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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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I telecinema di Milano: com’era la città ai tempi dei film 8 mm e super 8

Milano è, con Roma, la città italiana che nel ‘900 ha avuto la più alta concentrazione di registi amatoriali.

Come spiego in questa guida, in Italia fino al 1975 c’erano solo due televisioni, Raiuno e Raidue. Solo in seguito sono arrivate le televisioni private e gli altri canali RAI. Questo significa che, fino a quella data, i filmati istituzionali che raccontavano il Paese erano concentrati quasi esclusivamente nelle grandi città che, per loro natura, avevano una maggiore copertura mediatica.

Nonostante Milano fosse tra queste, i film amatoriali l’hanno immortalata nel modo più realistico, avvicinandosi alla vita delle persone senza i filtri delle produzioni professionali. Proprio per questo motivo sono importanti da salvare, ma prima faccio una premessa.

Dagli anni ’30 agli ’80, i film di famiglia venivano registrati principalmente su due tipi di pellicola:

  • 8 mm (dal 1932 ai primi anni ’70)
  • super 8 (dal 1965 alla metà degli anni ’80).

Più raramente, dagli anni ’20 in poi, in 9,5mm e 16 mm.

Per lavoro io mi occupo di telecinema, ovvero trasferisco filmati registrati su supporti analogici in digitale. Anni fa ho messo in piedi un progetto con il quale, dopo aver acquisito i diritti di filmati amatoriali girati in tutto il mondo, ho costruito un archivio storico visibile in questo sito  con il quale fornisco documentari e programmi televisivi internazionali. Tra i miei clienti ho avuto BBC, Netflix, Prime Video e, in tema di Milano, la produzione SKY intitolata La Mala. Banditi a Milano.

Forte di questi risconoscimenti ho deciso di mettere a disposizione le mie attrezzature e l’esperienza che ho maturato nel campo del restauro professionale di tutti coloro che vogliono salvare i loro ricordi privati su pellicola.

In omaggio alla città di Milano e a chi l’ha abitata, in questa pagina sono felice di mostrare i migliori video del mio archivio che la rappresentano nell’arco di 50 anni del ‘900. Nel vederli sarete assaliti dalla nostralgia, quanto meno questo è quello che mi riferiscono le persone che mi scrivono. In alcuni casi proverete una certa tristezza, visto il modo in cui la città è cambiata, come pressoché ogni cliente Milanese con il quale ho il piacere di parlare non manca di dirmi. La storia però non si giudica con il desiderio impossibile che il mondo ritorni all’epoca della propria gioventù, ma la si analizza con i documenti, e i film amatoriali di Milano dagli anni ’40 agli anni ’80 che ci sono in questa pagina, proprio perché sono girati da non professionisti, sono fondamentali in questo senso.

Il mio archivio di film storici: la Milano dei telecinema

Fino all’avvento del digitale, la ripresa video era un hobby per pochi.

Le cose hanno cominciato a cambiare solo negli anni ’80, quando si passò dal registrare su pellicola al registrare su nastro. In quel momento, sacrificando la purezza dell’immagine, si ridussero i costi e si entrò, piano piano, nell’era della ripresa di massa. Questo passaggio, però, non fu privo di controindicazioni, perché quel cambiamento oggi si paga in termini di conservazione. Paradossalmente, infatti, i nastri degli anni ’90 sono arrivati ai giorni nostri in condizioni molto peggiori delle pellicole girate molti decenni prima, essendo quest’ultime meno soggette ad usura.

Ne è un esempio il primo film che condivido qui sotto, girato in 16mm a Milano nel 1941, ma perfettamente conservato.

Il film inedito di Milano durante la guerra

Il 16mm era il formato semi-professionale dell’epoca e oggi, digitalizzato con attrezzature professionali e restaurato da un tecnico esperto, può essere visto in tutto il suo splendore anche in formato 4K.

Il contesto delle riprese, come è facile capire fin da quando ho nominato l’anno in cui sono state fatte, è tragico.

L’Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, l’anno successivo, però, fu l’unico in cui Milano non venne bombardata e questo senz’altro influisce sulla serenità, almeno apparente, delle persone che appaiono nel video. Mi è stato impossibile determinare chi siano, ma ci sono degli indizi che mi fanno credere che si trattasse di un soldato tedesco e della sua famiglia, o addirittura di un membro del Governo di quello Stato. Lo posso dire con una buona sicurezza non tanto perché ho acquistato i diritti del film da una persona che vive in Germania, ma perché la bobina reca la scritta Mailand (Milano in tedesco) ed è parte di una coppia di film 16 mm, il secondo dei quali è girato a Venezia (con l’indicazione Venedig), tipica abbinata turistica dell’epoca per chi arrivava in Italia via terra, considerato che i viaggi commerciali in aereo ancora non esistevano.

Colpisce vedere una Milano inaspettatamente normale che traspare dalle immagini di Piazza Duomo e della Stazione Centrale, ma non sono qui per dare una visione alternativa della storia, per quanto i film amatoriali, essendo girati in piena libertà, riescono sempre a mostrare una prospettiva delle cose diversa da quella dei film istituzionali.

Come ho fatto a sapere di che anno è?

In questo caso ammetto di essere stato fortunato, perché all’inizio delle riprese, in una parte che ho tagliato, c’era un titolo con scritto 1941 e se non ci fosse stato, vista la tranquillità che traspare dalle riprese, avrei pensato che fosse ambientato nei tardi anni ’40, di sicuro difficili da vivere in Italia, visti i danni e le conseguenze della guerra, ma nei quali le persone almeno potevano girare per strada senza la paura che piovessero bombe.

Visto però che, anche in presenza di un titolo, non sarebbe stata la prima volta che un’indicazione del genere si riveli errata, a ulteriore conferma che il periodo è quello giusto ho fatto un controllo incrociato sul modello di autobus che si vede all’inizio e ho avuto la conferma che è coerente. Come lo è il grigiore della facciata del Duomo, tipico di quell’epoca in cui i monumenti non venivano restaurati frequente quanto oggi.

I filmati degli aeroporti di Milano: Linate e Malpensa

Da quando ho fondato la mia Attività ho digitalizzato migliaia di pellicole.

Una cosa che colpisce chi come me è nato nella seconda metà degli anni ’70 e quindi ha vissuto da ventenne desideroso di scoprire il mondo l’inizio dell’epoca delle compagnie low cost che hanno reso il viaggiare in aereo qualcosa di molto simile al prendere un autobus, è quanto gli aeroporti fossero considerati dei luoghi avveneristici, e come tali andassero obbligatoriamente ripresi da chi portava in viaggio la sua cinepresa 8 mm. Un po’ come, forse, accadrà a breve con i viaggi turistici spaziali, e magari gli uomini del XXII secolo si stupiranno del perché eravamo così esageratamente interessati a riprendere le stazioni di lancio.

Milano-Malpensa

L’aerporto di Milano-Malpensa, che i Milanesi sanno non essere a Milano ma in Provincia di Varese, anche in epoche lontane dal turismo di massa odierno ospitava voli nazionali e internazionali. Il filmato qui sotto è stato registrato in 8mm da un turista inglese proveniente da quello che si chiamava ancora London Airport e che qualche anno dopo verrà ribattezzato London Heathrow. In quell’occasione Malpensa era lo scalo che permetteva di arrivare a Ciampino, come testimoniano le immagini successive, che però non ho inserito nel filmato qui sotto.

La data che ho stabilito essere la più plausibile è il 1958 per due motivi. Il primo è perché nella parte di bobina girata nella città di Roma si vedono poche FIAT 500, auto uscita l’anno prima e che nel giro di poco, anche grazie al successivo boom economico, invase il panorama urbano italiano. Il secondo è che dalla finestra di San Pietro si vede, pur in lontananza ma disinguibile nella sagoma, quello che quasi sicuramente è Papa Pio XII, all’epoca all’ultimo anno di Pontificato.

Linate

Il film qui sotto è invece ambientato a Linate qualche anno dopo, quando la pellicola amatoriale non era più 8mm, ma super8, cosa anche evidente nella qualità delle immagini. È stato girato da un regista amatoriale che citerò ancora, ovvero Carlo Casu, che con la sua cinepresa ha ripreso la città negli anni ’60 e ’70 con una qualità difficile da trovare in un non professionista e, grazie al suo impegno e alla disponibilità a convidere i suoi lavori, ci ha regalato uno sguardo inedito su una splendida e irripetibile Milano.

Come è visibile dalle riprese, i nonni la domenica mattina accompagnavano i nipoti ad ammirare la pista di atterraggio dal terrazzo posto sul terminal.

Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II

Quando si parla di film turistici amatoriali in pellicola, i soggetti più comuni sono gli stessi che oggi sono i protagonisti dei social degli influencer che magari vengono a visitare Milano per lo slancio che dà il far vedere che ci sono stati, ma di fatto capiscono meno della città di quelli che la visitavano nello scorso secolo quando l’unica forma di conoscenza accessibile era l’Enciclopedia Conoscere.

Quando ho la fortuna di scovare un film che immortala Milano, salvandolo dall’oblio o, più probabilmente, dalla discarica, so quindi che è probabile che ci siano riprese del Duomo o di Galleria Vittorio Emanuele II.

Siamo in un’epoca in cui le pellicole erano molto costose. Il ricordo personale che ho sul tema risale al 1998, quando 3 minuti e 20 secondi di film super 8 costavano 35 mila lire. Con questo presupposto, è difficile trovare riprese storiche amatoriali dell’Arco della Pace, dello Stadio di San Siro o dei Navigli, perché i Milanesi faticavano a riprenderli, in quanto luoghi normali per loro, e i pochi turisti con la cinepresa che c’erano, per consumare le loro preziose bobine 8mm e super 8, sceglievano i due o tre posti più iconici.

Nei due telecinema di Milano che potete vedere qui sotto, datati 1958 e 1981, i luoghi simbolo della città sono i protagonisti assoluti, dando l’idea di quello che vedeva e cercava chi veniva a visitare la città:

Nel primo caso, a dire il vero, ci sono anche il Cimitero Monumentale, Parco Sempione e il Castello Sforzesco, per quanto molto di sfuggita. Nel secondo, girato da un turista francese nel 1981 (in primavera-estate a giudicare dall’abbigliamento) c’è solo Piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II.

Un’annotazione per chi guarda questo e gli altri filmati: la scritta che c’è al centro dell’inquadratura, tecnicamente chiamata watermark, è fastidiosa ma serve a prevenire l’uso non autorizzato del filmato.

La grande Inter del Mago Herrera

Gli anni ’60 sono stati una grande decade per la Milano del calcio, con 4 Coppe dei Campioni vinte, 2 dal Milan (1963 e 1969) e 2 dall’Inter (1964 e 1965), e 6 scudetti.

Il filmato inedito qui sotto è stato girato con una pellicola 8mm nell’aprile 1967 e ritrae il dietro le quinte della trasferta dell’Inter a Sofia per la semifinale di Coppa dei Campioni contro il CSKA.

Si vedono chi ha fatto grande la squadra in quell’epoca e ancora oggi è ricordato con affetto e nostalgia: il Presidente Angelo Moratti e il figlio Gian Marco, l’Avvocato Peppino Prisco, Mister Helenio Herrera, giocatori come Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Luis Suárez, Tarcisio Burgnich, Mario Corso, Armando Picchi e Jair, e una schiera di giornalisti al seguito dove si riconoscono, tra i tanti, Gianni Brera e Aldo Biscardi.

Nell’immagine qui sopra, al centro il Presidente Angelo Moratti, con Helenio Herrera a destra e a sinistra, di spalle, l’Avvocato Peppino Prisco. Al centro, sullo sfondo, Mariolino Corso, bandiera dell’Inter di quell’epoca e, negli anni ’80, anche allenatore della prima squadra.

Tre anni prima l’Inter, da Campione uscente d’Europa, il 3 dicembre 1964 volava a Bucarest per affrontare la Dinamo negli Ottavi di ritorno di Coppa dei Campioni, forte del 6-0 di San Siro all’andata. La formazione di quella partita era: Sarti, Burgnich, Guarneri, Malatrasi, Picchi, Bedin, Tagnin, Corso, Domenghini, Gori, Joaquín Peiró
. Finirà 0-1 con gol di Domenghini.

Qui sotto il video del dietro le quinte della trasferta con protagonisti il Vicepresidente Prisco, la Signora Erminia Cremonesi (moglie del Presidente Angelo Moratti e, a detta di molti, la persona che gli trasmise la passione per l’Inter), il capitano Armando Picchi e Mario Corso.

Lo zoo di Milano nei film 8mm e super 8

I film 8 mm e super 8 descrivono aspetti di un’epoca che oggi spesso ci sfuggono. Lo scorso secolo c’era una cultura del rispetto degli animali molto diversa da quella odierna. Nelle pellicole che valuto per il mio archivio, quando il viaggio è ambientato in Spagna, è quasi d’obbligo trovare le immagini di una corrida. Quando ho la possibilità di dialogare con chi l’ha girato, questa persona quasi si scusa di aver assistito a quello che il comune sentire odierno giudica uno spettacolo crudele.

Con gli zoo dell’epoca il discorso è poco diverso, considerato il modo in cui venivano tenuti gli animali, anche a Milano dove furono stipati 500 animali in un’aera di meno di due ettari.

In un’epoca in cui i documentari ambientati nella Savana erano difficili da vedere, gli zoo erano un altro luogo delle meraviglie, e che come tale venivano ripresi. Lo zoo dei Giardini Pubblici di Porta Venezia, chiuso nel 1992, a giudicare dalla quantità di telecinema che ho effettuato per i miei clienti, è paradossalmente il posto più ripreso della città.

I 4 filmati che pubblico qui sotto sono di Carlo Casu, che lo ha documentato dal 1969 e al 1973, periodo d’oro per le riprese super 8. L’elefante con gli occhiali che si vede nell’anteprima del terzo e quarto filmato, in realtà era una elefentessa e si chiamava Bombay e per più di 50 anni ha fatto sorridere i bambini milanesi:

I giardini di Porta Venezia

Lo zoo di Milano, come detto, era situato in quelli che all’epoca si chiamavano Giardini Pubblici di Porta Venezia e dal 2002 hanno cambiato nome in Giardini Pubblici Indro Montanelli, perché il giornalista ci amava andare proprio nello stesso periodo in cui molti dei filmati di questa pagina sono ambientati, nonostante, tragicamente, le Brigate Rosse lo gambizzarono proprio lì nel 1977.

A tal proposito, senza addentrarmi in argomenti che meritano approfondimenti che non posso fare io in questa pagina, fa sempre riflettere la serenità che si percepisce nelle persone che si vedono nei film amatoriali girati in anni che oggi sono descritti unicamente come tumultuosi e violenti, tanto più se paragonati al nervosismo odierno. Lo si vede soprattutto nelle pellicole che mostrano eventi privati e che io ho il privilegio di restaurare ma che, considerati i soggetti, non posso in nessun modo mostrare. La semplicità di vita che da queste traspare mi fa sorgere di continuo il quesito:

Ma al tempo si stava veramente così male come dicono oggi?

Io in quegli anni ero un bambino e il primo ricordo mediatico importante che ho è la vittoria ai Mondiali del 1982, quindi una risposta basata sull’esperienza personale non me la darò mai. Chiedere a chi è più grande di me non vale la pena, perché si rischia di subire lo stesso effetto distortsivo di tutti quelli che parlano bene dell’anno del militare perché confondono la naja con l’essere ventenni. Io in caserma ci sono stato e non c’era nessuno dei miei commilitoni che, se avesse potuto, non avesse salutato l’Esercito con la stessa fretta del Vittorio Gassman rilasciato con la condizionale nei Soliti Ignoti e che esce dal carcere non prima di essersi fatto dire i dettagli del colpo milionario dall’ignaro compagno di prigione destinato invece a una lunga detenzione.

In un’epoca declinata giornalisticamente in modo del tutto negativo, i Milanesi, serenamente (almeno se si guarda il film qui sotto), portavano i loro figli a fare un giro sul trenino dei Giardini, lo stesso nel quale intere generazioni di bambini sono saliti, come quelli del 1969 che si vedono qui sotto.

O, e questo lo si vede nel secondo filmato girato nel 1973, passano la classica domenica soleggiata di inverno a passeggiare senza pensieri, tra le fontane e gli alberi spogli di Porta Venezia, con un eleganza che oggi si è completamente persa.

Luoghi di Milano che non esistono più

Le città cambiano sempre. La linea dell’orizzonte, che anche a New York cento anni fa era quasi piatta, col tempo si infittisce, e luoghi che prima esistevano spariscono. Alcuni lasciando i rimpianti della propria fanciullezza, come lo ha fatto il già citato Zoo di Milano, altri nel silenzio quasi totale, anche della Rete dove, in genere, si trova di tutto.

Forse non tutti sanno che il Parco Lambro aveva un lago, dove i ragazzini nell’età in cui oggi passano le giornate a scrollare il feed di Tik Tok, ci pescavano, ma di questo si fa fatica a scovarne le immagini anche solo sotto forma di foto.

A giudicare dai due film super 8 qui sotto, che lo ritraggono prima rigoglioso e poi desolatamente asciutto, deve essere sparito tra il 1971 e il 1972, ma i Milanesi che c’erano all’epoca sapranno sicuramente essere più precisi di me.

Purtroppo non spariscono solo i luoghi fisici, spariscono anche i luoghi temporanei, che magari esistono ancora nella loro versione moderna, come la fiera degli Oh bej! Oh bej!, ma che sono talmente diversi da essere irriconoscibili. Questa era l’edizione del 1972:

La Stramilano

Dal 1972, ogni anno, nei giorni in cui si passa dall’inverno alla primavera, i Milanesi che amano correre, o anche solo camminare veloci, trovano nella Stramilano un evento collettivo che unisce migliaia di persone che una domenica mattina vivono la città percorrendone le strade.

Da un balcone di Corso Buenos Aires, non lontano da Piazzale Loreto, Carlo Casu ha ripreso l’edizione 1978. Tornando al discorso fatto prima: forse l’anno più tragico della storia democratica italiana, ma non lo si percepisce per niente dalle riprese.

La Fiera campionaria

Milano è sempre stata la Capitale economica d’Italia e, in quanto tale, ha ospitato le più importanti manifestazioni fieristiche del nostro Paese. Oggi la Fiera di Milano è a Rho perché, seguendo una tendenza in atto dappertutto, i padiglioni fieristici s0no stati spostati verso la periferia, come in qualche modo era già successo negli anni ’30, quando la Fiera traslocò dai Bastioni di Porta Venezia al Portello.

Successivamente, fino al 2006, la Fiera Campionaria si è svolta nei luoghi dove oggi c’è City Life. Erano gli anni in cui le aziende avevano il nome del loro fondatore e tra i padiglioni fieristici giravano solo uomini in giacca a cravatta che, rapportati ai canoni estetici odierni, dimostravano molti anni più di quelli che effettivamente avevano.

Questi due filmati 8 mm e super 8 sono stati girati il primo, probabilmente, nel 1953 e il secondo nel 1969, quindi prima e dopo il boom economico dei primi anni ’60.

Gli scioperi degli anni ’60

La seconda parte degli anni ’60 è stata caratterizzata da conflitti, a volte pacifici e a volte violenti. A testimonianza che si tratta di un periodo fondamentale, da fornitore di video storici alle produzioni di documentari, una delle richieste più comuni che mi vengono fatte è quella di immagini delle manifestazioni degli studenti a Parigi nel ’68 o dei vari movimenti per i diritti civili negli USA nello stesso periodo. Purtroppo non ho né le une né le altre, per quanto la buona diffusione dei film 8mm all’epoca implica che da qualche parte ci siano, anche se non è facile trovarle per chi non abita in quei Paesi.

Il filmato qui sotto è ambientato a Milano, nella zona di Piazza della Scala dove aveva sede all’epoca la Banca Commerciale Italiana (nel palazzo che oggi ospita le Gallerie di piazza della Scala). Le immagini ritraggono uno sciopero di bancari che, da ricerche che ho effettuato, dovrebbe essere avvenuto il 7 novembre 1969.

Circa un mese dopo una bomba scoppierà presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, non lontana dai luoghi dove si svolge la manifestazione. Mette i brividi pensare che tra le persone che si vedono nel video è probabile che qualcuno abbia poi perso la vita nell’attentato.

Lo stesso giorno, proprio nella Banca Commerciale che si vede nel filmato, fu piazzato un ordigno altrettanto potente che per fortuna non esplose, evitando decine di morti.

I film di Monza e dell’autodromo negli anni ’60

La Provincia era più raramente il soggetto dei film 8 mm e super 8, anche quella milanese. C’era una discreta quantità di registi amatoriali anche nei centri più piccoli, dove per altro non era raro che sorgessero cineclub di appassionati che condividevano l’amore per la ripresa, prima che Sky, Netflix e i social network estinguessero anche quelli. La diversa diffusione dei film 8mm e super 8 nei piccoli Comuni non è però solo una questione legata al numero di abitanti, ma anche al maggiore attecchimento nei grandi centri di quel tipo di cultura da cui nasce il desiderio di fare riprese. A scanso di equivoci: lo dice un figlio non pentito della Provincia italiana.

Accanto a questo, e qui vengo ai giorni nostri, c’è il problema che non tutti hanno voglia di usare internet e i motori di ricerca per cercare uno studio serio che li digitalizza, quindi quando avviene il lascito generazionale, per la scomodità di trovare uno di quei rari fotografti che non ha ancora chiuso il negozio che li salvi su file, magari anche con mezzi artigianali di dubbia qualità (come spiego in questa pagina), quei tesori di storia vanno persi.

Il telecinema che ho fatto qui sotto è relativo a un filmato girato a Monza il 15 settembre 1963. Contrariamente agli altri film a cui, nella maggior parte dei casi, si riesce a malapena a dare una data a livello di anno, qui c’è anche un mese e un giorno, perché documenta un evento sportivo, ovvero il Gran Premio di motociclismo. A quanto ne so, si tratta dell’unico video di quel giorno.

La prospettiva da cui si vede la corsa è la stessa che aveva chi stava lì in mezzo a meccanici e piloti, perché i cameraman amatoriali, considerate le dimensioni contenute delle cineprese, erano quasi invisibili, a differenza delle troupe professionali.

Perché è importante digitalizzare i film 8 mm e super 8 oggi

L’attuale tecnologia, a differenza di quella di anche solo 10 anni fa, ha raggiunto il massimo della qualità che i supporti 8 mm e super 8 possono consentire. Chi ha trasferito le sue pellicole negli anni 90 e 2000 su nastri VHS o DVD, ha perso la qualità originaria a favore della comodità di riproduzione, visto che da quel momento in poi per guardare i film non gli sono più serviti scomodi e rumorosi proiettori.

Nei film 8 e super 8, oltre a ricordi di famiglia c’è un patrimonio storico di valore inestimabile. In quelle pellicole amatoriali c’è la vita reale degli Italiani e, da creatore di un archivio, so perfettamente quanto alto sia il rischio che tale tesoro vada perso a causa del tramonto tecnologico di quella tecnologia.

Ecco perché ho messo in piedi un telecinema professionale dove la qualità di visione è all’altezza della storia che nei film 8 mm e super 8 è conservata, perché non tutti gli studi di digitalizzazione sono seri. Non sono io a dirlo, ma lo dice il filmato qui sotto degli anni ’70 che diffondo con l’autorizzazione del suo proprietario.

A confronto ci sono un telecinema su DVD effettuato dal classico studio fotografico che usava e purtroppo, come quasi tutti, usa tutt’ora mezzi artigianali e il mio telecinema su file effettuato con uno scanner professionale e con un restauro con software moderni:

Se volete ulteriormente approfondire il discorso sulla qualità, vi invito a visitare questa pagina dove spiego tutto.

Le mie sono sicuramente le parole di un appassionato che sulla sua passione ha costruito un’Attività. Ma al di là del mio giudizio interessato, rivolgersi a un laboratorio professionale per salvare i propri ricordi di famiglia è l’investimento migliore che si possa fare.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm e super 8 con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto.

Il laboratorio non è a Milano, ma in Veneto. Se mi scrivete usando il modulo qui sotto vi spiego come potete farmi arrivare i film in tutta sicurezza.

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    Come trasformare home movies 8 mm in filmati per documentari

    Con il mio archivio ho salvato centinaia di film dall’oblio.

    Ho dato il giusto riconoscimento a registi amatoriali che, in epoche in cui nessuno usava la cinepresa, hanno immortalato l’Italia e il mondo e ho permesso alle persone che vedono su YouTube i video che ho restaurato di capire meglio come era la vita un tempo.

    Se le cose funzionassero a dovere, un progetto come quello che ho messo in piedi dovrebbe essere portato avanti dallo Stato che, come giustamente spende molti soldi per conservare le opere d’arte e insegnare la storia nella scuole, dovrebbe salvaguardare le immagini del suo passato. Nella consapevolezza che questo non succede, almeno non con l’efficacia che serve, mi sono rimboccato le maniche e ho fatto da solo.

    Chi sono: cinema, televisione e internet

    Nonostante quello che televisioni e social network dicono, oggi le opportunità sono molte più che in passato. L’abilità per ottenerle consiste nel prendere il meglio della tecnologia e avere la disciplina di stare lontani dai trabocchetti che questa usa, a partire dalla cultura del lamento e dalla predisposizione ad incolpare gli altri dei propri errori.

    Applicando questi principi, ho salvato migliaia di film storici che altrimenti sarebbero andati persi, diffondendoli grazie ai progressi che ci sono stati nel campo del restauro e alle possibilità che internet dà nel campo della distribuzione.

    Tra le passioni che ho, ci sono sempre stati:

    • film
    • storia contemporanea.

    Per quanto riguarda i primi, fin dai miei 18 anni ho provato a diventare un regista cinematografico, iniziando dai cortometraggi amatoriali. Quel momento della mia storia è coinciso con il 1995, ma presto mi sono accorto che per riuscirci serviva farsi tutta la trafila di scuole di cinema e amicizie giuste.

    Poi ho lavorato per la televisione ma, anche se nel frattempo erano arrivati gli anni ’10 di questo secolo, si trattava di un ambiente altrettanto autoreferenziale.

    Daniele Carrer di fronte alla sua collezione di film 8 mm amatoriali

    Fondare un archivio di film storici

    Nel 2013 (foto qui sopra) ho capito che, per arrivare dove volevo, dovevo semplicemente guardare al mondo che stava arrivando. Ho iniziato quindi ad acquisire film di famiglia, home movies in inglese, nel formato 8mm, super 8, 9,5 mm e 16mm e creare un’Attività intorno a questi per diffondere il più possibile la storia che contenevano.

    Per farlo, non era più necessario indebitarsi con le banche o bussare alle porte della politica per ottenere finanziamenti. Bastava usare internet, imparare ad usare i software di restauro e replicare quello che avevano fatto le persone che avevano avuto successo in questo secolo.

    La rete non è solo lo strumento magico con cui uomini senza arte né parte diventano milionari da un giorno all’altro, come dicono i titoli della timeline di Facebook. E’ un luogo con tante regole da conoscere e rispettare per arrivare al successo.

    Usare i film amatoriali a livello commerciale, non è compatibile con l’andare su Ebay e comprare bobine amatoriali 8mm e super 8, come fanno tanti che hanno provato a clonare il mio progetto, perché questo aprirebbe la strada a gravi problemi di natura giudiziaria.

    Applicando tale rigore, ho costruito un archivio di film con il quale fornisco produzioni di tutto il mondo, dai grandi documentari in onda sui principali OTT (Nefflix, Prime Video, Disney+, Apple TV, Sky) ai film di laurea degli studenti delle scuole di cinema.

    Metto a disposizione degli autori i miei contenuti sia sui microstock, ovvero agenzie come Pond5 che vendono video sotto forma di spezzoni di pochi secondi, sia nei siti di mia proprietà:

    • footageforpro.com
    • thearchivefootage.com

    Trovo cleinti grazie al mio Canale YouTube che ha più di 100 mila iscritti e dove chiunque può vedere ore di materiale registrato dagli anni ’30 agli anni ’90 dello scorso secolo, celebrando i registi amatoriali che, eroicamente, si sono cimentati dietro alla cinepresa 8mm in tempi in cui era estremamente complicato farlo.

    La tecnologia è anche questa: permettere a una persona totalmente al di fuori degli schemi tradizionali di lavorare con programmi TV e documentari di tutto il mondo, senza di fatto uscire di casa. Interfacciarsi giornalmente con persone che vivono a New York, Los Angeles, Parigi e farlo non da Italiano pizza, spaghetti e mandolino, magari simpatico, ma che gioca una partita in una serie inferiore.

    Così facendo, si finisce nei titoli di coda, per esempio, dello splendito documentario di Neflix sugli Wham!, che cita il nome del mio archivio Footage For Pro:

    Titoli di coda del documentario di Netflix sugli Wham!

    e di decine di altri prodotti audiovisivi più o meno famosi dove, quando possibile, chiedo di citare anche il nome dell’autore che all’epoca ha fatto le riprese.

    Cosa fare se si trova una collezione di film 8mm e super 8

    Chiunque si trovi tra le mani una collezione di film storici, girata in gioventù o ereditata, può dare un palcoscenico a quei lavori salvaguardando la storia unica che racchiudono e avendo la concreta possibilità di vederli inseriti in produzioni dirette dai più grandi registi del mondo.

    O può tenere tutto in soffitta, delegando ad altri in futuro la decisione di buttarli, perché quello è il triste finale a cui sono destinati se non si fa subito qualcosa.

    Altrimenti può donarli ad altri progetti simili al mio, che però non hanno un Canale YouTube altrettanto popolare e quindi nemmeno un pubblico a cui farli vedere, ad eccezione di qualche produzione nazionale che ogni tanto li contatta. Con il dubbio che questi non siano rigorosi e diffondano, oltre alle riprese dei luoghi, anche immagini personali che sarebbe bene rimanessero accessibili solo alla stretta cerchia dei parenti di chi ha fatto le riprese.

    Cosa sono gli home movies

    Con il termine home movies si possono intendere più cose, a partire da quei film che escono al cinema e poi vengono registrati su DVD o Blue Ray, e in passato su nastri VHS e pellicole Super 8, per essere guardati in ambito casalingo.

    Relativamente al mio progetto, gli home movies sono film storici amatoriali che hanno immortalato luoghi, sia dell’Italia meno nervosa e più educata del ‘900 sia oltre confine:

    • le strade della California ai tempi di Stursky e Hutch o dei CHiPs
    • la Germania quando era divisa in due
    • Pechino quando era molto lontana dall’essere una metropoli piena di grattacieli in vetro e acciaio.

    Ogni immagine racchiude la storia di Città e Paesi che, vista la velocità con cui cambia il mondo, oggi non esistono più.

    Contenuti come questi non sono facili da trovare, perché la classica pellicola 8mm e super 8 rappresenta solitamente eventi e cerimonie private che non hanno un grande valore storico per chi non appartiene alla famiglia delle persone riprese e sono  difficili da gestire dal punto di vista legale.

    L’immagine di Milano che c’è qui sotto, tratta da un film super 8 del 1981, la si può diffondere ottenendo la firma di chi ha girato o dei suoi eredi, come faccio regolarmente io. Anche se nella ripresa si vedono dei nomi commerciali, come le insegne dei negozi, in un contesto del genere la pubblicazione non prevede l’obbligo di autorizzazione dei proprietari dei marchi, se il video viene diffuso a scopo documentaristico. Come non è necessaria la firma delle persone riconoscibili, perché il diritto di cronaca prevale sul diritto alla privacy.

    Se si vuole mettere in piedi un archivio di film amatoriali non si può prescindere da queste considerazioni, altrimenti si prendono dei rischi a livello legale e si manca di rispetto a chi è stato ripreso.

    Piazza Duomo di Milano nel 1981, tratta dal fotogramma di un film amatoriale super 8

    Poco dopo aver iniziato a creare l’archivio, ho iniziato ad allargarlo cercando contenuti registrati all’estero, sia da registi amatoriali italiani che stranieri.

    Chiunque ami Berlino apprezza il profumo di storia che ad ogni angolo di strada si respira, ancora oggi quando il suo recente passato non è solo rappresentato da quello che rimane della città ai tempi del muro, ma è vivo nella memoria di molte persone che l’hanno abitata all’epoca o anche di chi, pur vivendo in altre parti del mondo, mantiene tra i suoi vivi ricordi di gioventù il mondo diviso in due uscito dalla seconda guerra mondiale.

    Tra i luoghi simbolo della guerra fredda c’è Teufelsberg, una collina artificale su cui prima sono confluite tutte le macerie della città distrutta dai bombardamenti e, successivamente, è stata la sede di una stazione radio che gli Stati Uniti usavano per spiare la Germania Est.

    Gli appassionati di storia contemporanea che oggi vogliono arrivare all’ex base della CIA e alla sua iconica torre dentro cui si celavano scene degne di un film di James Bond, possono farlo salendo una collina dove c’è una lingua di prato in mezzo a un bosco. Negli anni ’70 e ’80, infatti, in quel luogo i Berlinesi dell’Ovest andavano a sciare, come testimonia uno dei film che sono riuscito a salvare e di cui pubblico un paio di fotogrammi qui sotto.

    Persone che sciano nella collina di Teufelsberg sotto la stazione d'ascolto dell'esercito americano a Berlino Ovest nel febbraio 1972

    Persone che risalgono la collina innevata di Teufelsberg a Berlino Ovest nel 1972

    Berlino è stata al centro del mondo per più di 40 anni, quindi esistono molti altri filmati analoghi. Il problema è che le riprese professionali non sono accessibili, perché i proprietari, solitamente le televisioni e gli archivi tradizionali, non rendono pubblici i filmati che possiedono.

    Le riprese amatoriali dell’epoca invece, sperando che non si perdano, da una parte non possono contare su un lavoro di digitalizzazione e restauro professionale come quello che sono in grado di fare io con il mio laboratorio e dall’altro non vengono quasi mai pubblicate.

    Ecco perché, per me, salvare film storici è una sorta di missione di salvaguardia che compensa quello che le Istituzioni pubbliche non sono in grado di fare.

    Riprese amatoriali contro riprese professionali (e intelligenza artificiale)

    Fino al 1975 in Italia c’erano solo due canali televisivi. Dei luoghi diversi dalle principali città non c’è quindi nessuna documentazioni in video che non siano i film di famiglia, ma questi non sono solo un ripiego dovuto all’assenza di riprese “serie”.

    Il grande valore film amatoriali è legato anche al fatto mostrano il mondo reale così com’era all’epoca, a differenza dei film professionali su cui sono basati altri archivi. Sembra una distinzione marginale, ma in realtà è la base di tutto.

    Oggi siamo abituati ad avere in tasca un telefono che in un secondo si tira fuori e registra un video, senza che la gente ci faccia più caso. Le troupe televisive invece, ai tempi delle registrazioni su pellicola, erano composte da diverse persone (cameraman, aiutante, microfonista, produttore, giornalista) e non passavano inosservate. La gente quindi, alla vista di una telecamera professionale, non si comportava come se niente fosse quindi, quando veniva ripresa, recitava una parte.

    Una cinepresa super 8, invece, era grande poco più di una macchina fotografica e chi la usava non aveva le fattezze del regista di Hollywood. Quindi, come è evidente nel filmato qui sotto donatomi da un turista Italiano andato in vacanza a New York nel 1970, gli home movies sono girati con una discrezione che si perde nel caos della vita e riprendono luoghi e persone così com’erano tutti i giorni.

    A differenza dei servizi del telegiornale e, tanto più, dell’intelligenza artificiale che oggi fa miracoli quando prova a ricreare scene storiche, ma è solo finzione.

    La tecnologia di restauro risolve i problemi

    I film amatoriali, purtroppo, hanno anche dei difetti. Chi girava, non essendo un professionista, non era sempre in grado di produrre delle riprese impeccabili. Il tipico filmato amatoriale è quindi:

    • mosso
    • ricco di inquadrature sbagliate
    • con un’illuminazione che lascia a desiderare.

    Uno dei lavori più complicati per chi vuole mettere in piedi un archivio diventa quindi:

    1. Selezionare film al di sopra della media, cosa faticosa considerato che quasi sempre lo si fa a scatola chiusa.
    2. Compensare i limiti del regista attraverso un lavoro di restauro basato sulle ultime tecnologie.

    Spiego in modo approfondito cosa questo secondo punto richiede in una guida che trovate in questa pagina ma, riassumendo, c’è bisogno innanzitutto di uno scanner professionale, il cui costo non è mai inferiore a 40 mila euro. Il mio è questo:

    Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

    La correzione dell’immagine

    Oltre al grosso investimento, servono anni di esperienza nel campo del restauro software e continui aggiornamenti, perché la tecnologia avanza ogni giorno.

    Per quanto riguarda la correzione dei colori e della luminosità, grazie al miglioramento degli algoritmi di compressione combinato ai plug in che riducono la grana, si può riportare l’illuminazione allo stato originario anche se le riprese hanno molti decenni di vita. Con la stessa tecnica si riescono anche a correggere i problemi tipici delle scene scure o in controluce di cui i film amatoriali sono pieni.

    Per riuscirci non si usano gli automatismi del software, ma bisogna avere un’esperienza basata su migliaia di film a cui si è già lavorato, perché in condizioni difficili si può intervenire solo manualmente.

    La stabilizzazione

    Un altro problema tipico degli home movies è la mano poco ferma del regista. Le riprese ai tempi delle cineprese 8mm e super 8 avvenivano in una situazione difficile, perché la pellicola, scorrendo all’interno, accentuava le vibrazioni.

    Software come Davinci Studio oggi hanno implentato al loro interno una funzionalità che compensa tutti i movimenti indesiderati, trasformando le riprese amatoriali in qualcosa di molto vicino ai lavori dei professionisti.

    Lo si vede nel video qui sotto, girato a Rovigno nel 1973. Sulla sinistra c’è il riquadro senza la stabilizzazione e sulla destra lo stesso filmato dopo essere stato stabilizzato.

    La collezione di film amatoriali di Otto Wolf

    Una delle collezioni più interessanti alla quale ho avuto il piacere di lavorare è quella girata da Otto Wolf (il signore con la camicia blu, nel fotogramma di anteprima del video qui sotto), un regista amatoriale svizzero classe 1909 che, in tempi in cui le persone faticavano a uscire dal loro Paese, ha girato 4 continenti in luoghi che oggi, grazie al suo impegno, ognuno di noi può vedere attraverso le immagini della sua cinepresa, molto più realistiche di quelle dei rari documentari che li raccontano nella stessa epoca.

    Si parte da un viaggio in auto del 1960 che, partendo dalla Svizzera, tocca Venezia, Trieste, Zara, Dubrovnik, Spalato, Pec in Kosovo, Sofia, Istanbul, Ankara, il Libano (Byblos, Beirut, Baalbek), la Siria (Damasco, Homs, Latakia), l’Egitto (Alessandria, Giza, Il Cairo, Sakkara, Luxor, El Alamein), la Libia (Tobruk, Derna, Tripoli), la Tunisia (Sfax, Cartagine, Tunisi), per poi risalire attraverso l’Italia (Palermo, Taormina, Messina, Napoli, Cassino, Roma, Firenze, Pisa).

    Fermo restando che il solo leggere le mete scelte nell’itinerario dà delle informazioni interessanti sul contesto storico (perché non Milano? perché non Israele?), chiunque veda i filmati, come può fare nel mio canale YouTube, non può che rammaricarsi di come tanti luoghi visitati al tempo erano pacifici e tranquillamente visitabili da un padre di famiglia europeo con le sue figlie che gira in libertà con un’auto con targa svizzera, accampadosi dove capita senza temere per sé e per la sua famiglia.

    Sono tutte informazioni che si possono cogliere dalle immagini, che io metto a disposizione di chiunque ama la storia.

    Come accade per il viaggio dell’anno successivo del Sig. Wolf, questa volta nell’est Europa afflitto dalla dittatura. Un itinerario che parte da Monaco di Baviera e Norimberga, prosegue passando il confine con la Germania Est per puntare a Berlino, Poznan e a molte altre città oltre cortina: Varsavia, Terespol, Minsk, Smolensk, Mosca, Zagorsk, Novgorod, Leningrado, Vyborg. Viaggio che poi prevede il ritorno nel mondo libero in Finlandia (Helsinki, Jyväskylä, Kuopio, Oulu, Kemi, Rovaniemi), Svezia (Luleå, Umeå, Sundsvall, Gavle, Uppsala, Stoccolma), Norvegia (Oslo), Danimarca per arrivare di nuovo Germania Ovest (Amburgo, Brema, Hannover).

    Otto Wolf ha girato in pellicola fino a oltre il suo ottantesimo compleanno, per l’esattezza l’ultima ripresa è stata all’Expo di Siviglia del 1992 (ho dato le immagini a un documentario su Maradona, che in quel periodo giocava in città) e il suo impegno merita una gratitudine che solo il rendere pubblici i lavori che ha fatto può parzialmente dargli.

    Senza di lui e senza la volontà dei suoi eredi di condividere il suo lavoro, oggi la storia di quell’epoca e di quei luoghi sarebbe meno completa e, se quelle pellicole fossero finite in un altro archivio, probabilmente nessuno le avrebbe viste, cosa che equivale a perderle per sempre.

    Ci sono tante collezioni simili stipate in cantine, sgabuzzini e soffitte. Abbiamo tutti il dovere di salvarle e di donarle al mondo.

    Daniele Carrer

    Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

    Chiunque sia interessato a giungere ad un accordo per distribuire la sua collezione di home movies in pellicola 8mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, o a digitalizzarli a pagamento con il telecinema del mio laboratorio, può contattarmi usando il modulo qui sotto:

      Nome (obbligatorio)

      Indirizzo email (obbligatorio)

      Messaggio (obbligatorio)

      Come finanziare la propria collezione

      Ascolta “Come finanziare la propria collezione” su Spreaker.

      Per una persona che vuole portare avanti un progetto di valore storico o culturale, in Italia, ci sono due strade:

      la prima è quella dello Stato, e può avere la forma di una collaborazione con un’Associazione che a fine anno riceve il classico finanziamento pubblico. Dico classico finanziamento pubblico, perché, se nella teoria è una cosa assolutamente nobile e della quale ogni contribuente dovrebbe essere felice, nella pratica tutto ciò si svolge all’Italiana, ovvero il finanziamento viene concesso non sulla base del merito, ma sulla base di ragionamenti politici. Quindi succede che ad ogni cambio di Amministrazione Comunale, giusto per ragionare in termini da sagra di Paese, la data manifestazione sparisce o rinasce, la stagione teatrale viene rivoluzionata e da Natalino Balasso si passa a Massimo Boldi o viceversa perché i cattivi non sono solo da una parte, e anziché fare la mostra fotografica sulla resistenza la si fa sulle foibe, giusto per disegnare un Paese che sa dare un colore politico anche alle tragedie.

      Un’altra strada che va di moda è quella dei bandi, sempre pubblici ovviamente. Se avete la sventura di conoscere qualcuno che frequenta una scuola statale di cinema, sapete anche che esiste tra gli studenti, perfettamente addestrati dai loro insegnanti, il mito dei bandi. Quindi anziché pensare a migliorarsi tecnicamente e ad imparare a fare film che piacciono anche al pubblico, già a 20 anni questi ragazzi vivono nel presupposto tipicamente parassitario di pensare:

      cosa può fare lo Stato per me?

      A partire dal 2005 e per un paio di stagioni, in seguito a qualche partecipazione televisiva e a premi ricevuti ai Festival, sono stato un autore di cortometraggi discretamente conosciuto. Quando mi invitavano alle rassegne, per telefono il direttore della manifestazione quasi sempre mi chiedeva:

      ma uno con il tuo curriculum, perché non partecipa ai bandi per finanziare i suoi prossimi lavori?

      A più di 10 anni di distanza la mia risposta è sempre la stessa: perché voglio essere padrone di me stesso, e venire influenzato nelle mie scelte da gente che occupa quel posto per motivi di nascita e non di merito mi infastidisce. Anche per questo, la mia collezione di 700 film 8 mm e super 8 me la sono pagata da solo e, non essendo io ricco di famiglia, per farlo ho dovuto trovare una terza strada rispetto alle due che vi ho detto, rimanendo indipendente e soprattutto molto più efficiente di quanto sarei stato se avessi accettato la zavorra di avere lo Stato come socio.

      Tempo fa ho fondato un altro podcast che si chiama vendere foto e video online e che spiega come fare a guadagnare pubblicando le proprie immagini e i prossimi video nei cataloghi di Agenzie che poi forniscono creatori di siti web, come anche produzioni televisive o registi di documentari. Non mi dilungo troppo in questa sede per spiegare come fare, vi specifico solo che il film storico, che ha normalmente una distribuzione vecchia maniera, è un settore che, se preso nel verso giusto, può far guadagnare un bel po’ di soldi, che io puntualmente reinvesto per acquistare nuovo materiale, visto che il costo della materia prima, ovvero della bobina 8 mm, è ancora piuttosto basso.

      In poche parole, io acquisto su Ebay un filmato girato, tendenzialmente da un turista europeo o comunque occidentale, a Roma negli anni 60. Il documentarista che sta realizzando un documentario indipendente su, per esempio, un professore universitario de La Sapienza del quale esiste poco materiale filmato, ha un po’ di opzioni davanti per raccontare la sua storia. Considerate che, grazie alla distribuzione web, di progetti del genere ne esistono sempre di più, visto che non ci sono più barriere alla distribuzione, ed ogni video pubblicato su Youtube ha potenzialmente un pubblico. La strada più logica per ottenere quello che tecnicamente si chiama footage della città e con il quale intramezzare interviste e fotografie di repertorio, è fornirsi dall’archivio della RAI o da quello dell’Istituto Luce, che hanno i contenuti migliori, che non sono nemmeno paragonabili per qualità a quelli del regista amatoriale austriaco o tedesco che di solito è il mio principale fornitore di pellicola. O meglio: lo sono i suoi eredi.

      Il problema è che se andate nei rispettivi siti (Istituto Luce, Rai) di quelle Istituzioni, siete bravi se in un quarto d’ora riuscite a capire come arrivare a richiedere il materiale che vi serve, che ovviamente non potete acquistare direttamente, ma dovete farlo scrivendo per prima cosa una mail. Il motivo per cui molti registi preferiscono fornirsi dalle Agenzie nelle quali vendo io i miei contenuti, è che 2 minuti dopo essere entrati in quei siti, possono in maniera del tutto intuitiva pagare e scaricare quello che serve. Se si tratta di compratori italiani, magari sanno come funzionano le cose in questo Paese e possono anche sopportare l’attesa, ma se si tratta di compratori stranieri, credetemi, questi scelgono l’opzione film amatoriale scaricabile in 2 minuti, piuttosto che film professionale scaricabile in un tempo a discrezione dell’impiegato che legge la mail.

      Da Cittadini abbiamo tutti il diritto di lamentarci che Istituto Luce e Rai non valorizzano archivi che potrebbero fruttare milioni di euro l’anno in mano ad un imprenditore degno di questo nome, ma questo è un altro discorso, e c’entra molto con la stessa politica di cui ho parlato prima.

      Quindi, a colpi di 25 o 50 dollari per uno spezzone di 5 o 10 secondi, ho costruito una collezione che mi frutta oramai molto più di 1000 dollari al mese. La cosa ovviamente non è avvenuta a caso, perché alla base di un progetto che sta in piedi economicamente, nel mondo ultra concorrenziale di internet, c’è innanzitutto la capacità di sapere qual è il contenuto che vende di più. Prima ho citato Roma, che è una città che amo profondamente e nella quale ho vissuto, ma con tutto l’amore che le voglio so che purtroppo Parigi, nella quale invece non vivrei mai, vale molto di più dal punto di vista del valore dei film storici che lì sono stati registrati e che, essendo sempre stata una meta turistica importante, non sono per me così difficili da trovare, perlomeno per quanto riguarda quelli girati negli anni 70. Dico anni 70 perché prima di quel periodo sono molto più rari per la scarsità di turisti e per la minore diffusione delle pellicole 8 mm e perché dagli anni 80 in poi, a causa dello sciagurato avvento dei nastri, non si trova più nulla che non si sia già ampiamente deteriorato.

      Allo stesso modo e più ancora, so che New York, e qui allargo le colpe della distribuzione anche agli Stati Uniti, può essere una miniera d’oro. New York è stata ripresa in tutti gli angoli per tutto lo scorso secolo, essendo set di decine di film che tutti abbiamo visto e, più internamente alla realtà americana, anche di moltissime trasmissioni televisive. Il problema è che i grandi network d’oltreoceano non si sono organizzati per rivendere i loro contenuti, probabilmente perché non hanno interesse economico a farlo.

      La difficoltà per me di trovare filmati di New York è legata al fatto che, come vi ho già spiegato, comprare dagli Stati Uniti non è esattamente facile. Certo è che, senza arrivare all’esempio estremo delle Torri Gemelle che per poco meno di 30 anni sono stati uno dei luoghi più ripresi della grande mela, ci sono delle riprese delle strade newyorkesi che ricordano molto Stursky e Hutch, che tra l’altro non era ambientato a New York, con i cui guadagni mi sono comprato decine di altre bobine 8 mm, alla faccia dei bandi pubblici e di tutta la trafila che bisogna fare per accedervi.

      Bene, se volete approfondire i temi della vendita di foto e video online c’è l’altro mio podcast che parla della vendita generica di contenuti, foto e video, anche contemporanei e soprattutto c’è un altro mio sito, che si chiama stockfootage.it.

      Ringrazio Silvia Torri, che ha lasciato un bellissimo commento relativamente alle prime tre puntate del podcast:

      Nobile ideale quello di salvare il patrimonio culturale del passato. Sullo Stato non possiamo contare e tu sei un ottimo esempio di persona che rende questo posto migliore. Buon lavoro!

      Conosco Silvia Torri proprio grazie all’altro mio sito che vi dicevo. Vi invito a fare altrettanto se volete sostenere il mio progetto di salvaguardia della memoria collettiva attraverso i filmati registrati su pellicole 8 mm.

      Ringrazio anche gli utenti che hanno commentato il podcast su super8club.it, che è un sito pieno di appassionati di pellicola dove ci sono delle discussioni di livello culturale molto elevato e che proprio per questo apprezzo tanto. Non cito i loro nomi semplicemente perché in quel caso non sono a casa mia e non so se hanno piacere a sentirsi nominare, ma a loro dico pubblicamente un grande grazie.

      Siamo giunti alla conclusione del quarto episodio. Questa volta vi ho spiegato come guadagnare un po’ di soldi online con i vostri filmini di famiglia, o meglio con una strategia imprenditoriale che potrebbe passare anche da quelli. Nella prossima puntata magari cercherò di approfondire ulteriormente l’argomento, ma per ora, come diceva un vecchio giornalista americano

      arrivederci e buona fortuna.

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