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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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zoo di Milano

I telecinema di Milano: com’era la città ai tempi dei film 8 mm e super 8

Milano è, con Roma, la città italiana che nel ‘900 ha avuto la più alta concentrazione di registi amatoriali.

Come spiego in questa guida, in Italia fino al 1975 c’erano solo due televisioni, Raiuno e Raidue. Solo in seguito sono arrivate le televisioni private e gli altri canali RAI. Questo significa che, fino a quella data, i filmati istituzionali che raccontavano il Paese erano concentrati quasi esclusivamente nelle grandi città che, per loro natura, avevano una maggiore copertura mediatica.

Nonostante Milano fosse tra queste, i film amatoriali l’hanno immortalata nel modo più realistico, avvicinandosi alla vita delle persone senza i filtri delle produzioni professionali. Proprio per questo motivo sono importanti da salvare, ma prima faccio una premessa.

Dagli anni ’30 agli ’80, i film di famiglia venivano registrati principalmente su due tipi di pellicola:

  • 8 mm (dal 1932 ai primi anni ’70)
  • super 8 (dal 1965 alla metà degli anni ’80).

Più raramente, dagli anni ’20 in poi, in 9,5mm e 16 mm.

Per lavoro io mi occupo di telecinema, ovvero trasferisco filmati registrati su supporti analogici in digitale. Anni fa ho messo in piedi un progetto con il quale, dopo aver acquisito i diritti di filmati amatoriali girati in tutto il mondo, ho costruito un archivio storico visibile in questo sito  con il quale fornisco documentari e programmi televisivi internazionali. Tra i miei clienti ho avuto BBC, Netflix, Prime Video e, in tema di Milano, la produzione SKY intitolata La Mala. Banditi a Milano.

Forte di questi risconoscimenti ho deciso di mettere a disposizione le mie attrezzature e l’esperienza che ho maturato nel campo del restauro professionale di tutti coloro che vogliono salvare i loro ricordi privati su pellicola.

In omaggio alla città di Milano e a chi l’ha abitata, in questa pagina sono felice di mostrare i migliori video del mio archivio che la rappresentano nell’arco di 50 anni del ‘900. Nel vederli sarete assaliti dalla nostralgia, quanto meno questo è quello che mi riferiscono le persone che mi scrivono. In alcuni casi proverete una certa tristezza, visto il modo in cui la città è cambiata, come pressoché ogni cliente Milanese con il quale ho il piacere di parlare non manca di dirmi. La storia però non si giudica con il desiderio impossibile che il mondo ritorni all’epoca della propria gioventù, ma la si analizza con i documenti, e i film amatoriali di Milano dagli anni ’40 agli anni ’80 che ci sono in questa pagina, proprio perché sono girati da non professionisti, sono fondamentali in questo senso.

Il mio archivio di film storici: la Milano dei telecinema

Fino all’avvento del digitale, la ripresa video era un hobby per pochi.

Le cose hanno cominciato a cambiare solo negli anni ’80, quando si passò dal registrare su pellicola al registrare su nastro. In quel momento, sacrificando la purezza dell’immagine, si ridussero i costi e si entrò, piano piano, nell’era della ripresa di massa. Questo passaggio, però, non fu privo di controindicazioni, perché quel cambiamento oggi si paga in termini di conservazione. Paradossalmente, infatti, i nastri degli anni ’90 sono arrivati ai giorni nostri in condizioni molto peggiori delle pellicole girate molti decenni prima, essendo quest’ultime meno soggette ad usura.

Ne è un esempio il primo film che condivido qui sotto, girato in 16mm a Milano nel 1941, ma perfettamente conservato.

Il film inedito di Milano durante la guerra

Il 16mm era il formato semi-professionale dell’epoca e oggi, digitalizzato con attrezzature professionali e restaurato da un tecnico esperto, può essere visto in tutto il suo splendore anche in formato 4K.

Il contesto delle riprese, come è facile capire fin da quando ho nominato l’anno in cui sono state fatte, è tragico.

L’Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, l’anno successivo, però, fu l’unico in cui Milano non venne bombardata e questo senz’altro influisce sulla serenità, almeno apparente, delle persone che appaiono nel video. Mi è stato impossibile determinare chi siano, ma ci sono degli indizi che mi fanno credere che si trattasse di un soldato tedesco e della sua famiglia, o addirittura di un membro del Governo di quello Stato. Lo posso dire con una buona sicurezza non tanto perché ho acquistato i diritti del film da una persona che vive in Germania, ma perché la bobina reca la scritta Mailand (Milano in tedesco) ed è parte di una coppia di film 16 mm, il secondo dei quali è girato a Venezia (con l’indicazione Venedig), tipica abbinata turistica dell’epoca per chi arrivava in Italia via terra, considerato che i viaggi commerciali in aereo ancora non esistevano.

Colpisce vedere una Milano inaspettatamente normale che traspare dalle immagini di Piazza Duomo e della Stazione Centrale, ma non sono qui per dare una visione alternativa della storia, per quanto i film amatoriali, essendo girati in piena libertà, riescono sempre a mostrare una prospettiva delle cose diversa da quella dei film istituzionali.

Come ho fatto a sapere di che anno è?

In questo caso ammetto di essere stato fortunato, perché all’inizio delle riprese, in una parte che ho tagliato, c’era un titolo con scritto 1941 e se non ci fosse stato, vista la tranquillità che traspare dalle riprese, avrei pensato che fosse ambientato nei tardi anni ’40, di sicuro difficili da vivere in Italia, visti i danni e le conseguenze della guerra, ma nei quali le persone almeno potevano girare per strada senza la paura che piovessero bombe.

Visto però che, anche in presenza di un titolo, non sarebbe stata la prima volta che un’indicazione del genere si riveli errata, a ulteriore conferma che il periodo è quello giusto ho fatto un controllo incrociato sul modello di autobus che si vede all’inizio e ho avuto la conferma che è coerente. Come lo è il grigiore della facciata del Duomo, tipico di quell’epoca in cui i monumenti non venivano restaurati frequente quanto oggi.

I filmati degli aeroporti di Milano: Linate e Malpensa

Da quando ho fondato la mia Attività ho digitalizzato migliaia di pellicole.

Una cosa che colpisce chi come me è nato nella seconda metà degli anni ’70 e quindi ha vissuto da ventenne desideroso di scoprire il mondo l’inizio dell’epoca delle compagnie low cost che hanno reso il viaggiare in aereo qualcosa di molto simile al prendere un autobus, è quanto gli aeroporti fossero considerati dei luoghi avveneristici, e come tali andassero obbligatoriamente ripresi da chi portava in viaggio la sua cinepresa 8 mm. Un po’ come, forse, accadrà a breve con i viaggi turistici spaziali, e magari gli uomini del XXII secolo si stupiranno del perché eravamo così esageratamente interessati a riprendere le stazioni di lancio.

Milano-Malpensa

L’aerporto di Milano-Malpensa, che i Milanesi sanno non essere a Milano ma in Provincia di Varese, anche in epoche lontane dal turismo di massa odierno ospitava voli nazionali e internazionali. Il filmato qui sotto è stato registrato in 8mm da un turista inglese proveniente da quello che si chiamava ancora London Airport e che qualche anno dopo verrà ribattezzato London Heathrow. In quell’occasione Malpensa era lo scalo che permetteva di arrivare a Ciampino, come testimoniano le immagini successive, che però non ho inserito nel filmato qui sotto.

La data che ho stabilito essere la più plausibile è il 1958 per due motivi. Il primo è perché nella parte di bobina girata nella città di Roma si vedono poche FIAT 500, auto uscita l’anno prima e che nel giro di poco, anche grazie al successivo boom economico, invase il panorama urbano italiano. Il secondo è che dalla finestra di San Pietro si vede, pur in lontananza ma disinguibile nella sagoma, quello che quasi sicuramente è Papa Pio XII, all’epoca all’ultimo anno di Pontificato.

Linate

Il film qui sotto è invece ambientato a Linate qualche anno dopo, quando la pellicola amatoriale non era più 8mm, ma super8, cosa anche evidente nella qualità delle immagini. È stato girato da un regista amatoriale che citerò ancora, ovvero Carlo Casu, che con la sua cinepresa ha ripreso la città negli anni ’60 e ’70 con una qualità difficile da trovare in un non professionista e, grazie al suo impegno e alla disponibilità a convidere i suoi lavori, ci ha regalato uno sguardo inedito su una splendida e irripetibile Milano.

Come è visibile dalle riprese, i nonni la domenica mattina accompagnavano i nipoti ad ammirare la pista di atterraggio dal terrazzo posto sul terminal.

Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II

Quando si parla di film turistici amatoriali in pellicola, i soggetti più comuni sono gli stessi che oggi sono i protagonisti dei social degli influencer che magari vengono a visitare Milano per lo slancio che dà il far vedere che ci sono stati, ma di fatto capiscono meno della città di quelli che la visitavano nello scorso secolo quando l’unica forma di conoscenza accessibile era l’Enciclopedia Conoscere.

Quando ho la fortuna di scovare un film che immortala Milano, salvandolo dall’oblio o, più probabilmente, dalla discarica, so quindi che è probabile che ci siano riprese del Duomo o di Galleria Vittorio Emanuele II.

Siamo in un’epoca in cui le pellicole erano molto costose. Il ricordo personale che ho sul tema risale al 1998, quando 3 minuti e 20 secondi di film super 8 costavano 35 mila lire. Con questo presupposto, è difficile trovare riprese storiche amatoriali dell’Arco della Pace, dello Stadio di San Siro o dei Navigli, perché i Milanesi faticavano a riprenderli, in quanto luoghi normali per loro, e i pochi turisti con la cinepresa che c’erano, per consumare le loro preziose bobine 8mm e super 8, sceglievano i due o tre posti più iconici.

Nei due telecinema di Milano che potete vedere qui sotto, datati 1958 e 1981, i luoghi simbolo della città sono i protagonisti assoluti, dando l’idea di quello che vedeva e cercava chi veniva a visitare la città:

Nel primo caso, a dire il vero, ci sono anche il Cimitero Monumentale, Parco Sempione e il Castello Sforzesco, per quanto molto di sfuggita. Nel secondo, girato da un turista francese nel 1981 (in primavera-estate a giudicare dall’abbigliamento) c’è solo Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II.

Un’annotazione per chi guarda questo e gli altri filmati: la scritta che c’è al centro dell’inquadratura, tecnicamente chiamata watermark, è fastidiosa ma serve a prevenire l’uso non autorizzato del filmato.

La grande Inter del Mago Herrera

Gli anni ’60 sono stati una grande decade per la Milano del calcio, con 4 Coppe dei Campioni vinte, 2 dal Milan (1963 e 1969) e 2 dall’Inter (1964 e 1965), e 6 scudetti.

Il filmato inedito qui sotto è stato girato con una pellicola 8mm nell’aprile 1967 e ritrae il dietro le quinte della trasferta dell’Inter a Sofia per la semifinale di Coppa dei Campioni contro il CSKA.

Si vedono chi ha fatto grande la squadra in quell’epoca e ancora oggi è ricordato con affetto e nostalgia: il Presidente Angelo Moratti e il figlio Gian Marco, l’Avvocato Peppino Prisco, Mister Helenio Herrera, giocatori come Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Luis Suárez, Tarcisio Burgnich, Mario Corso, Armando Picchi e Jair, e una schiera di giornalisti al seguito dove si riconoscono, tra i tanti, Gianni Brera e Aldo Biscardi.

Nell’immagine qui sopra, al centro il Presidente Angelo Moratti, con Helenio Herrera a destra e a sinistra, di spalle, l’Avvocato Peppino Prisco. Al centro, sullo sfondo, Mariolino Corso, bandiera dell’Inter di quell’epoca e, negli anni ’80, anche allenatore della prima squadra.

Tre anni prima l’Inter, da Campione uscente d’Europa, il 3 dicembre 1964 volava a Bucarest per affrontare la Dinamo negli Ottavi di ritorno di Coppa dei Campioni, forte del 6-0 di San Siro all’andata. La formazione di quella partita era: Sarti, Burgnich, Guarneri, Malatrasi, Picchi, Bedin, Tagnin, Corso, Domenghini, Gori, Joaquín Peiró
. Finirà 0-1 con gol di Domenghini.

Qui sotto il video del dietro le quinte della trasferta con protagonisti il Vicepresidente Prisco, la Signora Erminia Cremonesi (moglie del Presidente Angelo Moratti e, a detta di molti, la persona che gli trasmise la passione per l’Inter), il capitano Armando Picchi e Mario Corso.

Lo zoo di Milano nei film 8mm e super 8

I film 8 mm e super 8 descrivono aspetti di un’epoca che oggi spesso ci sfuggono. Lo scorso secolo c’era una cultura del rispetto degli animali molto diversa da quella odierna. Nelle pellicole che valuto per il mio archivio, quando il viaggio è ambientato in Spagna, è quasi d’obbligo trovare le immagini di una corrida. Quando ho la possibilità di dialogare con chi l’ha girato, questa persona quasi si scusa di aver assistito a quello che il comune sentire odierno giudica uno spettacolo crudele.

Con gli zoo dell’epoca il discorso è poco diverso, considerato il modo in cui venivano tenuti gli animali, anche a Milano dove furono stipati 500 animali in un’aera di meno di due ettari.

In un’epoca in cui i documentari ambientati nella Savana erano difficili da vedere, gli zoo erano un altro luogo delle meraviglie, e che come tale venivano ripresi. Lo zoo dei Giardini Pubblici di Porta Venezia, chiuso nel 1992, a giudicare dalla quantità di telecinema che ho effettuato per i miei clienti, è paradossalmente il posto più ripreso della città.

I 4 filmati che pubblico qui sotto sono di Carlo Casu, che lo ha documentato dal 1969 e al 1973, periodo d’oro per le riprese super 8. L’elefante con gli occhiali che si vede nell’anteprima del terzo e quarto filmato, in realtà era una elefentessa e si chiamava Bombay e per più di 50 anni ha fatto sorridere i bambini milanesi:

I giardini di Porta Venezia

Lo zoo di Milano, come detto, era situato in quelli che all’epoca si chiamavano Giardini Pubblici di Porta Venezia e dal 2002 hanno cambiato nome in Giardini Pubblici Indro Montanelli, perché il giornalista ci amava andare proprio nello stesso periodo in cui molti dei filmati di questa pagina sono ambientati, nonostante, tragicamente, le Brigate Rosse lo gambizzarono proprio lì nel 1977.

A tal proposito, senza addentrarmi in argomenti che meritano approfondimenti che non posso fare io in questa pagina, fa sempre riflettere la serenità che si percepisce nelle persone che si vedono nei film amatoriali girati in anni che oggi sono descritti unicamente come tumultuosi e violenti, tanto più se paragonati al nervosismo odierno. Lo si vede soprattutto nelle pellicole che mostrano eventi privati e che io ho il privilegio di restaurare ma che, considerati i soggetti, non posso in nessun modo mostrare. La semplicità di vita che da queste traspare mi fa sorgere di continuo il quesito:

Ma al tempo si stava veramente così male come dicono oggi?

Io in quegli anni ero un bambino e il primo ricordo mediatico importante che ho è la vittoria ai Mondiali del 1982, quindi una risposta basata sull’esperienza personale non me la darò mai. Chiedere a chi è più grande di me non vale la pena, perché si rischia di subire lo stesso effetto distortsivo di tutti quelli che parlano bene dell’anno del militare perché confondono la naja con l’essere ventenni. Io in caserma ci sono stato e non c’era nessuno dei miei commilitoni che, se avesse potuto, non avesse salutato l’Esercito con la stessa fretta del Vittorio Gassman rilasciato con la condizionale nei Soliti Ignoti e che esce dal carcere non prima di essersi fatto dire i dettagli del colpo milionario dall’ignaro compagno di prigione destinato invece a una lunga detenzione.

In un’epoca declinata giornalisticamente in modo del tutto negativo, i Milanesi, serenamente (almeno se si guarda il film qui sotto), portavano i loro figli a fare un giro sul trenino dei Giardini, lo stesso nel quale intere generazioni di bambini sono saliti, come quelli del 1969 che si vedono qui sotto.

O, e questo lo si vede nel secondo filmato girato nel 1973, passano la classica domenica soleggiata di inverno a passeggiare senza pensieri, tra le fontane e gli alberi spogli di Porta Venezia, con un eleganza che oggi si è completamente persa.

Luoghi di Milano che non esistono più

Le città cambiano sempre. La linea dell’orizzonte, che anche a New York cento anni fa era quasi piatta, col tempo si infittisce, e luoghi che prima esistevano spariscono. Alcuni lasciando i rimpianti della propria fanciullezza, come lo ha fatto il già citato Zoo di Milano, altri nel silenzio quasi totale, anche della Rete dove, in genere, si trova di tutto.

Forse non tutti sanno che il Parco Lambro aveva un lago, dove i ragazzini nell’età in cui oggi passano le giornate a scrollare il feed di Tik Tok, ci pescavano, ma di questo si fa fatica a scovarne le immagini anche solo sotto forma di foto.

A giudicare dai due film super 8 qui sotto, che lo ritraggono prima rigoglioso e poi desolatamente asciutto, deve essere sparito tra il 1971 e il 1972, ma i Milanesi che c’erano all’epoca sapranno sicuramente essere più precisi di me.

Purtroppo non spariscono solo i luoghi fisici, spariscono anche i luoghi temporanei, che magari esistono ancora nella loro versione moderna, come la fiera degli Oh bej! Oh bej!, ma che sono talmente diversi da essere irriconoscibili. Questa era l’edizione del 1972:

La Stramilano

Dal 1972, ogni anno, nei giorni in cui si passa dall’inverno alla primavera, i Milanesi che amano correre, o anche solo camminare veloci, trovano nella Stramilano un evento collettivo che unisce migliaia di persone che una domenica mattina vivono la città percorrendone le strade.

Da un balcone di Corso Buenos Aires, non lontano da Piazzale Loreto, Carlo Casu ha ripreso l’edizione 1978. Tornando al discorso fatto prima: forse l’anno più tragico della storia democratica italiana, ma non lo si percepisce per niente dalle riprese.

La Fiera campionaria

Milano è sempre stata la Capitale economica d’Italia e, in quanto tale, ha ospitato le più importanti manifestazioni fieristiche del nostro Paese. Oggi la Fiera di Milano è a Rho perché, seguendo una tendenza in atto dappertutto, i padiglioni fieristici s0no stati spostati verso la periferia, come in qualche modo era già successo negli anni ’30, quando la Fiera traslocò dai Bastioni di Porta Venezia al Portello.

Successivamente, fino al 2006, la Fiera Campionaria si è svolta nei luoghi dove oggi c’è City Life. Erano gli anni in cui le aziende avevano il nome del loro fondatore e tra i padiglioni fieristici giravano solo uomini in giacca a cravatta che, rapportati ai canoni estetici odierni, dimostravano molti anni più di quelli che effettivamente avevano.

Questi due filmati 8 mm e super 8 sono stati girati il primo, probabilmente, nel 1953 e il secondo nel 1969, quindi prima e dopo il boom economico dei primi anni ’60.

Gli scioperi degli anni ’60

La seconda parte degli anni ’60 è stata caratterizzata da conflitti, a volte pacifici e a volte violenti. A testimonianza che si tratta di un periodo fondamentale, da fornitore di video storici alle produzioni di documentari, una delle richieste più comuni che mi vengono fatte è quella di immagini delle manifestazioni degli studenti a Parigi nel ’68 o dei vari movimenti per i diritti civili negli USA nello stesso periodo. Purtroppo non ho né le une né le altre, per quanto la buona diffusione dei film 8mm all’epoca implica che da qualche parte ci siano, anche se non è facile trovarle per chi non abita in quei Paesi.

Il filmato qui sotto è ambientato a Milano, nella zona di Piazza della Scala dove aveva sede all’epoca la Banca Commerciale Italiana (nel palazzo che oggi ospita le Gallerie di piazza della Scala). Le immagini ritraggono uno sciopero di bancari che, da ricerche che ho effettuato, dovrebbe essere avvenuto il 7 novembre 1969.

Circa un mese dopo una bomba scoppierà presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, non lontana dai luoghi dove si svolge la manifestazione. Mette i brividi pensare che tra le persone che si vedono nel video è probabile che qualcuno abbia poi perso la vita nell’attentato.

Lo stesso giorno, proprio nella Banca Commerciale che si vede nel filmato, fu piazzato un ordigno altrettanto potente che per fortuna non esplose, evitando decine di morti.

I film di Monza e dell’autodromo negli anni ’60

La Provincia era più raramente il soggetto dei film 8 mm e super 8, anche quella milanese. C’era una discreta quantità di registi amatoriali anche nei centri più piccoli, dove per altro non era raro che sorgessero cineclub di appassionati che condividevano l’amore per la ripresa, prima che Sky, Netflix e i social network estinguessero anche quelli. La diversa diffusione dei film 8mm e super 8 nei piccoli Comuni non è però solo una questione legata al numero di abitanti, ma anche al maggiore attecchimento nei grandi centri di quel tipo di cultura da cui nasce il desiderio di fare riprese. A scanso di equivoci: lo dice un figlio non pentito della Provincia italiana.

Accanto a questo, e qui vengo ai giorni nostri, c’è il problema che non tutti hanno voglia di usare internet e i motori di ricerca per cercare uno studio serio che li digitalizza, quindi quando avviene il lascito generazionale, per la scomodità di trovare uno di quei rari fotografti che non ha ancora chiuso il negozio che li salvi su file, magari anche con mezzi artigianali di dubbia qualità (come spiego in questa pagina), quei tesori di storia vanno persi.

Il telecinema che ho fatto qui sotto è relativo a un filmato girato a Monza il 15 settembre 1963. Contrariamente agli altri film a cui, nella maggior parte dei casi, si riesce a malapena a dare una data a livello di anno, qui c’è anche un mese e un giorno, perché documenta un evento sportivo, ovvero il Gran Premio di motociclismo. A quanto ne so, si tratta dell’unico video di quel giorno.

La prospettiva da cui si vede la corsa è la stessa che aveva chi stava lì in mezzo a meccanici e piloti, perché i cameraman amatoriali, considerate le dimensioni contenute delle cineprese, erano quasi invisibili, a differenza delle troupe professionali.

Perché è importante digitalizzare i film 8 mm e super 8 oggi

L’attuale tecnologia, a differenza di quella di anche solo 10 anni fa, ha raggiunto il massimo della qualità che i supporti 8 mm e super 8 possono consentire. Chi ha trasferito le sue pellicole negli anni 90 e 2000 su nastri VHS o DVD, ha perso la qualità originaria a favore della comodità di riproduzione, visto che da quel momento in poi per guardare i film non gli sono più serviti scomodi e rumorosi proiettori.

Nei film 8 e super 8, oltre a ricordi di famiglia c’è un patrimonio storico di valore inestimabile. In quelle pellicole amatoriali c’è la vita reale degli Italiani e, da creatore di un archivio, so perfettamente quanto alto sia il rischio che tale tesoro vada perso a causa del tramonto tecnologico di quella tecnologia.

Ecco perché ho messo in piedi un telecinema professionale dove la qualità di visione è all’altezza della storia che nei film 8 mm e super 8 è conservata, perché non tutti gli studi di digitalizzazione sono seri. Non sono io a dirlo, ma lo dice il filmato qui sotto degli anni ’70 che diffondo con l’autorizzazione del suo proprietario.

A confronto ci sono un telecinema su DVD effettuato dal classico studio fotografico che usava e purtroppo, come quasi tutti, usa tutt’ora mezzi artigianali e il mio telecinema su file effettuato con uno scanner professionale e con un restauro con software moderni:

Se volete ulteriormente approfondire il discorso sulla qualità, vi invito a visitare questa pagina dove spiego tutto.

Le mie sono sicuramente le parole di un appassionato che sulla sua passione ha costruito un’Attività. Ma al di là del mio giudizio interessato, rivolgersi a un laboratorio professionale per salvare i propri ricordi di famiglia è l’investimento migliore che si possa fare.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm e super 8 con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto.

Il laboratorio non è a Milano, ma in Veneto. Se mi scrivete usando il modulo qui sotto vi spiego come potete farmi arrivare i film in tutta sicurezza.

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