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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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Daniele Carrer: digitalizzare e restaurare film

Ho un archivio di film storici con cui fornisco documentari internazionali e, con quella stessa tecnologia, oggi restauro anche i film di famiglia.

I filmati storici 8mm e super 8 che ritraggono gli Alpini

Gli Alpini, corpo d’élite dell’Esercito Italiano fondato nel 1872, rappresentano una delle tradizioni militari più radicate e riconoscibili del Paese. Celebri per il loro profondo con le montagne italiane, gli Alpini hanno svolto un ruolo cruciale non solo nelle grandi guerre mondiali, ma anche nella storia del secondo dopoguerra. Dopo il 1945, molti Alpini tornarono alla vita civile portando con sé i valori acquisiti e contribuendo allo sviluppo sociale e civile dell’Italia.

A livello associativo, l’Associazioni Nazionali Alpini (ANA – visita il sito) e le sue migliaia di sezioni ha continuato a rappresentare il corpo, promuovendo iniziative di assistenza, memoria storica e coesione tra reduci e giovani, attraverso raduni, attività culturali e di volontariato, diventando un punto di riferimento per la conservazione della storia militare italiana. L’Attività degli Alpini nel secondo dopoguerra ha incluso il supporto nelle emergenze civili, come alluvioni e terremoti.

In questa pagina, i familiari di alcuni Alpini hanno preservato la memoria storica, condividendo i loro filmati in 8mm e Super 8 che ritraggono commemorazioni, raduni e inaugurazioni di monumenti.

La collezione Giardino

Questa serie di film appartiene alla famiglia di Armando Giardino (1920-1972) di Torino, Sottotenente della Divisione Alpina Julia, 8° Reparto Salmerie, decorato con la Croce al Valor Militare nella campagna di Russia.

Cervignano del Friuli: inaugurazione del monumento all’Alpino nel 1968

Questa pellicola Super 8 è stata girata a Cervignano del Friuli (UD) il 22 settembre 1968, in occasione dell’inaugurazione del monumento agli Alpini, realizzato per il cinquantenario della fine della Prima Guerra Mondiale e dedicato alla memoria di tutti i caduti di tutte le guerre.

L’opera, alta 7 metri e scolpita in pietra di Aurisina, rappresenta un Alpino di vedetta e costituisce ancora oggi un simbolo identitario per la comunità e per le penne nere. Alla cerimonia parteciparono autorità civili, militari e religiose, tra cui l’arcivescovo di Gorizia mons. Pietro Cocolin, il sottosegretario alla Difesa Guglielmo Pelizzo e il presidente della Regione Alfredo Berzanti.

Una grande sfilata con oltre 10.000 Alpini, 223 gruppi provenienti da tutto il Nord Italia e 13 bande alpine, accolta da migliaia di spettatori chiuse la giornata.

Nelle immagini sono visibili i seguenti Alpini:
00.28: l’Alpino Lovisutti, 8° Salmerie Julia, reduce di Grecia e Russia.
01.00: il gruppo dei reduci dell’8° Salmerie Julia; al centro il capitano Alberto Bosi, da Torino, comandante del reparto.
01.19: gli stessi si dispongono per la foto di gruppo.
01.35: il capitano Bosi.
01.40: il sergente maggiore Giocondo Colomba, da Bordano, che perse dita di mani e piedi per congelamento.

Il Raduno degli Alpini a Fenestrelle nel 1969

La pellicola Super 8 restaurata e pubblicata qui sotto è stata girata a Fenestrelle (TO) l’11 maggio 1969, in occasione di un raduno di Alpini già appartenenti ai Battaglioni Fenestrelle, Val Chisone e Monte Albergian.

La città di Fenestrelle riveste un’importanza speciale per gli Alpini perché vi sorge il maestoso Forte di Fenestrelle, la più grande fortificazione alpina d’Europa, soprannominata la “Grande Muraglia Piemontese”, simbolo di resistenza e vita in montagna. Dal forte prende il nome lo storico Battaglione Alpini “Fenestrelle”, affiancato dai reparti Val Chisone e Monte Albergian, che hanno partecipato a campagne belliche di rilievo e hanno segnato la storia della Divisione Alpina.

Dopo la Seconda guerra mondiale, Fenestrelle è divenuta un punto di riferimento per raduni e commemorazioni, luogo dove gli Alpini si ritrovano per onorare i caduti e rinsaldare il senso di appartenenza.

Nelle immagini sono visibili i seguenti Alpini:
00.03: Ezio Roggero, da Asti.
00.20: da sinistra: il Tenente Gilberto Gilibert (da Pray Biellese, reduce dalla Russia con il Sottotenente Giardino), l’Alpino Olivero e il Sottotenente Giardino.
00.32: Alpino Olivero, da Biella.
03.00: un aereo militare da ricognizione lancia un mazzo di fiori, portato poi alla stele.
03.10: omelia di don Bruno Negri, Cappellano degli Alpini di Borgonuovo Val Tidone (Piacenza) – reduce dalla Grecia e Croce di Guerra – che celebra la Messa.
03.49: discorso dell’Alpino Sulliotti, da Torino.
03.55: discorso del Tenente Gilibert.

Una Cerimonia alla Scuola Militare Alpina di Aosta nel 1971

Questa pellicola Super 8 è stata girata durante una cerimonia presso la Caserma “Cesare Battisti”, sede della Scuola Militare Alpina di Aosta, nel 1971, al quale era stato invitato il Sottotenente Giardino e altri reduci della Seconda Guerra Mondiale.

La Scuola Militare Alpina di Aosta (SMALP), fondata nel 1934, è stata una delle istituzioni più prestigiose dell’Esercito Italiano, con il compito di addestrare ufficiali e sottufficiali delle Truppe Alpine, specializzandoli nel combattimento e nella sopravvivenza in ambiente montano. La formazione era incentrata sull’alpinismo, lo sci militare, il tiro e il movimento in alta quota, con una preparazione fisica e tattica mirata a operare in condizioni estreme di neve, ghiaccio e terreni difficili.

La Scuola aveva sede in diverse strutture di Aosta: il Castello Generale Cantore, dove si trovava il comando, la Caserma Cesare Battisti, sede dei corsi AUC, e la Caserma Testafochi, che ospitava il battaglione di supporto logistico.

Nel dopoguerra, negli anni della naja obbligatoria, migliaia di giovani italiani furono formati alla SMALP. Nel 2004, con la fine del servizio militare obbligatorio, la Scuola è stata trasformata nel Centro Addestramento Alpino (Ce.A.A.), con sedi ad Aosta e Courmayeur, continuando la tradizione e consolidando la sua fama come eccellenza nell’addestramento in ambiente montano.

E se dovessi trovare dei film 8 mm o super 8?

La mia Attività di digitalizzazione di film amatoriali, in parte per i clienti che si affidano a me e in parte per il mio archivio personale, ho salvato migliaia di pellicole 8 mm e super 8 dall’oblio. La media di chi si trova tra le mani quel genere di film, infatti, di solito opta per due decisioni:

  1. buttarle, vista la difficoltà di reperire un proiettore per guardarle
  2. metterle in uno scaffale in attesa di tempi indefiniti, che nella scala dell’oblio è una decisione poco migliore della prima (e non è detto che un giorno non si trasformi in questa).

Dall’orlo della discarica a Netflix

In tema di valorizzazione di film storici, il mio lavoro, per lo meno per quanto riguarda la collezione privata che ho acquistato pezzo per pezzo in giro per il mondo, non termina con la digitalizzazione e il restauro dei girati. I film esistono solo se qualcuno li può guardare. Se di questi esiste una copia ma non è consultabile, è come se non ci fossero.

Negli anni con il mio archivio ho fornito decine di documentari prodotti in giro per il mondo. Alcuni di questi sono fruibili nelle principali piattaforme di streaming al mondo, a cominciare da Netflix, come dimostra questo screenshot dei titoli di coda di un documentario del grande David Attenborough intitolato Superare i limiti: la scienza del nostro pianeta.

Le produzioni di David Attenborough, e tanto più quelle originali di Netflix, non badano a spese, quindi non si sono rivolti a me perché i video del mio archivio sono economici e di scarsa qualità, ma perché il livello della digitalizzazione e del restauro è all’altezza di uno dei migliori prodotti audiovisivi di questi anni.

Operazione Budapest – il documentario

Un’altro progetto a cui ho partecipato e al quale tengo particolarmente, perché è uno dei rari documentari italiani con i quali ho avuto il piacere di lavorare, lo trovate su Prime Video e si intitola “Operazione Budapest”.

In quel caso agli autori servivano immagini di Budapest girate nell’anno in cui si svolge la storia e io gli ho fornito queste, direttamente dal mio archivio:

 

Considerate che nel 1983 l’Ungheria era una dittatura e il turismo era minimo, quindi non è esattamente facile reperire immagini anche di una città importante come Budapest. Io ci sono riuscito grazie a un accordo che ho fatto con gli eredi di un regista amatoriale tedesco del quale ho acquisito la collezione, condividendo su questo sito e sul mio canale YouTube filmati che altrimenti sarebbero andati persi insieme alla storia che immortalano.

Potete verificare quanto ho detto controllando i titoli di coda dello stesso documentario dove, accanto a RAI Teche e ad altri fornitori, compare anche il nome del mio archivio (Footageforpro):

Titoli di coda del documentario Operazione Budapest

La mia collezione, creata con i filmati che ho acquistato in giro per il mondo accordandomi con i legittimi proprietari (quindi non di certo con ignari clienti che hanno acquistato il mio servizio di telecinema) è consultabile in questo sito.

Tutti i video che la compongono sono visibili liberamente sul mio canale YouTube e sono visti ogni mese da centinaia di migliaia di spettatori. Questo, lo sottolineo, nonostante si tratti di film storici in pellicola, quindi non esattamente focalizzati sui classici argomenti di cui parlano gli influencer che hanno successo su internet.

Grazie a questa popolarità, negli anni ho acquisito i diritti di numerose collezioni private, accordandomi a volte con i registi amatoriali che le hanno create o, più spesso, con i loro eredi. Così facendo, ho potuto dare la giusta ribalta a chi, in tempi in cui le cineprese non erano esattamente qualcosa che l’uomo medio utilizzava al pari della funzione video degli smartphone di oggi, con la sua arte e i suoi sacrifici ha ripreso il ‘900 da un’angolazione diversa da quella dei documentari istituzionali dell’epoca, spesso bellissimi ma che in tempi di forte censura non la raccontavano tutta.

I film orfani: senza autore, ma degni di essere visti

I film 8 mm si possono trovare in diversi modi. Quello che preferisco è accordarmi con i legittimi proprietari e avere la libertà di valorizzare i film, mettendoli su YouTube così da renderli fruibili da tutti, o dando la possibilità di riutilizzarli ai registi di documentari che sono molto più bravi di me a inserirli in una narrazione capace di dare un contesto storio alle immagini. Questo avviene, anche per la Legge normalmente non consente di diffondere opere senza una liberatoria scritta, almeno per i successivi 70 anni dalla morte dell’autore.

Esiste però un eccezione: i film orfani, ovvero quelli il cui autore non è noto e non è oggettivamente rintracciabile, quando questi riguardano un evento storico.

Non sono un Avvocato e quindi non mi addentro in discussioni giurisprudenziali, mi limito a dire che in qualsiasi ordinamento ci sono delle norme che tutelano due diritti che spesso sono in contrasto tra di loro:

  • il diritto dell’autore del filmato a diffondere l’opera solo con la sua autorizzazione
  • il diritto di cronaca, ovvero il rendere disponibili alla collettività le riprese (o le foto o, più in generale, le informazioni) che riguardano eventi pubblici

C’è un ulteriore Legge a tutela del diritto alla diffusione dei film orfani, e questa va anche oltre il fatto che si tratti di film il cui autore non è rintracciabile:

Secondo la Legge 22 aprile 1941 n. 633, le opere cinematografiche prive di carattere creativo divengono di pubblico dominio a partire dall’inizio dell’anno solare seguente al compimento del ventesimo anno dalla data di produzione.

A differenze delle opere dell’ingegno di carattere creativo che, come dicevo, lo diventano a 70 anni dalla morte dell’autore.

Di conseguenza se a un mercatino dell’antiquariato, nei meandri di una bancarella, trovo una bobina 8 mm che senza il mio intervento finirebbe la sua vita a fungere da fermaporta, o nella migliore delle ipotesi entrerebbe a far parte dell’archivio polveroso di un collezionista vecchia maniera che al massimo se la guarderebbe in solitaria per un paio di volte, io ho il diritto di diffonderla, e ho il dovere di:

  • digitalizzarla
  • restaurarla

nel migliore dei modi possibili, come il mio laboratorio è perfettamente in grado di fare, grazie allo scanner professionale che uso e alla mia esperienza con i programmi di restauro.

L’inaugurazione dello Stadio Olimpico nel 1953 e altri eventi sportivi degli anni ’50

Quello che oggi si chiama Stadio Olimpico, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è stato ultimato nel 1960 per le Olimpiadi di Roma, ma 7 anni prima, quando ancora si chiamava Stadio dei Centomila, perché centomila era il numero massimo di spettatori consentiti, considerato che c’erano anche i posti in piedi (oggi sono 30 mila in meno, ma tutti a sedere).

L’evento di inaugurazione fu, più precisamente, una partita della nazionale di calcio contro l’Ungheria. Per la cronaca finì 3-0 per gli ungheresi che, considerato che gli equilibri calcistici odierni sono molto lontano da quelli, fa strano sapere che lo stesso anno vinsero con un analogo scarto una storica sfida contro l’Inghilterra a Wembley, complice anche la presenza del miglior calciatore di quella generazione, ovvero Ferenc Puskás, che per altro all’Olimpico, quel giorno, segnò due gol.

Venendo al mio progetto, al di là che io non sappia chi sia l’autore del film che potete ammirare qui sotto e che con tutta la buona volontà del mondo non ho elementi per rintracciarlo, la Legge mi consente di diffondere quel film 8 mm inedito che ho restaurato e che è stato girato durante diversi eventi, uno dei quali risale proprio al 7 maggio 1953, ed è ambientato allo Stadio dei Centomila di Roma, proprio il giorno dell’inaugurazione (da 1:53 a 6:45):

Il mio lavoro di restauratore non si limita a ricavare il miglior video possibile perché, per completare il valore storica del video che diffondo, bisogna anche dargli:

  • un luogo
  • una data

visto che nelle bobine quasi mai ci sono quelle indicazioni.

A dire il vero, con tanti anni di esperienza alle spalle non mi è stato difficilissimo riuscirci.

Come dicevo nella bobina ci sono diversi eventi immortalati:

  1. un rally
  2. l’inaugurazione dello Stadio dei Centomila
  3. un’evento a un velodromo

Per quanto riguarda il rally, l’individuazione del luogo non è stata problematica, considerato che in carriera ho lavorato su migliaia di bobine. Si parte da due fotogrammi:

Cartello stradale a Radicofani, Val d'Orcia, 1953

La Rocca di Radicofani nel 1953

L’indicazione sul primo fotogramma:

  • il km 159 della Cassia

è già sufficiente a localizzare le riprese che, come visibile dal girato, si svolgono, per quanto riguarda il rally, sempre nello stesso luogo. A conferma incrociata che si tratta di Radicofani, c’è poi il secondo fotogramma che riporto, ovvero la Rocca . Grazie a ricerche piuttosto generiche su Google, del tipo:

  • castello Cassia toscana

appaiono una serie di immagini, tra cui quella qui sotto, in fondo a destra). Cliccandoci sopra, magari non al primo colpo visto che c’è sempre bisogno di controlli incrociati per confermare un luogo, ho avuto la certezza che si trattasse della Rocca di Radicofani.

Risultati su Google relativi a una ricerca per localizzare un luogo presente in un film 8 mm

La piccola curiosità è che nel 1953 la Cassia passava per l’abitato di Radicofani. 11 anni dopo è stata inaugurata una variante che ne evita l’attraversamento.

Il rimpianto è che nonostante le ricerche che ho effettuato l’evento rimane sconosciuto, o quanto meno non ce n’è traccia sul web, quindi se qualcuno avesse informazioni a riguardo sappia che mi farebbe molto piacere aggiungerle e catalogare un pezzo, per quanto piccolo, di storia d’Italia.

Italia-Ungheria 3-0: doppietta di Puksas

Si passa poi alla partita di calcio.

Per quanto riguarda il luogo che, viste le dimensioni dello stadio e il fatto che la prima parte della pellicola è ambientata in Toscana, la prima ipotesi che ho formulato per istinto si è rivelata sbagliata, ovvero:

  • Artemio Franchi di Firenze

Stadio ugualmente concepito in anni di architettura razionalista, quindi compatibile con le forme che si vedono.

Grazie a internet (chissà quanto difficile sarebbe il mio lavoro se non ci fosse…), mi è stato però estremamente facile imbastire una serie di controlli incrociati per giungere presto alla conclusione che si trattasse di Roma, nonostante in un primo momento fossi stato ingannato dall’immaginario post Italia ’90 di un Olimpico sfigurato dalla copertura, nonché dall’erronea convinzione che lo stadio di Roma fosse stato costruito per le Olimpiadi (in realtà, in una forma somigliante a quella dell’inaugurazione esiste, con nomi diversi, già dagli anni ’20).

Scoperto il contesto geografico, si passa alla data, che non può quindi essere antecedente al 1953. Essendo del tutto evidente che si tratta di una partita della nazionale di calcio e che i giocatori in maglia non azzurra (o non grigia, vista la pellicola in bianco e nero) escono felici dal campo, il gioco è quasi fatto. Andando infatti in questa pagina si trova la lista delle incontri giocati dalla nazionale allo Stadio Olimpico. Le uniche due sconfitte avvenute in un’epoca compatibile con le riprese sono con l’Ungheria nel 1953 e, meno probabilmente, con l’Inghilterra nel 1961. Quest’ultima partita però la si può con un’analisi appena un po’ più approfondita esclude, essendo successiva alle Olimpiadi, quindi quando lo stadio già presentava il tabellone elettronico, che invece manca nel film 8 mm.

Quindi, non c’è dubbio che è proprio il 7 maggio 1953. E di conseguenza anche gli altri due eventi ripresi (il rally in Val D’Orcia e la corsa al velodromo che si vede alla fine) sono verosimilmente avvenuti in quel periodo.

A riprova della data c’è appeso all’edificio della Farnesina, visibile dalle tribune, uno striscione con la scritta:

VOTA DEMOCRAZIA CRISTIANA

Striscione "Vota Democrazia Cristiana" appeso alla Farnesina e visibile dallo Stadio Olimpico nel 1953

Le elezioni politiche infatti si svolsero meno di un mese dopo, il 7 giugno 1953.

Mi permetto di fare una piccola annotazione con una vena di polemica. Trattandosi dell’inaugurazione del principale stadio italiano, l’evento all’epoca ebbe sicuramente una buona copertura filmica, per quanto si svolse in tempi in cui la televisione non c’era ancora (la RAI iniziò ufficialmente le trasmissioni l’anno dopo). Il problema è che se le immagini non vengono pubblicate e quindi la gente non le può vedere, è come se non esistessero e non è possibile che l’onere di mostrare agli Italiani quell’evento spetti a me.

Su internet in realtà c’è qualcosa, ma la qualità della digitalizzazione è quella, imbarazzante, di 30 anni fa, nonostante il girato sia di livello professionale, se non altro per la posizione migliore che i cameraman avevano e per la presenza di una troupe e non di un singolo, pur ottimo, regista amatoriale.

Solo in Italia può succedere

Con la parte del mio archivio che vendo alle produzioni di documentari, mi capita spesso di entrare in contatto con delle figure professionali che tecnicamente si chiamano archivisti. Spesso mi capita di collaborare con un’archivista italiana che lavora in Francia, la quale mi ha palesemente detto che quando la produzione di un documentario cerca materiale d’archivio girato nel nostro Paese, chiamano sempre lei, perché solo un Italiano è in grado di avere la pazienza di interagire con chi gestisce i principali archivi storici che ci sono da noi. Pere la cronaca questi sono di proprietà, diretta o indiretta, dello Stato, e sono:

  • l’archivio RAI
  • l’archivio dell’Istituto Luce.

Se entrambi, tra burocrazia, incompetenze e mentalità di altre epoche, nemmeno si degnano di rispondere alle mail di Netflix o Prime Video, figuriamoci se mai renderanno fruibili al pubblico i loro archivi. E dire, lo ripeto, che sono organismi statali e che dovrebbe essere uno degli scopi dello Stato il salvaguardare e diffondere la memoria storica del Paese.

Meglio fare da soli, credetemi.

I film della Milano degli anni ’60 e ’70: la collezione Casu

Con il mio servizio di telecinema, e più ancora con la mia collezione personale, visibile su:

  • YouTube
  • uno dei miei siti, footagefopro.com

riesco ad entrare in contatto con tanti filmaker o, quanto meno, con i loro eredi.

Carlo Casu è un regista amatoriale milanese che ha ripreso la sua città, e molti altri luoghi d’Italia, dagli anni ’60 agli anni ’80. Ho il piacere di includere i suoi girati, ovviamente dopo aver ottenuto il suo consenso scritto, nella mia collezione, a disposizione di documentaristi di tutto il mondo e a perenne memorai digitale dei suoi splendidi lavori.

Per capire l’importanza dell’opera che ha voluto condividere, a livello storico bisogna considerare che nel suo periodo di attività Milano non era ancora una meta turistica di massa come lo è oggi. Era una città molto importante in Italia e, quanto meno, in Europa, ma in tempi in cui il turismo erano due settimane di ferie ad agosto e il viaggio di nozze, e a viaggiare erano solo i ricchi che vivevano in Europa Occidentale, Nord America e Giappone, non ci sono molti filmati che testimoniano com’era la vera Milano degli anni ’60 e ’70.

In più, anche valutando la quantità inferiore di turisti che girava, bisogna considerare che quest’ultimi rivolgevano le loro attenzione di registi amatoriali, in un periodo in cui le cineprese erano rare e le pellicole costavano parecchio, esclusivamente sui luoghi più iconici della città, quindi molta Piazza Duomo, molta Galleria Vittorio Emanuele e dintorni, una discreta quantità di Castello Sforzesco e poco altro.

I giardini pubblici

I giardini pubblici, o giardini di Porta Venezia, sono da sempre un luogo molto amato dai Milanesi. Oggi sono molto cambiati, a cominciare dal nome, visto che nel frattempo sono stati intitolati a Indro Montanelli che, negli anni in cui il video qui sotto è stato girato, spesso li frequentava. E sono cambiati anche perché nel frattempo, per l’esattezza nel 1992, una delle attrazioni che li caratterizzava, ovvero lo zoo, ha chiuso.

Vedere i Giardini Pubblici in una domenica d’inverno del 1973 nel filmato di Carlo Casu con gli stessi occhi di chi ci andava, a differenza di quello che invece mostrano  i filmati professionali, è una possibilità per nulla scontata. Probabilmente in cantine, soffitti e scatoloni sparsi in angoli poco frequentati delle case, c’è ancora tanto girato di analoga importanza da salvare di quel periodo.

L’aeroporto di Linate

Abituati in un’epoca in cui le Compagni low cost hanno reso nella percezione dei viaggiatori gli spostamenti in aereo molto simili a dei tragitti in autobus, fa un po’ sorridere ripensare a quando a Linate c’erano le tribune per gli spettatori e i nonni portavano la domenica mattina i loro nipoti a vedere l’andirivieni di aeromobili sulla pista.

Questo accadeva nel 1968 anche a Linate, magistralmente ripresa sempre da Carlo Casu in questo filmato super 8 d’epoca:

A proposito di viaggi aerei. Da possessore di oltre 1000 film d’epoca, vi certifico che la differenza di approccio tra oggi e gli anni ’60 non è solo una questione di stupore per la tecnologia in sé. C’è anche la componente del pensare di vedere cose che si sarebbe viste una volta sola nella vita e che per questo andavano immortalate per godersele una volta tornati a casa grazie a moviole e proiettori.

Non immaginate quanta parte delle bobine che salvo dopo averle scovate in giro per il mondo sia fatta di nuvole viste dai finestrini durante i voli, con mio enorme dispiacere, considerato che i cieli fanno parte di quei soggetti che rimangono invariati negli anni, a differenza di quanto si poteva invece immortalare nei luoghi di destinazione dove spesso, proprio a causa dei costi elevatissime delle pellicole, si riprendeva in velocità.

La magnifica Sicilia degli anni ’50 e ’60 nei film di Corrado Randone

Da persona nata nel 1977, se penso alle estati degli anni ’60, non potendo contare sui ricordi la fotografia più facile che mi viene in mente è Il Sorpasso, magnifico esempio di quando il cinema italiano era ancora grande.

Per avere però un’idea realistica di quello che facevano le persone all’epoca non posso affidarmi a un film, e nemmeno alle immagini di repertorio della RAI, perché in quest’ultime c’è la mediazione di una troupe di diverse persone e la consapevolezza di chi viene ripreso della presenza della televisione, elemento che presuppone un’atteggiamento innaturale. L’unico documento che mi dà un’idea realistica di come fossero quelle estati in un’epoca e in un mondo completamente diversi da oggi sono i film amatoriali, come questo, che Corrado Randone ha girato a Marina di Ragusa nel 1965:

Solo un regista amatoriale con in mano una cinepresa grande come una macchina fotografica e che magari che riprende persone conosciute e che quindi non lo considerano un regista, ma uno del gruppo, può cogliere la realtà in un momento storico in cui, a differenza di oggi, solo una persona su 1000 aveva l’apparecchiatura per girare filmati.

La cerimonia di Laurea del 1968

Pur essendo tecnicamente possibile registrare il sonoro anche nei film 8 mm e super 8, di fatto questo non accadeva mai. Tra le migliaia di film che ho digitalizzato posso contare sulle dita della mano quelli con l’audio in presa diretta. L’assenza del parlato non preclude però la possibilità di accorgersi, facilmente, delle differenze tra oggi e l’epoca in cui i nonni hanno avevano l’età dei loro odierni nipoti.

Sempre di Corrado Randone, che ovviamente mi ha dato autorizzazione scritta a diffondere i filmati della sua collezione, è questo filmato del 1968, girato nella facoltà di matematica dell’Università di Catania e che ritrae la Laurea del fratello. Non bisogna essere degli storici e nemmeno degli agenti sotto copertura per cogliere i dettagli che permettono di capire quanto diversa fosse la vita dell’epoca. Non tanto per la tecnologia o per altri elementi di cui ci si può facilmente informare nei libri. E nemmeno per l’estetica dell’epoca, più elegante e rispettosa di oggi, come anche solo le fotografie sono in grado di dirci.

E’ una questione di comportamento: gente semplice, educata, serena. E nulla più dei film, soprattutto quelli amatoriali, ce lo dice:


Le collezioni semi professionali di film 8 mm, super 8 e 16 mm

La gran parte delle collezioni di film 8 mm e super 8 amatoriali, o i rarissimi film 16 mm che venivano girati dai registi non professionisti, ritraggono eventi privati. Da collezionista, e soprattutto da restauratore delle bobine delle persone che si affidano al mio laboratorio per salvaguardare i video che ritraggono la storia della loro famiglia, posso certificare che il 99% di quanto si trova immortalato in quel genere di film appartiene alla categoria:

  • pranzi di Natale
  • Matrimoni
  • gite fuori porta

Tutti eventi che descrivono un’Italia che non c’è più (bastano 10 secondi per accorgersi di quanto lontano sia quel mondo) e che proprio per questo vanno mostrati, ma che necessitano di un lavoro non indifferente per essere valorizzati e fatti capire. Dovrebbe farlo lo Stato o, quanto meno, gli storici e le Fondazioni. In realtà è tutto lasciato sulle spalle di persone come me, che a proprie spese lavorano per evitare il disastro di un Paese che oltre a dimenticarsi della propria storia, si dimostra perfino indifferente di fronte alla distruzione dei documenti che la immortalano.

I luoghi dove la storia è più preziosa, perché ritratta con un occhio competente e che magari ha immortalato gli eventi che meglio descrivono la storia d’Italia, sono gli archivi semi professionali. Quelli di creati da appassionati che facevano un altro lavoro nella vita ma che nonostante questo, in un’epoca pionieristica, passavano il loro tempo libero con cineprese, moviole e taglierine, spendendo su queste i propri risparmi, in un’epoca in cui il costo delle pellicole era talmente elevato che l’hobby della ripresa non era per tutti.

O le collezioni dei piccoli studi di produzione, dei quali ne esistevano un paio per Provincia fino agli anni ’60, molto prima che passasse il tragico messaggio che ognuno ha il diritto di fare che vuole che ha riempito l’Italia di pseudo artisti mantenuti a 40 anni dai loro genitori. Quei laboratori artigianali di un’Italia che non esiste più, non fornivano le loro riprese all’Istituto Luce, ma immortalavano altrettanto nobilmente eventi dei quali altrimenti non sarebbe rimasta traccia. O magari si improvvisavano a pubblicitari di borgata, riprendendo l’apertura di un supermercato o la mostra di quadri nelle strade del Paese.

Cosa succeda a quelle collezioni quando viene a mancare l’artigiano/regista che le ha create posso solo immaginarlo, e il più delle volte non sono buone notizie, a causa degli eredi che non capiscono il valore, più storico che economico, dei film che ricevono.

Ma io sono qui per evitare a catastrofe del mancato trasferimento da analogico a digitale che garantirebbe a quella storia che è stata ripresa la vita eterna. Se mai vi capitasse di avere a disposizione dei film amatoriali di valore, perché siete gli eredi di qualcuno che si dilettava a riprendere quando per registrare un video non bastava tirare fuori dalle tasche il telefono, contattatemi con il modulo qui sotto: Possiamo salvaguardare insieme un pezzo di Italia.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di bobine 8 o 16 mm, o a digitalizzare i suoi film (8 mm, super 8 e 16 mm – muti o sonori) con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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    I telecinema di Milano: com’era la città ai tempi dei film 8 mm e super 8

    Milano è, con Roma, la città italiana che nel ‘900 ha avuto la più alta concentrazione di registi amatoriali.

    Come spiego in questa guida, in Italia fino al 1975 c’erano solo due televisioni, Raiuno e Raidue. Solo in seguito sono arrivate le televisioni private e gli altri canali RAI. Questo significa che, fino a quella data, i filmati istituzionali che raccontavano il Paese erano concentrati quasi esclusivamente nelle grandi città che, per loro natura, avevano una maggiore copertura mediatica.

    Nonostante Milano fosse tra queste, i film amatoriali l’hanno immortalata nel modo più realistico, avvicinandosi alla vita delle persone senza i filtri delle produzioni professionali. Proprio per questo motivo sono importanti da salvare, ma prima faccio una premessa.

    Dagli anni ’30 agli ’80, i film di famiglia venivano registrati principalmente su due tipi di pellicola:

    • 8 mm (dal 1932 ai primi anni ’70)
    • super 8 (dal 1965 alla metà degli anni ’80).

    Più raramente, dagli anni ’20 in poi, in 9,5mm e 16 mm.

    Per lavoro io mi occupo di telecinema, ovvero trasferisco filmati registrati su supporti analogici in digitale. Anni fa ho messo in piedi un progetto con il quale, dopo aver acquisito i diritti di filmati amatoriali girati in tutto il mondo, ho costruito un archivio storico visibile in questo sito  con il quale fornisco documentari e programmi televisivi internazionali. Tra i miei clienti ho avuto BBC, Netflix, Prime Video e, in tema di Milano, la produzione SKY intitolata La Mala. Banditi a Milano.

    Forte di questi risconoscimenti ho deciso di mettere a disposizione le mie attrezzature e l’esperienza che ho maturato nel campo del restauro professionale di tutti coloro che vogliono salvare i loro ricordi privati su pellicola.

    In omaggio alla città di Milano e a chi l’ha abitata, in questa pagina sono felice di mostrare i migliori video del mio archivio che la rappresentano nell’arco di 50 anni del ‘900. Nel vederli sarete assaliti dalla nostralgia, quanto meno questo è quello che mi riferiscono le persone che mi scrivono. In alcuni casi proverete una certa tristezza, visto il modo in cui la città è cambiata, come pressoché ogni cliente Milanese con il quale ho il piacere di parlare non manca di dirmi. La storia però non si giudica con il desiderio impossibile che il mondo ritorni all’epoca della propria gioventù, ma la si analizza con i documenti, e i film amatoriali di Milano dagli anni ’40 agli anni ’80 che ci sono in questa pagina, proprio perché sono girati da non professionisti, sono fondamentali in questo senso.

    Il mio archivio di film storici: la Milano dei telecinema

    Fino all’avvento del digitale, la ripresa video era un hobby per pochi.

    Le cose hanno cominciato a cambiare solo negli anni ’80, quando si passò dal registrare su pellicola al registrare su nastro. In quel momento, sacrificando la purezza dell’immagine, si ridussero i costi e si entrò, piano piano, nell’era della ripresa di massa. Questo passaggio, però, non fu privo di controindicazioni, perché quel cambiamento oggi si paga in termini di conservazione. Paradossalmente, infatti, i nastri degli anni ’90 sono arrivati ai giorni nostri in condizioni molto peggiori delle pellicole girate molti decenni prima, essendo quest’ultime meno soggette ad usura.

    Ne è un esempio il primo film che condivido qui sotto, girato in 16mm a Milano nel 1941, ma perfettamente conservato.

    Il film inedito di Milano durante la guerra

    Il 16mm era il formato semi-professionale dell’epoca e oggi, digitalizzato con attrezzature professionali e restaurato da un tecnico esperto, può essere visto in tutto il suo splendore anche in formato 4K.

    Il contesto delle riprese, come è facile capire fin da quando ho nominato l’anno in cui sono state fatte, è tragico.

    L’Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, l’anno successivo, però, fu l’unico in cui Milano non venne bombardata e questo senz’altro influisce sulla serenità, almeno apparente, delle persone che appaiono nel video. Mi è stato impossibile determinare chi siano, ma ci sono degli indizi che mi fanno credere che si trattasse di un soldato tedesco e della sua famiglia, o addirittura di un membro del Governo di quello Stato. Lo posso dire con una buona sicurezza non tanto perché ho acquistato i diritti del film da una persona che vive in Germania, ma perché la bobina reca la scritta Mailand (Milano in tedesco) ed è parte di una coppia di film 16 mm, il secondo dei quali è girato a Venezia (con l’indicazione Venedig), tipica abbinata turistica dell’epoca per chi arrivava in Italia via terra, considerato che i viaggi commerciali in aereo ancora non esistevano.

    Colpisce vedere una Milano inaspettatamente normale che traspare dalle immagini di Piazza Duomo e della Stazione Centrale, ma non sono qui per dare una visione alternativa della storia, per quanto i film amatoriali, essendo girati in piena libertà, riescono sempre a mostrare una prospettiva delle cose diversa da quella dei film istituzionali.

    Come ho fatto a sapere di che anno è?

    In questo caso ammetto di essere stato fortunato, perché all’inizio delle riprese, in una parte che ho tagliato, c’era un titolo con scritto 1941 e se non ci fosse stato, vista la tranquillità che traspare dalle riprese, avrei pensato che fosse ambientato nei tardi anni ’40, di sicuro difficili da vivere in Italia, visti i danni e le conseguenze della guerra, ma nei quali le persone almeno potevano girare per strada senza la paura che piovessero bombe.

    Visto però che, anche in presenza di un titolo, non sarebbe stata la prima volta che un’indicazione del genere si riveli errata, a ulteriore conferma che il periodo è quello giusto ho fatto un controllo incrociato sul modello di autobus che si vede all’inizio e ho avuto la conferma che è coerente. Come lo è il grigiore della facciata del Duomo, tipico di quell’epoca in cui i monumenti non venivano restaurati frequente quanto oggi.

    I filmati degli aeroporti di Milano: Linate e Malpensa

    Da quando ho fondato la mia Attività ho digitalizzato migliaia di pellicole.

    Una cosa che colpisce chi come me è nato nella seconda metà degli anni ’70 e quindi ha vissuto da ventenne desideroso di scoprire il mondo l’inizio dell’epoca delle compagnie low cost che hanno reso il viaggiare in aereo qualcosa di molto simile al prendere un autobus, è quanto gli aeroporti fossero considerati dei luoghi avveneristici, e come tali andassero obbligatoriamente ripresi da chi portava in viaggio la sua cinepresa 8 mm. Un po’ come, forse, accadrà a breve con i viaggi turistici spaziali, e magari gli uomini del XXII secolo si stupiranno del perché eravamo così esageratamente interessati a riprendere le stazioni di lancio.

    Milano-Malpensa

    L’aerporto di Milano-Malpensa, che i Milanesi sanno non essere a Milano ma in Provincia di Varese, anche in epoche lontane dal turismo di massa odierno ospitava voli nazionali e internazionali. Il filmato qui sotto è stato registrato in 8mm da un turista inglese proveniente da quello che si chiamava ancora London Airport e che qualche anno dopo verrà ribattezzato London Heathrow. In quell’occasione Malpensa era lo scalo che permetteva di arrivare a Ciampino, come testimoniano le immagini successive, che però non ho inserito nel filmato qui sotto.

    La data che ho stabilito essere la più plausibile è il 1958 per due motivi. Il primo è perché nella parte di bobina girata nella città di Roma si vedono poche FIAT 500, auto uscita l’anno prima e che nel giro di poco, anche grazie al successivo boom economico, invase il panorama urbano italiano. Il secondo è che dalla finestra di San Pietro si vede, pur in lontananza ma disinguibile nella sagoma, quello che quasi sicuramente è Papa Pio XII, all’epoca all’ultimo anno di Pontificato.

    Linate

    Il film qui sotto è invece ambientato a Linate qualche anno dopo, quando la pellicola amatoriale non era più 8mm, ma super8, cosa anche evidente nella qualità delle immagini. È stato girato da un regista amatoriale che citerò ancora, ovvero Carlo Casu, che con la sua cinepresa ha ripreso la città negli anni ’60 e ’70 con una qualità difficile da trovare in un non professionista e, grazie al suo impegno e alla disponibilità a convidere i suoi lavori, ci ha regalato uno sguardo inedito su una splendida e irripetibile Milano.

    Come è visibile dalle riprese, i nonni la domenica mattina accompagnavano i nipoti ad ammirare la pista di atterraggio dal terrazzo posto sul terminal.

    Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II

    Quando si parla di film turistici amatoriali in pellicola, i soggetti più comuni sono gli stessi che oggi sono i protagonisti dei social degli influencer che magari vengono a visitare Milano per lo slancio che dà il far vedere che ci sono stati, ma di fatto capiscono meno della città di quelli che la visitavano nello scorso secolo quando l’unica forma di conoscenza accessibile era l’Enciclopedia Conoscere.

    Quando ho la fortuna di scovare un film che immortala Milano, salvandolo dall’oblio o, più probabilmente, dalla discarica, so quindi che è probabile che ci siano riprese del Duomo o di Galleria Vittorio Emanuele II.

    Siamo in un’epoca in cui le pellicole erano molto costose. Il ricordo personale che ho sul tema risale al 1998, quando 3 minuti e 20 secondi di film super 8 costavano 35 mila lire. Con questo presupposto, è difficile trovare riprese storiche amatoriali dell’Arco della Pace, dello Stadio di San Siro o dei Navigli, perché i Milanesi faticavano a riprenderli, in quanto luoghi normali per loro, e i pochi turisti con la cinepresa che c’erano, per consumare le loro preziose bobine 8mm e super 8, sceglievano i due o tre posti più iconici.

    Nei due telecinema di Milano che potete vedere qui sotto, datati 1958 e 1981, i luoghi simbolo della città sono i protagonisti assoluti, dando l’idea di quello che vedeva e cercava chi veniva a visitare la città:

    Nel primo caso, a dire il vero, ci sono anche il Cimitero Monumentale, Parco Sempione e il Castello Sforzesco, per quanto molto di sfuggita. Nel secondo, girato da un turista francese nel 1981 (in primavera-estate a giudicare dall’abbigliamento) c’è solo Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II.

    Un’annotazione per chi guarda questo e gli altri filmati: la scritta che c’è al centro dell’inquadratura, tecnicamente chiamata watermark, è fastidiosa ma serve a prevenire l’uso non autorizzato del filmato.

    La grande Inter del Mago Herrera

    Gli anni ’60 sono stati una grande decade per la Milano del calcio, con 4 Coppe dei Campioni vinte, 2 dal Milan (1963 e 1969) e 2 dall’Inter (1964 e 1965), e 6 scudetti.

    Il filmato inedito qui sotto è stato girato con una pellicola 8mm nell’aprile 1967 e ritrae il dietro le quinte della trasferta dell’Inter a Sofia per la semifinale di Coppa dei Campioni contro il CSKA.

    Si vedono chi ha fatto grande la squadra in quell’epoca e ancora oggi è ricordato con affetto e nostalgia: il Presidente Angelo Moratti e il figlio Gian Marco, l’Avvocato Peppino Prisco, Mister Helenio Herrera, giocatori come Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Luis Suárez, Tarcisio Burgnich, Mario Corso, Armando Picchi e Jair, e una schiera di giornalisti al seguito dove si riconoscono, tra i tanti, Gianni Brera e Aldo Biscardi.

    Nell’immagine qui sopra, al centro il Presidente Angelo Moratti, con Helenio Herrera a destra e a sinistra, di spalle, l’Avvocato Peppino Prisco. Al centro, sullo sfondo, Mariolino Corso, bandiera dell’Inter di quell’epoca e, negli anni ’80, anche allenatore della prima squadra.

    Tre anni prima l’Inter, da Campione uscente d’Europa, il 3 dicembre 1964 volava a Bucarest per affrontare la Dinamo negli Ottavi di ritorno di Coppa dei Campioni, forte del 6-0 di San Siro all’andata. La formazione di quella partita era: Sarti, Burgnich, Guarneri, Malatrasi, Picchi, Bedin, Tagnin, Corso, Domenghini, Gori, Joaquín Peiró
. Finirà 0-1 con gol di Domenghini.

    Qui sotto il video del dietro le quinte della trasferta con protagonisti il Vicepresidente Prisco, la Signora Erminia Cremonesi (moglie del Presidente Angelo Moratti e, a detta di molti, la persona che gli trasmise la passione per l’Inter), il capitano Armando Picchi e Mario Corso.

    Lo zoo di Milano nei film 8mm e super 8

    I film 8 mm e super 8 descrivono aspetti di un’epoca che oggi spesso ci sfuggono. Lo scorso secolo c’era una cultura del rispetto degli animali molto diversa da quella odierna. Nelle pellicole che valuto per il mio archivio, quando il viaggio è ambientato in Spagna, è quasi d’obbligo trovare le immagini di una corrida. Quando ho la possibilità di dialogare con chi l’ha girato, questa persona quasi si scusa di aver assistito a quello che il comune sentire odierno giudica uno spettacolo crudele.

    Con gli zoo dell’epoca il discorso è poco diverso, considerato il modo in cui venivano tenuti gli animali, anche a Milano dove furono stipati 500 animali in un’aera di meno di due ettari.

    In un’epoca in cui i documentari ambientati nella Savana erano difficili da vedere, gli zoo erano un altro luogo delle meraviglie, e che come tale venivano ripresi. Lo zoo dei Giardini Pubblici di Porta Venezia, chiuso nel 1992, a giudicare dalla quantità di telecinema che ho effettuato per i miei clienti, è paradossalmente il posto più ripreso della città.

    I 4 filmati che pubblico qui sotto sono di Carlo Casu, che lo ha documentato dal 1969 e al 1973, periodo d’oro per le riprese super 8. L’elefante con gli occhiali che si vede nell’anteprima del terzo e quarto filmato, in realtà era una elefentessa e si chiamava Bombay e per più di 50 anni ha fatto sorridere i bambini milanesi:

    I giardini di Porta Venezia

    Lo zoo di Milano, come detto, era situato in quelli che all’epoca si chiamavano Giardini Pubblici di Porta Venezia e dal 2002 hanno cambiato nome in Giardini Pubblici Indro Montanelli, perché il giornalista ci amava andare proprio nello stesso periodo in cui molti dei filmati di questa pagina sono ambientati, nonostante, tragicamente, le Brigate Rosse lo gambizzarono proprio lì nel 1977.

    A tal proposito, senza addentrarmi in argomenti che meritano approfondimenti che non posso fare io in questa pagina, fa sempre riflettere la serenità che si percepisce nelle persone che si vedono nei film amatoriali girati in anni che oggi sono descritti unicamente come tumultuosi e violenti, tanto più se paragonati al nervosismo odierno. Lo si vede soprattutto nelle pellicole che mostrano eventi privati e che io ho il privilegio di restaurare ma che, considerati i soggetti, non posso in nessun modo mostrare. La semplicità di vita che da queste traspare mi fa sorgere di continuo il quesito:

    Ma al tempo si stava veramente così male come dicono oggi?

    Io in quegli anni ero un bambino e il primo ricordo mediatico importante che ho è la vittoria ai Mondiali del 1982, quindi una risposta basata sull’esperienza personale non me la darò mai. Chiedere a chi è più grande di me non vale la pena, perché si rischia di subire lo stesso effetto distortsivo di tutti quelli che parlano bene dell’anno del militare perché confondono la naja con l’essere ventenni. Io in caserma ci sono stato e non c’era nessuno dei miei commilitoni che, se avesse potuto, non avesse salutato l’Esercito con la stessa fretta del Vittorio Gassman rilasciato con la condizionale nei Soliti Ignoti e che esce dal carcere non prima di essersi fatto dire i dettagli del colpo milionario dall’ignaro compagno di prigione destinato invece a una lunga detenzione.

    In un’epoca declinata giornalisticamente in modo del tutto negativo, i Milanesi, serenamente (almeno se si guarda il film qui sotto), portavano i loro figli a fare un giro sul trenino dei Giardini, lo stesso nel quale intere generazioni di bambini sono saliti, come quelli del 1969 che si vedono qui sotto.

    O, e questo lo si vede nel secondo filmato girato nel 1973, passano la classica domenica soleggiata di inverno a passeggiare senza pensieri, tra le fontane e gli alberi spogli di Porta Venezia, con un eleganza che oggi si è completamente persa.

    Luoghi di Milano che non esistono più

    Le città cambiano sempre. La linea dell’orizzonte, che anche a New York cento anni fa era quasi piatta, col tempo si infittisce, e luoghi che prima esistevano spariscono. Alcuni lasciando i rimpianti della propria fanciullezza, come lo ha fatto il già citato Zoo di Milano, altri nel silenzio quasi totale, anche della Rete dove, in genere, si trova di tutto.

    Forse non tutti sanno che il Parco Lambro aveva un lago, dove i ragazzini nell’età in cui oggi passano le giornate a scrollare il feed di Tik Tok, ci pescavano, ma di questo si fa fatica a scovarne le immagini anche solo sotto forma di foto.

    A giudicare dai due film super 8 qui sotto, che lo ritraggono prima rigoglioso e poi desolatamente asciutto, deve essere sparito tra il 1971 e il 1972, ma i Milanesi che c’erano all’epoca sapranno sicuramente essere più precisi di me.

    Purtroppo non spariscono solo i luoghi fisici, spariscono anche i luoghi temporanei, che magari esistono ancora nella loro versione moderna, come la fiera degli Oh bej! Oh bej!, ma che sono talmente diversi da essere irriconoscibili. Questa era l’edizione del 1972:

    La Stramilano

    Dal 1972, ogni anno, nei giorni in cui si passa dall’inverno alla primavera, i Milanesi che amano correre, o anche solo camminare veloci, trovano nella Stramilano un evento collettivo che unisce migliaia di persone che una domenica mattina vivono la città percorrendone le strade.

    Da un balcone di Corso Buenos Aires, non lontano da Piazzale Loreto, Carlo Casu ha ripreso l’edizione 1978. Tornando al discorso fatto prima: forse l’anno più tragico della storia democratica italiana, ma non lo si percepisce per niente dalle riprese.

    La Fiera campionaria

    Milano è sempre stata la Capitale economica d’Italia e, in quanto tale, ha ospitato le più importanti manifestazioni fieristiche del nostro Paese. Oggi la Fiera di Milano è a Rho perché, seguendo una tendenza in atto dappertutto, i padiglioni fieristici s0no stati spostati verso la periferia, come in qualche modo era già successo negli anni ’30, quando la Fiera traslocò dai Bastioni di Porta Venezia al Portello.

    Successivamente, fino al 2006, la Fiera Campionaria si è svolta nei luoghi dove oggi c’è City Life. Erano gli anni in cui le aziende avevano il nome del loro fondatore e tra i padiglioni fieristici giravano solo uomini in giacca a cravatta che, rapportati ai canoni estetici odierni, dimostravano molti anni più di quelli che effettivamente avevano.

    Questi due filmati 8 mm e super 8 sono stati girati il primo, probabilmente, nel 1953 e il secondo nel 1969, quindi prima e dopo il boom economico dei primi anni ’60.

    Gli scioperi degli anni ’60

    La seconda parte degli anni ’60 è stata caratterizzata da conflitti, a volte pacifici e a volte violenti. A testimonianza che si tratta di un periodo fondamentale, da fornitore di video storici alle produzioni di documentari, una delle richieste più comuni che mi vengono fatte è quella di immagini delle manifestazioni degli studenti a Parigi nel ’68 o dei vari movimenti per i diritti civili negli USA nello stesso periodo. Purtroppo non ho né le une né le altre, per quanto la buona diffusione dei film 8mm all’epoca implica che da qualche parte ci siano, anche se non è facile trovarle per chi non abita in quei Paesi.

    Il filmato qui sotto è ambientato a Milano, nella zona di Piazza della Scala dove aveva sede all’epoca la Banca Commerciale Italiana (nel palazzo che oggi ospita le Gallerie di piazza della Scala). Le immagini ritraggono uno sciopero di bancari che, da ricerche che ho effettuato, dovrebbe essere avvenuto il 7 novembre 1969.

    Circa un mese dopo una bomba scoppierà presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, non lontana dai luoghi dove si svolge la manifestazione. Mette i brividi pensare che tra le persone che si vedono nel video è probabile che qualcuno abbia poi perso la vita nell’attentato.

    Lo stesso giorno, proprio nella Banca Commerciale che si vede nel filmato, fu piazzato un ordigno altrettanto potente che per fortuna non esplose, evitando decine di morti.

    I film di Monza e dell’autodromo negli anni ’60

    La Provincia era più raramente il soggetto dei film 8 mm e super 8, anche quella milanese. C’era una discreta quantità di registi amatoriali anche nei centri più piccoli, dove per altro non era raro che sorgessero cineclub di appassionati che condividevano l’amore per la ripresa, prima che Sky, Netflix e i social network estinguessero anche quelli. La diversa diffusione dei film 8mm e super 8 nei piccoli Comuni non è però solo una questione legata al numero di abitanti, ma anche al maggiore attecchimento nei grandi centri di quel tipo di cultura da cui nasce il desiderio di fare riprese. A scanso di equivoci: lo dice un figlio non pentito della Provincia italiana.

    Accanto a questo, e qui vengo ai giorni nostri, c’è il problema che non tutti hanno voglia di usare internet e i motori di ricerca per cercare uno studio serio che li digitalizza, quindi quando avviene il lascito generazionale, per la scomodità di trovare uno di quei rari fotografti che non ha ancora chiuso il negozio che li salvi su file, magari anche con mezzi artigianali di dubbia qualità (come spiego in questa pagina), quei tesori di storia vanno persi.

    Il telecinema che ho fatto qui sotto è relativo a un filmato girato a Monza il 15 settembre 1963. Contrariamente agli altri film a cui, nella maggior parte dei casi, si riesce a malapena a dare una data a livello di anno, qui c’è anche un mese e un giorno, perché documenta un evento sportivo, ovvero il Gran Premio di motociclismo. A quanto ne so, si tratta dell’unico video di quel giorno.

    La prospettiva da cui si vede la corsa è la stessa che aveva chi stava lì in mezzo a meccanici e piloti, perché i cameraman amatoriali, considerate le dimensioni contenute delle cineprese, erano quasi invisibili, a differenza delle troupe professionali.

    Perché è importante digitalizzare i film 8 mm e super 8 oggi

    L’attuale tecnologia, a differenza di quella di anche solo 10 anni fa, ha raggiunto il massimo della qualità che i supporti 8 mm e super 8 possono consentire. Chi ha trasferito le sue pellicole negli anni 90 e 2000 su nastri VHS o DVD, ha perso la qualità originaria a favore della comodità di riproduzione, visto che da quel momento in poi per guardare i film non gli sono più serviti scomodi e rumorosi proiettori.

    Nei film 8 e super 8, oltre a ricordi di famiglia c’è un patrimonio storico di valore inestimabile. In quelle pellicole amatoriali c’è la vita reale degli Italiani e, da creatore di un archivio, so perfettamente quanto alto sia il rischio che tale tesoro vada perso a causa del tramonto tecnologico di quella tecnologia.

    Ecco perché ho messo in piedi un telecinema professionale dove la qualità di visione è all’altezza della storia che nei film 8 mm e super 8 è conservata, perché non tutti gli studi di digitalizzazione sono seri. Non sono io a dirlo, ma lo dice il filmato qui sotto degli anni ’70 che diffondo con l’autorizzazione del suo proprietario.

    A confronto ci sono un telecinema su DVD effettuato dal classico studio fotografico che usava e purtroppo, come quasi tutti, usa tutt’ora mezzi artigianali e il mio telecinema su file effettuato con uno scanner professionale e con un restauro con software moderni:

    Se volete ulteriormente approfondire il discorso sulla qualità, vi invito a visitare questa pagina dove spiego tutto.

    Le mie sono sicuramente le parole di un appassionato che sulla sua passione ha costruito un’Attività. Ma al di là del mio giudizio interessato, rivolgersi a un laboratorio professionale per salvare i propri ricordi di famiglia è l’investimento migliore che si possa fare.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm e super 8 con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto.

    Il laboratorio non è a Milano, ma in Veneto. Se mi scrivete usando il modulo qui sotto vi spiego come potete farmi arrivare i film in tutta sicurezza.

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