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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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storia contemporanea

Come trasformare home movies 8 mm in filmati per documentari

Con il mio archivio ho salvato centinaia di film dall’oblio.

Ho dato il giusto riconoscimento a registi amatoriali che, in epoche in cui nessuno usava la cinepresa, hanno immortalato l’Italia e il mondo e ho permesso alle persone che vedono su YouTube i video che ho restaurato di capire meglio come era la vita un tempo.

Se le cose funzionassero a dovere, un progetto come quello che ho messo in piedi dovrebbe essere portato avanti dallo Stato che, come giustamente spende molti soldi per conservare le opere d’arte e insegnare la storia nella scuole, dovrebbe salvaguardare le immagini del suo passato. Nella consapevolezza che questo non succede, almeno non con l’efficacia che serve, mi sono rimboccato le maniche e ho fatto da solo.

Chi sono: cinema, televisione e internet

Nonostante quello che televisioni e social network dicono, oggi le opportunità sono molte più che in passato. L’abilità per ottenerle consiste nel prendere il meglio della tecnologia e avere la disciplina di stare lontani dai trabocchetti che questa usa, a partire dalla cultura del lamento e dalla predisposizione ad incolpare gli altri dei propri errori.

Applicando questi principi, ho salvato migliaia di film storici che altrimenti sarebbero andati persi, diffondendoli grazie ai progressi che ci sono stati nel campo del restauro e alle possibilità che internet dà nel campo della distribuzione.

Tra le passioni che ho, ci sono sempre stati:

  • film
  • storia contemporanea.

Per quanto riguarda i primi, fin dai miei 18 anni ho provato a diventare un regista cinematografico, iniziando dai cortometraggi amatoriali. Quel momento della mia storia è coinciso con il 1995, ma presto mi sono accorto che per riuscirci serviva farsi tutta la trafila di scuole di cinema e amicizie giuste.

Poi ho lavorato per la televisione ma, anche se nel frattempo erano arrivati gli anni ’10 di questo secolo, si trattava di un ambiente altrettanto autoreferenziale.

Daniele Carrer di fronte alla sua collezione di film 8 mm amatoriali

Fondare un archivio di film storici

Nel 2013 (foto qui sopra) ho capito che, per arrivare dove volevo, dovevo semplicemente guardare al mondo che stava arrivando. Ho iniziato quindi ad acquisire film di famiglia, home movies in inglese, nel formato 8mm, super 8, 9,5 mm e 16mm e creare un’Attività intorno a questi per diffondere il più possibile la storia che contenevano.

Per farlo, non era più necessario indebitarsi con le banche o bussare alle porte della politica per ottenere finanziamenti. Bastava usare internet, imparare ad usare i software di restauro e replicare quello che avevano fatto le persone che avevano avuto successo in questo secolo.

La rete non è solo lo strumento magico con cui uomini senza arte né parte diventano milionari da un giorno all’altro, come dicono i titoli della timeline di Facebook. E’ un luogo con tante regole da conoscere e rispettare per arrivare al successo.

Usare i film amatoriali a livello commerciale, non è compatibile con l’andare su Ebay e comprare bobine amatoriali 8mm e super 8, come fanno tanti che hanno provato a clonare il mio progetto, perché questo aprirebbe la strada a gravi problemi di natura giudiziaria.

Applicando tale rigore, ho costruito un archivio di film con il quale fornisco produzioni di tutto il mondo, dai grandi documentari in onda sui principali OTT (Nefflix, Prime Video, Disney+, Apple TV, Sky) ai film di laurea degli studenti delle scuole di cinema.

Metto a disposizione degli autori i miei contenuti sia sui microstock, ovvero agenzie come Pond5 che vendono video sotto forma di spezzoni di pochi secondi, sia nei siti di mia proprietà:

  • footageforpro.com
  • thearchivefootage.com

Trovo cleinti grazie al mio Canale YouTube che ha più di 100 mila iscritti e dove chiunque può vedere ore di materiale registrato dagli anni ’30 agli anni ’90 dello scorso secolo, celebrando i registi amatoriali che, eroicamente, si sono cimentati dietro alla cinepresa 8mm in tempi in cui era estremamente complicato farlo.

La tecnologia è anche questa: permettere a una persona totalmente al di fuori degli schemi tradizionali di lavorare con programmi TV e documentari di tutto il mondo, senza di fatto uscire di casa. Interfacciarsi giornalmente con persone che vivono a New York, Los Angeles, Parigi e farlo non da Italiano pizza, spaghetti e mandolino, magari simpatico, ma che gioca una partita in una serie inferiore.

Così facendo, si finisce nei titoli di coda, per esempio, dello splendito documentario di Neflix sugli Wham!, che cita il nome del mio archivio Footage For Pro:

Titoli di coda del documentario di Netflix sugli Wham!

e di decine di altri prodotti audiovisivi più o meno famosi dove, quando possibile, chiedo di citare anche il nome dell’autore che all’epoca ha fatto le riprese.

Cosa fare se si trova una collezione di film 8mm e super 8

Chiunque si trovi tra le mani una collezione di film storici, girata in gioventù o ereditata, può dare un palcoscenico a quei lavori salvaguardando la storia unica che racchiudono e avendo la concreta possibilità di vederli inseriti in produzioni dirette dai più grandi registi del mondo.

O può tenere tutto in soffitta, delegando ad altri in futuro la decisione di buttarli, perché quello è il triste finale a cui sono destinati se non si fa subito qualcosa.

Altrimenti può donarli ad altri progetti simili al mio, che però non hanno un Canale YouTube altrettanto popolare e quindi nemmeno un pubblico a cui farli vedere, ad eccezione di qualche produzione nazionale che ogni tanto li contatta. Con il dubbio che questi non siano rigorosi e diffondano, oltre alle riprese dei luoghi, anche immagini personali che sarebbe bene rimanessero accessibili solo alla stretta cerchia dei parenti di chi ha fatto le riprese.

Cosa sono gli home movies

Con il termine home movies si possono intendere più cose, a partire da quei film che escono al cinema e poi vengono registrati su DVD o Blue Ray, e in passato su nastri VHS e pellicole Super 8, per essere guardati in ambito casalingo.

Relativamente al mio progetto, gli home movies sono film storici amatoriali che hanno immortalato luoghi, sia dell’Italia meno nervosa e più educata del ‘900 sia oltre confine:

  • le strade della California ai tempi di Stursky e Hutch o dei CHiPs
  • la Germania quando era divisa in due
  • Pechino quando era molto lontana dall’essere una metropoli piena di grattacieli in vetro e acciaio.

Ogni immagine racchiude la storia di Città e Paesi che, vista la velocità con cui cambia il mondo, oggi non esistono più.

Contenuti come questi non sono facili da trovare, perché la classica pellicola 8mm e super 8 rappresenta solitamente eventi e cerimonie private che non hanno un grande valore storico per chi non appartiene alla famiglia delle persone riprese e sono  difficili da gestire dal punto di vista legale.

L’immagine di Milano che c’è qui sotto, tratta da un film super 8 del 1981, la si può diffondere ottenendo la firma di chi ha girato o dei suoi eredi, come faccio regolarmente io. Anche se nella ripresa si vedono dei nomi commerciali, come le insegne dei negozi, in un contesto del genere la pubblicazione non prevede l’obbligo di autorizzazione dei proprietari dei marchi, se il video viene diffuso a scopo documentaristico. Come non è necessaria la firma delle persone riconoscibili, perché il diritto di cronaca prevale sul diritto alla privacy.

Se si vuole mettere in piedi un archivio di film amatoriali non si può prescindere da queste considerazioni, altrimenti si prendono dei rischi a livello legale e si manca di rispetto a chi è stato ripreso.

Piazza Duomo di Milano nel 1981, tratta dal fotogramma di un film amatoriale super 8

Poco dopo aver iniziato a creare l’archivio, ho iniziato ad allargarlo cercando contenuti registrati all’estero, sia da registi amatoriali italiani che stranieri.

Chiunque ami Berlino apprezza il profumo di storia che ad ogni angolo di strada si respira, ancora oggi quando il suo recente passato non è solo rappresentato da quello che rimane della città ai tempi del muro, ma è vivo nella memoria di molte persone che l’hanno abitata all’epoca o anche di chi, pur vivendo in altre parti del mondo, mantiene tra i suoi vivi ricordi di gioventù il mondo diviso in due uscito dalla seconda guerra mondiale.

Tra i luoghi simbolo della guerra fredda c’è Teufelsberg, una collina artificale su cui prima sono confluite tutte le macerie della città distrutta dai bombardamenti e, successivamente, è stata la sede di una stazione radio che gli Stati Uniti usavano per spiare la Germania Est.

Gli appassionati di storia contemporanea che oggi vogliono arrivare all’ex base della CIA e alla sua iconica torre dentro cui si celavano scene degne di un film di James Bond, possono farlo salendo una collina dove c’è una lingua di prato in mezzo a un bosco. Negli anni ’70 e ’80, infatti, in quel luogo i Berlinesi dell’Ovest andavano a sciare, come testimonia uno dei film che sono riuscito a salvare e di cui pubblico un paio di fotogrammi qui sotto.

Persone che sciano nella collina di Teufelsberg sotto la stazione d'ascolto dell'esercito americano a Berlino Ovest nel febbraio 1972

Persone che risalgono la collina innevata di Teufelsberg a Berlino Ovest nel 1972

Berlino è stata al centro del mondo per più di 40 anni, quindi esistono molti altri filmati analoghi. Il problema è che le riprese professionali non sono accessibili, perché i proprietari, solitamente le televisioni e gli archivi tradizionali, non rendono pubblici i filmati che possiedono.

Le riprese amatoriali dell’epoca invece, sperando che non si perdano, da una parte non possono contare su un lavoro di digitalizzazione e restauro professionale come quello che sono in grado di fare io con il mio laboratorio e dall’altro non vengono quasi mai pubblicate.

Ecco perché, per me, salvare film storici è una sorta di missione di salvaguardia che compensa quello che le Istituzioni pubbliche non sono in grado di fare.

Riprese amatoriali contro riprese professionali (e intelligenza artificiale)

Fino al 1975 in Italia c’erano solo due canali televisivi. Dei luoghi diversi dalle principali città non c’è quindi nessuna documentazioni in video che non siano i film di famiglia, ma questi non sono solo un ripiego dovuto all’assenza di riprese “serie”.

Il grande valore film amatoriali è legato anche al fatto mostrano il mondo reale così com’era all’epoca, a differenza dei film professionali su cui sono basati altri archivi. Sembra una distinzione marginale, ma in realtà è la base di tutto.

Oggi siamo abituati ad avere in tasca un telefono che in un secondo si tira fuori e registra un video, senza che la gente ci faccia più caso. Le troupe televisive invece, ai tempi delle registrazioni su pellicola, erano composte da diverse persone (cameraman, aiutante, microfonista, produttore, giornalista) e non passavano inosservate. La gente quindi, alla vista di una telecamera professionale, non si comportava come se niente fosse quindi, quando veniva ripresa, recitava una parte.

Una cinepresa super 8, invece, era grande poco più di una macchina fotografica e chi la usava non aveva le fattezze del regista di Hollywood. Quindi, come è evidente nel filmato qui sotto donatomi da un turista Italiano andato in vacanza a New York nel 1970, gli home movies sono girati con una discrezione che si perde nel caos della vita e riprendono luoghi e persone così com’erano tutti i giorni.

A differenza dei servizi del telegiornale e, tanto più, dell’intelligenza artificiale che oggi fa miracoli quando prova a ricreare scene storiche, ma è solo finzione.

La tecnologia di restauro risolve i problemi

I film amatoriali, purtroppo, hanno anche dei difetti. Chi girava, non essendo un professionista, non era sempre in grado di produrre delle riprese impeccabili. Il tipico filmato amatoriale è quindi:

  • mosso
  • ricco di inquadrature sbagliate
  • con un’illuminazione che lascia a desiderare.

Uno dei lavori più complicati per chi vuole mettere in piedi un archivio diventa quindi:

  1. Selezionare film al di sopra della media, cosa faticosa considerato che quasi sempre lo si fa a scatola chiusa.
  2. Compensare i limiti del regista attraverso un lavoro di restauro basato sulle ultime tecnologie.

Spiego in modo approfondito cosa questo secondo punto richiede in una guida che trovate in questa pagina ma, riassumendo, c’è bisogno innanzitutto di uno scanner professionale, il cui costo non è mai inferiore a 40 mila euro. Il mio è questo:

Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

La correzione dell’immagine

Oltre al grosso investimento, servono anni di esperienza nel campo del restauro software e continui aggiornamenti, perché la tecnologia avanza ogni giorno.

Per quanto riguarda la correzione dei colori e della luminosità, grazie al miglioramento degli algoritmi di compressione combinato ai plug in che riducono la grana, si può riportare l’illuminazione allo stato originario anche se le riprese hanno molti decenni di vita. Con la stessa tecnica si riescono anche a correggere i problemi tipici delle scene scure o in controluce di cui i film amatoriali sono pieni.

Per riuscirci non si usano gli automatismi del software, ma bisogna avere un’esperienza basata su migliaia di film a cui si è già lavorato, perché in condizioni difficili si può intervenire solo manualmente.

La stabilizzazione

Un altro problema tipico degli home movies è la mano poco ferma del regista. Le riprese ai tempi delle cineprese 8mm e super 8 avvenivano in una situazione difficile, perché la pellicola, scorrendo all’interno, accentuava le vibrazioni.

Software come Davinci Studio oggi hanno implentato al loro interno una funzionalità che compensa tutti i movimenti indesiderati, trasformando le riprese amatoriali in qualcosa di molto vicino ai lavori dei professionisti.

Lo si vede nel video qui sotto, girato a Rovigno nel 1973. Sulla sinistra c’è il riquadro senza la stabilizzazione e sulla destra lo stesso filmato dopo essere stato stabilizzato.

La collezione di film amatoriali di Otto Wolf

Una delle collezioni più interessanti alla quale ho avuto il piacere di lavorare è quella girata da Otto Wolf (il signore con la camicia blu, nel fotogramma di anteprima del video qui sotto), un regista amatoriale svizzero classe 1909 che, in tempi in cui le persone faticavano a uscire dal loro Paese, ha girato 4 continenti in luoghi che oggi, grazie al suo impegno, ognuno di noi può vedere attraverso le immagini della sua cinepresa, molto più realistiche di quelle dei rari documentari che li raccontano nella stessa epoca.

Si parte da un viaggio in auto del 1960 che, partendo dalla Svizzera, tocca Venezia, Trieste, Zara, Dubrovnik, Spalato, Pec in Kosovo, Sofia, Istanbul, Ankara, il Libano (Byblos, Beirut, Baalbek), la Siria (Damasco, Homs, Latakia), l’Egitto (Alessandria, Giza, Il Cairo, Sakkara, Luxor, El Alamein), la Libia (Tobruk, Derna, Tripoli), la Tunisia (Sfax, Cartagine, Tunisi), per poi risalire attraverso l’Italia (Palermo, Taormina, Messina, Napoli, Cassino, Roma, Firenze, Pisa).

Fermo restando che il solo leggere le mete scelte nell’itinerario dà delle informazioni interessanti sul contesto storico (perché non Milano? perché non Israele?), chiunque veda i filmati, come può fare nel mio canale YouTube, non può che rammaricarsi di come tanti luoghi visitati al tempo erano pacifici e tranquillamente visitabili da un padre di famiglia europeo con le sue figlie che gira in libertà con un’auto con targa svizzera, accampadosi dove capita senza temere per sé e per la sua famiglia.

Sono tutte informazioni che si possono cogliere dalle immagini, che io metto a disposizione di chiunque ama la storia.

Come accade per il viaggio dell’anno successivo del Sig. Wolf, questa volta nell’est Europa afflitto dalla dittatura. Un itinerario che parte da Monaco di Baviera e Norimberga, prosegue passando il confine con la Germania Est per puntare a Berlino, Poznan e a molte altre città oltre cortina: Varsavia, Terespol, Minsk, Smolensk, Mosca, Zagorsk, Novgorod, Leningrado, Vyborg. Viaggio che poi prevede il ritorno nel mondo libero in Finlandia (Helsinki, Jyväskylä, Kuopio, Oulu, Kemi, Rovaniemi), Svezia (Luleå, Umeå, Sundsvall, Gavle, Uppsala, Stoccolma), Norvegia (Oslo), Danimarca per arrivare di nuovo Germania Ovest (Amburgo, Brema, Hannover).

Otto Wolf ha girato in pellicola fino a oltre il suo ottantesimo compleanno, per l’esattezza l’ultima ripresa è stata all’Expo di Siviglia del 1992 (ho dato le immagini a un documentario su Maradona, che in quel periodo giocava in città) e il suo impegno merita una gratitudine che solo il rendere pubblici i lavori che ha fatto può parzialmente dargli.

Senza di lui e senza la volontà dei suoi eredi di condividere il suo lavoro, oggi la storia di quell’epoca e di quei luoghi sarebbe meno completa e, se quelle pellicole fossero finite in un altro archivio, probabilmente nessuno le avrebbe viste, cosa che equivale a perderle per sempre.

Ci sono tante collezioni simili stipate in cantine, sgabuzzini e soffitte. Abbiamo tutti il dovere di salvarle e di donarle al mondo.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di home movies in pellicola 8mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, o a digitalizzarli a pagamento con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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