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Il telecinema di film di famiglia

Digitalizza film 8 mm e super 8 professionalmente

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anni '80

Restaurare film 8 mm: guida e consigli per il fai da te

Nonostante il titolo di questa guida, mi permetto di sconsigliare di restaurare i propri film di famiglia con il metodo del fai da te.

Al di là del fatto che il software di restauro è molto difficile da imparare, c’è un problema insormontabile per chi non vuole affidarsi a un laboratorio professionale:

Non esistono scanner di buona qualità a meno di 20 mila euro.

Il modello più economico da prendere in considerazione è il FilmFabriek Pictor Pro che trovate illustrato dal produttore in questa pagina. Tutti gli altri sono poco più che giocattoli.

A partire dagli scanner come il Reflecta Film Scanner Super 8 – Normal 8 che su Amazon costa intorno ai 400 euro e di cui esistono versioni pressoché identiche di altre marche (Film2Digital, Somikon, Kodak), a testimonianza che c’è un solo produttore e chi lo distribuisce appone solo l’etichetta, con buona pace di chi si ricorda di quando Kodak era un marchio serio. O il Reflecta Super 8 Scanner, che non si fatica a trovare nel mercato dell’usato, proprio perché tanti vogliono disfarsene dopo averne testato le prestazioni.

Tanti anni fa, quando ho messo in piedi il laboratorio, avevo cominciato comprando lo scanner base di Moviestuff, spendendo circa 5 mila euro. Questa qui sotto è una foto della prima versione delle mie apparecchiature:

Un sistema di telecinema super 8 e 8 mm basato sullo scanner Moviestuff retro 8 e su Final Cut Pro

Con il Moviestuff Retro 8 usavo il software FinalCut per restaurare. Quando poi sono passato allo scanner professionale che ho oggi, e allo stesso tempo ho sostituito FinalCut con Davinci Studio, ho iniziato a rifare tutti i restauri a cui avevo lavorato in precedenza. Anni di lavoro, che per altro devo ancora terminare, ma ne sta valendo la pena, considerata la differenza abissale di qualità tra i due sistemi.

So che in rete è pieno di tutorial di presunti geni che modificano un vecchio proiettore e lo fanno diventare un apparecchio che nemmeno Hollywood potrebbe aspirare ad avere. Sarebbe molto bello che le cose stessero così. Lo dice uno che, anziché indebitarsi per ripagare i macchinari che ha acquistato, avrebbe preferito di gran lunga ottenere la stessa qualità con un proiettore degli anni ’70 che si trova su Ebay a 100 euro e un po’ di lavoro per adattarlo. La realtà però è un’altra.

Lo scanner non è come un computer che 5 anni dopo essere uscito vale un quarto di quello che si è pagato. Il costo dello scanner è solo in minima parte influenzato dal processore e della componentistica di natura informatica. Il prezzo lo fanno:

  • Ottica.
  • Sensore d’immagine (CCD o CMOS).
  • Costi di progettazione dell’apparecchio.
  • Valore aggiunto che solo i pochi produttori di questo genere di apparecchi possono dare.

Quindi lo scanner non si svaluta sul mercato come i computer e gli smartphone e non è pensabile che negli anni i prezzi si abbassino con la velocità con cui questo succede in altri settori della tecnologia.

Uno scanner FilmFabriek HDS+ per pellicole 8mm e super 8 durante l'acquisizione

Questo qui sopra è lo scanner professionale FilmFabriek HDS+ che uso oggi nel mio studio, insieme alla workstation a cui è abbinato.

Laboratori professionali di restauro e improvvisatori

Anche affidandosi a chi restaura per professione non è  facile scegliere il laboratorio giusto, perché la professionalità con cui questo lavora fa la differenza tra il:

  • buttare i propri ricordi
  • conservare (e tramandare) documenti che, se andassereo persi, non sarebbero più recuperabili.

Ecco perché tra i laboratori che effettuano la digitalizzazione delle pellicole esistono:

  • servizi a prezzi di saldo, che si limitano a riprendere con una telecamera (o con lo smartphone) il quadro sul muro illuminato dal proiettore (procedura che rischia anche di rovinare irrimediabilmente il supporto, a causa degli ingranaggi del proiettore) e lasciano agli automatismi della telecamera l’onere del restauro.
  • servizi professionali, portati avanti da laboratorori che hanno attrezzature moderne e conoscono i software di correzione dell’immagine.

La differenza tra le due opzioni la spiego in modo approfondito in questa guida che ho scritto per il sito.

Sono convinto delle mie parole, tanto che, a differenza dei miei concorrenti, non ho alcun problema a pubblicare in questo sito decine di filmati che ho restaurato, mostrando così cosa sono in grado di ottenere. Come ho fatto con questo filmato del 1958 che pubblico con l’autorizzazione scritta del proprietario:

Il restauro fai da te di film 8mm e super 8

Abbiamo detto che, per effettuare un buon lavoro, è fondamentale avere un buono scanner. Quello che uso io, il FilmFabriek HDS+, costa decine di migliaia di euro e, non solo non è proponibile a chi vuole limitarsi a digitalizzare la sua collezione personale di film 8mm e super 8 ma, proprio per il costo elevato, non è nemmeno alla portata dei laboratori che lavorano a meno di 1000 film all’anno. Io ci riesco per un semplice motivo:

Il sistema di restauro che ho messo in piedi, non è solo al servizio dei film di famiglia che i clienti mi mandano, ma anche di un archivio di filmati storici che fornisco a produzioni di documentari di tutto il mondo.

Come dimostrano, per esempio, i titoli di coda di una serie in onda sulla PBS, la televisione pubblica americana. Tra i fornitori di materiale storico è indicato anche il mio archivio, FOOTAGE FOR PRO:

Grazie a questi due progetti basati sulla stessa tecnologia mi sono potuto permettere lo scanner FilmFabriek che acquisisce film 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm, sia muti che dotati di traccia sonora ottica o magnetica.

A proposito di attrezzature professionali, vi do un consiglio. Più del 90% dei film 8mm e super8 erano muti. Se il servizio che consultate vi dice che non è in grado di acquisire l’audio anche quando questo c’è, significa che usa uno scanner molto economico. Questo, oltre a non consentire di digitalizzare il sonoro, ha anche una qualità dell’immagine pessima.

Un altro indizio per scovare chi usa attrezzature non all’altezza della situazione sono i tempi di lavorazione. Quando sono superiori a 7 giorni quasi sicuramente usano gli scanner da 400 euro che si trovano in vendita online, perché questi sono interamente in plastica e sono molto lenti ad acquisire.

Mi capita saltuariamente di guardare i siti internet che propongono servizi, sulla carta, simili al mio. Nessuno pubblica estratti dai filmati a cui ha lavorato, magari mascherando tale assenza con parole altisonanti come programmi professionali, intelligenza artificiale, massima qualità, azienda leader. A me, che un po’ me ne intendo, certi atteggiamenti fanno bollire il sangue, perché io ho le conoscenze tecniche per accorgermi se qualcuno mi prende in giro, mentre i clienti che si trovano in mano i ricordi di famiglia no.

L’unico elemento importante in una digitalizzazione è il video che si ottiene e, se non vi mostrano esempi di quelli a cui hanno già lavorato, fossi in voi non mi fiderei.

Qui sotto potete vedere un film 8mm girato a Napoli nel 1957.

Le riprese sono indicative della qualità che si può ottenere digitalizzando professionalmente le pellicole amatoriali dell’epoca. Per certi aspetti sono anche sotto la media, visto che il cameraman non è tecnicamente impeccabile e il film è più vecchio della gran parte degli altri film in pellicola, il cui periodo d’oro è rappresentato dagli anni ’70, quando cineprese e supporti di registrazione erano un po’ migliori di quelli del 1957.


Userò questo filmato per illustrare le diverse fasi del restauro. Anche in questo caso, ci tengo a dirlo, pubblico il video dopo aver ottenuto un’autorizzazione scritta dell’autore o dei suoi eredi.

La prima fase: la preparazione delle pellicole

Le pellicole 8mm e Super 8, col tempo, accumulano polvere. Questa, in fase di restauro, può essere rimossa in modo efficace, ma non totale. Per questo motivo, prima di acquisire i film mettendoli nello scanner o inserendoli nel proiettore, è necessario pulirli.

Attenzione: nel filmato digitalizzato rimarranno comunque dei puntini neri visibili.Infatti, questi non sono causati solo dalla polvere, ma anche dallo scrostamento dell’emulsione su cui sono impressionati i fotogrammi. A quel punto si interviene via software, ma lo spiego meglio nella seconda parte di questa guida.

Il prodotto più adatto per pulire le pellicole è l’isopropanolo, non tanto per la sua funzione detergente — che non è più efficace di quella di tanti altri liquidi — quanto per la sua volatilità, ovvero il fatto che evapora molto velocemente. Se le pellicole restassero bagnate, infatti, si rovinerebbero. Facendo questo lavoro, non avete idea di quante volte mi sia capitato di lavorare su film che, accidentalmente, sono rimasti sommersi nell’acqua. In quei casi, non esiste alcun restauro software in grado di riportarli allo stato originale. Un ottimo motivo per non conservare le pellicole negli scantinati.

L’isopropanolo si trova in ferramenta o nelle catene della grande distribuzione specializzate nel fai-da-te, al costo di 5-10 euro per la bottiglia da un litro. Per applicarlo, basta usare un panno morbido (vanno benissimo quelli per occhiali), versare il liquido e tenere il tessuto stretto sul film mentre lo si riavvolge velocemente con il proiettore — o con lo scanner, se quest’ultimo è professionale e ha una meccanica sufficientemente robusta da non rompersi a causa dell’attrito.

Serie di giuntatrici a colla e a nastro adesivo nei formati 8mm, super 8, 9,5mm e 16mm

Rifare le giunte

I film che venivano inseriti nelle cineprese erano lunghi 15 metri (50 piedi) e avevano la forma di bobine di 7,5 cm di diametro. Duravano 3 minuti e 20 secondi nel formato Super 8 e 4 minuti nel formato 8mm. Se le vostre bobine sono più larghe, significa che durano di più, come spiegato nella tabella che ho messo in questa pagina, e che sono il risultato dell’unione di più bobine piccole. Per metterle insieme si usavano le giuntatrici:

  • a colla
  • a nastro adesivo

La premessa di base è questa. Allargo il quadro citando il messaggio di una persona che inizialmente è stata un cliente e col tempo è diventata un amico, con il quale mi diverto spesso a dialogare di film e storia. Come alcuni della sua generazione, ha il merito di aver documentato gli anni ’70 e ’80 con una cinepresa Super 8, cosa che io, per motivi generazionali, non ho avuto il privilegio di fare.

Fino agli anni Sessanta si usava la colla, che era decisamente migliore.

Lo scotch è arrivato alla fine di quel decennio e si è rivelato necessario per giuntare le pellicole Super 8 della 3M, che erano in poliestere e non in triacetato. Quelle pellicole erano praticamente indistruttibili, ma non si incollavano nemmeno con il Bostik. Su queste, anche la pista magnetica non era applicabile in modo amatoriale: bisognava rivolgersi a laboratori specializzati che usavano una speciale pasta.

Io ho usato pochissime pellicole di quel tipo, anche per questo ho comprato una bellissima incollatrice termica della Hähnel che ho utilizzato per i miei film. Le giunte fatte con questa tengono ancora dopo più di 50 anni.

Confermo che le giunte fatte con il nastro adesivo – e ne esistevano molte qualità, come ho scoperto con la pratica – in un buon 50% dei casi oggi non tengono. La percentuale migliora notevolmente con le giunte a colla, che richiedono però molto più tempo per essere rifatte, oltre a una tecnica un po’ più complicata.

Quelle che vedete nella foto qui sopra sono le giuntatrici che uso nel mio laboratorio. Ce ne sono sia a colla che a nastro adesivo, e grazie a loro riesco a riparare tutti i formati su cui lavoro:

  • 8mm
  • Super 8
  • 9,5mm
  • 16mm.

Se non ne avete una, potete trovarne usate anche di ottima qualità. Poco importa se le ultime prodotte risalgono agli anni ’80, visto che sono figlie di un’epoca in cui il mercato non aveva ancora virato pericolosamente verso l’usa e getta, come succede oggi.

A dire il vero, c’è anche un sito olandese, Van Eck Video Services, che vende giuntatrici nuove a prezzi tendenti all’assurdo, ma se ci sono, evidentemente c’è un mercato. Per quanto riguarda il nastro adesivo e la colla, se non volete fare un mutuo in banca per comprarli in Olanda, li trovate a prezzi più competitivi su eBay.

Digitalizzare i film 8mm e super 8

Preparate le pellicole pulendole e rifacendo le giunte che si sono rotte si passa alla digitalizzazione.

Alla portata degli amatori ci sono due tipi di sistema per acquisire le pellicole:

  1. Riprendere il quadro del proiettore con la telecamera o lo smartphone.
  2. Usare gli scanner 8mm e super 8 da poche centinaia di euro.

Lavorare con telecamera e proiettore ha l’inaccettabile controindicazione di mettere in pericolo la pellicola, perché i proiettori sono fuori produzione da più di 40 anni e anche all’epoca in cui erano in vendita succedeva che il film si incastrasse tra gli ingranaggi, rovinandosi in modo irrecuperabile.

Come secondo difetto, usano una lampada a incandescenza. Se questa si ferma anche solo per un secondo, fatto frequente, il fotogramma illuminato si brucia, proprio come nell’immagine qui sotto:

Bruciatura generata da un proiettore con lampada ad incandescenza in un film super 8 degli anni '80

Con queste premesse, chiunque abbia a cuore i ricordi che le sue pellicole hanno immortalato, magari relativi a persone che oramai non ci sono più, secondo me dovrebbe fermarsi a pensare se ne vale veramente la pena.

Gli scanner economici che si trovano, anche su Amazon, a poche centinaia di euro, invece non possono rovinare la pellicola, salvo difetti di fabbricazione sui quali non metto la mano sul fuoco. Dal punto di vista progettuale, però, lo scorrimento del film è esterno all’apparecchio e, quindi, non c’è pericolo che si incastri.

Unitamente a questo usano una luce fredda a led per illuminare e hanno un altro grande vantaggio: fanno l’acquisizione frame by frame (fotogramma per fotogramma).

I film 8mm e super 8 erano girati a 16 o 18 fotogrammi al secondo, mentre telecamere e smartphone odierni hanno 25 fotogrammi al secondo, o 29,97. Riprendere con 25 fotogrammi al secondo un filmato girato a 16 o 18 significa che in ciascun fotogramma moderno se accavallano due della ripresa originaria: un disastro a livello di qualità finale.

Il problema degli scanner economici è che, nonostante abbiano dei vantaggi rispetto ai proiettori, con questi si ottiene ugualmente un filmato pessimo, a causa di:

  1. Una lente di bassa qualità.
  2. Un sensore che rileva l’immagine da fotocamera giocattolo.

Ecco il confronto tra una digitalizzazione amatoriale e un lavoro professionale. Il film è stato girato in super 8 nel 1980 da un turista italiano in vacanza in Egitto. Aveva avuto la pessima idea di rivolgersi al laboratorio sbagliato, per altro uno di quelli che si trovano in cima alle liste dei motori di ricerca. Ci tengo a ringraziare questa persona perché mi ha autorizzato a diffondere le immagini per evitare che altri facciano il suo stesso errore:

Le impostazioni corrette: l’esposizione

Entrambi i sistemi di digitalizzazione amatoriali hanno il difetto di non consentire all’operatore di usare impostazioni manuali durante l’acquisizione. La modalità automatica, se la pellicola è perfetta, può essere una soluzione applicabile. Il problema è che i film di famiglia, essendo girati da registi amatoriali e avendo decenni di vita, presentano spesso dei problemi che solo:

  1. Attrezzature professionali.
  2. Un operatore esperto,

possono risolvere fin dalla fase di acquisizione.

Le pellicole vanno infatti digitalizzate con una leggera sottoesposizione. Per ottenerla e permettere al software di restauro di gestirla nel migliore dei modi, lo scanner deve avere una quantità elevata di bit colore. I bit colore sono un valore che indica la quantità di gradazioni che ciascun colore ha. Solo se ne ha a sufficienza, in fase di restauro si può aumentare la luminosità delle immagini scure senza controindicazioni.

Se invece si acquisisse sovraesponendo, per poi diminuire la luminosità al computer, la qualità delle immagini sarebbe inferiore. Anche a parità di bit colore.

Ovviamente se l’apparecchio che si usa per acquisire, sia esso uno scanner economico o la telecamera che si usa per riprendere il proiettore, non consente all’operatore di agire manualmente sull’esposizione, si fa quello che si è accettato di fare volendo procedere con il fai da te: ci si accontenta. Magari pensando alla tipica scusa che usano anche i laboratori amatoriali quando i clienti si lamentano:

Il film è vecchio ed è normale che la qualità sia scarsa.

Questo non è assolutamente vero.

Software per restaurare i film di famiglia

Per restaurare film 8mm e super 8, ma anche 9,5 mm e 16mm, io uso Davinci Studio, abbinato al plug Neat Video, specializzato nel togliere i puntini neri e i graffi, oltre che la grana.

Esiste la versione gratuita di Davinci Studio: Davinci Resolve. Differisce per poche cose, quindi se si devono effetuare lavorazioni una tantum forse la versione a pagamento non vale la pena.

Gli altri software di montaggio video, come FinalCut, Adobe Premiere e Avid sono altrettanto strutturati per fare correzione dell’immagine e quindi restauro. Io che, da montatore professionista, li ho usati tutti li ritengo meno pratici di Davinci Studio. E’ però una questione molto soggettiva, perché esistono montatori professionisti, o anche colorist – che sono quelle figure professionali che si specializzano nel solo trattamento dell’immagine, che hanno opinioni diverse dalla mia.

Quello che senz’altro sconsiglio di fare è usare software amatoriali come Pinnacle Studio, Movie Maker, Moravi Video Editor, che vanno benissimo per montare se non si hanno particolari esigenze, ma hanno funzioni basilari di correzione dell’immagine, quando non anche quasi completamente automatiche. Di conseguenza, su immagini complicate come quelle dei film storici, vanno in crisi.

Tornando ai tutorial miracolosi che si trovano in rete, esiste anche un programma open source chiamato VirtualDubMod. Lo conosco bene perché, prima di aprire il laboratorio, l’ho testato in modo approfondito. Premettendo che è molto difficile da usare, posso affermare con cognizione di causa che alla prova dei fatti, come sempre, le cose cambiano rispetto a quanto si vede su YouTube. Il problema è che per fare uno di quei tutorial si lavora a 100 film diversi, ma si fa vedere solo il migliore, omettendo di dire che gli altri 99 non sono venuti bene.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale applicata al restauro, ci sono due opzioni che vanno per la maggiore:

  • Topaz Video AI
  • Runway

Io li monitoro in continuazione, perché per fare bene il mio lavoro bisogna rimanere costantemente aggiornati. Tutte le prove che ho fatto, fin dal loro lancio, sono state deludenti, perché gli artefatti che generano sono inaccettabili.

Mi spiace deludere quelli che credono che la tecnologia nel settore del restauro stia già facendo miracoli, consentendo all’operatore di non fare fatica e di rimanere ignorante perché tanto fa tutto l’intelligenza arfiticiale:

Ad oggi, per restaurare bene film 8mm e super 8 sono ancora necessari anni di esperienza e tanto lavoro su ogni pellicola.

Dopo anni di fatiche, sia sul mio archivio personale (lo potete vedere anche in uno dei miei Canali YouTube), sia sui film dei clienti che si rivolgono a me, solo adesso sono perfettamente in grado di togliere la gran parte dei segni del tempo che si accumulano sulle pellicole. All’inizio, pur venendo da un’esperienza di montatore televisivo professionista, non ero all’altezza della situazione e ho dovuto impiegare il mio tempo per imparare. Figuriamoci se fossi stato un improvvisato senza nessuna esperienza importante alle spalle.

Il restauro di film 8mm e super 8 in Davinci Studio

Come abbiamo detto, l’ideale sarebbe acquisire la pellicola con attrezzature professionali perché, tra le tante cose, hanno il vantaggio di permettere di usare impostazioni manuali, a partire dalla possibilità di sottoesporre leggermente l’immagine.

Fotogramma originale scansionato da un film 8mm del 1957 girato a Napoli

Il ridimensionamento del fotogramma

Dopo essere uscito dallo scanner, il filmato di Napoli del 1957 appariva così come lo si vede qui sopra. Il fotogramma principale comprendeva porzioni dei fotogrammi precedente e successivo, e anche i bordi laterali includevano aree esterne, come il foro su cui all’epoca si innestavano gli ingranaggi del proiettore e della cinepresa.

E’ necessario fare così perché, in determinate situazioni, l’immagine oscilla, e solo se la prozione che si acquisisce è ampia si riesce a compensare lo spostamento.

Per arrivare al video finale, la prima cosa da fare è quindi:

  1. Ingrandire il fotogramma per portarlo a tutto schermo.
  2. Tagliare i lati.
  3. Centrare l’immagine.

Fatto questo si passa alla fase successiva: la color correction.

Il video che pubblico qui sotto confronta il filmato di Napoli in queste due fasi:

  • a sinistra dopo il solo ridimensionamento
  • a destra dopo il ridimensionamento e la correzione dei colori e della luminosità

La color correction

Per parlare della correzione dei colori e della luminosità, indicata come color correction nella gran parte dei software, c’è da fare una premessa importante:

Gli scanner professionali hanno una funzione che permette di regolare le lampade in automatico, aumentando l’intensità nelle scene scure e diminuendola in quelle chiare.

La luce che illumina lavora però in modo lineare, ovvero non può essere regolata distinguendo gli scuri dai chiari. Questo non va bene, perché i film 8mm e super 8 negli anni decadono soprattutto nelle parti in ombra o in controluce. Quindi, per riportare le pellicole alla qualità iniziale bisogna lavorare con le curve, che invece permettono di distinguere dove applicare la regolazione della luminosità.

Nella funzione Curves di Davinci Studio e Davinci Resolve si deve agire sul grafico di sinistra, la cui linea parte dritta:

Curve senza modifiche di Davinci Studio

e, dopo la correzione, diventa così:

Curve modificate di Davinci Studio

La linea bianca è stata modificata inserendo e spostando verso l’alto un punto nella parte sinistra. Questo significa che solo i colori scuri sono stati alzati, come si vede negli Scopes, il grafico con i tre colori di base, rosso, verde e blu, che c’è a destra.

Come ulteriore regolazione è stato rinforzato il colore rosso, perché i film 8mm e super 8 negli anni prendono una leggera dominante fredda.

Come ben visibile nel fotogramma di anteprima del video sopra, lavorare in questo modo, magari in un’inquadratura difficile dove sono presenti zone di luce diverse tra di loro, fa riapparire i soggetti in ombra che altrimenti si sarebbero persi.

La correzione della grana

Ridimensionato il fotogramma e corretti i colori, cosa da fare possibilmente spezzone per spezzone, anche se questo porta via un sacco di tempo, si passa al contenimento della grana e dei puntini neri e graffi.

La grana è una sorta di marchio di fabbrica delle pellicole e nell’aumentare la luminosità con le curve viene ulteriormente accentuata.

I programmi di montaggio professionale, Davinci Studio incluso, hanno tutti una funzione specifica per fare questo tipo di correzione. Nessuno di questi però, allo stato delle cose, ha l’efficacia di Neat Video. Apportare queste correzioni non è infatti privo di controindicaizoni e Neat Video ne ha molte meno delle funzioni integrate nei software. Non entro troppo nei dettagli tecnici, ma mi riferisco soprattutto al comando che permette di togliere i puntini neri, perché a volte questo è impreciso e toglie anche altri elementi dell’inquadratura.

Sulla sinistra potete verdere il video dopo il ridimensionamento e la color correction. Sulla destra lo stesso video a cui è stata applicata anche la correzione della grana e dei puntini neri:

Come è evidente fin dal fotogramma di anteprima, Neat Video fa il suo lavoro egregiamente. In alcuni passaggi molto problematici magari non è perfetto, ma si può accettare il margine di errore con cui lavora.

La stabilizzazione elettronica delle immagini

Le cineprese non avevano né lo stabilizzatore ottico né, tanto più, quello elettronico, che invece sono presenti in tutte le telecamere moderne e negli smartphone. In più, lo dico a beneficio di coloro che non hanno mai ripreso prima degli anni ’80, la pellicola che scorreva all’interno favoriva ulteriormente le vibrazioni.

Quindi, se oggi che la tecnologia è andata avanti si vuole fare un buon lavoro di restauro, bisogna stabilizzare il filmato. Ci si riesce con pressoché tutti i software di montaggio. Questi hanno integrato un sistema per analizzare le immagini e applicare un contromovimento alle oscillazioni generate dalla mano del regista. La precisione della stabilizzazione cambia da software a software e io, anche in questo caso, considero lo stabilizzatore di Davinci il migliore in circolazione.

Le impostazioni che uso dipendono da diversi fattori, non ultimo la risoluzione della timeline e del file acquisito. Le riporto, graficamente, qui sotto, perché se si sbagliano si possono fare molti danni al filmato:

Grafico dello stabilizzatore di Davinci Studio

Grazie al mio archivio personale mi capita molto stesso di parlare con produttori esecutivi o archivisti, ovvero quelle figure professionali che si occupano di cercare i filmati storici per i documentari.

Tra le tante cose di cui si stupiscono quando dico loro che i miei video sono generati da pellicole 8mm e super8 amatoriali, c’è la grande qualità di ripresa, che non è tipica delle immagini girate da non professionisti.

Questa qualità che meraviglia gli addetti ai lavori è dovuta, almeno in parte, al grande miglioramento degli stabilizzatori software che c’è stato negli ultimi anni. Quindi attenzione a non sottovalutare questo passaggio che vedete dimostrato nel video qui sotto.

Sulla sinistra il filmato dopo il ridimensionamento, la color correction e la correzione della grana e dei puntini neri, sulla destra lo stesso filmato dopo la stabilizzazione:

La correzione del numero dei fotogrammi al secondo

Introduco l’ultimo video che illustra le diverse fasi del restauro facendo una premessa di carattere tecnico.

La diversità estetica che subito salta agli occhi tra un film amatoriale dello scorso secolo e un video moderno è il formato dello schermo. Una volta era 4/3, mentre oggi è 16/9. I primi quindi, su un televisore di oggi, si vedono con le bande nere verticali.

C’è però un’ulteriore differenza che i non professionisti non conoscono e, purtroppo, è ben più complicata da gestire: il numero di fotogrammi al secondo. Una volta erano 16 (film 8 mm) o 18 (film super 8) e oggi sono 25, o 29,97.

Come ho accennato prima, questo problema si inizia a risolvere in fase di acquisizione usando apparecchiatura che fa la digitalizzazione frame by frame. La questione però persiste nelle fasi successive e fino all’esportazione del video finale.

Per quanto gran parte dei televisori e monitor da computer siano in grado di riprodurre filmati a 16 o 18 fotogrammi al secondo, convertendoli in tempo reale a 25 o 29,97, il modo in cui questo avviene non è preciso come quello che si può ottenere lavorando bene al computer in fase di restauro.

Ecco perché il mio laboratorio non consegna mai video a 16 o 18 fotogrammi al secondo, cosa che per altro mi risparmierebbe del tempo, ma li converte tutti a 25: farlo durante l’esportazione genera dei risultati migliori di quelli che i televisori e i monitor ottenengono con la conversione durante la riproduzione.

Adattare con un software di restauro il numero di fotogrammi al secondo è possibile in 3 modi:

  1. Aggiungere i fotogrammi ripetendo quelli che ci sono.
  2. Aggiungere i fotogrammi creando una dissolvenza incrociata tra alcuni fotogrammi adiacenti.
  3. Usare l’intelligenza artificiale per ricalcolare le scene e ricreare da zero i 25 fotogrammi al secondo.

Quest’ultima tecnologia è avveneristica, ma ha delle controindicazioni. La prima è un problema del laboratorio e per questo è gestibile, ovvero è molto dispendiosa a livello di tempo. La seconda è che richiede un controllo costante da parte di un’operatore esperto e, pur con questo, in alcune scene non è ancora in grado di calcolare perfettamente i fotogrammi e genera degli artefatti che rendono inaccettabile il video.

Per questo motivo, con i film che mi mandano i clienti, il mio laboratorio non usa l’intelligenza artificiale per adattare il numero di fotogrammi al secondo. Usa il metodo della ripetizione dei fotogrammi.

Tutti i software di montaggio professionale hanno una funzione simile e, avendoli provati tutti, sono convinto che Davinci Studio sia il più preciso. A puro scopo illustrativo vi mostro qui sotto i risultati dell’adattamento del numero dei fotogrammi con l’intelligenza artificiale:

Conclusioni sui metodi fai da te

Dopo aver condiviso il mio metodo di lavoro, mi riallaccio a quanto detto all’inizio:

Se si vuole ottenere un buon restauro bisogna avere attrezzature molto costose e anni di esperienza con i software di correzione dell’immagine.

So bene che tanti, dopo aver visto i diversi passaggi del lavoro, stanno già pensando che alcuni sono superflui e si possono evitare, perché i risultati sul video non sono così evidenti. E’ un meccanismo umano quello di autoconvincersi che la realtà sia come la si vorrebbe, ma su qualsiasi argomento bisognerebbe avere l’umiltà di affidarsi a chi ha più esperienza, non perché sia una persona migliore, ma perché ha una maggiore teoria e pratica in quello che spiega.

Io ricevo centinaia di mail all’anno e la mia casella di posta elettronica è piena di persone che mi deridono, dicendo che risparmieranno e otterranno i miei stessi risultati riprendendo con lo smartphone il quadro del proiettore. Contenti loro…

I metodi fai da te hanno il loro fascino. Sono il primo che li usa per essere più veloce e per il piacere di risolvermi i problemi. Lo faccio però solo quando si tratta di operazioni semplici e che, nell’ipotesi che il lavoro non sia svolto correttamente, non provochino gravi conseguenze. Un conto è montarsi la scarpiera dell’Ikea, ma se l’impianto elettrico di casa ha dei problemi è meglio chiamare un tecnico per evitare che la casa prenda fuoco se si sbaglia qualcosa.

Il restauro dei film 8mm e super 8 è una lavorazione complessa. Se non viene svolta in modo adeguato non valorizza i ricordi della propria storia familiare, rovinandoli quindi per sempre – come nel video dell’Egitto che ho pubblicato a inizio pagina: per una persona che si è rivolta a un laboratorio professionale per rifare il lavoro ce ne sono 10 che hanno accettato la spiegazione che si vede male perché il film è vecchio. Quindi per loro il ricordo rimarrà sempre:

  1. Sfuocato.
  2. Mosso.
  3. Con i colori sfasati.

E comunque: che senso ha fare tutta questa fatica per imparare e poi lavorare solo ai film della propria collezione?

Non c’è motivo di perdere mesi a studiare e investire tanti soldi, perché una volta finito il lavoro dovrete mettere lo scanner in soffitta e vanificare tutta la fatica che avete fatto. Io il mio  investimento e il tempo impiegato li metto a frutto con i film che mi arrivano ogni giorno, ma mai mi sarei sognato di fare lo stesso con 10 o 20 bobine soltanto.

Adesso che sapete tutto, fate le vostre scelte.

Daniele Carrer

Daniele Carrer di fronte al suo scanner per il telecinema e al computer durante la fase di restauro dei film

Chiunque sia interessato a digitalizzare i suoi film 8 mm, super 8, 9,5mm o 16 mm, muti o sonori, con il mio telecinema può contattarmi usando il modulo qui sotto:

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