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Il telecinema di film di famiglia

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I miei film amatoriali come le fotografie di Vivian Maier

Se l’uomo che comprò quasi per caso le foto di Vivian Maier non avesse messo in piedi un business su queste, l’Umanità non avrebbe mai conosciuto la storia immortalata in quelle immagini.

Se non avesse trovato degli investitori che gli hanno permesso di produrre un documentario costato centinaia di migliaia di dollari, oggi Vivan Maier sarebbe un titoletto sulla rubrica culturale di qualche giornalino di Paese, e non una delle fotografe più famose della storia, come testimoniano le 60 mila persone che ogni mese la cercano su Google (tante quante cercano Henry Cartier-Bresson ed Helmut Newton).

Come Vivian Maier, ma con i film amatoriali

Nel 2013 ho iniziato ad acquistare su Ebay film amatoriali 8 mm, super 8 e 16 mm, i formati che furono utilizzati dagli anni 30 agli anni 90 del 900 per le riprese in ambito famigliare.

Quei supporti, a differenza di quelli che li hanno sostituiti, VHS  e video 8, non sono soggetti a forte deperimento, ma hanno il grosso difetto di essere fruibili solo grazie a dei proiettori che sono fuori produzione da decenni. Anche nel caso se ne trovasse uno questo è parecchio scomodo perché è rumoroso, necessita di un telo ingombrante per la visualizzazione e funziona con lampade che vanno sostituite dopo poche ore.

In questo contesto, il dramma è che quando l’autore che li aveva creati muore, quei film finiscono in discarica, perché gli eredi, non sapendo come guardarli, pensano che non esistano più apparecchiature in grado di riprodurli. Così facendo va persa per sempre anche la storia che racchiudono.

Il filmato qui sopra, per esempio, è stato girato a Milano nel 1971 e ritrae il laghetto del Parco Lambro poco prima che sparisse (ho trovato anche riprese dello stesso luogo l’anno successivo, quando oramai il laghetto non c’era più).

Il punto di vista del regista amatoriale che ha fatto le riprese, che in questo caso si chiama Carlo Casu e con il quale mi sono accordato per distribuire una parte dei suoi film, è quello del frequentatore di quei luoghi in quell’epoca, che è ben diverso da quello del documentarista professionale che necessariamente ritraeva invece una realtà costruita.

Sapere che questi pezzi di storia film finiscono molto spesso nella spazzatura mi fa venire i brividi, ma purtroppo accade nel 90% dei casi, soprattutto in Italia dove il lavoro dello svuota-cantine non è particolarmente comune come in altri Paesi.

Negli USA, per esempio, esiste la tradizione delle estate sale, grazie alle quali è stata salvata anche la collezione di Vivian Maier, acquistata per 380 dollari da John Maloof (la storia la trovate su Wikipedia). Si tratta di aste che vengono organizzate con il patrimonio di alcune persone, perché queste sono appena decedute o per altri motivi (Vivian Maier non pagava l’affitto).

In Germania e in Francia si ottengono buoni risultati di salvataggio di materiale di valore storico grazie agli svuotacantine che, anche da noi ci sono, ma non hanno la stessa sensibilità dei loro colleghi d’oltralpe, vista la scarsa quantità di film amatoriali che, lo certifico, si riescono a trovare su Ebay Italia.

Anche per questi motivi la mia collezione proviene soprattutto dall’estero.

Una storia che può andare persa per sempre

Se si considera che fino al 1975 da noi c’erano solo due canali televisivi, è facile capire che tutto ciò che non è Roma, Milano e poche altre città, è stato immortalato nei 40 anni precedenti a quella data solo dalle pellicole amatoriali, che raccontano una storia che, se finisce nella spazzatura, sparisce per sempre.

In questo presupposto sono intervenuto io con un progetto che, oltre alla salvaguardia delle pellicole, prevede anche la pubblicazione di queste su YouTube che, ricordo, non è più un progetto per pochi, ma è visto ogni mese dalla metà degli Italiani (molto più della gran parte dei Canali televisivi).

Questi sono i numeri raggiunti dal mio canale YouTube dopo anni di lavoro:

Statistiche di visualizzazione di filmati storici 8mm e super 8 su YouTube

Nel presupposto che i video esistono solo se la gente li vede, perché rinchiuderli in un caveau a temperatura controllata è sicuramente meglio di portarli in discarica, ma se questi non vengono resi pubblici la storia che custodiscono non contribuisce al benessere culturale del mondo, ho lavorato perché questi potessero essere accessibili al pubblico più grande possibile.

Oggi sono visti 600 mila volte al mese. Vale a dire che la collezione costruita solo con le forze di un Cittadino che non ha chiesto un euro di contributi pubblici ha un audience superiore a quella di una prima serata di La7 o Rete 4 e, a differenza di queste (non me ne vogliano), i valori culturali messi in campo sono decisamente più nobili.

Il business che ho dovuto mettere in piedi

Non essendo ricco di famiglia avevo due possibilità per portare avanti il mio progetto: pellegrinare per gli assessorati alla cultura di mezza Italia perdendo mesi tra complimenti di facciata e tanti le faremo sapere, o fare da solo e monetizzare la collezione, reinvestendo tutto quello che ricavavo.

Per mia fortuna, dal 2006 sono diventato un discreto produttore di stock footage, ovvero di spezzoni di video che alcune agenzie online vendono a pubblicitari e documentaristi (lo spiego molto più approfonditamente in questa pagina in un altro mio sito). Il passaggio dai contenuti contemporanei a quelli storici è stato quindi naturale per me.

Quello che ho fatto non è alla portata di tutti. Ogni tanto qualche ricercatore universitario mi contatta dopo aver visitato il mio canale Youtube, con la speranza di poter lanciare un progetto simile al mio. La mia risposta, senza giri di parole, è che non può riuscirci, perché anche se trovasse un milione di euro di finanziamenti, in un contesto controllato dallo Stato, sarebbe come sperare che in qualche eccellenza accademica nasca un motore di ricerca che faccia concorrenza a Google.

Il vero ostacolo, cioè creare delle procedure di lavoro efficienti, non è superabile in un contesto dove le decisioni, essendo condivise, non possono essere prese velocemente. Trasformare quelle che su Ebay sono delle inserzioni anonime, dove al massimo si vede la bobina ma non il contenuto di questa, in dei filmati utilizzabili dalle produzioni televisive e documentaristiche di tutto il mondo non è un’impresa per tutti, perché richiede cultura storica, conoscenza del supporto di registrazione, capacità tecnica di montaggio, esperienza nel settore dello stock footage e decisionismo, caratteristiche che difficilmente risiedono in una sola persona.

Creare una macchina produttiva che funziona significa, oltre che evitare di perdere tempo elemosinando soldi pubblici, dover fare quello che uno storico non farebbe mai, ovvero buttare quello che non serve. In molti anni di lavoro come montatore professionista, ho ottimizzato questa mia caratteristica: saper tirar fuori la parte più interessante delle cose. Dando, attraverso questa selezione, maggiore forza a quello che rimane, ad un prezzo intollerabile per un uomo di cultura: condannare all’oblio eterno quello che resta fuori.

I film si acquistano sempre nella speranza che in questi siano immortalate le Torri Gemelle, il ritiro della Nazionale Italiana nel 1970 dopo il 4 a 3 con la Germania (come nel filmato qui sopra) o i Beatles che suonano ad Amburgo nel 1961 (quest’ultima è l’unica delle tre cose non mi è ancora riuscita). In realtà questi sono pieni di cene di Natale, compleanni o picnic in mezzo alla natura, eventi che hanno un valore storico, ma dai quali è molto difficile trarne un vantaggio commerciale, senza il quale la mia collezione imploderebbe domani.

In quei casi il modo migliore per agire è guardarli in un minuto e, anche nella consapevolezza che senza il mio intervento quel pezzo di storia non esisterà più, avere la forza di volontà di fermarsi e rimettere in vendita quello stesso film su Ebay, consci che a quel punto il destino migliore che gli possa capitare è entrare a far parte dei trofei di qualche collezionista che se lo guarderà in solitaria una volta e poi lo riporrà su uno scaffale.

Mettere in piedi un sito che vende film storici

Mentre guardavo Alla ricerca di Vivian Maier, da ex uomo di televisione ero colpito, oltre che dalla magnifica storia della fotografa, anche dallo sforzo produttivo messo in piedi.

Uno dei problemi che più mi spaventa dell’Italia è il rapporto che c’è tra politica e cultura. Questo dà per scontato che la prima finanzi la seconda, cosa che è sempre vincolata all’interesse di chi quella politica la porta avanti di ricevere un tornaconto carrieristico derivante dall’assegnazione dei fondi pubblici. Tale interesse non coincide quasi mai con la ricerca del benessere culturale della collettività.

Grazie alla pubblicazione delle foto di Vivian Maier il mondo è un posto migliore. In maniera minore, è migliore anche grazie ai film storici che ho salvato dalla discarica, perché le persone che li guardano sono messe nelle condizioni di osservare la vita reale di tanti anni fa senza i filtri dei documentari istituzionali di quel periodo, avendo così un elemento in più per maturare un’opinione sulle differenze con quello che accade oggi.

Tutto questo nè stato ottenuto dando al mio progetto una dimensione di business, come ha fatto il proprietario della collezione di Vivian Maier. Alla fine questo modo di operare ha permesso a tutti di guadagnare: a chi guarda, che così può osservare con i suoi occhi un pezzo di storia e a noi produttori, che con i guadagni che stiamo ottenendo non siamo stati costretti a relegare i nostri progetti al girone dell’inferno dei passatempo, che nel mio caso avrebbe significato salvare 5 film all’anno anziché 400.

In Italia, in certi ambienti, il denaro è lo sterco del diavolo. Questo presupposto ha portato lo Stato a diventare il protagonista finanziario del mondo della cultura. Il problema è che la selezione dei soggetti su cui investire non può essere affrontata accontentando tutti. L’obiettività nel valutare se sia opportuno finanziare quella sceneggiatura, fare una certa mostra o rifare l’Ara Pacis esiste solo in quelli che pretendono di essere i depositari della conoscenza, categoria che dalle nostre parti per altro non manca.

Nel momento in cui agli spin doctor dei partiti si sostituisce il business, la quantità di problemi che si risolvono è di gran lunga superiore a quella che si crea che, sono il primo ad ammetterlo, purtroppo è un dato di fatto, ma è il male minore visto il modo approssimativo in cui si muove lo Stato.

In questo presupposto, dall’esperienza del mio canale Youtube, ho creato un sito, il cui unico scopo, non me ne vergognerò mai a dirlo, è fare più soldi possibili. Quel denaro finanzierà i prossimi film che acquisterò, uno scanner di qualità ancora maggiore o il tempo che mi serve per imparare tecniche di restauro più efficaci per consegnare al mondo ancora più storia.

Nel mettere in piedi un progetto in questo modo, il proprietario della collezione di Vivian Maier mi ha insegnato un sacco di cose.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di bobine 8 o 16 mm, o a digitalizzare i suoi film (8 mm, super 8 e 16 mm – muti o sonori) con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

    Nome (obbligatorio)

    Indirizzo email (obbligatorio)

    Messaggio (obbligatorio)

    Come trasformare home movies 8 mm in filmati per documentari

    Con il mio archivio ho salvato centinaia di film dall’oblio.

    Ho dato il giusto riconoscimento a registi amatoriali che, in epoche in cui nessuno usava la cinepresa, hanno immortalato l’Italia e il mondo e ho permesso alle persone che vedono su YouTube i video che ho restaurato di capire meglio come era la vita un tempo.

    Se le cose funzionassero a dovere, un progetto come quello che ho messo in piedi dovrebbe essere portato avanti dallo Stato che, come giustamente spende molti soldi per conservare le opere d’arte e insegnare la storia nella scuole, dovrebbe salvaguardare le immagini del suo passato. Nella consapevolezza che questo non succede, almeno non con l’efficacia che serve, mi sono rimboccato le maniche e ho fatto da solo.

    Chi sono: cinema, televisione e internet

    Nonostante quello che televisioni e social network dicono, oggi le opportunità sono molte più che in passato. L’abilità per ottenerle consiste nel prendere il meglio della tecnologia e avere la disciplina di stare lontani dai trabocchetti che questa usa, a partire dalla cultura del lamento e dalla predisposizione ad incolpare gli altri dei propri errori.

    Applicando questi principi, ho salvato migliaia di film storici che altrimenti sarebbero andati persi, diffondendoli grazie ai progressi che ci sono stati nel campo del restauro e alle possibilità che internet dà nel campo della distribuzione.

    Tra le passioni che ho, ci sono sempre stati:

    • film
    • storia contemporanea.

    Per quanto riguarda i primi, fin dai miei 18 anni ho provato a diventare un regista cinematografico, iniziando dai cortometraggi amatoriali. Quel momento della mia storia è coinciso con il 1995, ma presto mi sono accorto che per riuscirci serviva farsi tutta la trafila di scuole di cinema e amicizie giuste.

    Poi ho lavorato per la televisione ma, anche se nel frattempo erano arrivati gli anni ’10 di questo secolo, si trattava di un ambiente altrettanto autoreferenziale.

    Daniele Carrer di fronte alla sua collezione di film 8 mm amatoriali

    Fondare un archivio di film storici

    Nel 2013 (foto qui sopra) ho capito che, per arrivare dove volevo, dovevo semplicemente guardare al mondo che stava arrivando. Ho iniziato quindi ad acquisire film di famiglia, home movies in inglese, nel formato 8mm, super 8, 9,5 mm e 16mm e creare un’Attività intorno a questi per diffondere il più possibile la storia che contenevano.

    Per farlo, non era più necessario indebitarsi con le banche o bussare alle porte della politica per ottenere finanziamenti. Bastava usare internet, imparare ad usare i software di restauro e replicare quello che avevano fatto le persone che avevano avuto successo in questo secolo.

    La rete non è solo lo strumento magico con cui uomini senza arte né parte diventano milionari da un giorno all’altro, come dicono i titoli della timeline di Facebook. E’ un luogo con tante regole da conoscere e rispettare per arrivare al successo.

    Usare i film amatoriali a livello commerciale, non è compatibile con l’andare su Ebay e comprare bobine amatoriali 8mm e super 8, come fanno tanti che hanno provato a clonare il mio progetto, perché questo aprirebbe la strada a gravi problemi di natura giudiziaria.

    Applicando tale rigore, ho costruito un archivio di film con il quale fornisco produzioni di tutto il mondo, dai grandi documentari in onda sui principali OTT (Nefflix, Prime Video, Disney+, Apple TV, Sky) ai film di laurea degli studenti delle scuole di cinema.

    Metto a disposizione degli autori i miei contenuti sia sui microstock, ovvero agenzie come Pond5 che vendono video sotto forma di spezzoni di pochi secondi, sia nei siti di mia proprietà:

    • footageforpro.com
    • thearchivefootage.com

    Trovo cleinti grazie al mio Canale YouTube che ha più di 100 mila iscritti e dove chiunque può vedere ore di materiale registrato dagli anni ’30 agli anni ’90 dello scorso secolo, celebrando i registi amatoriali che, eroicamente, si sono cimentati dietro alla cinepresa 8mm in tempi in cui era estremamente complicato farlo.

    La tecnologia è anche questa: permettere a una persona totalmente al di fuori degli schemi tradizionali di lavorare con programmi TV e documentari di tutto il mondo, senza di fatto uscire di casa. Interfacciarsi giornalmente con persone che vivono a New York, Los Angeles, Parigi e farlo non da Italiano pizza, spaghetti e mandolino, magari simpatico, ma che gioca una partita in una serie inferiore.

    Così facendo, si finisce nei titoli di coda, per esempio, dello splendito documentario di Neflix sugli Wham!, che cita il nome del mio archivio Footage For Pro:

    Titoli di coda del documentario di Netflix sugli Wham!

    e di decine di altri prodotti audiovisivi più o meno famosi dove, quando possibile, chiedo di citare anche il nome dell’autore che all’epoca ha fatto le riprese.

    Cosa fare se si trova una collezione di film 8mm e super 8

    Chiunque si trovi tra le mani una collezione di film storici, girata in gioventù o ereditata, può dare un palcoscenico a quei lavori salvaguardando la storia unica che racchiudono e avendo la concreta possibilità di vederli inseriti in produzioni dirette dai più grandi registi del mondo.

    O può tenere tutto in soffitta, delegando ad altri in futuro la decisione di buttarli, perché quello è il triste finale a cui sono destinati se non si fa subito qualcosa.

    Altrimenti può donarli ad altri progetti simili al mio, che però non hanno un Canale YouTube altrettanto popolare e quindi nemmeno un pubblico a cui farli vedere, ad eccezione di qualche produzione nazionale che ogni tanto li contatta. Con il dubbio che questi non siano rigorosi e diffondano, oltre alle riprese dei luoghi, anche immagini personali che sarebbe bene rimanessero accessibili solo alla stretta cerchia dei parenti di chi ha fatto le riprese.

    Cosa sono gli home movies

    Con il termine home movies si possono intendere più cose, a partire da quei film che escono al cinema e poi vengono registrati su DVD o Blue Ray, e in passato su nastri VHS e pellicole Super 8, per essere guardati in ambito casalingo.

    Relativamente al mio progetto, gli home movies sono film storici amatoriali che hanno immortalato luoghi, sia dell’Italia meno nervosa e più educata del ‘900 sia oltre confine:

    • le strade della California ai tempi di Stursky e Hutch o dei CHiPs
    • la Germania quando era divisa in due
    • Pechino quando era molto lontana dall’essere una metropoli piena di grattacieli in vetro e acciaio.

    Ogni immagine racchiude la storia di Città e Paesi che, vista la velocità con cui cambia il mondo, oggi non esistono più.

    Contenuti come questi non sono facili da trovare, perché la classica pellicola 8mm e super 8 rappresenta solitamente eventi e cerimonie private che non hanno un grande valore storico per chi non appartiene alla famiglia delle persone riprese e sono  difficili da gestire dal punto di vista legale.

    L’immagine di Milano che c’è qui sotto, tratta da un film super 8 del 1981, la si può diffondere ottenendo la firma di chi ha girato o dei suoi eredi, come faccio regolarmente io. Anche se nella ripresa si vedono dei nomi commerciali, come le insegne dei negozi, in un contesto del genere la pubblicazione non prevede l’obbligo di autorizzazione dei proprietari dei marchi, se il video viene diffuso a scopo documentaristico. Come non è necessaria la firma delle persone riconoscibili, perché il diritto di cronaca prevale sul diritto alla privacy.

    Se si vuole mettere in piedi un archivio di film amatoriali non si può prescindere da queste considerazioni, altrimenti si prendono dei rischi a livello legale e si manca di rispetto a chi è stato ripreso.

    Piazza Duomo di Milano nel 1981, tratta dal fotogramma di un film amatoriale super 8

    Poco dopo aver iniziato a creare l’archivio, ho iniziato ad allargarlo cercando contenuti registrati all’estero, sia da registi amatoriali italiani che stranieri.

    Chiunque ami Berlino apprezza il profumo di storia che ad ogni angolo di strada si respira, ancora oggi quando il suo recente passato non è solo rappresentato da quello che rimane della città ai tempi del muro, ma è vivo nella memoria di molte persone che l’hanno abitata all’epoca o anche di chi, pur vivendo in altre parti del mondo, mantiene tra i suoi vivi ricordi di gioventù il mondo diviso in due uscito dalla seconda guerra mondiale.

    Tra i luoghi simbolo della guerra fredda c’è Teufelsberg, una collina artificale su cui prima sono confluite tutte le macerie della città distrutta dai bombardamenti e, successivamente, è stata la sede di una stazione radio che gli Stati Uniti usavano per spiare la Germania Est.

    Gli appassionati di storia contemporanea che oggi vogliono arrivare all’ex base della CIA e alla sua iconica torre dentro cui si celavano scene degne di un film di James Bond, possono farlo salendo una collina dove c’è una lingua di prato in mezzo a un bosco. Negli anni ’70 e ’80, infatti, in quel luogo i Berlinesi dell’Ovest andavano a sciare, come testimonia uno dei film che sono riuscito a salvare e di cui pubblico un paio di fotogrammi qui sotto.

    Persone che sciano nella collina di Teufelsberg sotto la stazione d'ascolto dell'esercito americano a Berlino Ovest nel febbraio 1972

    Persone che risalgono la collina innevata di Teufelsberg a Berlino Ovest nel 1972

    Berlino è stata al centro del mondo per più di 40 anni, quindi esistono molti altri filmati analoghi. Il problema è che le riprese professionali non sono accessibili, perché i proprietari, solitamente le televisioni e gli archivi tradizionali, non rendono pubblici i filmati che possiedono.

    Le riprese amatoriali dell’epoca invece, sperando che non si perdano, da una parte non possono contare su un lavoro di digitalizzazione e restauro professionale come quello che sono in grado di fare io con il mio laboratorio e dall’altro non vengono quasi mai pubblicate.

    Ecco perché, per me, salvare film storici è una sorta di missione di salvaguardia che compensa quello che le Istituzioni pubbliche non sono in grado di fare.

    Riprese amatoriali contro riprese professionali (e intelligenza artificiale)

    Fino al 1975 in Italia c’erano solo due canali televisivi. Dei luoghi diversi dalle principali città non c’è quindi nessuna documentazioni in video che non siano i film di famiglia, ma questi non sono solo un ripiego dovuto all’assenza di riprese “serie”.

    Il grande valore film amatoriali è legato anche al fatto mostrano il mondo reale così com’era all’epoca, a differenza dei film professionali su cui sono basati altri archivi. Sembra una distinzione marginale, ma in realtà è la base di tutto.

    Oggi siamo abituati ad avere in tasca un telefono che in un secondo si tira fuori e registra un video, senza che la gente ci faccia più caso. Le troupe televisive invece, ai tempi delle registrazioni su pellicola, erano composte da diverse persone (cameraman, aiutante, microfonista, produttore, giornalista) e non passavano inosservate. La gente quindi, alla vista di una telecamera professionale, non si comportava come se niente fosse quindi, quando veniva ripresa, recitava una parte.

    Una cinepresa super 8, invece, era grande poco più di una macchina fotografica e chi la usava non aveva le fattezze del regista di Hollywood. Quindi, come è evidente nel filmato qui sotto donatomi da un turista Italiano andato in vacanza a New York nel 1970, gli home movies sono girati con una discrezione che si perde nel caos della vita e riprendono luoghi e persone così com’erano tutti i giorni.

    A differenza dei servizi del telegiornale e, tanto più, dell’intelligenza artificiale che oggi fa miracoli quando prova a ricreare scene storiche, ma è solo finzione.

    La tecnologia di restauro risolve i problemi

    I film amatoriali, purtroppo, hanno anche dei difetti. Chi girava, non essendo un professionista, non era sempre in grado di produrre delle riprese impeccabili. Il tipico filmato amatoriale è quindi:

    • mosso
    • ricco di inquadrature sbagliate
    • con un’illuminazione che lascia a desiderare.

    Uno dei lavori più complicati per chi vuole mettere in piedi un archivio diventa quindi:

    1. Selezionare film al di sopra della media, cosa faticosa considerato che quasi sempre lo si fa a scatola chiusa.
    2. Compensare i limiti del regista attraverso un lavoro di restauro basato sulle ultime tecnologie.

    Spiego in modo approfondito cosa questo secondo punto richiede in una guida che trovate in questa pagina ma, riassumendo, c’è bisogno innanzitutto di uno scanner professionale, il cui costo non è mai inferiore a 40 mila euro. Il mio è questo:

    Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

    La correzione dell’immagine

    Oltre al grosso investimento, servono anni di esperienza nel campo del restauro software e continui aggiornamenti, perché la tecnologia avanza ogni giorno.

    Per quanto riguarda la correzione dei colori e della luminosità, grazie al miglioramento degli algoritmi di compressione combinato ai plug in che riducono la grana, si può riportare l’illuminazione allo stato originario anche se le riprese hanno molti decenni di vita. Con la stessa tecnica si riescono anche a correggere i problemi tipici delle scene scure o in controluce di cui i film amatoriali sono pieni.

    Per riuscirci non si usano gli automatismi del software, ma bisogna avere un’esperienza basata su migliaia di film a cui si è già lavorato, perché in condizioni difficili si può intervenire solo manualmente.

    La stabilizzazione

    Un altro problema tipico degli home movies è la mano poco ferma del regista. Le riprese ai tempi delle cineprese 8mm e super 8 avvenivano in una situazione difficile, perché la pellicola, scorrendo all’interno, accentuava le vibrazioni.

    Software come Davinci Studio oggi hanno implentato al loro interno una funzionalità che compensa tutti i movimenti indesiderati, trasformando le riprese amatoriali in qualcosa di molto vicino ai lavori dei professionisti.

    Lo si vede nel video qui sotto, girato a Rovigno nel 1973. Sulla sinistra c’è il riquadro senza la stabilizzazione e sulla destra lo stesso filmato dopo essere stato stabilizzato.

    La collezione di film amatoriali di Otto Wolf

    Una delle collezioni più interessanti alla quale ho avuto il piacere di lavorare è quella girata da Otto Wolf (il signore con la camicia blu, nel fotogramma di anteprima del video qui sotto), un regista amatoriale svizzero classe 1909 che, in tempi in cui le persone faticavano a uscire dal loro Paese, ha girato 4 continenti in luoghi che oggi, grazie al suo impegno, ognuno di noi può vedere attraverso le immagini della sua cinepresa, molto più realistiche di quelle dei rari documentari che li raccontano nella stessa epoca.

    Si parte da un viaggio in auto del 1960 che, partendo dalla Svizzera, tocca Venezia, Trieste, Zara, Dubrovnik, Spalato, Pec in Kosovo, Sofia, Istanbul, Ankara, il Libano (Byblos, Beirut, Baalbek), la Siria (Damasco, Homs, Latakia), l’Egitto (Alessandria, Giza, Il Cairo, Sakkara, Luxor, El Alamein), la Libia (Tobruk, Derna, Tripoli), la Tunisia (Sfax, Cartagine, Tunisi), per poi risalire attraverso l’Italia (Palermo, Taormina, Messina, Napoli, Cassino, Roma, Firenze, Pisa).

    Fermo restando che il solo leggere le mete scelte nell’itinerario dà delle informazioni interessanti sul contesto storico (perché non Milano? perché non Israele?), chiunque veda i filmati, come può fare nel mio canale YouTube, non può che rammaricarsi di come tanti luoghi visitati al tempo erano pacifici e tranquillamente visitabili da un padre di famiglia europeo con le sue figlie che gira in libertà con un’auto con targa svizzera, accampadosi dove capita senza temere per sé e per la sua famiglia.

    Sono tutte informazioni che si possono cogliere dalle immagini, che io metto a disposizione di chiunque ama la storia.

    Come accade per il viaggio dell’anno successivo del Sig. Wolf, questa volta nell’est Europa afflitto dalla dittatura. Un itinerario che parte da Monaco di Baviera e Norimberga, prosegue passando il confine con la Germania Est per puntare a Berlino, Poznan e a molte altre città oltre cortina: Varsavia, Terespol, Minsk, Smolensk, Mosca, Zagorsk, Novgorod, Leningrado, Vyborg. Viaggio che poi prevede il ritorno nel mondo libero in Finlandia (Helsinki, Jyväskylä, Kuopio, Oulu, Kemi, Rovaniemi), Svezia (Luleå, Umeå, Sundsvall, Gavle, Uppsala, Stoccolma), Norvegia (Oslo), Danimarca per arrivare di nuovo Germania Ovest (Amburgo, Brema, Hannover).

    Otto Wolf ha girato in pellicola fino a oltre il suo ottantesimo compleanno, per l’esattezza l’ultima ripresa è stata all’Expo di Siviglia del 1992 (ho dato le immagini a un documentario su Maradona, che in quel periodo giocava in città) e il suo impegno merita una gratitudine che solo il rendere pubblici i lavori che ha fatto può parzialmente dargli.

    Senza di lui e senza la volontà dei suoi eredi di condividere il suo lavoro, oggi la storia di quell’epoca e di quei luoghi sarebbe meno completa e, se quelle pellicole fossero finite in un altro archivio, probabilmente nessuno le avrebbe viste, cosa che equivale a perderle per sempre.

    Ci sono tante collezioni simili stipate in cantine, sgabuzzini e soffitte. Abbiamo tutti il dovere di salvarle e di donarle al mondo.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di home movies in pellicola 8mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, o a digitalizzarli a pagamento con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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      New York 1972

      Ascolta “New York 1972” su Spreaker.

      La gente che vive la vita normale, tanti anni fa. Sembra quasi che tu possa uscire dalla macchina del tempo e iniziare una conversazione con ognuno di loro:  Hey, cosa leggi? Sai dov’è il bar più vicino?

      Queste non sono parole mie, ma sono quelle di un Americano che ha commentato su Youtube un film che ho restaurato e che è stato girato a New York nel 1972. Per quanto io non abbia al momento rilasciato nessun contenuto in lingua inglese per spiegare quello che sto facendo, quell’utente ha colto in pieno l’essenza del mio progetto. Quindi questo contribuisce a dimostrare che dalla più profonda provincia italiana dalla quale provengo, quella stessa che uno di quegli intellettuali capoccioni che sono talmente intelligenti che sono rimasti al mondo di vent’anni fa denigrerebbe, grazie al web, che evidentemente non è solo:

      • notizie false
      • giovani che perdono i loro anni migliori nel nulla

      sto aggiungendo un piccolo tassello di storia alla città più importante del mondo, dandone con le sole mie forze una visione reale che si affianca a quella, senz’altro più celebre ma non più degna di rispetto, della finzione, neorealistica, della Mean Streets di Martin Scorsese o delle cronache un po’ schierate che sono arrivate ai giorni nostri direttamente da quell’America dell’anno della rielezione di Nixon.

      Il 1972 è importante per l’architettura Newyorkese. Il mio progetto si basa sul business, perché se cosi non fosse anziché essere qui a registrare un podcast ascoltato da centinaia di persone butterei il mio tempo a vagabondare per le sedi di partito in cerca di finanziamenti a quello che sulla carta rimarrebbe un ottimo progetto, visto che senza le spalle sufficientemente larghe che servono per farsi spazio nel mondo scarsamente meritocratico delle pubbliche relazioni non si va da nessuna parte. L’architettura di una città è importante perché sulla sagoma dei suoi palazzi è costruito l’immaginario collettivo della città stessa e quindi, più concretamente, ad un documentarista che sta parlando di New York nei primi anni 70 servono degli spezzoni di film che la identifichino in quell’epoca, in cui iniziano ad inalzarsi nel suo skyline quelle che, nella memoria che verrà tramandata ai posteri, rimarranno per sempre il simbolo più evocativo della città, non solo in quegli anni.

      Il mio progetto rimane in equilibrio su un presupposto poco legato alla storia, ma molto legato al business. lo, per prima cosa, devo trovare un metodo per comprare altri film, quindi il discorso economico viene prima di quello antropologico della gente che, come suggerisce il commentatore di cui ho parlato all’inizio, si comporta in un modo per nulla influenzato dalla cinepresa che sta riprendendo, visto che nel caso di quelle che hanno girato la mia collezione parliamo di un apparecchio poco più grande di una macchina fotografica reflex, con la quale ai tempi veniva spesso scambiato dai passanti. Un collezionista come me deve saperne di tante cose:

      • di mercato, perché c’è una bella differenza tra vendere la ripresa di un gruppo di broker di Wall Street che cammina per Manhattan negli anni 80 con atmosfere che sembrano uscite direttamente dal film di Oliver Stone, ma che a differenza di quelle di quest’ultimo sono scene reali, e vendere il filmato dì un gruppo di turisti che in quello stesso momento cammina per Venezia che, ve lo confermo se ce n’è bisogno, è esattamente identica ad oggi, tranne che per il ponte di Calatrava di cui esteticamente se non poteva fare a meno, ma quello è un altro discorso.

      Deve saperne:

      • di pellicole, che nel caso dell’8 mm sono talmente perfette dal punto di vista della qualità dell’immagine che solo all’inizio dell’attuale secolo sono state superate a livello amatoriale dall’avvento delle prime telecamere HD. Provate a pensarci: dal 1932 ai primi anni 2000 non c’è stato nessun miglioramento qualitativo, ma semmai una regressione con l’avvento dei nastri negli anni 80,

      e ne deve sapere

      • di storia, se non attingendo solo al suo bagaglio culturale, consultando i mezzi che la tecnologia gli mette a disposizione e che, di informazione in informazione, contribuiscono a renderlo una persona più competente e per questo migliore.

      Quindi, capita spesso che, nei siti dove metto a disposizione di documentaristi e televisionari vari gli spezzoni di film che restauro, io debba risalire al luogo dove quelle riprese sono state fatte, partendo magari dallo zoom su un cartello stradale o da uno stile architettonico che, incrociato su Google immagini con la città, e restituito dal motore dì ricerca in un colpo d’occhio che, pur con centinaia di risultati, si consulta in 10 secondi, permette di ottenere una ricostruzione precisa, oltre che del tempo, anche del luogo esatto in cui si stava svolgendo la scena.

      Nonostante io non abbia mai avuto il piacere di visitare New York, quando mi capita di assistere ad un dialogo di un film di Hollywood o, più probabilmente, di una serie TV alla Sex and The City, succede sempre più spesso che io riesca a riconoscere delle ambientazioni che avevo visto in una qualche pellicola amatoriale di decenni prima. Luoghi che non sono necessariamente quelli che anche le casalinghe avanti negli anni hanno in mente, come:

      • la Statua della Libertà
      • Times Square
      • Central Park

      ma, giusto per citare concretamente icone un po’ meno alla portata di tutti che mi sono già capitate, possono essere anche:

      • Washington Square
      • la Chiesa di Saint Thomas
      • il Radio City Music Hall.

      Tutti posti che il turista medio Italiano difficilmente visita, nonostante i 1000 euro che spende per il volo e la quantità esorbitante di selfie di fronte all’Apple Store della quinta strada che si trovano in rete, e che evidentemente non sono sinonimo di tanto tempo a disposizione, ma del semplice desiderio di farsi forza fingendosi una persona migliore, comunicando ai propri contatti che si trova in quel posto.

      Il punto di forza di un filmato ambientato a New York nel 1972 è che quelle che furono le icone più importanti della città per i successivi 3 decenni, in quell’anno erano ancora in costruzione, per quanto l’unico segnale di cantiere visibile nel film che ho restaurato io fosse oramai solo una gru in cima ad una delle due torri. In virtù di questa fotografia temporale, durata per l’esattezza dal 1966, anno della posa della prima pietra, all’inaugurazione avvenuta nell’anno successivo a quello del mio filmato, la pellicola super 8 che ho comprato da uno svuotacantine austriaco e poi ho reso disponibile alla collettività dopo un restauro passato attraverso uno scanner in alta definizione ed un software open source, diventa ancora più preziosa nel momento in cui cerco di venderla.

      Non l’ho detto ma credo che l’abbiate capito: le ho definite icone al plurale e non esistono a memoria altri esempi al mondo di simboli doppi, scervellatevi pure e non considerate i cloni che ci sono a Malesia. lo sto parlando del World Trade Center e più in particolare degli edifici più alti di quel complesso, ovvero le Torri Gemelle.

      Provate a pensarci:

      • il mio scopo è vendere a dei clienti, tendenzialmente dei documentaristi, uno spezzone di filmato storico di pochi secondi.

      Il primo elemento importante è la città immortalata e New York, su questo non c’è nessuno spazio per la discussione, è la Capitale del mondo e quindi il posto che è in grado di generare i migliori guadagni per uno come me.

      In secondo luogo c’è il lasso temporale, che nel caso in questione è diviso in tre tempi: fino all’inizio del cantiere e dopo il 2001 quando non ci sono, nei 7 anni di costruzione e dal 1973 fino ai successivi 28 anni.

      Qual è l’immagine più preziosa?

      Nonostante si tratti di quella che identifica il minor numero di anni è proprio quella in mio possesso che è ambientata durante la costruzione.

      Sono sicuro che ogni tanto incappate su una di quelle rubriche tipiche del sito dei giornali importanti e dove si mostrano cose del tipo:

      • Le 20 foto che di sicuro non avete mai visto

      e a quel punto appare il cantiere della Torre Eiffel, che essendo relativo al biennio 1887-1889 è documentato solo con immagini statiche, essendo il cinema un’invenzione successiva, per altro successiva di pochissimi anni. Esistono milioni di foto in bianco e nero della Torre Eiffel, magari contestualizzate in epoche lontanissime rispetto alle nostre, fatte di carrozze e uomini con cilindro e i baffi alla Re Vittorio Emanuele, ma quelle sono fotografie che raccontano un momento di cui esistono tante prospettive che sono giunte ai giorni nostri. Il cantiere invece è un’immagine rara, una di quelle immagini che per la negligenza di una singola persona magari poteva anche togliere all’intera Umanità la fotografia di un attimo di storia che nessuna tecnologia sarà mai in grado di ricreare con la stessa realisticità della vita vera. Ai film 8 mm può toccare la stessa sorte, perché in questo formato amatoriale spesso non trovano in chi li eredita sufficienti motivazioni per essere conservati e in quanto, non ridete ma questa è proprio la triste realtà,

      • filmato, quindi supporto più complesso da fruire rispetto ad un’immagine statica

      diventa spesso un tondino di metallo, all’apparenza senza contenuto, da relegare nella spazzatura.

      Mi permetto di ringraziare un ascoltatore, che si firma Thor ODT e che conosco anche per l’altro mio podcast che, vi ricordo, si chiama:

      Vendere foto e video online

      Ha scritto:

      Finalmente tornano questi episodi, che ascoltavo volentieri ogni settimana.

      Grazie amico mio del sostegno. Sapete che la diffusione di un contenuto nel web è una questione di algoritmi e per determinare il successo di un podcast i commenti contano, in più sono fondamentali per farmi sapere che ci siete. Di solito registro in una stanza un po’ buia e solitaria, non perché io sia un eremita, ma perché è il luogo migliore della casa per evitare i rumori di fondo, quindi in un contesto del genere vedere le statistiche degli ascolti e ancor di più le vostre parole mi conforta. Il progetto è ancora del genere

      • fatto in casa, per quanto 700 pellicole oramai occupino più spazio di un’utilitaria

      quindi io ci credo molto visto lo sforzo che mi comporta portarlo avanti da solo. Che dire: grazie di avermi ascoltato, spargete la voce, commentate, moltiplicatevi. Ricordatevi che il mondo può migliorare anche per i gesti delle singole persone. Ci sentiamo il prossimo episodio.

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