quel periodo, avendo così un elemento in più per maturare un’opinione sulle differenze con quello che accade oggi.

Tutto questo nè stato ottenuto dando al mio progetto una dimensione di business, come ha fatto il proprietario della collezione di Vivian Maier. Alla fine questo modo di operare ha permesso a tutti di guadagnare: a chi guarda, che così può osservare con i suoi occhi un pezzo di storia e a noi produttori, che con i guadagni che stiamo ottenendo non siamo stati costretti a relegare i nostri progetti al girone dell’inferno dei passatempo, che nel mio caso avrebbe significato salvare 5 film all’anno anziché 400.

In Italia, in certi ambienti, il denaro è lo sterco del diavolo. Questo presupposto ha portato lo Stato a diventare il protagonista finanziario del mondo della cultura. Il problema è che la selezione dei soggetti su cui investire non può essere affrontata accontentando tutti. L’obiettività nel valutare se sia opportuno finanziare quella sceneggiatura, fare una certa mostra o rifare l’Ara Pacis esiste solo in quelli che pretendono di essere i depositari della conoscenza, categoria che dalle nostre parti per altro non manca.

Nel momento in cui agli spin doctor dei partiti si sostituisce il business, la quantità di problemi che si risolvono è di gran lunga superiore a quella che si crea che, sono il primo ad ammetterlo, purtroppo è un dato di fatto, ma è il male minore visto il modo approssimativo in cui si muove lo Stato.

In questo presupposto, dall’esperienza del mio canale Youtube, ho creato un sito, il cui unico scopo, non me ne vergognerò mai a dirlo, è fare più soldi possibili. Quel denaro finanzierà i prossimi film che acquisterò, uno scanner di qualità ancora maggiore o il tempo che mi serve per imparare tecniche di restauro più efficaci per consegnare al mondo ancora più storia.

Nel mettere in piedi un progetto in questo modo, il proprietario della collezione di Vivian Maier mi ha insegnato un sacco di cose.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di bobine 8 o 16 mm, o a digitalizzare i suoi film (8 mm, super 8 e 16 mm – muti o sonori) con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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    Come ho costruito il mio impero degli home movies 8 mm

    Nel 2013 ho iniziato ad acquistare home movies 8 mm e 16 mm su Ebay. Da quel momento in poi la mia collezione è cresciuta sempre più, ma la vera svolta è stata quando, sfruttando un sistema di acquisizione professionale che mi sono creato, ho iniziato a mettere a disposizione quei film delle produzioni di documentari, prima attraverso i microstock, agenzie specializzate che vendono video su internet sotto forma di spezzoni di pochi secondi, poi da solo, tramite un sito che ho creato.

    A qualche anno di distanza sono diventato uno dei più grandi fornitori al mondo di footage d’archivio. Ho:

    • clienti in 5 continenti,
    • un canale Youtube con centinaia di migliaia di visualizzazioni al mese

    e ho salvato la storia immortalata su film che altrimenti sarebbero andati persi o, cambierebbe poco, sarebbero stati sepolti nella collezione privata di qualche amante del genere che si guarda bene dal fare vedere agli altri quelli che in lingua inglese si chiamano home movies.

    Come questo qui sotto, girato durante la guerra da un turista tedesco a Milano nel 1941:

    Cosa sono gli home movies

    Per home movies si possono intendere tante cose, compresi i film che escono al cinema e vengono registrati su un supporto per essere resi disponibili al pubblico in ambito casalingo.

    In quel settore la tecnologia si è molto evoluta nel tempo, tanto che fino agli anni 80 quei film si registravano su pellicola, prima 8 mm e dagli anni 70 in poi super 8. Poi si è (sciaguratamente) passati al VHS, poi al DVD e infine al Blue Ray, che è il primo supporto compatibile con la risoluzione 4k e verosimilmente l’ultimo supporto fisico che verrà utilizzato, visto l’avvento dello streaming video, ovvero della possibilità di vedere i film tramite dei servizi, gratuiti o a pagamento, erogati tramite internet.

    Nel mio caso però, per home movies si intendono dei film amatoriali, girati quindi da registi non professionisti, che hanno immortalato la loro storia personale dagli anni 30 ai primi anni 90 del novecento. In particolare la mia collezione, più che su filmati di eventi privati, è incentrata su quella categoria di home movies che riguarda il viaggio, soprattuto nelle grandi città del mondo.

    Come questo qui sotto che ho salvato grazie a un amico collezionista e che è stato girato da un turista italiano a New York nel 1970:

    La mia intervista

    Visto il valore storico del progetto che ho messo in piedi, il successo del mio canale YouTube e il crescente utilizzo dei contenuti che ho restaurato in produzione pluripremiate, ho iniziato a destare un certo interesse.

    Il vantaggio di internet è che è un mezzo talmente potente, che quando crei qualcosa di valore e sai promuoverlo nel modo giusto (in questo senso YouTube è un mezzo straordinario), le occasioni ti arrivano in continuazione e, in un certo senso, la tua bravura deve essere addirittura quella di rifiutare quelle sbagliate, anziché quella di cercare quelle giuste come sarebbe avvenuto se il mio progetto fosse nato fuori dal web.

    Una start up con base a Parigi, che si chiama Archive Valley, che aveva come scopo il mettere in contatto le produzioni documentaristiche con i fornitori di contenuto, un giorno mi chiese un’intervista che poi intitolò, riempiendomi di fierezza per il chiaro riferimento alla mia italianità:

    Come creare un impero di film amatoriali (home movies)

    Copertina dell'intervista a Daniele Carrer: how to build a home movies empire

    Mi permetto di raccontare un po’ dei dietro le quinte di queste situazioni, conscio che chi legge difficilmente in vita sua ha rilasciato un’intervista.

    Essendo un contenuto scritto e non video o sonoro, l’intervistatore manda le domande via mail, ovviamente in inglese visto che è la lingua del mondo globalizzato. Io, parlandolo sufficientemente bene, in quei casi rispondo senza chiedere aiuto ad un traduttore. Alla fine però faccio fare da un professionista che trovo su Fiverr quello che viene definito proofread, ovvero il controllo del testo da una persona madrelingua.

    Il retroscena

    Al di là delle procedure, c’è però un retroscena dell’intervista che è interessante raccontare per capire il mondo dell’informazione. Loro mi conoscevano per il successo del mio canale YouTube, e probabilmente, visto il tema a sfondo culturale del business che avevo messo in piedi, pensavano che fossi la classica persona che la pensa in un certo modo e, con fare democristiano, non andassi all’attacco.

    In realtà si sbagliavano. Nella lista c’era una domanda che citava un Festival Italiano che io conoscevo solo di nome. Nel nominarlo fecero la classica manfrina sul fermento artistico, il coinvolgimento della gente e tutte le cose possibili e immaginabili che, sapete anche voi, si fanno in questi casi, quasi aspettandosi una sviolinata confermatoria da parte mia.

    Avendo un passato da regista di cortometraggi politicamente scorretti (lo potete apprezzare nel mio sito personale) e sapendo come girano le cose negli ambienti dei festival, in realtà nel rispondere, scusate il paragone, andai giù con la mannaia, perché se mi fosse piaciuto leccare i piedi alle persone allora me ne sarei stato a lavorare in televisione, dove ci sono i gruppetti di adulatori che gravitano intorno ai capoccia di turno.

    Dissi una cosa del tipo:

    Secondo me i Festival, da quando è nato Youtube, sono inutili. Un festival costa allo Stato almeno 500 mila euro e ci vanno al massimo 10 mila persone.

    Io con 10 mila euro mi sono pagato da solo una collezione che 10 mila visualizzazioni le fa in mezza giornata e ne genererà milioni finché Youtube esisterà, non solo per i 3 giorni che dura la manifestazione.

    La censura

    Sapete cosa hanno scritto loro?

    Non hanno scritto niente ovviamente, perché hanno censurato la risposta.

    Sottolineo: si trattava di un’intervista scritta, non in audio o in video, quindi non aveva dei tempi entro cui dover stare, quindi il taglio non era una questione di formato, ma di contenuto.

    Questo per dirvi come funziona l’informazione e quanto felice io sia di aver costruito un progetto business che grazie a YouTube si rivolge direttamente alla gente senza il bisogno di vetrine gestite dal gruppetto di intellettuali di turno che, nel decidere la linea editoriale di quello su cui mettono le mani, è più intollerante di un gatto all’acqua.

    Nel caso citato si trattava di una cosa piccola piccola, ma su questioni più grandi provate ad immaginare cosa succede quando le decisioni vengono prese solo in base alla volontà di una giuria o di chi si arroga il diritto di rappresentare la cultura.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di bobine 8 o 16 mm, o a digitalizzare i suoi film (8 mm, super 8 e 16 mm – muti o sonori) con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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      New York 1972

      Ascolta “New York 1972” su Spreaker.

      La gente che vive la vita normale, tanti anni fa. Sembra quasi che tu possa uscire dalla macchina del tempo e iniziare una conversazione con ognuno di loro:  Hey, cosa leggi? Sai dov’è il bar più vicino?

      Queste non sono parole mie, ma sono quelle di un Americano che ha commentato su Youtube un film che ho restaurato e che è stato girato a New York nel 1972. Per quanto io non abbia al momento rilasciato nessun contenuto in lingua inglese per spiegare quello che sto facendo, quell’utente ha colto in pieno l’essenza del mio progetto. Quindi questo contribuisce a dimostrare che dalla più profonda provincia italiana dalla quale provengo, quella stessa che uno di quegli intellettuali capoccioni che sono talmente intelligenti che sono rimasti al mondo di vent’anni fa denigrerebbe, grazie al web, che evidentemente non è solo:

      • notizie false
      • giovani che perdono i loro anni migliori nel nulla

      sto aggiungendo un piccolo tassello di storia alla città più importante del mondo, dandone con le sole mie forze una visione reale che si affianca a quella, senz’altro più celebre ma non più degna di rispetto, della finzione, neorealistica, della Mean Streets di Martin Scorsese o delle cronache un po’ schierate che sono arrivate ai giorni nostri direttamente da quell’America dell’anno della rielezione di Nixon.

      Il 1972 è importante per l’architettura Newyorkese. Il mio progetto si basa sul business, perché se cosi non fosse anziché essere qui a registrare un podcast ascoltato da centinaia di persone butterei il mio tempo a vagabondare per le sedi di partito in cerca di finanziamenti a quello che sulla carta rimarrebbe un ottimo progetto, visto che senza le spalle sufficientemente larghe che servono per farsi spazio nel mondo scarsamente meritocratico delle pubbliche relazioni non si va da nessuna parte. L’architettura di una città è importante perché sulla sagoma dei suoi palazzi è costruito l’immaginario collettivo della città stessa e quindi, più concretamente, ad un documentarista che sta parlando di New York nei primi anni 70 servono degli spezzoni di film che la identifichino in quell’epoca, in cui iniziano ad inalzarsi nel suo skyline quelle che, nella memoria che verrà tramandata ai posteri, rimarranno per sempre il simbolo più evocativo della città, non solo in quegli anni.

      Il mio progetto rimane in equilibrio su un presupposto poco legato alla storia, ma molto legato al business. lo, per prima cosa, devo trovare un metodo per comprare altri film, quindi il discorso economico viene prima di quello antropologico della gente che, come suggerisce il commentatore di cui ho parlato all’inizio, si comporta in un modo per nulla influenzato dalla cinepresa che sta riprendendo, visto che nel caso di quelle che hanno girato la mia collezione parliamo di un apparecchio poco più grande di una macchina fotografica reflex, con la quale ai tempi veniva spesso scambiato dai passanti. Un collezionista come me deve saperne di tante cose:

      • di mercato, perché c’è una bella differenza tra vendere la ripresa di un gruppo di broker di Wall Street che cammina per Manhattan negli anni 80 con atmosfere che sembrano uscite direttamente dal film di Oliver Stone, ma che a differenza di quelle di quest’ultimo sono scene reali, e vendere il filmato dì un gruppo di turisti che in quello stesso momento cammina per Venezia che, ve lo confermo se ce n’è bisogno, è esattamente identica ad oggi, tranne che per il ponte di Calatrava di cui esteticamente se non poteva fare a meno, ma quello è un altro discorso.

      Deve saperne:

      • di pellicole, che nel caso dell’8 mm sono talmente perfette dal punto di vista della qualità dell’immagine che solo all’inizio dell’attuale secolo sono state superate a livello amatoriale dall’avvento delle prime telecamere HD. Provate a pensarci: dal 1932 ai primi anni 2000 non c’è stato nessun miglioramento qualitativo, ma semmai una regressione con l’avvento dei nastri negli anni 80,

      e ne deve sapere

      • di storia, se non attingendo solo al suo bagaglio culturale, consultando i mezzi che la tecnologia gli mette a disposizione e che, di informazione in informazione, contribuiscono a renderlo una persona più competente e per questo migliore.

      Quindi, capita spesso che, nei siti dove metto a disposizione di documentaristi e televisionari vari gli spezzoni di film che restauro, io debba risalire al luogo dove quelle riprese sono state fatte, partendo magari dallo zoom su un cartello stradale o da uno stile architettonico che, incrociato su Google immagini con la città, e restituito dal motore dì ricerca in un colpo d’occhio che, pur con centinaia di risultati, si consulta in 10 secondi, permette di ottenere una ricostruzione precisa, oltre che del tempo, anche del luogo esatto in cui si stava svolgendo la scena.

      Nonostante io non abbia mai avuto il piacere di visitare New York, quando mi capita di assistere ad un dialogo di un film di Hollywood o, più probabilmente, di una serie TV alla Sex and The City, succede sempre più spesso che io riesca a riconoscere delle ambientazioni che avevo visto in una qualche pellicola amatoriale di decenni prima. Luoghi che non sono necessariamente quelli che anche le casalinghe avanti negli anni hanno in mente, come:

      • la Statua della Libertà
      • Times Square
      • Central Park

      ma, giusto per citare concretamente icone un po’ meno alla portata di tutti che mi sono già capitate, possono essere anche:

      • Washington Square
      • la Chiesa di Saint Thomas
      • il Radio City Music Hall.

      Tutti posti che il turista medio Italiano difficilmente visita, nonostante i 1000 euro che spende per il volo e la quantità esorbitante di selfie di fronte all’Apple Store della quinta strada che si trovano in rete, e che evidentemente non sono sinonimo di tanto tempo a disposizione, ma del semplice desiderio di farsi forza fingendosi una persona migliore, comunicando ai propri contatti che si trova in quel posto.

      Il punto di forza di un filmato ambientato a New York nel 1972 è che quelle che furono le icone più importanti della città per i successivi 3 decenni, in quell’anno erano ancora in costruzione, per quanto l’unico segnale di cantiere visibile nel film che ho restaurato io fosse oramai solo una gru in cima ad una delle due torri. In virtù di questa fotografia temporale, durata per l’esattezza dal 1966, anno della posa della prima pietra, all’inaugurazione avvenuta nell’anno successivo a quello del mio filmato, la pellicola super 8 che ho comprato da uno svuotacantine austriaco e poi ho reso disponibile alla collettività dopo un restauro passato attraverso uno scanner in alta definizione ed un software open source, diventa ancora più preziosa nel momento in cui cerco di venderla.

      Non l’ho detto ma credo che l’abbiate capito: le ho definite icone al plurale e non esistono a memoria altri esempi al mondo di simboli doppi, scervellatevi pure e non considerate i cloni che ci sono a Malesia. lo sto parlando del World Trade Center e più in particolare degli edifici più alti di quel complesso, ovvero le Torri Gemelle.

      Provate a pensarci:

      • il mio scopo è vendere a dei clienti, tendenzialmente dei documentaristi, uno spezzone di filmato storico di pochi secondi.

      Il primo elemento importante è la città immortalata e New York, su questo non c’è nessuno spazio per la discussione, è la Capitale del mondo e quindi il posto che è in grado di generare i migliori guadagni per uno come me.

      In secondo luogo c’è il lasso temporale, che nel caso in questione è diviso in tre tempi: fino all’inizio del cantiere e dopo il 2001 quando non ci sono, nei 7 anni di costruzione e dal 1973 fino ai successivi 28 anni.

      Qual è l’immagine più preziosa?

      Nonostante si tratti di quella che identifica il minor numero di anni è proprio quella in mio possesso che è ambientata durante la costruzione.

      Sono sicuro che ogni tanto incappate su una di quelle rubriche tipiche del sito dei giornali importanti e dove si mostrano cose del tipo:

      • Le 20 foto che di sicuro non avete mai visto

      e a quel punto appare il cantiere della Torre Eiffel, che essendo relativo al biennio 1887-1889 è documentato solo con immagini statiche, essendo il cinema un’invenzione successiva, per altro successiva di pochissimi anni. Esistono milioni di foto in bianco e nero della Torre Eiffel, magari contestualizzate in epoche lontanissime rispetto alle nostre, fatte di carrozze e uomini con cilindro e i baffi alla Re Vittorio Emanuele, ma quelle sono fotografie che raccontano un momento di cui esistono tante prospettive che sono giunte ai giorni nostri. Il cantiere invece è un’immagine rara, una di quelle immagini che per la negligenza di una singola persona magari poteva anche togliere all’intera Umanità la fotografia di un attimo di storia che nessuna tecnologia sarà mai in grado di ricreare con la stessa realisticità della vita vera. Ai film 8 mm può toccare la stessa sorte, perché in questo formato amatoriale spesso non trovano in chi li eredita sufficienti motivazioni per essere conservati e in quanto, non ridete ma questa è proprio la triste realtà,

      • filmato, quindi supporto più complesso da fruire rispetto ad un’immagine statica

      diventa spesso un tondino di metallo, all’apparenza senza contenuto, da relegare nella spazzatura.

      Mi permetto di ringraziare un ascoltatore, che si firma Thor ODT e che conosco anche per l’altro mio podcast che, vi ricordo, si chiama:

      Vendere foto e video online

      Ha scritto:

      Finalmente tornano questi episodi, che ascoltavo volentieri ogni settimana.

      Grazie amico mio del sostegno. Sapete che la diffusione di un contenuto nel web è una questione di algoritmi e per determinare il successo di un podcast i commenti contano, in più sono fondamentali per farmi sapere che ci siete. Di solito registro in una stanza un po’ buia e solitaria, non perché io sia un eremita, ma perché è il luogo migliore della casa per evitare i rumori di fondo, quindi in un contesto del genere vedere le statistiche degli ascolti e ancor di più le vostre parole mi conforta. Il progetto è ancora del genere

      • fatto in casa, per quanto 700 pellicole oramai occupino più spazio di un’utilitaria

      quindi io ci credo molto visto lo sforzo che mi comporta portarlo avanti da solo. Che dire: grazie di avermi ascoltato, spargete la voce, commentate, moltiplicatevi. Ricordatevi che il mondo può migliorare anche per i gesti delle singole persone. Ci sentiamo il prossimo episodio.

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